Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Mini guida all’ascolto per il terzo concerto al Verdi di Trieste: la caccia al romantico.

Viandante sul mare di nebbia (Der Wanderer über dem Nebelmeer) di Caspar David Friedrich

Il terzo concerto al Teatro Verdi di Trieste, per la rassegna Giovani talenti, può essere considerato un tuffo nel Romanticismo. Forse vale la pena interrogarsi brevemente su cosa sia stato questo movimento culturale.
La prima caratteristica che mi preme sottolineare è che si è trattato di una temperie trasversale e transnazionale, che ha attraversato le Arti in tutta Europa. Gli ingredienti del Romanticismo sono molti, e spesso apparentemente in contrasto tra loro.
In questa specie di pentolone si ritrovano paesaggi brumosi, cavalieri senza macchia e senza paura, poeti dannati, eroine esangui, demoni e tanti altri archetipi di una corrente di pensiero che non così raramente s’interseca col sogno e l’illusione onirica. Non a caso uno dei manifesti del Romanticismo è il celebre dipinto Viandante sul mare di nebbia (Der Wanderer über dem Nebelmeer) di Caspar David Friedrich.

Uno, nessuno e centomila, mi verrebbe da chiosare con un po’ di sano cinismo.
Tra i compositori romantici Frédéric Chopin ha un posto di rilievo, perché alcune vicende della sua vita – la sfortuna nelle relazioni sentimentali, la morte precoce – lo rendono un perfetto testimone del suo tempo.
Chopin fu anche un grandissimo pianista e il Concerto n. 1 in mi minore per pianoforte e orchestra, Op. 11 che aprirà il programma al Teatro Verdi è un abito che si è cucito su misura quando era ancora giovanissimo.
Scritto in tre movimenti – Allegro maestoso, Romanza, Rondò – la pagina si caratterizza per una presenza molto rarefatta dell’orchestra che dialoga sommessamente col solista al pianoforte.
Prevale una cantabilità piuttosto pronunciata, screziata da qualche ripiegamento sombre che ne aumenta il fascino. Il Rondò finale, invece, si impone per l’immediata comunicativa, frutto di reminiscenze di danze popolari.
Nella seconda parte della serata è prevista la Sinfonia n. 7 in re minore op. 70 di Antonin Dvořák, in cui ritroviamo molte delle caratteristiche del concerto per pianoforte di Chopin, ovviamente declinate in modo diverso, perché diverso è il linguaggio della forma musicale sinfonica.
Scritta nei classici quattro movimenti (Allegro maestoso, Poco Adagio, Scherzo vivace, Allegro), basterebbe il sottotitolo del primo movimento (Del tempo torbido) per classificarla come appartenente al genere romantico.
In realtà la pagina si distingue – com’è ovvio, siamo nel 1885 – per marcate influenze wagneriane che si manifestano, per esempio, nel suono degli archi gravi e in una magniloquenza generale, non priva di grandi intuizioni melodiche. Ancora, come in Chopin, appaiono evidenti le origini popolaresche di una musica che alterna momenti spumeggianti e marziali ad altri in cui prevale un intimismo più raccolto.
Buon ascolto, quindi, e a presto.

Una risposta a “Mini guida all’ascolto per il terzo concerto al Verdi di Trieste: la caccia al romantico.

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