Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

La traviata di Giuseppe Verdi riapre la stagione del teatro triestino. Le 10 cose da sapere sull’opera!

Nel leggere queste mie considerazioni semiserie dovete tenere presente che la lirica è un mondo in cui invece di dire “apri la finestra”, Violetta Valéry Traviata, rivolta alla sua ancella Annina, si esprime così: dà accesso a un po’ di luce.
Quindi, è un mondo inverosimile, che non esiste e non è mai esistito nel quale si muovono personaggi improbabili.
Ci sta, perciò, che un vecchio somaro di falstaffiana memoria come me ragli qualche stupidaggine e pretenda che sia propedeutica all’ascolto di un’opera. Opera che appunto, è La traviata di Giuseppe Verdi che venerdì prossimo riaprirà dopo un tempo interminabile la stagione del Teatro Verdi di Trieste.
Una curiosità statistica: nell’arco dei prossimi trenta giorni La traviata sarà allestita una o più volte in Italia, Ungheria, Svizzera, Spagna, Slovacchia, Russia, Repubblica Ceca, Inghilterra, Francia, Germania, Bulgaria, Finlandia, Austria e Australia
Impossibile scrivere qualcosa che non sia già stato detto su codesto monumento operistico, perciò mi limito al minimo indispensabile, lasciando poi al lettore curioso l’approfondimento.

1)      L’opera debuttò alla Fenice di Venezia il 6 marzo 1853.

2)     Fu un mezzo disastro, tanto che Verdi stesso scrisse così al famoso direttore d’orchestra Angelo Mariani: La Traviata ha fatto un fiascone e peggio, hanno riso. Eppure, che vuoi? Non ne sono turbato. Ho torto io o hanno torto loro. Per me credo che l’ultima parola sulla Traviata non sia quella d’ieri sera.

3)     Il soprano che per primo impersonò la protagonista Violetta Valéry, Fanny Salvini Donatelli, ebbe poi una carriera, tutto sommato, piuttosto modesta.

4)      L’opera avrebbe dovuto intitolarsi Amore e morte, ma l’ufficio censura veneziano chiese che il titolo fosse cambiato.

5)         Il libretto è tratto dal dramma La Dame aux camelias, di A. Dumas figlio.

6)      Nel lavoro di Dumas la figura della protagonista, Margherita Gautier, è ispirata a una cortigiana realmente esistita, di nome Alphonsine Duplessis.

7)        Dumas stesso la descrive così: “Era alta, esilissima, i capelli scuri e la carnagione rosea e bianca. Aveva la testa piccola e gli occhi lunghi e obliqui come quelli di una giapponese, ma vivaci e attenti.”

8)           La Duplessis morì nel 1847, a soli 23 anni.

9)         Dopo il “fiascone” della prima Verdi rimaneggiò qualche passo, e il 6 maggio 1854, ancora a Venezia, il soprano Maria Spezia, anche grazie ad una presenza scenica più credibile, donò alla creatura verdiana l’immortalità.

10)       Giuseppe Verdi parlò spesso della Traviata e tra le sue lettere si evidenziano due osservazioni, in particolare.

La prima: Se fossi un Maestro preferirei Rigoletto, se fossi un dilettante amerei soprattutto La Traviata.
La seconda, riferita a Gemma Bellincioni (famoso soprano dell’epoca): Non potrei giudicarla nella Traviata: anche una mediocrità può avere qualità per emergere in quell’opera, ed essere pessima in tutte le altre.

Cosa attira il pubblico, dopo più di un secolo e mezzo e infinite rappresentazioni, in quest’opera?
Io la penso come Julian Budden, uno dei più prestigiosi studiosi del compositore di Busseto: la semplicità, la capacità straordinaria di suscitare emozioni che la partitura ci elargisce a piene mani a partire dal Preludio.
Aggiungerei anche la forza che ha questa sfortunata ragazza di elevarsi dal mondo sordido in cui vive. Violetta non è mai volgare, sembra quasi galleggiare con grazia sopra la melma, anche quando si “diverte”.
Gli altri personaggi, da Alfredo a papà Germont, sono sotterrati dal punto di vista psicologico dalla protagonista, anche se non si può negare loro una certa nobiltà di sentimenti.
E allora quando Violetta esplode nel suo “Amami Alfredo” anche lo spettatore più cinico e incarognito si commuove e si scioglie in lacrime.
A proposito di questioni semiserie, che sono il pane di questo blog, va da sé che la censura dell’epoca (ma ‘sta censura quando è nata e, soprattutto, quando morirà?) si scatenò in tutti i modi sul testo di Piave, con la Chiesa a fare da ridicolo apripista, ovviamente.
Il celeberrimo e ormai proverbiale “croce e delizia” diventò “pena e delizia” a Napoli, per esempio. Oppure la convinzione di Violetta che “la vita è nel tripudio” si trasformò in un meno categorico “Mia vita è nel tripudio”.
I compassati critici inglesi scrissero di “un orrore indecente e esecrabile”, nonostante i trionfi londinesi.

Insomma, che vi devo dire. Ci rileggiamo per la consueta recensione semiseria e buon ascolto.

4 risposte a “La traviata di Giuseppe Verdi riapre la stagione del teatro triestino. Le 10 cose da sapere sull’opera!

  1. vittynablog 22 giugno 2021 alle 7:56 PM

    Grazie Paolo, per le interessanti informazioni sulla Traviata, opera che mi piace molto . La vedrei davvero volentieri dal vivo! 🙂

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    • Amfortas 23 giugno 2021 alle 8:49 am

      Ciao Vitty, Traviata è un classico che si rivede sempre volentieri, anche se io preferirei qualcosa di meno scontato. Ciao! Paolo

      Piace a 1 persona

      • SERGIO SESTOLLA 24 giugno 2021 alle 10:14 am

        Caro Amfortas, secondo un vecchio detto siciliano “Ognun dell’arte sua ne campa scarso”.

        Ed ecco quindi la tua difficoltà di trovare un’opera lirica “perfettamente” offerta al pubblico assai meno colto, del quale faccio parte, pronto ad accontentarsi delle varie rappresentazioni teatrali.

        Privilegio che a te purtroppo è negato.

        Ti parla, ahitè, uno che ha tuttora impressa nella mente la prima scena vista ad opera iniziata (un ingresso di straforo). Appena spostata la tenda per entrare in sala, ho visto sul palcoscenico un armigero con elmo e corazza che intonava “Suona la tromba intrepido”, ed ebbi la sensazione di assistere ad “un’opera dei Pupi”.

        Era un ingresso gratis per cui mi sono accontentato ed ora vivo felice ed ignorante, incapace di dire se una rappresentazione sia più o meno scontata., confortato dall’altro detto siciliano “ ‘A ‘gnuranza aiuta a vivìri” (L’ignoranza aiuta a vivere).

        Ciò non ostante, grazie al tuo blog che seguo da oltre 10 anni (non finirò mai di ringraziarti per avermi molto aperto la mente in materia) qualcosa in più ora so.

        Ho imparato , se mi permetti di scherzarci un poco su, ad ogni modo che non guasta molto . . .

        A C C O N T E N T A R S I

        Il vecchio si accontenta di assai poco,
        di un “Come stai bene!… sempre in gamba!
        … e balli pure tango, rumba e samba!
        L’età che avanza tu la prendi a gioco!”

        Lui ride e con la testa fa: “Eh, sì!
        Ci difendiamo…”, e tutto ha fine lì.

        La vecchia (quasi) pure si accontenta,
        anche se è . . . un poco più esigente:
        comunque ad accettare mica stenta
        un “Càspita, ancora seducente!”

        . . . o altri discorsetti un po’ del cavolo
        tipo: “Hai fatto il patto col diavolo?”

        E di che cosa mai io mi accontento?
        . . . anche se non ci crederei mai
        a sì grosse bugie, parole al vento . . .
        ah, ecco, pure io e dài e dài

        godo (però lo nego) quando sento:
        “Scrivi bei versi… hai un futuro, sai!”

        E’ debole la mente degli umani:
        tutti vogliono sempre un bel domani!

        Come Violetta nella Traviata,
        o Butterfly, la bimba abbandonata.

        (Sergio Sestolla)

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  2. Amfortas 24 giugno 2021 alle 3:51 PM

    Caro Sergio, molto belll l’immagine del Teatro dei Pupi, mi ha colpito. Quanto all’acconentarsi, io non riesco ad adeguarmi e mi angoscio con facilità, soprattutto quando questi maledetti caldi sono così persistenti.
    Ciao e grazie, come sempre! Paolo

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