Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria e sintetica di Macbeth di Giuseppe Verdi al Teatro alla Scala: l’allestimento del regista Livermore addomestica la follia per il pubblico di RAI1.

prima scala

Dopo la presentazione di pochi giorni fa, è il momento della recensione.
Quest’anno alcune dichiarazioni di Davide Livermore, regista del Macbeth che ha aperto la stagione scaligera, rendono più plausibile la mia consueta recensione espressa.
Livermore ha infatti dichiarato che “per una volta i privilegiati saranno gli spettatori a casa che, grazie a piccole telecamere disseminate sul palco e alla realtà aumentata, vedranno uno spettacolo che in teatro non si vedrà.”
Nonostante questo, apro con la solita avvertenza:

Questa recensione è frutto della visione televisiva della prima scaligera, perciò attenzione: solo dal vivo uno spettacolo può essere valutato in modo completo, per ragioni tanto evidenti che non sto neanche a elencare. Detto questo, andiamo avanti.

Livermore, che si avvale del suo collaudato team (scene di Giò Forma, proiezioni D-Wok, costumi Gianluca Falaschi), torna a trarre ispirazione dal cinema immergendo la vicenda in un ambiente che s’ispira al bellissimo film Inception di Christopher Nolan: futuro distopico – ma quale futuro non lo è, soprattutto nel sentire odierno – , con la presenza opprimente della skyline di una metropoli che potrebbe essere ovunque con i conseguenti rischi di alienazione di chi ci vive.
A mio parere non c’è molto altro da dire se non che l’allestimento è curato in modo maniacale e per certi versi spettacolare nello sfruttare il massimo possibile della tecnologia televisiva e non solo. Il regista ha messo molta attenzione anche nelle controscene e alle interazioni tra i personaggi e il coro. Le luci di Antonio Castro sono livide e taglienti e insieme alle complesse coreografie di Daniel Ezralow danno un valore aggiunto alla messa in scena. La domanda è: questo spettacolo coglie il senso della tragedia scespiriana e poi verdiana? Secondo me sì, ma l’allestimento è troppo esplicito, manca di mistero, svela troppo lasciando poco al territorio dell’onirico allucinato. Cerco di dire che è un allestimento troppo patinato, levigato, per una musica e una vicenda che sono invece selvagge e caotiche.

Riccardo Chailly, almeno dall’ascolto televisivo, dà una lettura tradizionale della partitura verdiana cogliendone in pieno la tinta cupa, scura e soffocante. Un’interpretazione di ampio respiro, in cui la retorica non prevale mai sulla maestosità del suono nonostante le dinamiche siano importanti e dirompenti. L’accompagnamento ai cantanti, tutti molto esposti per le arie difficili e celebri, mi è sembrato davvero rimarchevole. Nel complesso, mi pare che Chailly non si sia discostato di molto dalla sua magnifica lettura risalente al 1987, quando incise per la Decca l’opera e il seguente film-opera.

Luca Salsi (Macbeth) è oggi uno degli interpreti più affermati di Macbeth e ne ha dato conferma anche stasera. La voce, scura, è adattissima al personaggio. L’accento, l’attenzione alla parola scenica sono davvero encomiabili al pari della disinvoltura sul palco. Fantastico nella scena delle apparizioni! Oltretutto Chailly ha scelto di finire l’opera con l’aria “Mal per me che m’affidai”, che appesantisce la parte già molto impegnativa.

Anna Netrebko (Lady Macbeth) è un’artista che divide gli appassionati e anche questa sera, dal lato vocale, ha prestato il fianco a qualche critica. Impeccabile l’accento e migliorata la dizione rispetto a un tempo ma, soprattutto nei gravi, qualche suono è uscito artefatto. Il registro centrale è invece più che mai rigoglioso e gli acuti davvero notevoli. Solo elogi, invece, per le sue capacità di immedesimarsi nella parte, in cui è risultata molto convincente. Stupenda la scena del sonnambulismo.

Ildar Adbrazakov è stato un ottimo Banquo, che ha sfoggiato uno strumento imponente e timbrato (bellissima “come dal ciel precipita”) e brillante presenza scenica.

Francesco Meli (Macduff) affronta con baldanza una parte che è insidiosa nonostante sia breve e dà segnatamente il meglio nella sua aria “Ah! La paterna mano”.

Iván Ayón Rivas è, come si conviene, uno squillante Malcolm.

Meraviglioso il Coro, impegnato anche dal lato attoriale, ed eccellente la prestazione dell’Orchestra della Scala.

Validissime le prove dei comprimari: Chiara Isotton (Dama), Andrea Pellegrini (medico), Leonardo Galeazzi (domestico) e Costantino Finucci (apparizione).

Domani vedrò che ne pensano gli altri amici appassionati, intanto se avete voglia commentate pure, risponderò a tutti, magari con calma.
Se ci sono orrori ortografici abbiate pazienza (strasmile).

35 risposte a “Recensione semiseria e sintetica di Macbeth di Giuseppe Verdi al Teatro alla Scala: l’allestimento del regista Livermore addomestica la follia per il pubblico di RAI1.

  1. Giorgio 7 dicembre 2021 alle 11:07 PM

    Sì, è vero che l’allestimento è fin troppo esplicito, ma a mio avviso è una conseguenza del modo in cui Livermore usa il digitale. Vi vedo molto un’immaginazione da videogiochi, dove l’implicito è quasi rimosso (l’auto all’inizio sembra un omaggio a Gta). Non è il mio regista preferito, è furbo nel costruire mondi futuribili (sempre, è vero, dispotici), ma sa osare nell’innovazione. Per il resto sono completamente d’accordo (soprattutto su Salsi e Adbrazakov).

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    • Amfortas 8 dicembre 2021 alle 10:09 am

      Giorgio ciao, interessante la tua opinione, grazie. Io ho un’idea diversa del Macbeth, non tanto per quello che si vede in scena, ma per quello che non si vede. Comunque allestimento curatissimo.
      Ciao, Paolo

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  2. Pier 7 dicembre 2021 alle 11:59 PM

    Lady Macbeth fa una sveltina in ascensòr. Contento ti..
    Caro Paolo sono proprio stufo che i registi propongano il proprio ego delirante e si prendano la scena (è il caso di dirlo) anche con il monopolio delle interviste televisive, pontificando sul nulla (o sull’impossibile).
    Potrò vedere nel tempo che mi resta da vivere una messinscena coerente con l’epoca in cui è collocata l’opera? E qui non rivendico l’800 di Verdi, ma il ‘500 di Shakespeare, che tanto aveva affascinato il grande compositore. Shakespeare, non Christopher Nolan (ma chi era costui?). Macbeth circondato da stranite impiegate ministeriali con improbabili vestiti moderni (ma che dubito qualcuno indosserebbe anche oggi) che giocano a correre sedute sulle sedie a rotelle proponendosi a gambe larghe sul proscenio. Coriste con il torcicollo intermittente, ballerini costretti in coreografie epilettiformi, streghe difficilmente distinguibili dalle altre invasate. Gli unici personaggi in costume sembrano degli alienati vestiti da carnevale fuori stagione (e fuori luogo, con la folla che li guarda attonita attraversare la scena di corsa a spada sguainata). Ad un certo punto Salsi in un cardigan sformato è costretto a indossare coroncina e spada d’ordinanza per far capire ai privilegiati spettatori a casa che è lui il re. Povera Netrebko, obbligata a movimenti sincopati probabilmente prescritti dallo scadente Ezralow. Per potersi spogliare alla svelta è costretta a indossare vestaglietta in cellophane da beauty center.
    Basta, datemi una scena con le rocce finte! Ed un Castello di cartone sullo sfondo! Ed un mantello per il Re! Così almeno potrò godermi, senza essere disturbato, l’interpretazione del mio baritono preferito (anche se talvolta ingiustamente criticato) e le delizie di una delle migliori soprano in attività. Pensando (perché no?) al Grande Bardo e non ad un improbabile futuro distopico.
    PS – Ho sentito male (sai, la televisione..) o l’inarrestabile Livermore (più fegato grosso di così..) ha aggiunto, di suo, rumori di tuoni e rullii di sottofondo disturbando la sublime musica del Maestro ( e l’impeccabile direzione di Chailly?)

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    • Pina Izzo. 8 dicembre 2021 alle 7:08 am

      Chiedo scusa, ho ” risposto” erroneamente a Pier. Chissà dove è finita la mia acuta recensione ( smile)!!!!!

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    • Amfortas 8 dicembre 2021 alle 10:17 am

      Ciao Pier, attendevo un tuo commento negativo 🙂
      E, dal tuo punto di vista, hai pure ragione. Tanti anni fa per qualche tempo mi divertii a scrivere due recensioni degli spettacoli, una dal punto di vista di chi ama gli allestimenti tradizionali e l’altra pensando a chi non li sopporta più. Per me sono entrambi chiavi di letture corrette, tutto dipende dalla realizzazione. Poi, non toccarmi Nolan, che certo non è Shakespeare ma è uno dei miei registi preferiti!
      CIao, Paolo

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      • Pier 8 dicembre 2021 alle 10:57 am

        Carissimo, se Livermore vuole fare cinema o video game si accomodi pure, così la smetterà di rovinare la lirica (ma credo che che non riempirebbe le sale cinematografiche).
        Per farti capire il mio stato d’animo, ieri dopo la Scala della Musica per consolarmi sono passato direttamente alla scala del calcio.. be’ mi son rovinato definitivamente la serata.
        Un abbraccio
        Pier

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    • Furio Petrossi 8 dicembre 2021 alle 7:44 PM

      Erano gli anni ’70? A Trieste Una Isottona che si rotolava nel palco con Tristano! Altro che sveltina! Da buttarle un secchio d’acqua! 😉

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  3. Pier 8 dicembre 2021 alle 11:02 am

    Carissimo, se Livermore vuole fare cinema o videogame si accomodi pure, così la smetterà di rovinare la lirica (ma, non essendo Nolan, non credo riuscirebbe a riempire le sale cinematografiche..).
    Per farti capire il mio stato d’animo di ieri, dopo la Scala della Musica per consolarmi sono passato alla scala del calcio.. be’ mi sono rovinato la serata con le mie stesse mani.
    Un abbraccio
    Pier

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  4. Pier 8 dicembre 2021 alle 11:05 am

    Gentile Izzo, forse ho capito l’arcano: se si scrive in “Rispondi” nel riquadro del commento, lo scritto sparisce. Mi è successo adesso rispondendo a Paolo e ho dovuto riscrivere

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  5. Roberto Mastrosimone 8 dicembre 2021 alle 12:25 PM

    Quanto era bello il “Macbeth del cubo” con la regia del compianto Graham Vick che inaugurò la Scala nel 1987!
    Qualcuno dica a Livermore che abbiamo capito che ha una gran cultura cinematografica e che non c’è bisogno che ce lo ricordi continuamente trasformando ogni allestimento in un esame di storia del cinema: torni a fare il regista d’opera. Parte musicale di ottimo livello con cantanti in stato di grazia.
    Ciao.

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    • Amfortas 8 dicembre 2021 alle 12:37 PM

      Ciao Roberto, anche a me piacque il Macbeth del cubo, peraltro vilipeso dai più se ben ricordo.
      Livermore è sempre stato attento a cinema e televisione, sin dagli esordi: ne ha fatto uno stile che lo rende riconoscibile e anche apprezzato. Io, come sempre, valuto di volta in volta.
      Ciao e grazie, Paolo

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  6. Pina Izzo. 8 dicembre 2021 alle 12:26 PM

    Grazie Pier e grazie Paolo . Ci riprovo . Livermore sulla ottima IDEA iniziale ha spalmato troppa roba qualche trovata avrebbe potuto evitarla. La Netrebko da quando ha virato sul repertorio drammatico mi lascia un po’ perplessa. Sa dominare la voce ma qua e là si avverte che manca qualcosa che nella Lady ce vo’. Straordinario soprano lirico per il timbro caldo ma limpido, l’estensione ed i filati interminabili ancora oggi nei passaggi più consoni alla sua natura è unica. D’ amor sull’ali rosee ” mi commosse più del giusto. Meli, buona voce, mi auguro che non oltrepassi il crinale, credo che Paolo non sarà d’accordo ma un Meli/Otello non ce lo sento proprio. Più di tutti mi è piaciuto Ildar ( il cognome lo evito). Salsi all’ altezza della sua fama, vorrei riascoltarlo nella parte. Comprimari tutti bravi. I ballabili ,a mio sindacabile parere, potrebbero restare in archivio. Il resto della musica basta. Costumi Anna e Coro in blu discutibili.
    I tecnici rai del suono non sanno dove mettere le mani.
    Vespa e Carlucci da mandare in pensione. Mai sopportati qualunque cosa abbiano fatto. Produzione da rivedere live. Ma non posso. Sono condizionata dal Macbeth Cappuccilli Verrett , disco consumato. Scusate le chiacchiere saluti a tutti .

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    • Amfortas 8 dicembre 2021 alle 12:41 PM

      Pina le voci cambiano nel tempo e vale anche per Meli e Netrebko. Trovo naturale quindi che il loro repertorio cambi negli anni e, almeno per il momento, forzature in tal senso non neho viste. Entrambi, ascoltati più volte dal vivo, hanno una voce che corre bene in sala.
      Sui ballabili sottoscrivo! Non lo ho mai amati. Vespa e Carlucci? Il tacere è bello!
      Ciao e grazie, Paolo

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  7. Enrico 8 dicembre 2021 alle 2:31 PM

    Purtroppo ho potuto vedere solo gli ultimi due atti, ma direi che, considerate anche le contestazioni finali al regista, lo spettacolo abbia funzionato – pur con delle riserve – più in TV che in teatro. Dal punto di vista registico ho l’impressione che nella scena del sonnambulismo, gran “colpo di teatro” del Grande Bardo (Lady Macbeth che descrive nel sonnambulismo il delitto che non si è visto sulla scena), che credo abbia molto colpito Verdi, il fatto di aver fatto cantare l’interprete sul ciglio del grattacielo mi ha dato l’impressione che il dottore e la dama di corte (veri e propri spettatori trasferiti sulla scena, quasi come se il pubblico entrasse a far parte del dramma) fossero impressionati dal fatto che potesse cadere che non da ciò che Lady Macbeth dice; si è quindi un po’ sprecato, a mio modo di vedere, uno dei momenti “clou” della tragedia.

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    • Amfortas 8 dicembre 2021 alle 6:53 PM

      Enrico ciao, sicuramente lo spettacolo è stato pensato anche per la TV, non ci sono dubbi e le dichiarazioni di Livermore, che ho riportato, ne sono la conferma. Per quanto riguarda le scelte dei balla bili e dell’aria finale è una cosa che è già stata fatta in passato, anche in disco se ben ricordo. Chailly ha detto che preso la decisione avendo ben presente Salsi, che gli garantiva una certa tenuta. Verdi notoriamente era per “la brevità gran pregio”, chissà se sarebbe stato d’accordo.
      Ciao, Paolo

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  8. Enrico 8 dicembre 2021 alle 4:11 PM

    Mi trovo d’accordo con la Sig.ra Pina Izzo riguardo ai ballabili, direi aggiunti da Verdi per obbedire alle consuetudini delle opere da rappresentare sulle scene francesi; e francamente nemmeno vedo il motivo di inserire l’aria – seppur breve – di Macbeth nel finale, aria che – come diceva Dino Durante, noto giornalista ed autore di libri umoristici in lingua veneta un bel po’ di anni fa – pare messa lì per obbedire alle convenzioni operistiche del personaggio “ca el gà ciapà ‘na corteà ne le brasole e po el stà lì meza ora a sigare “Ohimè”. Sia i ballabili che quest’ultima breve aria, essendo presenti per fini diciamo così quasi esclusivamente operistici, rendono un po’ prolissa la storia shakespeariana che, a detta di molti critici, è la tragedia del Bardo che più di ogni altra procede spedita verso la conclusione

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  9. Furio Petrossi 8 dicembre 2021 alle 5:25 PM

    Regia classica o moderna per me pari sono, se hanno qualcosa da mettere in luce. Ben accetta la solita trasposizione che riporta il tutto a una lotta all’interno di una borghesia, magari industriale: con Wagner ha avuto successo. Poco popolo, al massimo piccoli borghesi dietro le sbarre. La “Scottish Court Tower” però è troppo alberghiera e quei valletti che aprono e chiudono le porte sembrano pimpinotti senza ruolo. Anche progettare assassini bevendo whisky (scozzese) e fumando sigarette è senz’altro possibile, ma ciò stempera l’orrore e la passione trasformandoli in semplici “affari di famiglia” (per fortuna c’è la voce, che ci prende). Macbeth è un po’ Scarpia, ma bene! Resta appena accennato il lavorio distruttivo del senso di colpa. L’elemento onirico della messa in scena “cinematografica” si accosta alla vicenda, ma non la pervade (peccato!), anche se ci sono le scene del secondo incontro con le streghe (ah! Il balletto! C’è!). Comunque, questa messa in scena, come si dice: “avercela!”. Molto contento di queste ore scaligere, di queste belle voci, che emozionano. Bene. Proprio bene.

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    • Amfortas 8 dicembre 2021 alle 6:59 PM

      Furio ciao, credo che io e te siamo sulla stessa lunghezza d’onda, pur con qualche sfumatura diversa. Sicuramente le trasposizioni di questo tipo sono più efficaci con Wagner, per il quale non c’è una fonte letteraria o drammaturgica specifica. Ma Wagner è un caso a sé, come sappiamo. Non so se ricordi il film opera diretto da Claude d’Anna: lì il lato oscuro della tragedia usciva pienamente, e non era questione di costumi, ma di atmosfere.
      Ciao e grazie, Paolo

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  10. Pier Brovedani 8 dicembre 2021 alle 6:45 PM

    Caro Paolo, scusa se insisto (non so se ho diritto ad un secondo commento oppure il mio bonus è esaurito..). Ho appena letto il commento di Danilo Boaretto su Operaclick e, da primo degli ignoranti, mi sento confortato perché, come si dice allo stadio, io e lui “abbiamo visto la stessa partita”.
    Ecco cosa dice Boaretto sulla regia:
    “Il lavoro di regia firmato da Davide Livermore – alla sua quarta inaugurazione scaligera consecutiva – è risultato povero per quel che concerne la caratterizzazione dei personaggi, la recitazione dei protagonisti ma anche per i movimenti delle masse. Il più delle volte i cantanti si sono esibiti al proscenio con lo sguardo fisso sulla platea, quasi fosse un’esibizione in forma di concerto. Inoltre, sono state troppe le cose senza senso a partire dalle streghe che non erano in grado di incutere timore a nessuno. Brutte e banali tutte le coreografie. (..) il regista risponde: – ” (..) Per il mondo indesiderabile di Macbeth, per quell’immagine distopica di una realtà spaventosa, ci siamo ispirati a Inception di Chistopher Nolan, un thriller fantascentifico del 2010, con le sue scatole cinesi di sogni condivisi, incubi comunicanti posti uno dentro l’altro.” – (..) Nel caso di questa regia l’aspetto onirico, di sogni comunicati e di realtà distopica è rimasto totalmente nella mente e nei desiderata di Livermore. Ricordiamoci che non tutti quelli che si accostano ad un nuovo spettacolo d’opera devono per forza aver visto il film a cui si fa riferimento, ma si presume che partano dalla conoscenza del libretto: le streghe, le profezie, la sete di potere di Macbeth ma soprattutto della Lady manipolatrice, gli omicidi, il trono usurpato e via di seguito: nulla di tutto ciò era comprensibile in questa regia.”
    Che dire? Totally agree

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    • Amfortas 8 dicembre 2021 alle 7:06 PM

      Pier, ciao. Danilo era in teatro, tieni presente, perciò ha visto un’opera diversa da me e te. Ci sta quindi che abbia un’opinione diversa dalla mia comunque, a prescindere dal luogo dove ha visto lo spettacolo. Le sue ragioni – che sono le tue – sono senz’altro convincenti. Non mi stupisce, l’opera lirica accoglie tutte le interpretazioni. Verdi, a sua volta, fece una riduzione che andava bene a lui per le proprie esigenze. Chissà, magari gli scespiriani duri e puri si arrabbiarono!
      Ciao, Paolo

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      • Pina Izzo. 8 dicembre 2021 alle 7:37 PM

        Consentitemi una postilla . Una produzione nata per la scena non deve essere realizzata pensando alle telecamere. Noi a casa abbiamo potuto godere(?) per le scene negli ascensori e per la Lady fuori di testa in bilico sul cornicione del grattacielo. Io manco l’ho vista perché da sempre terrorizzata dal vuoto anche finto. Comunque grazie a tutti quanti che si sono spesi assai per la realizzazione di uno spettacolo tanto impegnativo. Anche a Livermore!

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  11. Pina Izzo. 8 dicembre 2021 alle 7:29 PM

    Consentitemi una postilla. Uno spettacolo nato per la Scena non può essere realizzato pensando alla ripresa TV. Noi fortunati sotto il plaid a casa abbiamo potuto godere delle scene in ascensore e della lady in bilico sul cornicione. Io manco l’ho vista perché terrorizzata dal vuoto anche finto. Comunque grata a tutti quanti si sono spesi per uno spettacolo tanto impegnativo. Anche a Livermore! Buona serata a tutti.

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  12. Don jose 8 dicembre 2021 alle 7:51 PM

    Penso che chi, come noi, ha visto l’opera in tv ha visto e ascoltato un Macbeth affatto diverso da chi era a teatro: se da una parte il solito cattivo audio RAI ha certamente inficiato la resa televisiva dell’orchestra e delle voci,dall’altra noi in tv abbiamo sicuramente visto uno spettacolo assai più avvincente di quello sicuramente “più limitato” visto a teatro.Pur con queste premesse ho molto apprezzato la parte musicale-compreso Chailly, di cui non sono certo un fan- mentre ho visto il “solito” Livermore,con talune buone idee “spettacolari”(vedi scena sonnambulismo),ma del tutto disinteressato alla caratterizzazione dei singoli personaggi,tutti piuttosto anonimi.
    P.s.: secondo me la Netrebko non era in gran giornata: ho sentito la sua Lady a Vienna 6 mesi fa,ed era stata in tutto superiore a quella di ieri sera.

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  13. Enrico 17 dicembre 2021 alle 5:59 PM

    Un piccolo appunto sulla dichiarazione di Chailly a proposito di Salsi, quella secondo cui il baritono gli avrebbe garantito una certa tenuta…c’è su YouTube un’intervista a Corelli e Guelfi in cui ad un certo punto il celebre baritono dice all’intervistatore “Mi creda, la voce del baritono è più facile di quella del tenore”. E se lo diceva lui…per cui la frase di Chailly mi pare quasi un voler giustificare l’inserimento della breve aria finale di Macbeth, che come ho già scritto mi pare risponda, col balletto delle streghe, a convenzioni operistiche. L’opera la preferisco di gran lunga senza balletto ed aria finale perché mi pare che così sia più fedele alla tragedia di Shakespeare che è – a detta di molti critici – la tragedia che più di tutte le altre di WS procede spedita sino al tragico finale, con gli eventi che si susseguono senza soluzione di continuità

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    • Amfortas 17 dicembre 2021 alle 7:07 PM

      Enrico ciao, io sono sempre contrario a mescolare versioni diverse, se ben ricordo lo fece anche Abbado (con Cappuccilli) ma solo in disco. Comunque, la maggioranza degli spettatori ha gradito, quindi…va bene così!
      Ciao, Paolo

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