Di tanti pulpiti.

Dal 2006, episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

La Messa da Requiem di Verdi al Festival di Lubiana. Grande, tra gli altri, Elīna Garanča

Prima cronaca dal bellissimo Festival di Lubiana, ne seguiranno molte nelle prossime settimamane!

Con la Messa da Requiem è cominciato il Festival di Lubiana, o meglio è principiata la parte dedicata alla musica classica, sinfonica e lirica che compete a queste pagine.
In realtà la grande manifestazione culturale che si svolge nella capitale slovena è già nelle piazze e nei teatri da qualche settimana con altri generi di spettacolo: dal Musical alla danza e molto ancora.
Come sottolineo ogni anno il Festival è una kermesse autenticamente popolare, una festa dell’Arte che coinvolge tutta la città e richiama numerosi turisti dai paesi limitrofi e non solo, sia per la presenza di grandi nomi sia perché il ventaglio delle proposte è davvero imponente.
Della genesi della Messa si sa tutto o quasi: nacque dall’urgenza personale di Verdi di onorare prima Rossini – che morì nel 1868 –, istanza che naufragò per incomprensioni varie, e poi Manzoni (1873). In quest’ultimo caso Verdi, scottato dall’esperienza precedente, fece tutto da solo.
Nelle lunghe discussioni sui background culturali dei compositori che si sono affacciati a codeste composizioni e sulla vera natura del Requiem – opera, composizione sacra? – trovo che una volta di più Massimo Mila abbia colto nel segno dicendo:

Nel Requiem latino la morte è sentita come totale negatività; è la fine di quel valore positivo che è la vita, e lo strazio del distacco vi brucia disperatamente.

In questo senso, la lettura di Roberto Abbado, che ha sostituito in corsa il previsto Karel Mark Chichon, mi è sembrata abbracciare in pieno il pensiero di Mila. Un’interpretazione dura, in cui la speranza è sembrata bandita. Contrasti dinamici accentuati, qualche volta anche al limite del clangore, agogiche incalzanti ma eloquenti nella loro scabra drammaticità.
La Filarmonica slovena, alla quale posso blandamente rimproverare solo qualche veniale intemperanza degli ottoni, ha risposto in pieno alle esigenze interpretative del direttore. Favorito dall’acustica particolare della sala del Cankarjev dom, il suono è uscito impressionante, compatto, maestoso e al contempo raffinato nei momenti più raccolti della partitura.
Eccellente la prestazione del Coro, rafforzato dalla compagine mista della Glasbena Matica di Lubiana, che ne ha amplificato la potenza (erano più di cento gli artisti del coro).
Per quanto riguarda i cantanti, sono stati tutti all’altezza della situazione con qualche distinguo.
Krassimira Stoyanova ha dimostrato una volta di più la sua eccellente affinità con questa parte sopranile; intonazione cristallina, acuti che girano perfettamente e passano il corposo muro orchestrale, fraseggio emozionante.
Elīna Garanča, elegantissima come sempre, ha confermato di essere tra i migliori mezzosoprani del momento. Gli acuti sono folgoranti e il registro grave è gestito con moderazione senza forzature di petto. Buona l’intesa con il soprano nel meraviglioso duetto Recordare.
Il tenore ucraino Dmitro Popov ha cantato con slancio e passione ma in modo un po’ monocromatico, privilegiando l’accento eroico anche quando dovrebbe essere la dolcezza a prevalere. Tuttavia la sua prestazione è stata senz’altro buona.
Riccardo Zanellato è una sicurezza, conosce la parte a menadito e la sua voce da basso, di bel colore, è stata tonante (Confutatis maledictis) ma anche capace di riflessivi ripiegamenti.
Pubblico numerosissimo, disciplinato e concentrato, che alla fine ha decretato un trionfo a tutta la compagnia artistica con ovazioni particolari per Elīna Garanča, orchestra e coro.

SopranoKrassimira Stoyanova
MezzosopranoElīna Garanča
TenoreDmytro Popov
BassoRiccardo Zanellato
  
DirettoreRoberto Abbado
  
  
Orchestra e coro della Filarmonica slovena
Coro misto della Glasbena matica

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