Di tanti pulpiti.

Dal 2006, episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Trieste – Teatro Verdi: primo concerto della stagione sinfonica. Il teatro lancia un segnale positivo alla città.

Proprio nel giorno di una grande manifestazione sindacale dovuta alla vicenda della crisi alla Wärtsilä, che rischia di terremotare del tutto l’economia di una città già gravemente provata, è partita la Stagione sinfonica 2022/2023 del Teatro Verdi di Trieste che prevede sei concerti sino alla fine di novembre.
Se le preoccupazioni per la città, fuori dal teatro, sono più che legittime, piace sottolineare che il Verdi, almeno per il vernissage della stagione, è sembrato godere di buona salute perché il pubblico è stato numeroso anche grazie a una politica dei prezzi aggressiva in generale e riduzioni soprattutto per i giovani.
Si tratta di una considerazione importante, perché il teatro, qualsiasi teatro, è sempre uno dei gangli vitali della vita cittadina, non un’isola di privilegio che vive avulsa dalla realtà.
È stato Franz Schubert, con la sua Sinfonia n. 5 in si bemolle maggiore D. 485 ad aprire la stagione.
La sinfonia esordì a Vienna nel 1841, ma la composizione nasce molto prima, a metà degli anni Venti dell’Ottocento. Si tratta perciò di una musica ancora di transizione, che guarda a Mozart e Haydn ovviamente, ma raccoglie anche qualche pallida suggestione di Beethoven, dal quale si differenzia per una visione generale meno imponente temperata dal Romanticismo.
La sinfonia, affatto priva di retorica, trasmette una sensazione di intima serenità screziata saltuariamente da sprazzi meno luminosi che restano però isolati, quasi come domande irrisolte.
Strutturata nei classici quattro movimenti, la pagina musicale mantiene comunque un respiro giovanile – Schubert era meno che ventenne –  e quasi cameristico.
Già dall’incipit e dal melodioso Andante del secondo movimento si percepisce quella leggerezza tipica di certe atmosfere settecentesche, poi confermata dal Minuetto. Il brio, la contenuta esuberanza del Rondò finale confermano poi la felice ispirazione del giovane Schubert.
Hartmut Haenchen, con gesto elegante ed equilibrato, trae il meglio da una splendida Orchestra del Verdi, che ha brillato sia per la bellezza del suono degli archi sia per l’ottima prestazione di legni e fiati.

Con la seconda parte del concerto siamo sempre a Vienna, ma nel 1877, quando la Sinfonia n. 3 in re minore (Wagner-Symphonie) di Anton Bruckner fu eseguita per la prima volta – ottenendo un clamoroso fiasco, che il solito Hanslick sottolineò ferocemente –  ma il microclima musicale è del tutto diverso.
Anton Bruckner, qui colto in una delle sinfonie più opulente, è compositore che conta ammiratori e detrattori in uguale misura proprio per la sua caratteristica principale:  l’estroversa, e talora ridondante, ricchezza di ispirazione.
Già il fatto che la Terza sia dedicata a Wagner, per il quale il compositore nutriva una vera e propria venerazione, dice molto anche all’ascoltatore distratto. E se la sinfonia di Schubert eseguita nella prima parte è stata definita “senza trombe e timpani”, certo non si può affermare lo stesso del lavoro di Bruckner, basti pensare al mastodontico primo movimento.
Meno stentoreo l’Adagio seguente, in cui l’atmosfera si fa più riflessiva, ma sempre nell’ambito di un afflato sinfonico monumentale che si ritrova anche nello Scherzo successivo, ricco di riferimenti folclorici.
Nel Finale, poi, si torna alla maestosità un po’ esibita della prima parte. Ben gestiti i numerosi pizzicati degli archi e anche le frequenti pause ad effetto, cui Bruckner teneva tanto. Ottimo il rendimento degli ottoni.
Anche in questo caso l’Orchestra del Verdi, ovviamente rinforzata rispetto alla formazione quasi cameristica della prima parte, ha suonato benissimo. Merito, certo, dei professori d’orchestra, ma anche di Haenchen il quale, sempre con una contegnosa compostezza, è riuscito a mantenere limpido e omogeneo il flusso sonoro in una pagina musicale in cui basta poco per affossare tutto in un indistinto magma sonoro.
Il pubblico non ha avuto esitazioni e ha sommerso di applausi la compagine triestina e il “grande vecchio” sul podio.


ranz SchubertSinfonia n. 5 in si bemolle maggiore D. 485
Anton BrucknerSinfonia n. 3 in re minore
  
DirettoreHartmuth Haenchen
  
Orchestra del Teatro Verdi di Trieste
Pubblicità

7 risposte a “Trieste – Teatro Verdi: primo concerto della stagione sinfonica. Il teatro lancia un segnale positivo alla città.

  1. Don Josè 5 settembre 2022 alle 10:44 am

    Il teatro lancia un segnale positivo alla città? Non direi proprio!!! Produzione asfittica negli ultimi anni, ben al di sotto di tutti gli altri teatri italiani, anche di quelli senza orchestra e coro stabili; qualità della stessa mediocre/discreta; stagione lirica che parte fra meno di 2 mesi e di cui ancora non è stato reso noto il cartellone; nessuna comunicazione “al proprio affezionato pubblico”….beh, questo per me è un pessimo segnale alla città!!!

    "Mi piace"

    • Amfortas 5 settembre 2022 alle 12:04 PM

      Don, credo che tu abbia del tutto frainteso il titolo. Intendevo dire che in un momento negativo per la città vista la devastante crisi Wartsila, il teatro che della città è anche parte economica oltre che culturale, ha dato un segno positivo. Poi, quello che dici tu è vero. Ciao, Paolo

      "Mi piace"

  2. Don Josè 5 settembre 2022 alle 1:34 PM

    Amfy…il concerto era già programmato da settimane…e se riempire il teatro a capienza ridotta per 2/3(in loggione eravamo al 50% nonostante i 10,50 euro di ingresso)laddove fino a 20 anni fa si riempivano 2 turni di abbonamento rappresenti un segnale incoraggiante…beh,consoliamoci così😔😔

    "Mi piace"

  3. Amfortas 5 settembre 2022 alle 5:25 PM

    Don, forse non riesco a spiegarmi bene…colpa mia. Però quei bagni di sangue di certe altre occasioni almeno non si sono visti. Ma non era questo il punto, pazienza. Ciao!

    "Mi piace"

  4. Don Josè 5 settembre 2022 alle 5:34 PM

    Amfy….ti sei spiegato benissimo…solo che non sono d’accordo con la tua visione.
    Concordo invece sul sollievo per la mancanza del bagno di sangue……
    Alla prossima!!!

    Piace a 1 persona

  5. Alberto Tapparini 10 settembre 2022 alle 5:49 PM

    Teatro da chiudere per farci: a) un bel parcheggio per i croceristi; b) la pista di pattinaggio natalizia; c) la fiera della luganiga così si libererebbe il canale dall’indegno bivacco ormai costante: d) struttura ricettivo/ricreativa in onore della “città turistica”. Si mandino a casa orchestrali, coristi , tecnici e amministrativi….meglio anche loro che si preparino per tempo al periodo di vacche magre. Quando sono uscito da teatro la scorsa settimana sembrava di stare in una sordida periferia con musica tecno sparata da ogni angolo. Mi son detto mai più. Tutto questo non è frutto del covid o menate varie, ma è stato scientemente costruito da una banda di “bottegheri” al potere. Se per caso cadesse il mondo io mi sposto un po’ più in là.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: