Di tanti pulpiti.

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Memorabile chiusura del Festival di Lubiana: i Wiener Philharmoniker guidati da Esa-Pekka Salonen danno spettacolo nella capitale slovena

© Todd Rosenberg Photography

Si è chiuso ieri ufficialmente il settantesimo Festival di Lubiana che OperaClick, unica testata italiana, ha seguito con una certa assiduità presenziando a concerti e recital con protagonisti orchestre, cantanti e solisti tra i migliori dell’attuale panorama artistico.
Come scritto altre volte la manifestazione, di là del valore intrinseco, è soprattutto una grande festa popolare e culturale, in cui per un’estate intera la musica diventa protagonista della vita quotidiana e importante motore per il turismo e quindi l’economia della Slovenia.

Prima del concerto il direttore artistico Darko Brlek, alla presenza del Sindaco di Lubiana Zoran Janković, ha fatto un breve bilancio dell’ultima edizione, raccogliendo il grato applauso del foltissimo pubblico.
La serata era davvero speciale, basta pensare ai protagonisti: Esa-Pekka Salonen alla testa dei Wiener Philharmoniker e Rudolf Buchbinder al pianoforte, impegnati in un concerto raffinato e intrigante che si è aperto con l’esecuzione della versione orchestrale – originalmente scritta per pianoforte –  di Le tombeau de Couperin di Maurice Ravel.
Come noto, nella versione per orchestra del 1920 sono espunte due pagine perché Ravel riteneva che togliessero omogeneità e concisione al brano. La compagine è quasi cameristica ed è proprio questa prerogativa che rende così affascinante l’ascolto di questo omaggio alla musica francese del Settecento.
Un’atmosfera delicata, sognante ed eterea avvolge l’intera composizione in cui l’oboe – straordinaria la prima parte dei Wiener- e i flauti sono protagonisti.
Esa-Pekka Salonen danza sul podio con gesto elegantissimo e si conferma maestro nella gestione delle dinamiche, oltre che straordinario interprete di una musica ricca di cromatismi cangianti e atmosfere quasi fiabesche.
Dopo l’esibizione di Hélène Grimaud anche Rudolf Buchbinder si è cimentato nel Concerto in sol maggiore per pianoforte e orchestra di Ravel, ma la differenza interpretativa è stata tale che è sembrato di ascoltare due pagine musicali diverse.
Lo stile esecutivo dell’artista austriaco è affatto diverso da quello dell’interprete francese e, forse, ferma restando l’indiscutibile maestria tecnica, la solida tradizione esecutiva viennese di cui Buchbinder è da decenni uno dei cardini oggi pare un po’ datata per la pagina musicale in questione.
Di là di questa considerazione, l’interpretazione di Buchbinder è sembrata di altissima routine e nulla più, nonostante il buon dialogo con Salonen.
Grande successo per il pianista, che ha poi confermato il suo virtuosismo nel bis, dedicato a Johann Strauss.

A chiusura della serata è stata eseguita la Seconda Sinfonia in re maggiore, op. 43 di Jean Sibelius, finlandese come Esa-Pekka Salonen.
Difficile non notare come la sinfonia sia di chiara ascendenza beethoveniana: l’architettura severa, l’imponenza complessiva, sono lì a darne prova evidente.
In questo caso, dopo le rarefatte atmosfere raveliane, Salonen ha sfruttato in pieno l’impressionante potenza di fuoco dei Wiener che si è manifestata, segnatamente, nell’Allegro finale in cui la tensione emotiva era palpabile tra il pubblico.
Però Salonen è uno dei pochi direttori che, almeno nella mia esperienza, è soprattutto capace di far suonare piano l’orchestra e, in questa caratteristica, mi ricorda Claudio Abbado. Per questo motivo il fluire liquido delle dinamiche nel secondo movimento mi è sembrato il momento più alto della serata.
Dei Wiener Philharmoniker c’è poco da dire che non sia scontato: sono un’orchestra formidabile. Difficile però non restare incantati dalla bellezza del suono della compagine viennese, dalla lucente trasparenza dei legni, dal calore degli archi gravi, dal timbro celestiale dei violini e così via per tutte le sezioni. Si notano poi virtuosismi davvero notevoli nelle prime parti e citerò solo l’oboe e l’arpa.
La serata, ovviamente, si è chiusa con un bis dell’orchestra – abitudine che non amo molto, a dire il vero – che ha ulteriormente reso incandescente il trionfo per tutti i protagonisti.

Maurice RavelLe tombeau de Couperin, versione per orchestra
Maurice RavelConcerto in sol maggiore per pianoforte e orchestra
Jean SibeliusSeconda sinfonia in re maggiore op. 43
  
DirettoreEsa-Pekka Salonen
PianoforteRudolf Buchbinder
  
Wiener Philharmoniker




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