Di tanti pulpiti.

Dal 2006, episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Qualche considerazione a caldo sulla nuova stagione di Lirica e Balletto al Teatro Verdi di Trieste.

È stata presentata oggi la nuova stagione di Lirica e balletto del Teatro Verdi di Trieste. Prima di pubblicare, a seguire, il comunicato stampa, volevo esprimere un paio di opinioni.
Sarà che sono vecchio – dico davvero – e ho visto un po’ di tutto ma il cartellone lirico non mi soddisfa e i motivi sono quelli di sempre: si tratta di una fotocopia di cartelloni standard che si possono vedere o si sono visti ovunque in Italia, magari con cast più attraenti. Ma i cantanti e le regie si valutano di volta in volta e ho la serenità per farlo senza pregiudizi.
Detto francamente, io di Bohème e Turandot non ne posso più, il Macbeth è lo stesso di una decina di anni fa con la regia bella, ma ormai stantia e superata, di Brockhaus.
Otello con Oren sul podio…boh…può essere qualsiasi cosa. Bene I Capuleti e i Montecchi di Bellini e Orfeo e Euridice di Gluck. Sono sei titoli più un balletto, Romeo and Juliet di Prokofiev, che sarà sicuramente di livello perché viene da Lubiana dove nella danza – e non solo – sono bravissimi.
Sono felicissimo di risentire Daniela Barcellona, Ruth Iniesta e Marco Ciaponi: soprattutto sono contento che torni a Trieste Silvia Dalla Benetta, uno dei soprani più sottovalutati degli ultimi vent’anni. I direttori d’orchestra sono potenzialmente buoni per un teatro come quello triestino.
Mancano, invece, i nomi di molti cantanti che a Trieste hanno fatto bene e hanno in repertorio opere in cartellone.
Se invece di essere triestino fossi di un’altra città non vedrei motivi per venire a Trieste, che oltretutto è carissima e servita in modo abominevole dalle ferrovie.
Non mi metto neanche a fare la lista leporelliana dei compositori e le opere che non sono presenti da anni al Verdi di Trieste.
Ora, ben consapevole che criticare è facile, soprattutto quando non si conoscono le disponibilità finanziarie, le esigenze geopolitiche e tutto il resto, a me pare chiaro che manchi, clamorosamente, una programmazione meditata a medio termine, un progetto generale e si continui a vivere alla giornata.
Non mi farò nuovi amici con questo mio intervento e, anzi, forse ne perderò qualcuno, ma pazienza.
Scrivo in rete dal 1996 e mi sono costruito una credibilità che mi consente, spero, anche qualche esuberanza caratteriale.
A seguire il comunicato stampa.

COMUNICATO STAMPA

La Stagione Lirica e di Balletto 2022-23 del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste apre il 4 novembre con Otello, titolo fondante per la storia musicale della città e mancante in cartellone da ben 12 anni. In totale verranno presentati sei titoli d’opera e uno di balletto, fra cui una nuova Bohème, un nuovo allestimento del barocco Orfeo ed Euridice e in chiusura Turandot, opera sempre di grande richiamo popolare. Titoli e cast sono stati pensati nello spirito di rafforzare il ruolo di Trieste come crocevia di culture, potenziando le collaborazioni oltre confine, proseguendo la ricerca di nuovi talenti dai territori emergenti nel mondo ormai globalizzato dell’opera, attività di scouting che ha già portato in passato future star internazionali al loro debutto italiano proprio al Verdi. Senza dimenticare la valorizzazione delle migliori intelligenze della regione e un occhio di riguardo al pubblico con incentivi economici per il ritorno alla normale vita d’arte e cultura in città e non solo.

L’Otello di Verdi, fra i titoli più rappresentati nella storia del Teatro Verdi, ha portato in città alcune delle voci apicali della storia del bel canto novecentesco, è quindi chiaro che la sua riproposizione in apertura di stagione, dopo ben 12 anni di assenza, sia un passo importante per l’offerta culturale della città: il regista sarà lo stesso Giulio Ciabatti che affiancò il direttore Nello Santi nel riuscito, ultimo allestimento del 2010. Forte di un’importante carriera internazionale e di un solido rapporto con il pubblico triestino che ha nel tempo potuto apprezzare le sue regie per importanti titoli d’opera – fra cui Lucia di Lammermoor, Madama Butterfly, Il barbiere di Siviglia, La traviata – per titoli contemporanei come La voix humaine, I sette peccati capitali, Mr. Hyde e anche per spettacoli più singolari come il Piccolo Flauto Magico per le marionette dei Piccoli di Podrecca al Teatro Rossetti, Ciabatti rileggerà la tragedia più popolare del Mare Adriatico con creatività ma senza forzature, come è nel suo stile. Il primo Otello a presentarsi al pubblico del Verdi sarà Arsen Soghomonyan, tenore armeno di indiscutibile prestigio internazionale, soprattutto nei teatri slavi, anglosassoni e tedeschi, incluse le sue collaborazioni con Metha, Petrenko e i Berliner, ma rarissimo sui palchi italiani. Otello di assoluto riferimento Soghomonyan si alternerà nel ruolo al giovane talento Mikheil Sheshaberidze, georgiano ma cresciuto nelle accademie italiane, con un forte legame col nostro Nord Est, avendo già debuttato ad Arena di Verona e studiando sotto la direzione di Giancarlo Del Monaco. Lianna Haroutounian, considerata uno dei migliori soprani verdiani della sua generazione e ospitata nei migliori palchi del mondo, dalla Royal Opera House al Metropolitan a fianco di star di prima grandezza come Jonas Kaufmann, completa il cast dell’inaugurazione, guidato da Daniel Oren, uno dei direttori più amati dalla città e di solida fama internazionale. Sul podio Oren si alternerà all’italiano Ivan Ciampa, tra i direttori più stimati nel mondo sul grande repertorio di tradizione italiana. Da notare inoltre nel cast lo Jago del baritono russo Roman Burdenko, vera sorpresa dell’ultima stagione areniana dove ha sostituito Domingo ottenendo critiche entusiastiche da parte di tutta la stampa.

La Fondazione porta in scena Otello al Teatro Giovanni da Udine di Udine il 14 gennaio 2023 e al Teatro Comunale Giuseppe Verdi Pordenone il 26 maggio 2023.

A Otello, ricco di sorprese vocali e robuste certezze, seguirà a dicembre il nuovo allestimento, la pucciniana Bohème firmata da Carlo Antonio De Lucia, ex tenore e produttore, da anni dedito alle regie liriche. Già noto al pubblico triestino e di certo tra i più solidi sostenitori di uno stile registico atto ad esaltare le voci, De Lucia verrà affiancato sul podio da Christopher Franklin, direttore statunitense cresciuto nei migliori teatri italiani ed europei, nonché bacchetta ben conosciuta in città. Opera di gioventù per eccellenza, la nuova Bohème  inanella un cast fresco, vocalmente ed esteticamente convincente, guidato dalle belle voci e dai bei volti del soprano Lavinia Bini, in staffetta con Filomena Fittipaldi, del musicista e tenore Alessandro Scotto di Luzio, in alternanza con il portoghese Carlos Cardoso per il ruolo di Rodolfo: voci giovani ma sicure che contribuiranno certamente ad una resa convincente di un testo che ha visto in passato sul palco triestino nomi davvero iconici del ‘900 e merita dunque la massima attenzione.

Il 2023 si aprirà invece il 27 gennaio con la ripresa dell’allestimento del 2013 del Macbeth di Verdi, in coproduzione con Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi e Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova. L’interpretazione del regista Henning Brockhaus, fra le più vissute e celebrate sui palchi del globo tanto da essere considerato un grande classico del teatro, racconta un mondo violento, incomprensibile, usurato dalla brama di potere e in questo contesto correttamente oscuro si muoverà la Lady Macbeth del soprano vicentino Silvia Dalla Benetta, premio Abbiati 2021 nel ruolo per la sua interpretazione al Festival Verdi di Parma, in alternanza al soprano olandese Gabrielle Mouhlen, già allieva di Monserrat Caballé e nota al pubblico del Verdi grazie a Turandot. Macbeth vedrà sul palco sia il solido baritono italiano Giovanni Meoni sia il giovane coreano Leon Kim, vera rivelazione degli ultimi anni ed ennesima conferma di quanto sia il peso dei nuovi territori che si affacciano ai teatri di tradizione con importanti scuole di canto e grande passione di pubblico. Antonio Poli e Riccardo Rados completano il cast per un eccellente Macduff di provata esperienza, guidato dal Direttore Fabrizio Maria Carminati.

A febbraio si avrà poi la ripresa di un altro caposaldo del teatro lirico internazionale, I Capuleti e I Montecchi di Bellini firmati dal regista francese Arnaud Bernard nell’allestimento della Fondazione Arena di Verona in coproduzione con il Teatro la Fenice di Venezia e con la Greek National Opera. Sul podio il Direttore trevigiano Enrico Calesso, nome perfetto per attirare il turismo culturale austriaco data la sua solida reputazione oltralpe, ed un cast giovane ed internazionale con il mezzosoprano russo Anna Goryachova, illustre belcantista, in alternanza con l’ancor più giovane georgiana Sofia Koberidze, senza dimenticare la giovanissima Caterina Sala, già applaudita in Scala, e la ben conosciuta ucraina Olga Dyadiv nel ruolo di Giulietta. Di nuovo dunque, come in Bohème, un cast che rispecchia l’età immaginata dal testo dell’opera in ossequio ai principi del Maestro Giorgio Strehler, il quale amava ripetere che “alcune storie d’amore sono rese credibili solo quando chi le interpreta non ha ancora vissuto l’esperienza del disincanto amoroso tipico della maturità”. Come per Otello, anche per I Capuleti e I Montecchi è prevista una ulteriore recita che si terrà a Udine il 10 marzo nell’ambito della programmazione artistica 2022-2023 del Teatro Nuovo Giovanni da Udine.

Marzo sarà dedicato al grande balletto e soprattutto ai rapporti di collaborazione sempre più stretti che legheranno da quest’anno il Teatro Verdi con il corpo di ballo dell’Opera di Ljubljana, al fine non solo di incentivare gli scambi culturali con la vicina capitale in continua crescita artistica, ma anche di potenziare lo sviluppo di un pubblico comune, nonché riportare stabilmente il grande balletto in città, ora che la danza vive una nuova stagione di notevole popolarità dopo anni difficili. Dunque con il Romeo and Juliet di Prokofiev proseguirà la riflessione sulle elaborazioni artistiche di un mito fondante della cultura occidentale, questa volta affidato alla coreografia di Renato Zanella, cresciuto artisticamente tra Francia, Austria e Germania, già collaboratore di Roberto Bolle e Giuseppe Picone, etoile del Teatro San Carlo di Napoli.

Aprile sarà invece dedicato al barocco tedesco di Gluck con l’eterno mito di Orfeo ed Euridice, forse l’opera settecentesca non mozartiana più eseguita al mondo e mai scomparsa dalle scene anche in tempi di scarso interesse per l’opera barocca. Sul podio il giovanissimo Enrico Pagano, stimato barocchista, fondatore dell’orchestra cameristica Canova, direttore in residenza alla IUC di Roma, nella svizzera Verbano e considerato da Forbes tra i 100 giovani under 30 Leader of the Future. Il nuovo allestimento sarà curato dal regista triestino Igor Pison, già coordinatore artistico del Teatro Stabile Sloveno, noto in città per i suoi lavori in prosa al Rossetti, laureato in Germanistica a Trieste e cresciuto artisticamente tra Germania, paesi slavi e Italia, perfetta epitome del ruolo multiculturale che la città deve continuare a giocare in Europa. Il cast vede un’icona intramontabile del repertorio barocco come Daniela Barcellona nel ruolo di Orfeo alternarsi con l’ottima Antonella Colaianni, mentre Euridice vedrà sul palco la solida Ruth Iniesta e la più giovane ma già stimata soprano di Modica Chiara Notarnicola.

Chiude a maggio la stagione la Turandot firmata dal regista italiano Davide Garattini Raimondi, esperto conoscitore delle maestranze e del palco del Verdi per cui disegnò la fortunata messa in scena del 2019. La direzione sarà affidata allo spagnolo Jordi Bernàcer, solida bacchetta invitata dalle migliori orchestre e teatri internazionali. In un cast di nuovo fortemente internazionale il pluripremiato soprano Kristina Kolar sarà Turandot in staffetta con Maida Hundeling voce eminentemente wagneriana, ma dalle intense sfumature che la rendono perfetta anche per il grande repertorio liederistico, nonché nome di riferimento nei migliori teatri, come la Royal Opera House. In Turandot si è esibita con grande successo sia all’Arena di Verona sia all’opera di Pechino nel ’20.

Commenta così la nuova stagione il Sovrintendente Giuliano Polo: “Considero questa stagione una vera ripartenza, dove dobbiamo onorare alcuni impegni presi e poi rimandati causa pandemia, ma dove c’è anche una forte concentrazione di nuove produzioni, che daranno luce alle maestranze del Verdi, nonché progetti di collaborazione che spero diventino legami artistici sempre più forti per il futuro. E per incoraggiare il pubblico di Trieste a credere in una nuova normalità e soprattutto ad una vera ripartenza, abbiamo voluto venire incontro alle esigenze di economia che discende dalla difficile situazione contemporanea. L’impegno di divulgazione del teatro è chiaro e non vi è certo divulgazione con scelte economiche elitarie: il sollievo che la bellezza regala deve essere alla portata di tutti, soprattutto in tempi complessi e di incertezza. Mi preme inoltre sottolineare come il Teatro Verdi, in sintonia con le principali istituzioni italiane a partire dalla Scala, continua a considerare il proprio palco un crocevia di cultura, esperienze artistiche, creatività che non può mai venir limitato da altre ragioni che non siano al servizio del bello e del genius loci della città”

La Campagna abbonamenti inizia giovedì 15 settembre 2022 e si conclude martedì 15 novembre 2022. I turni di abbonamento sono sei, come nelle passate stagioni e le giornate di spettacolo, con l’eccezione dell’opera di inaugurazione, sono organizzate nel corso di due fine settimana con tre spettacoli in orario pomeridiano.

La Fondazione per agevolare il ritorno del pubblico a Teatro dopo il difficile periodo della pandemia, ha assunto la decisione di rimodulare la tabella prezzi, di favorire la sottoscrizione degli abbonamenti garantendo agli stessi una maggiore economicità e di presentare una nuova modalità di acquisto per i palchi. Rimangono sempre attive le agevolazioni più vantaggiose per pubblico degli studenti e i giovani fino a 34 anni.

La vendita dei biglietti per i singoli spettacoli ha inizio il 25 ottobre 2022.

La Stagione viene presentata al pubblico mercoledì 21 settembre ore 18 nella Sala principale con un evento ad ingresso libero che prevede la proiezione di brevi filmati e la partecipazione dell’Orchestra e del Coro della Fondazione.

ufficiostampa@teatroverdi-trieste.com

http://www.teatroverdi-trieste.com

Trieste, 15 settembre 2022



9 risposte a “Qualche considerazione a caldo sulla nuova stagione di Lirica e Balletto al Teatro Verdi di Trieste.

  1. Don Josè 15 settembre 2022 alle 5:29 PM

    Perderai qualche amico(non credo) ma sei stato fin troppo moderato nel giudicare questa modestissima stagione lirica,senza alcun appeal e interesse, come da te ben sottolineato.
    E poi Oren che torna e.. fa solo 3 recite!!!!

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  2. Amfortas 15 settembre 2022 alle 6:40 PM

    Don, vedremo poi in teatro ma, indubbiamente, la stagione non è particolarmente appetibile. Comunque, sono (quasi) sempre moderato nei toni perché rispetto il lavoro degli altri.
    Ciao, Paolo

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  3. Enrico 16 settembre 2022 alle 11:38 am

    E anche per questa stagione nessun titolo del ‘900 che non sia Puccini (con tutto il rispetto, ovviamente)…
    P.S. col soprano Dalla Benetta cantai ad Asiago(VI) nell’ahimè lontano 1997

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  4. Enrico 16 settembre 2022 alle 11:41 am

    E anche per questa stagione nessun titolo del ‘900 europeo che non sia Puccini (con tutto il rispetto, ovviamente)…
    P.S. col soprano Dalla Benetta cantai ad Asiago nell’ahimè lontano 1997

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    • Amfortas 17 settembre 2022 alle 8:24 PM

      Enrico, già. Non so neanche cosa dire…
      Certo che nel 1997 la Dalla Benetta doveva essere molto giovane, vero? (Non sapevo che avessi cantato!)

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      • Enrico 20 settembre 2022 alle 8:03 am

        Eh troppi anni fa ormai…ho studiato al Conservatorio di Vicenza col soprano Romana Righetti, che su “Operaclick” ricordaste all’epoca della scomparsa. Successivamente la passione del canto mi ha fatto conoscere il tenore Pietro Bottazzo, il soprano Luciana Serra (coi quali ho rispettivamente studiato per un breve periodo e fatto qualche Masterclass) e ho avuto l’onore di poter scambiare due parole coi grandissimi Alfredo Kraus e Johan Surherland, oltre ad avere un autografo dall’indimenticabile Giuseppe di Stefano…ho studiato anche col basso Alessandro Svab, di cui sono amico e so che è conosciuto lì a Trieste e dintorni.
        I ricordi certamente più belli della mia modestissima esperienza di cantante sono un “Requiem” di Mozart eseguito – tra i tenori del coro – nella Basilica di S.Marco a Venezia ed un “White Christmas” con accompagnamento di orchestra a Vicenza. Questo è il bello del canto, come credo di ogni passione, che anche se si “assaggi” appena quel particolare mondo i ricordi restano indelebili

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      • Amfortas 23 settembre 2022 alle 7:20 am

        Ciao Enrico, bellissimi ricordi, complimenti 😀, e poi se si nomina Kraus vado in brodo di giuggiole, grandioso! Ciao e grazie, Paolo

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  5. Emma RD 19 settembre 2022 alle 5:28 PM

    Buongiorno, lei è sempre franco nei suoi giudizi, anche se possono piacere o non piacere, ed è per questo che seguo volentieri il suo blog ormai da diversi anni. Concordo, la stagione di quest’anno non presenta alcuno sprazzo di novità ma tant’è, questo ci passa il convento… Comunque non ci ho pensato troppo ed ho rinnovato l’abbonamento. E speriamo bene!

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  6. Amfortas 20 settembre 2022 alle 7:17 am

    Cara Signora Emma buongiorno, ha fatto bene a rinnovare perché il teatro fa stare meglio. Per quanto riguarda me, tendo a prendere posizione sempre, barcamenarsi non mi è congeniale. Questo mio modo di essere mi procura spesso problemi di relazioni con gli altri, ma pazienza 😀
    Grazie e a presto! Paolo

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