Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Prima mondiale di Amorosa presenza di Nicola Piovani al Teatro Verdi di Trieste

COMUNICATO STAMPA

AL VIA GLI ALLESTIMENTI DELLA PRIMA MONDIALE DI “AMOROSA PRESENZA”

DEL PREMIO OSCAR NICOLA PIOVANI

Al Teatro Verdi di Trieste iniziata la preparazione dell’opera che debutterà il 21 gennaio

Trieste, 5 gennaio 2022: i primi pezzi della scenografia, interamente realizzata nei laboratori della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, sono entrati a teatro, dopo mesi di preparazione. E ieri è tornato in città anche il premio Oscar Nicola Piovani, che già nel 2021 ha seguito a Trieste la nascita e l’evoluzione della sua prima opera lirica e che nei prossimi giorni si dedicherà nuovamente alle prove con orchestra, coro e cantanti.

Mancano meno di due settimane al debutto mondiale di “Amorosa Presenza”, un titolo atteso, che il 21 gennaio inaugurerà la stagione lirica e di balletto 2022 del teatro e che vedrà Piovani portare in scena la sua musica anche nella veste di Maestro Concertatore e Direttore. La regia è affidata a Chiara Muti.

“Amorosa Presenza”, su libretto di Aisha Cerami e Nicola Piovani, è liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Vincenzo Cerami e racconta una storia d’amore che si sviluppa tra equivoci, colpi di scena e travestimenti. Una vicenda che racchiude molti elementi di una favola moderna e che porterà in scena due giovani innamorati dell’amore, timidi, impacciati, ma desiderosi di assecondare un sentimento profondo. Nel loro cammino saranno guidati da alcune figure che li sosterranno, con consigli e suggerimenti.

L’opera, in due atti, ha origini lontane. La prima idea risale al 1977, rimasta poi a lungo in un cassetto, fino all’incontro tra Piovani e il Teatro Verdi di Trieste che ha voluto fortemente concretizzare il progetto.

Le scene sono di Leila Fteita, coreografie di Miki Matsuse, maestro del coro Paolo Longo. I personaggi principali sono Serena, interpretata da Maria Rita Combattelli, Orazio, Giuseppe Tommaso, la Tata, Aloisa Aisemberg, il Tutore, William Hernandez e L’albero, Cristian Saitta. 

Scenografie e costumi sono stati interamente realizzati nei laboratori del Teatro Verdi, grazie all’esperienza e alla professionalità dei lavoratori della Fondazione. La preparazione di “Amorosa Presenza” è stata seguita anche con video e interviste nei mesi scorsi, che daranno vita a un documentario, prodotto dallo stesso teatro.

L’opera sarà presentata nei dettagli nelle prossime settimane, nel corso di una conferenza stampa al Teatro Verdi, insieme a Nicola Piovani, Chiara Muti e a tutti i protagonisti.

LE DATE: “Amorosa Presenza” debutterà il 21 gennaio alle 20.30, repliche il 22 gennaio alle 20.30, il 23 gennaio alle 16, il 25 e il 27 gennaio alle 20.30 e il 29 gennaio alle 16. I biglietti sono già in vendita, alla biglietteria del teatro da martedì a sabato dalle 9 alle 16. Domenica dalle 9 alle 13:30 e online attraverso il circuito di vivaticket: www.vivaticket.com/it/acquista-biglietti/verdi-trieste.

La top ten degli articoli del 2021 su Di tanti pulpiti.

Siamo ai saluti con il 2021, perciò tocca il rito degli articoli più letti su questo blog giurassico che, nonostante ormai ci siano più social media che varianti Covid-19 (strasmile), continua a essere letto e frequentato. Ovviamente compaiono anche articoli degli anni precedenti, a conferma che il blog è vivo!
Non mi dilungo su altre situazioni, che probabilmente meriterebbero qualche riflessione non banale, e mi limito ad augurare a tutti un felicissimo anno nuovo.

1. Macbeth alla Scala di Milano

2. Fidelio alla Fenice di Venezia

3. Considerazioni sulla musica barocca

4. Intervista a Federico Maria Sardelli

5. La scomparsa del Maestro Gianluigi Gelmetti

6. Concerto della violinista Francesca Dego

7. Recital del tenore Jonas Kaufmann a Lubiana

8. L’annosa polemica con Il Piccolo, quotidiano di Trieste

9. Paolo Isotta, chi era costui?

10. Il barbiere di Siviglia a Trieste

Le chiavi di ricerca più strane – i termini che portano in questi lidi i lettori – sono al solito esilaranti.
Ne segnalo qualcuno: si va da “gabbiano assassino” a “Gloria Swanson viale del tramonto”, da “Alberto Mattioli cena a due” a “Aida Verona elefanti” sino a “acconciature brutte” e “seduta spiritica”.
Non so che dire, ancora auguri a tutti!

 

Concerto di fine anno al Teatro Verdi di Trieste

COMUNICATO STAMPA

CONCERTO DI FINE ANNO

Trieste, 27 dicembre 2021: il Teatro Verdi di Trieste conclude il 2021 con il concerto di Fine Anno, in scena venerdì 31 dicembre alle 18. Sul palco, il pubblico ritroverà il Maestro Fabrizio Maria Carminati, con la partecipazione del soprano Giuliana Gianfaldoni, il tenore Carlos Cardoso, il soprano Sabrina Sanza, il baritono Christian Federici, il mezzosoprano Cecilia Molinari e il basso Cristian Saitta. Maestro del Coro Paolo Longo, Orchestra e Coro della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste.

Il programma prevede, nella prima parte della serata, la Sinfonia da La fille du régiment di Gaetano Donizetti, “Meine Lippen, sie küssen so heiß” tratto dall’Operetta Giuditta di Franz Lehár, di Jacques Offenbach “Barcarolle Belle nuit, ô nuit d’amour” da Les Contes d’Hoffmann e “Ah! Quel diner…” da La Périchole, ancora di Gaetano Donizetti la Sinfonia e “Quel guardo cavaliere” dall’opera Don Pasquale, il duetto “Là ci darem la mano” tratto dal Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart, “La donna è mobile” dal Rigoletto di Giuseppe Verdi, il Coro “Rataplan Rataplan” da La fille du régiment  di Donizetti e, in conclusione, la Sinfonia da I Vespri Siciliani di Giuseppe Verdi.   

La seconda parte del concerto prevede in apertura alcune tra le più note pagine tratte dalle opere di Gioachino Rossini, la Sinfonia de La Cenerentola, “La calunnia è un venticello” da Il Barbiere di Siviglia e “Nacqui all’ affanno e al pianto” da La Cenerentola; farà seguito “Votre toast je peux vous le rendre” dalla Carmen di Georges Bizet ”, “Je veux vivre” dal Romeo et Juliette di Charles Gounod,  “Dein ist mein ganzes Herts” da Il paese del sorriso di Franz Lehàr e il “Valzer di Musetta” da La Bohème di Giacomo Puccini; concluderà il programma il quartetto “Bella figlia dell’amore” dal Rigoletto di Giuseppe Verdi.

CAST: Fabrizio Maria Carminati esordisce come direttore d’orchestra al Teatro Regio di Torino con La Bohème nel 1993; da allora è regolarmente invitato a dirigere nelle maggiori istituzioni teatrali italiane e internazionali. Ha all’attivo più di 65 diversi titoli d’opera ed è reduce da una applauditissima nuova produzione di La Bohème al teatro Massimo di Palermo. Nel 2020 l’Ente Lirico Regionale Teatro Bellini di Catania lo incarica della direzione artistica fino al 2023.

Tanti i ruoli di successo ricoperti negli anni dal giovane soprano Giuliana Gianfaldoni; solo per citarne alcuni, Gilda nel Rigoletto alla Royal Opera House di Muscat, Juliette in Romeo et Juliette al Petruzzelli di Bari, Liu in Turandot al Teatro Regio di Torino, Musetta in La Bohème al Teatro Colon di Buenos Aires, Amenaide in Tancredi al Rossini Opera Festival.

Tra i recenti impegni di Cecilia Molinari sono da citare Il barbiere di Siviglia allo Staatsoper di Vienna ed al Teatro dell’Opera di Roma, Le nozze di Figaro al Teatro a La Maestranza de Sevilla, Così fan tutte alla Semperoper di Dresda, Lucrezia Borgia al Mupa Festival di Budapest, Ariodante al Sao Carlos di Lisbona, Stabat Mater di Rossini al Concertgebouw di Amsterdam, La Cenerentola al Teatro Petruzzelli di Bari, Anna Bolena alla De Nazionale Opera Amsterdam.

Sabrina Sanza è vincitrice dell’edizione 2020 di AsLiCo per il ruolo di Gilda in Rigoletto, per il quale ha ricevuto anche il Premio del Pubblico; con AsLiCo è Gilda in Rigoletto a Macerata nel 2021, poi debutta Eva ne La creazione di Haydn al Festival di Martina Franca.

Nel vasto repertorio di Carlo Cardoso sono da ricordare, tra gli altri, i ruoli di Duca in Rigoletto, Ismaele in Nabucco, Alfredo ne La Traviata, Rodolfo in Luisa Miller e ne La Bohème, Tebaldo ne I Capuleti e i Montecchi, Pinkerton in Madama Butterfly, Narraboth in Salome.

Christian Federici, diplomato al Tartini di Trieste e al Tomadini di Udine, ha debuttato nel 2016 come Conte di Almaviva in Le Nozze di Figaro di Mozart e di recente è stato Sharpless in Madama Butterfly di Puccini all’Opéra de Avignon, ad Hong Kong e Angelotti in Tosca di Puccini alla Royal Opera House di Londra.

Tra i ruoli interpretati dal giovane basso Cristian Saitta citiamo Sparafucile in Rigoletto a Parma e a Cagliari, Timur in Turandot a Bari, Ramfis in Aida a Ravenna. Tra gli impegni recenti da citare Palla de mozzi a Cagliari, Oroveso in Norma a Trapani e ha debuttato Colline ne La Bohème a Bologna

BIGLIETTERIA: è aperta da martedì a sabato dalle 9 alle 16. Domenica dalle 9 alle 13:30. Numero verde 800 898 868, dalle 9 alle 21. A disposizione anche l’email boxoffice@teatroverdi-trieste.com.

MISURE DI SICUREZZA: l’accesso a teatro è possibile ai soli possessori del “super Green Pass” digitale, con relativo Qr code, che sarà richiesto all’ingresso. Resta in vigore l’obbligo di indossare la mascherina ffp2 o ffp3 durante tutto lo spettacolo.

Un altro Natale diverso (ebbasta!)

Come l’anno scorso mi tocca rinunciare al mio consueto albero di Natale addobbato con i programmi di sala delle serate trascorse a teatro. Serate che, giocoforza, sono state poche, una quindicina circa.
Non di solo teatro però vive il prode Amfortas, ma anche di fotografia avifaunistica. Perciò in quest’occasione ho pensato di pubblicare quattro foto, una per ogni stagione di questo disgraziato 2021.
Voglio dire che la bellezza, sapendo cercare, si trova sempre.
Auguri a tutti i miei happy few e ai passanti occasionali.

Federico Maria Sardelli e Mozart portano serenità al Teatro Verdi di Trieste.

Teatro Verdi, 18 dicembre 2021, penultimo atto della stagione artistica a Trieste. Poi, il 31, si svolgerà il Concerto di Capodanno e, finalmente, ci lasceremo alle spalle un annus horribilis con i controfiocchi durante il quale gli spettacoli sono stati quasi sempre sotto la spada di Damocle dell’incertezza dovuta alla pandemia. Addirittura, come ovunque in Italia e nel mondo, concerti a porte chiuse, nella migliore delle ipotesi trasmessi in streaming o in televisione. Un teatro (in greco théatron, luogo di pubblico spettacolo) senza pubblico in sala è quasi un paradosso, una contraddizione in termini.
Serata mozartiana che prevedeva nella prima parte la Sinfonia n.39 in mi bemolle maggiore K543, datata 1788, quando Mozart era demoralizzato perché alle prese con notevoli difficoltà economiche. Nonostante ciò, dalla pagina musicale non traspaiono certo cupezze o retrogusti problematici e anzi, la cifra distintiva del brano è una spiccata luminosità.
Strutturata in tre movimenti – nel terzo Minuetto e a seguire Allegro – la sinfonia colpisce per lo straordinario equilibrio che la caratterizza e per gli echi nettamente percepibili di lavori coevi del compositore, in particolare il Don Giovanni. Ovviamente non mancano riferimenti a Haydn (nel primo e nel terzo movimento), considerato il “padre” della sinfonia o sonata per orchestra. Mozart, che come tutti i Grandi guardava al futuro, inserì in orchestra i clarinetti – a quel tempo quasi una rarità – escludendo gli oboi.
Federico Maria Sardelli tornava a Trieste dopo uno di quei concerti a cui ho accennato all’inizio, monchi di pubblico, e ha dato un’interpretazione della sinfonia che ho trovato molto intelligente e appropriata. Il suo è un Mozart vigoroso, scevro da ogni leziosità che coglie in pieno l’atmosfera serena del brano nel contesto della severità architettonica della struttura sinfonica. L’Orchestra di Trieste, con archi, legni e percussioni in gran spolvero ha risposto con generosità e precisione alle sollecitazioni del direttore.
Dopo l’intervallo è stata eseguita la Messa in do minore per soli, coro e orchestra K427, capolavoro di musica sacra che condivide con il Requiem dello stesso compositore la sorte di essere incompiuto.
La destinazione d’uso della Messa è curiosa, doveva essere infatti un omaggio di Mozart all’amata Konstanze, che cantò alla prima esecuzione del 1783.
Si tratta di una pagina musicale imponente, che si ferma nella liturgia al Benedictus e prevede la partecipazione di un doppio coro, oltre che dell’orchestra e quattro solisti.
Bene ne ha sintetizzato lo spirito Giovanni Carlo Ballola:

“Mozart scrive una personale summa theologica del sacro in musica, i cui principi vengono desunti da una sterminata eredità artistica dagli orizzonti europei, sviluppata più in estensione geografica che in profondità storica, non rimontando oltre i limiti del XVIII secolo, il solo che il compositore ritenesse attingibile e spiritualmente frequentabile.”

E, infatti, all’ascolto risaltano evidenti le lezioni di Bach (nelle fughe) e Händel (nei vocalizzi dei cantanti), tanto che lo stile musicale si può definire, semplificando parecchio, assai vicino al barocco.
Anche in questo caso è spiccata la bella interpretazione di Sardelli, di cui ho apprezzato il gesto limpido e preciso e l’attenzione alle dinamiche in una partitura che vive, come spesso nella musica chiesastica, di grandi contrasti. Ottima la prestazione del Coro, costretto per ovvi motivi a cantare con la mascherina e preparato da Paolo Longo.
Tra i solisti ho trovato eccellenti le prestazioni del soprano Lucrezia Drei – intonatissima, sicura negli acuti e brillante nella gestione della respirazione -, e del mezzosoprano Veta Pilipenko che con la sua voce ambrata si è messa in luce nel monumentale Gloria. Il tenore Vassilis Kavayas è parso molto emozionato ma comunque nell’ambito di un rendimento positivo; bravo anche il tonante basso Cristian Saitta, che interviene solo nel Benedictus finale. Orchestra di nuovo sugli scudi, capace di un suono raccolto e al contempo emozionante e maestoso.
Il pubblico, abbastanza numeroso, ha apprezzato molto la serata. Numerose le chiamate al proscenio sia dopo la prima parte sia alla fine per Federico Maria Sardelli. Entusiasmo anche per tutti i solisti e per il coro e l’orchestra della fondazione.

Wolfgang Amadeus MozartSinfonia in mi bemolle n.39 K543
Wolfgang Amadeus MozartMessa in do minore K427
  
DirettoreFederico Maria Sardelli
Maestro del coroPaolo Longo
  
SopranoLucrezia Drei
MezzosopranoVeta Pilipenko
TenoreVassilis Kavaias
BassoCristian Saitta
  
Orchestra e Coro del Teatro Verdi di Trieste
  

Recensione semiseria e sintetica di Macbeth di Giuseppe Verdi al Teatro alla Scala: l’allestimento del regista Livermore addomestica la follia per il pubblico di RAI1.

prima scala

Dopo la presentazione di pochi giorni fa, è il momento della recensione.
Quest’anno alcune dichiarazioni di Davide Livermore, regista del Macbeth che ha aperto la stagione scaligera, rendono più plausibile la mia consueta recensione espressa.
Livermore ha infatti dichiarato che “per una volta i privilegiati saranno gli spettatori a casa che, grazie a piccole telecamere disseminate sul palco e alla realtà aumentata, vedranno uno spettacolo che in teatro non si vedrà.”
Nonostante questo, apro con la solita avvertenza:

Questa recensione è frutto della visione televisiva della prima scaligera, perciò attenzione: solo dal vivo uno spettacolo può essere valutato in modo completo, per ragioni tanto evidenti che non sto neanche a elencare. Detto questo, andiamo avanti.

Livermore, che si avvale del suo collaudato team (scene di Giò Forma, proiezioni D-Wok, costumi Gianluca Falaschi), torna a trarre ispirazione dal cinema immergendo la vicenda in un ambiente che s’ispira al bellissimo film Inception di Christopher Nolan: futuro distopico – ma quale futuro non lo è, soprattutto nel sentire odierno – , con la presenza opprimente della skyline di una metropoli che potrebbe essere ovunque con i conseguenti rischi di alienazione di chi ci vive.
A mio parere non c’è molto altro da dire se non che l’allestimento è curato in modo maniacale e per certi versi spettacolare nello sfruttare il massimo possibile della tecnologia televisiva e non solo. Il regista ha messo molta attenzione anche nelle controscene e alle interazioni tra i personaggi e il coro. Le luci di Antonio Castro sono livide e taglienti e insieme alle complesse coreografie di Daniel Ezralow danno un valore aggiunto alla messa in scena. La domanda è: questo spettacolo coglie il senso della tragedia scespiriana e poi verdiana? Secondo me sì, ma l’allestimento è troppo esplicito, manca di mistero, svela troppo lasciando poco al territorio dell’onirico allucinato. Cerco di dire che è un allestimento troppo patinato, levigato, per una musica e una vicenda che sono invece selvagge e caotiche.

Riccardo Chailly, almeno dall’ascolto televisivo, dà una lettura tradizionale della partitura verdiana cogliendone in pieno la tinta cupa, scura e soffocante. Un’interpretazione di ampio respiro, in cui la retorica non prevale mai sulla maestosità del suono nonostante le dinamiche siano importanti e dirompenti. L’accompagnamento ai cantanti, tutti molto esposti per le arie difficili e celebri, mi è sembrato davvero rimarchevole. Nel complesso, mi pare che Chailly non si sia discostato di molto dalla sua magnifica lettura risalente al 1987, quando incise per la Decca l’opera e il seguente film-opera.

Luca Salsi (Macbeth) è oggi uno degli interpreti più affermati di Macbeth e ne ha dato conferma anche stasera. La voce, scura, è adattissima al personaggio. L’accento, l’attenzione alla parola scenica sono davvero encomiabili al pari della disinvoltura sul palco. Fantastico nella scena delle apparizioni! Oltretutto Chailly ha scelto di finire l’opera con l’aria “Mal per me che m’affidai”, che appesantisce la parte già molto impegnativa.

Anna Netrebko (Lady Macbeth) è un’artista che divide gli appassionati e anche questa sera, dal lato vocale, ha prestato il fianco a qualche critica. Impeccabile l’accento e migliorata la dizione rispetto a un tempo ma, soprattutto nei gravi, qualche suono è uscito artefatto. Il registro centrale è invece più che mai rigoglioso e gli acuti davvero notevoli. Solo elogi, invece, per le sue capacità di immedesimarsi nella parte, in cui è risultata molto convincente. Stupenda la scena del sonnambulismo.

Ildar Adbrazakov è stato un ottimo Banquo, che ha sfoggiato uno strumento imponente e timbrato (bellissima “come dal ciel precipita”) e brillante presenza scenica.

Francesco Meli (Macduff) affronta con baldanza una parte che è insidiosa nonostante sia breve e dà segnatamente il meglio nella sua aria “Ah! La paterna mano”.

Iván Ayón Rivas è, come si conviene, uno squillante Malcolm.

Meraviglioso il Coro, impegnato anche dal lato attoriale, ed eccellente la prestazione dell’Orchestra della Scala.

Validissime le prove dei comprimari: Chiara Isotton (Dama), Andrea Pellegrini (medico), Leonardo Galeazzi (domestico) e Costantino Finucci (apparizione).

Domani vedrò che ne pensano gli altri amici appassionati, intanto se avete voglia commentate pure, risponderò a tutti, magari con calma.
Se ci sono orrori ortografici abbiate pazienza (strasmile).

Divulgazione semiseria dell’opera lirica: Macbeth di Giuseppe Verdi, che aprirà la stagione del Teatro alla Scala di Milano.

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Direi che in prossimità del Macbeth di Giuseppe Verdi che aprirà la stagione alla Scala di Milano il 7 dicembre si può cominciare a dare il solito sguardo sbilenco a questo straordinario capolavoro che amo particolarmente. Oltretutto sembra che Anna Netrebko si sia incastrata in un ascensore durante le prove e perciò potrebbe uscirne una serata memorabile (strasmile).
Macbeth di Verdi è stato protagonista di altri tre vernissage di stagione: 1952, 1975, 1997. La versione scelta da Riccardo Chailly sembra essere quella parigina del 1865 e la regia sarà di Davide Livermore, ormai di casa alla Scala, che ha di essersi ispirato al film Inception di Christopher Nolan (film bellissimo, peraltro). I protagonisti principali saranno Luca Salsi (Macbeth, baritono), Anna Netrebko (Lady, soprano), Ildar Abdrazakov (Banquo, basso), Francesco Meli (Macduff, tenore).
L’opera si potrà vedere in televisione sui RAI1 a partire dalle 17.45 e ascoltare su RADIO3 alla stessa ora.
Dovete sapere che il giovane Amfortas da ragazzino era rimasto colpito dalle immagini del film di Orson Welles, che evidentemente devo aver visto in televisione una di quelle sere nelle quali non andai a dormire subito dopo Carosello, dal momento che dubito fortemente che l’abbiano passato al cinema dell’oratorio salesiano (smile).
Nel film la scena dello sleepwalking – quella appunto che m’è rimasta tanto impressa – è da 1h e 30 minuti circa, per chi volesse vedere questo momento così emozionante.
L’immagine bellissima della terrificante “maschera” di Jeanette Nolan ha disturbato frequentemente le mie notti.
In particolare m’impressionò la scena che poi, nell’opera di Verdi, è descritta nell’aria “Una macchia è qui tuttora” e cioè il momento in cui la Lady vede le sue mani sporche di un sangue che non riesce a lavare.

Già prima il suo consorte Macbeth propone la metafora del mare e del sangue. Questi i versi di Shakespeare:

Will all great Neptune’s ocean wash this blood clean from my hand

Che nel libretto di Piave (e Maffei) diventa:

Non potrebbe l’Oceano queste mani a me lavar

Ma, chissà perché, a me fece più impressione la donna che si sfregava le mani, allucinata. Nel libretto del Macbeth verdiano la frase è “Chi poteva in quel vegliardo tanto sangue immaginar?”

In questa scena di sonnambulismo regna sovrana e credo che continuerà a farlo per sempre Maria Callas, che proprio non posso fare a meno di proporre, nonostante che in questa parte si siano poi distinte anche altre cantanti: dalla Gencer alla Scotto, dalla Nilsson alla Bumbry sino, si parva licet, a Vittoria Yeo (la penultima Lady che ho ascoltato in teatro) dei nostri giorni.

Quindi rivedere e risentire il Macbeth è per me particolarmente emozionante, perché trovo sia una delle opere migliori di Verdi e anche perché mi ricorda la mia lontanissima infanzia.

Fatta questa inutile premessa, ecco i principali protagonisti della prima rappresentazione di Macbeth, il 14 marzo 1847 a Firenze.

    Macbeth (Felice Varesi)

    Lady Macbeth (Marianna Barbieri-Nini)

    Banco (Nicola Benedetti)

    Macduff (Angelo Brunacci)

Vale la pena approfondire un minimo le personalità dei due protagonisti “primi interpreti” dell’opera.

Macbeth

Il creatore del ruolo fu Felice Varesi, del quale apprendiamo dai sacri testi che era “basso, tarchiato, un po’ sbilenco” e che aveva una voce “vibrante, sonora e pastosa”.

Varesi

Inoltre:
Fu istruito nelle belle lettere, nella matematica, nella fisica, nel disegno, nell’architettura, nelle lingue, e tra’ Maestri ebbe il celebre Abate Pozzoni. Dotato d’una voce baritonale agile, pastosa, robusta, intuonata, imparò il canto, e l’autunno 1834 esordi col Furioso e il Torquato al Teatro di Varese, nell’ Eden della Lombardia, ove in quella stagione sono raccolti i più bei fiori e le menti più squisite e gentili della Capitale. Non sapremmo quale città d’Italia non l’abbia udito e apprezzato, poichè pel volgere d’anni moltissimi ei mai non ebbe un momento di tregua, dall’uno all’altro teatro passando. Anche la Spagna, anche il Portogallo, anche Parigi lo reputarono sommo nel tragico, nel semi-serio, nel giulivo, nel buffonesco, attribuendogli la duplice e rara qualità di cantante attore. Coppola scrisse per esso Giovanna I, e Verdi lo volle a protagonista delle principali sue Opere.

A Varesi stesso si rivolge Verdi in una famosa lettera, nella quale spiega dettagliatamente come interpretare il personaggio di Macbeth.
Il celebre baritono poi legò il suo nome a due opere della trilogia popolare di Verdi: Rigoletto e Traviata, anche se nella parte di Giorgio Germont non ebbe, alla prima, un grande successo e anzi fu considerato concausa del tonfo all’esordio.

Lady Macbeth

BarbieriNini

Della terribile Marianna Barbieri-Nini ho già parlato più volte, ma giova riprenderne in questo caso i tratti salienti.
La Marianna Barbieri-Nini fu un soprano di fama pari solo alla sua bruttezza, poverina.
Giuseppina Strepponi, la seconda moglie di Verdi, la omaggiò di questo sintetico e viperino parere:

S’ella ha trovato marito non può disperar più nessuna di trovarlo.

Oddio, bellissima non era di certo, almeno a giudicare dalla documentazione disponibile, ma evidentemente era anche molto brava, tanto che fu la prima interprete di parti monstre come Lucrezia Contarini nei Due Foscari e della diabolica Lady nel Macbeth, sempre di Verdi, oltre che di numerose opere di Donizetti.

Francesco Regli, (autore del libro dal titolo più lungo del mondo e cioè Dizionario biografico dei più celebri poeti ed artisti melodrammatici, tragici e comici, maestri, concertisti, coreografi, mimi, ballerini, scenografi, giornalisti, impresari, ecc. ecc. che fiorirono in Italia dal 1800 al 1860.) la gratifica, tra gli altri complimenti, di questo giudizio:

Acclamatissima cantante fiorentina padre era impiegato alla Corte del Gran Duca di Toscana Il Maestro Cav Luigi Barbieri iniziolla il primo alla musica ea andò gloriosa d avere ad auspici e precettori una Giuditta Pasta il Vaccaj Dopo il felicissimo esperimento di due Teatri nel carnovale 1839 40 andò alla Scala di Milano ove apparve sotto spoglie d Antonina nel Belisario L Impresa si era sbagliata scelta del suo dèbut e poi per la ragione di tenerla a suoi stipendi non doveva esporre sopra scene di tanta esigenza una giovane principiante Non è dunque a maravigliare se la Barbieri ebbe la peggio L Appalto intanto da cui dipendeva anzichè sorreggerla la disanimò costringendola persino a cantare alla Ca nobbiana fra un atto e l altro della Commedia Però la Barbieri non si è prostrata sotto il pondo della sua sventura e fatti valere i suoi diritti in tribunale ne usci vincitrice si sciolse da quel malaugurato contratto e incominciò una nuova èra sotto gli auspici di Alessandro Lanari Da quell epoca non sapremmo quale Teatro non la festeggiasse in Italia ed all Estero Vi fu un momento nella professione musicale che non si parlava che della Barbieri La sua stupenda voce i suoi arditi slanci il suo esteso repertorio la resero per moltissimi anni la delizia e il sostegno dei Pubblici e degli Impresarii L Accademia di Santa Cecilia di Roma il Liceo di Belle Arti e la Filarmonica di Firenze tante altre accreditate Accademie la fecero loro Socia e il Gran Duca di Toscana la creò sua Cantante di camera Il Maestro Mabellini scrisse per essa Il Conte di Lavagna Giuseppe Verdi due Foscari Giovanni Pacini il Lorenzino de Medici Non sappiamo perchè da qualche tempo la si lasci oziosa nella sua nativa Firenze mentre potrebbe ancora prestare alle scene utili servigi.

Il fatto è che Verdi stesso scrisse che la sua Lady Macbeth doveva essere brutta e cattiva, dotata di una voce aspra, soffocata, cupa. E quindi la Barbieri-Nini, evidentemente, in questi panni faceva – come si suol dire elegantemente – la sua porca figura (smile).
Insomma, vedremo come Anna Netrebko riuscirà a trasformarsi!

Per ora è tutto, un saluto a tutti, ci rileggiamo per la consueta recensione semiseria e fulminea.

Recensione addolorata del Barbiere di Siviglia di Rossini al Teatro Verdi di Trieste: bravi gli artisti, ma il pubblico non c’è!

Spiace, spiace molto segnalare che il teatro è stato quasi disertato dal pubblico. E sì che di svago abbiamo bisogno…

È noto che la prima del Barbiere di Siviglia, il 20 febbraio 1816 a Roma, fu un disastro. I motivi di tale tonfo non furono esclusivamente artistici e l’aneddotica del fiasco della prima è ricca e spumeggiante: dal tenore Manuel Garcia che rompe una corda della chitarra mentre canta l’aria di entrata, all’interprete di Basilio che scivola, si rompe il naso e continua a cantare sanguinante per finire con un gatto nero che salta sul palco e molesta i cantanti. Eppure, a più di duecento anni di distanza il Barbiere continua a essere una delle opere più rappresentate in tutto il mondo, perché il tempo è (quasi) sempre galantuomo e soprattutto la musica di Rossini galleggia nell’empireo dell’Arte.
Massimo Luconi, che firma regia e scene dello spettacolo al Verdi di Trieste, asseconda il libretto di Sterbini nel solco della tradizione e con un occhio alla Commedia dell’Arte, ambientando la vicenda in un non luogo in cui i personaggi si muovono con leggerezza in uno spazio con pochi elementi scenografici. L’interazione tra i caratteri è scarna ma curata e al resto pensano gli artisti, tutti o quasi veterani delle loro parti.


Ne esce un allestimento poverello ma gradevole e onesto, di quelli che non lasciano il segno e non disturbano , che ha il pregio di accompagnare il pubblico nella cortese commedia degli equivoci rossiniana. Non manca un garbato accenno all’attuale schiavitù delle mascherine.
Nel solco della tradizione anche la direzione di Francesco Quattrocchi, che sceglie una lettura forse un po’ pigra nelle agogiche ma attenta a non essere troppo esuberante nelle dinamiche. Ben eseguita la famosa Ouverture, brillanti i concertati, preciso l’accompagnamento ai cantanti. Ottima la prestazione dell’Orchestra del Verdi, al pari di quella del Coro maschile preparato da Paolo Longo e della bravissima Adele D’Aronzo, maestro collaboratore.
La compagnia di canto è sembrata affiatata, omogenea e divertita e tutti gli artisti si sono espressi a un buon livello.
Mi piace segnalare l’ottima prova del soprano Elisa Verzier (Berta) che ha cantato bene l’aria di sorbetto Il vecchiotto cerca moglie e ha svettato con la sua voce limpida e cristallina nei concertati.
Antonino Siragusa è ormai vicino alle quattrocento recite nei panni del Conte di Almaviva ed è stato una volta di più convincente in una parte piena di asperità tecniche certo, ma che richiede anche la capacità di cantare dolcemente, come si addice al tenore rossiniano amoroso. Il pubblico gli ha tributato numerosi applausi a scena aperta, meritatissimi.
Buona anche la prestazione di Paola Gardina (Rosina), che ha connotato il suo personaggio di grazia e civetteria con misura, senza ricorrere a effetti plateali troppo accentuati. La voce è di bel timbro e la linea di canto pulita anche nelle agilità.
Bravo Mario Cassi nei panni di un Figaro esuberante e giovanile, vitale nella continua ricerca di stratagemmi e inganni che aiutino l’amico Almaviva alla conquista di Rosina. Ottima la cavatina iniziale ma di là delle indubbie qualità vocali il baritono ha colpito per la padronanza del palcoscenico.
Fabio Previati ha caratterizzato il suo Bartolo con intelligenza, evitando atteggiamenti ormai datati e puntando su una recitazione sobria, agile e al contempo divertente. Nell’aria A un dottor della mia sorte si è apprezzata la confidenza con il sillabato rossiniano.
Guido Loconsolo, voce di basso imponente, si è distinto per la bella interpretazione di Don Basilio, strappando applausi nella famosa aria della calunnia.
Apprezzabili anche i contributi di Giuseppe Esposito (solido Fiorello) e Armando Badia (Ufficiale).
In una serata divertente e riuscita l’unica nota stonata da registrare è la scarsa presenza di pubblico: è davvero doloroso vedere un teatro con pochi spettatori. Certo la contingenza, con tutte le incertezze che conosciamo, non è favorevole, ma forse sarebbe bene provare una strategia di comunicazione più aggressiva e anche una programmazione più varia.
Successo indiscutibile per tutta la compagna di canto e ovazioni, meritate, a tutti gli artisti.

Il Conte d’AlmavivaAntonino Siragusa
RosinaPaola Gardina
FigaroMario Cassi
BartoloFabio Previati
BasilioGuido Loconsolo
BertaElisa Verzier
FiorelloGiuseppe Esposito
Un UfficialeArmando Badia
  
DirettoreFrancesco Quattrocchi
Direttore del CoroPaolo Longo
  
Regia e sceneMassimo Luconi
  
Orchestra e Coro del Teatro Giuseppe Verdi di Trieste



Divulgazione semiseria dell’opera lirica: le 10 cose da sapere su Il barbiere di Siviglia di Rossini, da sabato prossimo al Teatro Verdi di Trieste.

Al Teatro Verdi di Trieste, dopo una Madama Butterfly non entusiasmante e due ottimi concerti di musica sinfonica, è arrivato il momento dell’opera buffa con Il barbiere di Siviglia di Rossini.
Solita domanda retorica: potevo io non scrivere qualcosa prima della prima? Certo che potevo, ma sapete com’è, c’è sempre qualcuno che magari di quest’opera sa poco o nulla. E allora ecco qui, in ordine sparso dieci cose da sapere sul Barbiere di Siviglia.
Comincerei con un evergreen (strasmile):

Nel proseguo sinteticamente altre notiziole, ricordando che – come ci ha anticipato Bugs Bunny – il libretto è stato tratto da una trilogia teatrale del francese Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais che comprende anche Le Nozze di Figaro musicate da Mozart. Il Barbiere di Siviglia, prima di Rossini, fu musicato con enorme successo nel 1872 da Giovanni Paisiello.

  1. L’opera debuttò al Teatro Argentina di Roma il 20 febbraio 1816: fu un fiasco clamoroso.
  2. Il titolo originale è Almaviva o sia L’inutil precauzione.
  3. Il lavoro è tratto da una commedia scritta da Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais, da cui il compositore Giovanni Paisiello aveva già tratto, nel 1787, il suo Barbiere di Siviglia che ebbe un successo straordinario.
  4. La presunta rivalità tra Paisiello e Rossini spinse a scrivere nel libretto di Cesare Sterbini il seguente Avvertimento pubblico, una mostruosa excusatio non petita che chissà, forse incendiò ancora di più gli animi: La commedia del signor Beaumarchais intitolata Il barbiere di Siviglia, o sia L’inutile precauzione si presenta in Roma ridotta a dramma comico col titolo di Almaviva, o sia l’inutile precauzione all’oggetto di pienamente convincere il pubblico de’ sentimenti di rispetto e venerazione che animano l’autore della musica del presente dramma verso il tanto celebre Paisiello che ha già trattato questo soggetto sotto il primitivo suo titolo. Chiamato ad assumere il medesimo difficile incarico il signor maestro Gioachino Rossini, onde non incorrere nella taccia d’una temeraria rivalità coll’immortale autore che lo ha preceduto, ha espressamente richiesto che Il barbiere di Siviglia fosse di nuovo interamente versificato, e che vi fossero aggiunte parecchie nuove situazioni di pezzi musicali, che eran d’altronde reclamate dal moderno gusto teatrale cotanto cangiato dall’epoca in cui scrisse la sua musica il rinomato Paisiello. Qualche altra differenza fra la tessitura del presente dramma, e quella della commedia francese sopraccitata fu prodotta dalla necessità d’introdurre nel soggetto medesimo i cori, sì perché voluti dal moderno uso, sì perché indispensabili all’effetto musicale in un teatro di una ragguardevole ampiezza. Di ciò si fa inteso il cortese pubblico anche a discarico dell’autore del nuovo dramma, il quale senza il concorso di sì imponenti circostanze non avrebbe osato introdurre il più piccolo cangiamento nella produzione francese già consagrata dagli applausi teatrali di tutta l’Europa.

  5. L’aneddotica del fiasco della prima è ricca e spumeggiante e va dal tenore Manuel Garcia che rompe una corda della chitarra mentre canta l’aria di entrata, all’interprete di Basilio che scivola, si rompe il naso e continua a cantare sanguinante, a un gatto nero che salta sul palco e molesta i cantanti (strasmile).

  6. Qui potete trovare la trama della vicenda https://it.wikipedia.org/wiki/Il_barbiere_di_Siviglia_(Rossini)#Trama
  7. La famosa Ouverture in realtà fu scritta per Aureliano in Palmira, sempre di Rossini, nel 1813. Nel Barbiere ci sono altri autoimprestiti (prassi normale a quei tempi): da Elisabetta, Regina d’Inghilterra e da Sigismondo.
  8. La parte di Rosina è scritta originariamente per contralto. La prima interprete fu Gertrude Righetti-Giorgi, che fu anche la prima Angelina, protagonista di La Cenerentola.
  9. Al Teatro Verdi di Trieste l’opera debuttò nel 1817, mentre l’ultimo allestimento risale al 2017.
  10. Nel 2020 Il barbiere di Siviglia è stata la sesta opera più rappresentata al mondo.

Bene, ora non mi resta che darvi appuntamento alla recensione di sabato prossimo, un saluto a tutti, anzi, that’s all folks!

La stagione del Teatro Ivan Zajc a Fiume.

A pochi giorni dall’apertura ufficiale della nuova stagione operistica, il Teatro nazionale croato Ivan de Zajc di Fiume presenta a Trieste la stagione operistica, concertistica e di balletto. La conferenza-evento al Caffè Tommaseo, impreziosita da alcune performance degli artisti delle compagnie stabili del teatro, è stata organizzata dall’Associazione Amici della lirica Giulio Viozzi, che da diversi anni segue e promuove l’attività artistica del vivace teatro fiumano. Proprio l’assidua frequentazione di questo teatro da parte del pubblico triestino ha portato anni fa alla scelta di presentare a Trieste quella parte della ricca e sfaccettata stagione del Zajc dedicata agli amanti della musica e della danza.

Hanno preso parte all’incontro il sovrintendente del teatro Marin Blažević, il direttore artistico del Balletto Maša Kolar, il direttore musicale principale Valentin Egel, mentre i numeri di canto e danza a corredo della presentazione sono stati a cura di Leonora Surian Popov, Serena Ferraiuolo, Anamarija Knego e Michele Pastorini.

TRISTAN

OPERA

La stagione operistica del Zajc, curata dal direttore artistico Filip Fak, comprende cinque titoli. L’apertura del 24 novembre sarà nel segno dell’amatissima Zauberflöte di Wolfgang Amadeus Mozart, nella regia di Renata Carola Gatica, con la direzione del maestro Valentin Egel e un cast di giovani promesse dell’opera, talenti da scoprire e che certamente conquisteranno il pubblico di tutte le generazioni con il fascino eterno di questa fiaba simbolica.

Seguiranno nel mese di marzo due atti unici in coproduzione con il TNC di Osijek. Si tratta dell’insolita e intrigante combinazione del Gianni Schicchi di Puccini e di Arlecchino di Ferruccio Busoni. La regia del primo è curata dal celebre Fabrizio Melano, che da oltre quarant’anni collabora con i maggiori teatri d’opera internazionali e principalmente con il Metropolitan di New York. L’Arlecchino di Busoni, nella regia di Marin Blažević, è la parodia di diverse opere, ma anche dello stesso genere dell’opera lirica. Al fianco dei solisti dell’Opera di Fiume si esibiranno i membri del Dramma Italiano di Fiume e i solisti dell’Opera di Osijek. L’eccellente Giorgio Surian interpreterà Gianni Schicchi, Anamarija Knego vestirà i panni di Lauretta, mentre Andrea Tich sarà Arlecchino.

La collaborazione con l’Orchestra filarmonica di Zagabria si concretizzerà in questa stagione d’opera nella première dello spettacolo di punta della nuova stagione, ovvero Erwartung di Arnold Schönberg, definita dall’autore stesso come la “rappresentazione al rallentatore di un secondo di pura eccitazione spirituale” nella descrizione musicale della notte angosciosa vissuta da una donna che cerca nel bosco il proprio amante. La protagonista sarà Dubravka Šeparović Mušović. Accanto a questa première, il dittico al femminile verrà completato dalla ripresa di Didone ed Enea di Henry Purcell, proposta al pubblico per la prima volta nel 2018 nella regia della giovane regista finlandese Mirva Koivukangas.

Nei mesi scorsi l’Opera di Fiume ha proposto alcune fortunate riprese di Madama Butterfly, Tosca e Cavalleria rusticana, mentre altre riprese sono in programma nel 2022, a partire dall’opera Roméo et Juliette di Charles Gounod, seguita dal Tristan und Isolde di Wagner nella regia della statunitense Anna Bogart con ospiti d’eccezione nei ruoli principali: Maida Hundeling nelle vesti di Isotta e Lars Cleveman nei panni di Tristano.

CONCERTI

Maida Hundeling ha dato l’avvio anche alla stagione concertistica del Zajc con il recente concerto di gala in un’antologia di brani d’opera. L’orchestra del teatro, l’unica in Croazia ad affiancare attività sinfonica ed operistica, sarà impegnata in dicembre nell’esecuzione della Sinfonia n. 4 di Čajkovskij e del Concerto per violino di Max Bruch con il solista Anton Kyrylov. Seguirà il Concerto di Capodanno dal titolo suggestivo Le mille e una notte e musiche dai tratti esoticì.  

All’inizio dell’anno sarà possibile ascoltare la Sinfonia n.2 di Gustav Mahler sotto la direzione del maestro Philipp von Steinaecker, in collaborazione con il coro della Radiotelevisione croata. Seguirà una serata dedicata alla musica russa, con la miniatura Il Lago incantato di Lijadov e il Concerto per violino e orchestra di Prokofiev interpretato dal giovane violinista tedesco Niklas Liepe. 

Il concerto successivo proporrà l’anteprima croata di un brano insolito, un Concerto per chitarra, basso elettrico e orchestra di Lauri Porra con l’autore nelle vesti di solista. Sarà anche presentato per la prima volta a Fiume il Concerto per orchestra di Witold Lutoslawski diretto dal maestro Ville Matvejeff.

L’Orchestra sinfonica di Fiume celebrerà la settimana pasquale con l’esecuzione della celeberrima Passione secondo Matteo di Bach, mentre nel concerto successivo il Maestro Valentin Egel dirigerà un singolare abbinamento tra l’ultima sinfonia di Haydn e la prima sinfonia di Brahms, precedute dalle brahmsiane Variazioni su un tema di Haydn

Una chicca speciale è rappresentata dall’evento a conclusione della stagione 2021/2022: il violoncello solista dell’Orchestra filarmonica di Berlino Bruno Delepelaire, ha composto un concerto su commissione dell’Orchestra filarmonica di Fiume e ne sarà l’interprete principale. Nella stessa serata sarà possibile ascoltare anche il Concerto per violoncello di Elgar e la Sinfonia n.1- Titano di Gustav Mahler.

BALLETTO

Nella stagione 2021/2022 il Balletto di Fiume, diretto da Maša Kolar, presenterà un programma basato sull’eccellenza e la varietà. Assecondando le aspettative del pubblico, Lo schiaccianoci sarà il classico delle feste natalizie in una splendida produzione firmata dal coreografo Mauro de Candia.

Nel mese di febbraio andrà in scena la prima del balletto Trilogia mediterranea che comprende Pulcinella del coreografo italiano Giovanni di Palma (un omaggio alla commedia dell’arte), Preludio al pomeriggio di un fauno di Claude Debussy, Rapsodia spagnola nella coreografia di un nome emergente della danza europea, ovvero Filipe Portugal.  

Un nome affermato come quello del celebre coreografo Jiříj Bubeniček darà voce nel mese di aprile alla più romantica delle storie d’amore, Romeo e Giulietta, nel suo magnifico connubio tra  Shakespeare e Prokofiev.

FOTO in allegato dagli spettacoli DIDONE E ENEA, ROMEO E GIULIETTA, TRISTANO E ISOTTA

Associazione triestina Amici della Lirica Giulio Viozzi/Via G. Mazzini, 26 – Trieste/info@amiciliricaviozzi.it

HNK Ivana pl. Zajca/PRESS OFFICE tel.++385.51.355.915/ email: milena.jerneic@hnk-zajc.hr


OPERA 2021/22

Wolfgang Amadeus Mozart

IL FLAUTO MAGICO

Direttore d’orchestra: Valentin Egel

Regista: Renata Carola Gatica

Prima produzione a Fiume: 24 novembre 2021

Collaborazione con il Dramma Italiano e coproduzione con il Teatro nazionale di Osijek

Ferruccio Busoni

ARLECCHINO

&

Giacomo Puccini

GIANNI SCHICCHI

Direttore d’orchestra: Valentin Egel

Registi: Marin Blažević (“Arlecchino”), Fabrizio Melano (“Gianni Schicchi”)

Protagonisti: Giorgio Surian, Anamarija Knego, Aljaž Farasin, Michaela Selinger, Domagoj Dorotić, Ivana Srbljan

Première a Fiume: 2 marzo 2022

Henry Purcell

DIDONE ED ENEA

Direttore d’orchestra: Valentin Egel

Regista: Mirva Koivukangas

Protagonisti: Michaela Selinger, Ivana Srbljan, Domagoj Dorotić, Marko Fortunato

Ripresa: 18 marzo 2022

&

Coproduzione con l’Orchestra filarmonica di Zagabria 

Arnold Schönberg

ERWARTUNG / ATTESA

Monodramma in un atto

Direttore d’orchestra: Valentin Egel

Regista: Marin Blažević

Mezzosoprano: Dubravka Šeparović Mušović

Première a Fiume: 18 marzo 2022CONCERTI 2021/22

Beethoven, Bruch, Čajkovskij

Direttore d’orchestra: Valentin Egel

Solista: Anton Kyrylov, violino

Ludwig van Beethoven: Coriolano – ouverture

Max Bruch: Concerto per violino e orchestra n. 1 in sol minore

Peter Iljič Čajkovskij: Sinfonia n. 4 in fa minore

4 dicembre 2021

Concerto di capodanno – Le mille e una notte

Direttore d’orchestra: Valentin Egel

Nikolaj Rimskij-Korsakov: Sheherazade, suite sinfonica

Carl Nielsen: Aladdin, suite (brani)

Aleksandar Borodin: Danza delle fanciulle polovesiane dal II atto dell’opera Il principe Igor

Aram Chačaturjan: Adagio dal balletto Spartak

Johann Strauss II.: Valzer, polke, marce…  e altre sorprese

27, 28, 29 e 30 dicembre 2021

In collaborazione con l’Orchestra sinfonica e il Coro della Radio televisione croata

Mahler: Sinfonia n. 2 – Resurrezione

Direttore d’orchestra: Philipp von Steinaecker

Solisti: Anamarija Knego, soprano; Ivana Srbljan, mezzosoprano

Gustav Mahler: Sinfonia n. 2 in Do minore

28 gennaio 2022

Liadov, Prokofiev, Rachmaninoff

Direttore d’orchestra: Valentin Egel

Solisti: Niklas Liepe, violino

Anatolij Lijadov: Il lago incantato, canto sinfonico

Sergej Prokofiev: Concerto n. 2 in sol minore

Sergej Rachmaninoff: Danze sinfoniche, suite per orchestra

19 febbraio 2022

Sibelius, Porra, Lutosławski

Direttore d’orchestra: Ville Matvejeff

Solista: Lauri Porra, chitarra basso elettrica

Jean Sibelius: La figlia di Pohjola, poema sinfonico

Lauri Porra: Concerto per chitarra basso elettrico e orchestra

Witold Lutosławski: Concerto per orchestra

29 marzo 2022

Bach: Passione secondo Matteo

Direttore d’orchestra: Philipp von Steinaecker

Johann Sebastian Bach: Matthäus-Passion / Passione secondo Matteo, BWV 244

15 aprile 2022

Brahms, Haydn

Direttore d’orchestra: Valentin Egel

Johannes Brahms: Variazioni su un tema di Haydn in mi maggiore

Joseph Haydn: Sinfonia n. 104 in Re maggiore, Londra

Johannes Brahms: Sinfonia n. 1 in do minore

10 maggio 2022

Gran finale – Delepelaire, Elgar, Mahler

Direttore d’orchestra: Valentin Egel

Solisti: Bruno Delepelaire, violoncello (violoncello solista dell’Orchestra filarmonica di Berlino)

Bruno Delepelaire: première della sua nuova composizione

Edward Elgar: Concerto per violoncello e orchestra in mi minore

Gustav Mahler: Sinfonia n. 1 in Re maggiore – Titano

18 giugno 2022


BALLETTO 2021/22

TRILOGIA MEDITERRANEA:

Igor Stravinskij, Giovanni Battista Pergolesi – Giovanni di Palma

PULCINELLA

Coreografo: Giovanni di Palma

&

Claude Debussy – Maša Kolar

IL POMERIGGIO DI UN FAUNO

Coreografa: Maša Kolar

&

Maurice Ravel – Filipe Portugal

RAPSODIA SPAGNOLA

Coreografo: Filipe Portugal

Première: 11 febbraio 2022

Sergej Prokofiev

ROMEO E GIULIETTA

Il Balletto e l’Orchestra sinfonica di Fiume

Direttore d’orchestra: Valentin Egel

Coreografia e concetto: Jiří Bubeníček

Première: 28 aprile 2022

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