Di tanti pulpiti.

Dal 2006, episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

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Mini guida all’ascolto per il terzo concerto al Verdi di Trieste: la caccia al romantico.

Viandante sul mare di nebbia (Der Wanderer über dem Nebelmeer) di Caspar David Friedrich

Il terzo concerto al Teatro Verdi di Trieste, per la rassegna Giovani talenti, può essere considerato un tuffo nel Romanticismo. Forse vale la pena interrogarsi brevemente su cosa sia stato questo movimento culturale.
La prima caratteristica che mi preme sottolineare è che si è trattato di una temperie trasversale e transnazionale, che ha attraversato le Arti in tutta Europa. Gli ingredienti del Romanticismo sono molti, e spesso apparentemente in contrasto tra loro.
In questa specie di pentolone si ritrovano paesaggi brumosi, cavalieri senza macchia e senza paura, poeti dannati, eroine esangui, demoni e tanti altri archetipi di una corrente di pensiero che non così raramente s’interseca col sogno e l’illusione onirica. Non a caso uno dei manifesti del Romanticismo è il celebre dipinto Viandante sul mare di nebbia (Der Wanderer über dem Nebelmeer) di Caspar David Friedrich.

Uno, nessuno e centomila, mi verrebbe da chiosare con un po’ di sano cinismo.
Tra i compositori romantici Frédéric Chopin ha un posto di rilievo, perché alcune vicende della sua vita – la sfortuna nelle relazioni sentimentali, la morte precoce – lo rendono un perfetto testimone del suo tempo.
Chopin fu anche un grandissimo pianista e il Concerto n. 1 in mi minore per pianoforte e orchestra, Op. 11 che aprirà il programma al Teatro Verdi è un abito che si è cucito su misura quando era ancora giovanissimo.
Scritto in tre movimenti – Allegro maestoso, Romanza, Rondò – la pagina si caratterizza per una presenza molto rarefatta dell’orchestra che dialoga sommessamente col solista al pianoforte.
Prevale una cantabilità piuttosto pronunciata, screziata da qualche ripiegamento sombre che ne aumenta il fascino. Il Rondò finale, invece, si impone per l’immediata comunicativa, frutto di reminiscenze di danze popolari.
Nella seconda parte della serata è prevista la Sinfonia n. 7 in re minore op. 70 di Antonin Dvořák, in cui ritroviamo molte delle caratteristiche del concerto per pianoforte di Chopin, ovviamente declinate in modo diverso, perché diverso è il linguaggio della forma musicale sinfonica.
Scritta nei classici quattro movimenti (Allegro maestoso, Poco Adagio, Scherzo vivace, Allegro), basterebbe il sottotitolo del primo movimento (Del tempo torbido) per classificarla come appartenente al genere romantico.
In realtà la pagina si distingue – com’è ovvio, siamo nel 1885 – per marcate influenze wagneriane che si manifestano, per esempio, nel suono degli archi gravi e in una magniloquenza generale, non priva di grandi intuizioni melodiche. Ancora, come in Chopin, appaiono evidenti le origini popolaresche di una musica che alterna momenti spumeggianti e marziali ad altri in cui prevale un intimismo più raccolto.
Buon ascolto, quindi, e a presto.

Sinfonia d’autunno (no, non quella di Bergman).

Come qualcuno sa, da qualche tempo ho ripreso l’antica passione per la fotografia. In autunno, non lo scopro certo io, i colori e le atmosfere sono particolarmente suggestive. Negli ultimi giorni ho scattato alcune foto che non mi spiacciono e perciò, visto che per ora gli impegni musicali sono ancora ridotti – ma verso fine mese ci sarà una discreta accelerazione – , le propongo qui su questo contenitore virtuale cui sono sempre più affezionato: sta invecchiando e le rughe si vedono piuttosto bene. Una metafora? No, ché non so neanche cosa significhi (strasmile).
Le foto sono state scattate perlopiù sul carso triestino e sloveno. Leggi il resto dell’articolo

La stagione sinfonica 2016 e il Rigoletto d’apertura della stagione lirica 2016-2017.

Questa è l’ultima recensione che firmo per La Classica Nota, una creatura che ho amato moltissimo e che mi ha dato tante soddisfazioni e anche qualche amarezza.
Per fortuna la musica NON finisce mai.
Sipario.

 

Per me era finita così, ma dopo qualche mese è successo questo e perciò mi sono sentito in dovere di reagire.

Con questo articolo rimedio, parzialmente, alla folle e criminale decisione di un oscuro censore del Piccolo, quotidiano di Trieste, di cancellare dalla Rete il blog d’autore La Classica Nota di cui ero titolare.
Per l’ultima volta chiedo scusa a tutti gli artisti e al Teatro Verdi per l’incresciosa situazione e per i perversi accadimenti.
Il prossimo post sarà finalmente normale, nel senso che parlerà di Evgenij Onegin di Pëtr Il’ič Čajkovskij, operà che aprirà la stagione lirica di quest’anno.
Ovviamente le statistiche qui, su Di tanti pulpiti, sono alle stelle. Ci tengo a sottolinearlo anche se nella contingenza è del tutto marginale.
Qui ci sono anche alcune foto del Rigoletto di cui sopra, per provare a immergerci nel magico clima del teatro lirico. Leggi il resto dell’articolo

Una serata al femminile al Teatro Verdi di Trieste.

Anche il secondo concerto della stagione sinfonica triestina è stato un successo di pubblico. Mi pare che l’affluenza, a occhio perché non ho dati precisi, sia decisamente più alta dell’anno scorso. In percentuale – ed è importante – credo che anche gli spettatori più giovani, favoriti da prezzi davvero convenienti, siano in aumento.

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In quest’occasione il programma prevedeva un’Ouverture, un concerto per pianoforte e orchestra, una sinfonia. Il tutto amalgamato da Valentina Peleggi, giovane bacchetta all’esordio a Trieste, che ha fatto un buon lavoro anche grazie all’Orchestra del Verdi che si sta assestando su livelli di rendimento molto alti.chloe-mun
La solista, Chloe Mun, merita un discorso a parte e su La Classica nota potete trovare i particolari (dal mio punto di vista, ovviamente) su di lei e sulla serata in generale.

Chiudo con una segnalazione e una piccola postilla personale.
Vi invito a seguire questo nuovo blog, curato dal mio amico Giuliano.
E poi.
Non sono in formissima e perciò una volta di più ringrazio la mia passione per la musica che, come più volte in passato, mi ha aiutato a superare momenti difficili.
Un saluto a tutti, alla prossima.

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