Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Archivi Categorie: coppie di fatto

Tristan und Isolde al Teatro Verdi di Trieste: cronaca di una non morte annunciata.

Insomma, siamo arrivati felicemente alla fine nonostante le difficoltà. Serata impegnativa, decisamente. Ah, sì, scusate, sto parlando di me percosso da una feroce infreddatura (strasmile) che mi ha reso ben più allucinato di Tristan nel terzo atto.
Qui qualche foto della generale.
Uno zombie, sembravo, e per fortuna che al Verdi mi vogliono bene e mi hanno sistemato in un palco sterilizzato dal secondo atto in poi. Nonostante questo, la democratica diffusione di bacilli durante il primo atto in platea ha decimato il pubblico triestino, che già di suo, mediamente, è pericolosamente esposto ai colpi d’aria vista l’età media rilevabile solo col Carbonio-14 o col carotaggio. Ho visto una coppia che presentava evidenti residui del Quaternario.
Ma passiamo alle cose meno serie, un saluto a tutti!

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Divulgazione sconsiderata della musica lirica: Tristan und Isolde, ovvero di quello che non si può dire nè scrivere.

Anche per un perfect wagnerite – nel mio caso wagneriano fradicio sembra più appropriato – non è agevole dire due parole su Tristan und Isolde, titolo impegnativo che il Teatro Verdi presenta al pubblico in una nuova produzione autoctona.
Tale è infatti la complessità dell’opera che trovare un focus è impresa ardua.
Ci provo, abbiate pietà.

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Recensione seria di Il segreto di Susanna di Ermanno Wolf-Ferrari al Teatro Verdi di Trieste.

Una serata divertente, purtroppo per pochi intimi. Consiglio a tutti di non perdere questa produzione, ne vale la pena; ci potete andare anche domani alle 18. E poi, dai, dura solo un’oretta e il biglietto costa poco (strasmile)! Leggi il resto dell’articolo

Divulgazione abbastanza seria dell’opera lirica: Les Pêcheurs de Perles di Georges Bizet.

La prossima settimana, venerdì 10 marzo, al Teatro Verdi di Trieste, torna Les Pêcheurs de Perles di Georges Bizet.
Ho pensato perciò che qualcuno potrebbe essere interessato a una piccola guida all’ascolto di quest’opera che non è certo tra le più rappresentate. Ho scritto quello che con termine tecnico si definisce un longform, che è un anglicismo per definire in modo trendy una lenzuolata noiosissima (strasmile).pesc1 Leggi il resto dell’articolo

Una grande Daniela Mazzucato illumina La voix humaine di Poulenc al Teatro Verdi di Trieste.

Qualche volta succede che le emozioni più grandi siano inaspettate o quasi.
È quello che è successo ieri al Ridotto del Teatro Verdi di Trieste con La voix humaine di Francis Poulenc. Pensavo, infatti, che sarebbe stato difficile superare l’impatto emotivo della serata di circa dieci anni fa, protagonista sempre Daniela Mazzucato. Invece i grandi artisti sono tali proprio perché per quanto lo scorrere del tempo lasci, come su tutti noi, qualche segno e qualche ruga metaforica o meno, sanno reinventarsi e andare avanti.
A seguire la cronaca di una bellissima serata.mazzu1 Leggi il resto dell’articolo

Recensione semiseria de I Capuleti e i Montecchi di Bellini al Teatro La Fenice di Venezia. Tragedia: muoiono Romeo e Giulietta.

Dell’orrida Venezia che dire? Poco, questa volta, soprattutto perché evidentemente in gennaio i gabbiani assassini stanno ancora smaltendo qualche viaggiatore morto avanzato dalle crapule festive e la carne fresca – visto il ridotto afflusso turistico (si fa per dire) – è più difficilmente reperibile.

Un gabbiano gigante travestito da aereo, mentre attacca uno stormo di aquile.

Un gabbiano assassino gigante travestito da aereo, mentre attacca uno stormo di aquile.

Peraltro, anche in questo periodo la trasferta lagunare mi ha lasciato un bel ricordo: l’immagine di una coppia etero di giapponesi in cui l’elemento maschile avanzava per le calli tenendo teso un braccio che brandiva una prolunga di circa 1.5m con in cima una minitelecamera rivolta verso l’alto. Ha rischiato di levare gli occhi più volte ai passanti ma forse , ci ho pensato ora, non era a scopo turistico ma il tipo si è inventato una specie di NORAD in salsa orientale per difendersi dagli attacchi dei gabbiani kamikaze. Dopotutto i giapponesi hanno esperienza di questo tipo di incursioni (strasmile).
Ma, come sempre, passiamo alle cose meno serie. Leggi il resto dell’articolo

Recensione semiseria della Traviata di Giuseppe Verdi alla Fenice di Venezia (2013).

Lo so che tutti conoscete la trama della Traviata di Giuseppe Verdi, però qui passa spesso anche qualche ignorantone, perciò non posso fare a meno di segnalare che la premiata ditta Arfonso&Giò (una coppia di fatto di nuovi mostri) offre aggratis questo servizio.  Cliccate e approfittatene [ahò, der servizio no de Arfonso o Giò (strasmile)].Traviata 1
Io lo sostengo da sempre, l’orrida Venezia sarà pure orrida, appunto, ma è unica. E non certo per le solite cose che dicono tutti e che non sto a ripetere. Venezia è unica per lo spettacolo gratuito che danno le persone, o meglio i turisti. Il turista è una mutazione genetica, non credo si possa considerare una persona in senso stretto. Leggi il resto dell’articolo

Jessica Pratt e Michael Spyres, la nuova coppia di fatto della lirica e una bella iniziativa di una coppia “vecchia”!

La lirica ha bisogno di “divi”, di artisti che in qualche modo riescano d’un tempo a risvegliare la passione assopita dei melomani di lungo corso, che tendono a intristirsi e fossilizzarsi sui vecchi idoli, e contemporaneamente veicolino l’arte del belcanto verso nuovi appassionati. I quali, per quanto mi riguarda, non è fondamentale che siano giovani. Mi accontenterei che fossero nuovi.
Houston, abbiamo un problema: i divi dovrebbero essere bravi e non è scontato che sia sempre così. Leggi il resto dell’articolo

Recensione semiseria della Traviata di Giuseppe Verdi: la Violetta di Daniela Dessì.

Il caso vuole che solo oggi pubblichi questo post scritto già da un mese, circa.

Lo dico per prevenire chi potrebbe, non senza ragione, farmi notare che proprio nell’ultimo numero di Opera -il noto mensile – ci si occupa, tra le altre cose, dello stesso argomento.
In realtà, quando ho ascoltato questa Traviata il primo pensiero è andato a questa triste vicenda di un anno e mezzo fa.
Sì perché la Violetta di Daniela Dessì avrei voluto vederla in teatro, oltre che ascoltarla in compact disc.
A questo proposito i soliti soloni hanno detto e scritto, con quell’aria di sufficienza che me li rende particolarmente simpatici, che non si sentiva la necessità di un’altra incisione di Traviata.
Io mi oppongo fieramente perché Daniela Dessì non è artista che si possa liquidare con una battuta di dubbio gusto. Anzi, lo dico subito, questa incisione avrebbe meritato un direttore più partecipe dello smidollato-sia detto col sorriso sulle labbra- John Neschling qui impegnato. Il direttore brasiliano infatti è responsabile di una concertazione che si può definire evanescente, routinaria, senza infamia né lode e soprattutto freddissima e priva di personalità.
Traviata Dessì-Armiliato
Circostanza che stride molto proprio con l’interpretazione forte e appassionata di Daniela Dessì, che omette giustamente il mi bemolle di tradizione che chiude il primo atto, scontentando i fanatici della lirica vista alla stregua del salto in alto o del sollevamento pesi, ma inventandosi una “sua” Violetta nel solco della tradizione delle grandi primedonne. Una Violetta che ha una sua firma riconoscibile, tutt’altro che l’ennesima Traviata.
L’accento e la cura del fraseggio, l’attenzione alla parola scenica sono da sempre le armi migliori del soprano e davvero in alcuni momenti – Dite alla giovine, Addio del passato – è impossibile trattenere la commozione di fronte a tanta eloquenza e partecipazione e, più che altro, si maledice il momento in cui a Zeffirelli è venuto in mente di fare lui la primadonna (smile).
Poi, prima che i puristi del belcanto vengano qui a marcare il territorio con le loro pisciatine, dico subito io che oggi gli acuti di Daniela Dessì suonano saltuariamente striduli. E quindi? Questa è una Violetta con i fiocchi, signori, non scherziamo! Ammirevole come il soprano non butti via una frase, ma dia rilievo anche agli incisi salottieri che precedono la festa iniziale.
Ci metto pure una bellissima foto della sua Tosca alla Fenice, un paio di anni fa.
Tosca alla Fenice, 30.05.08
Fabio Armiliato è nei panni di Alfredo Germont e il tenore affronta la parte con cipiglio forse un po’ troppo fiero, più adatto a un Radamès o addirittura a uno Chénier. Ed effettivamente il repertorio attuale di Armiliato è oggi quello del tenore lirico spinto o drammatico (a giorni debutta Otello, dopo lunghi anni di studio, in bocca al lupo!). A mio gusto, comunque, meglio un eccesso di temperamento che l’ignavia di tanti tenorini (s)lavati con la candeggina prestati a Verdi che si sentono sin troppo spesso in giro.
La cabaletta del II atto per esempio, seppure appunto cantata con grande vigore, è efficace, convincente. Nei duetti invece il personaggio è meno a fuoco, perché manca un po’di abbandono e tenerezza.
Molto bravo, ma non è certo una novità poiché l’ho appezzato anche recentemente dal vivo, Claudio Sgura.
La parte di Giorgio Germont è insidiosa e se c’è una cosa che non sopporto è quando il baritono trasforma il padre di Alfredo in una specie di orco sbavante, perché proprio significa non avere idea della psicologia del personaggio. Sgura è invece attento a mettere in risalto anche le contraddizioni, i dubbi, del vecchio genitor.
Sono di buon livello tutti gli artisti che completano la compagnia di canto, e tra di loro mi fa piacere segnalare le ottime prove di Annunziata Vestri (Flora) e Luca Casalin (Gastone).
L’Orchestra del Teatro Regio di Parma si distingue per il bellissimo suono, qualità maturata in un repertorio che conosce a menadito, mentre il Coro del Teatro Municipale di Piacenza è solo corretto.
La registrazione è piuttosto buona, anche se in qualche occasione la voce dei solisti è troppo in primo piano.
Un’osservazione finale: non sono ferrato sui meccanismi che regolano le politiche di vendita delle case discografiche, però mi pare che il cofanetto sia troppo caro. Peccato.
Buon fine settimana a tutti.

Salome di Richard Strauss al Teatro Verdi di Trieste: prima incursione semiseria e carnascialesca.

Siccome di Salome (la storia di una quasi coppia di fatto di nuovi mostri, strasmile) ho già scritto molto l’anno scorso, quando vidi l’opera di Strauss prima a Bologna– tra l’altro l’allestimento è lo stesso delle recite triestine, trattandosi di una coproduzione- e poi a Firenze, ho pensato di dare un taglio diverso dal solito ai post di presentazione, prendetelo come uno scherzo di Carnevale ok?

Per questa prima puntata mi sono ispirato a un articolo di Loredana Lipperini che si trovava nel libretto di sala a Firenze.
Uno sguardo trasversale, quindi, che indaga la figura e la storia di Salome da alcuni tra i tanti punti di vista non strettamente operistici.
Ecco allora alcune immagini di Auprey Beardsley che accompagnarono la pubblicazione del lavoro di Oscar Wilde, nel 1893.

Salome e Jochanaan:
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La danza dei sette veli:
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Il bacio di Salome a Jochanaan:

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Ovviamente anche il cinema e la televisione, killer conclamati del teatro d’opera,  si sono appropriati della vicenda di Salome ed ecco un paio di esempi.

La danza dei sette veli di Alla Nazimova nel film del 1923 diretto da Charles Bryant:

 Il bacio di Maria Kouba a Jochanaan nel film per la televisione del 1960:
 

Non possono mancare i mattatori a vario titolo, come l’incredibile Carmelo Bene nel suo film Salome:

La non meno incredibile e fantasmagorica versione di Ken Russell:

E per finire e tornare più propriamente alla lirica, la straordinaria Montserrat Caballé nel 1957, quando debuttò la parte di Salome a Basilea all'età di 23 anni.

Insomma, ho scritto un post che non leggerà nessuno, me ne rendo conto. Ci vuole troppo tempo per tutta 'sta roba.
Intanto buona settimana a tutti, in attesa della prolusione di Franco Serpa che si svolgerà dopodomani (mercoledì) alle ore 18.

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