Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Archivi Categorie: divulgazione semiseria

Le cose da sapere su Il Principe Igor’ di Borodin al Teatro Verdi di Trieste, ovvero io non sono che un chimico.

Venerdì prossimo, 8 febbraio, al Teatro Verdi di Trieste si rappresenta il Principe Igor’ di Aleksandr Porfir’evič Borodin, opera che, per certi versi, può essere considerata la più interessante del cartellone triestino. Leggi il resto dell’articolo

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Serata dedicata a Richard Strauss al Teatro Nuovo Giovanni da Udine: Robert Trevino e l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai incantano.

Non credo che una pagina musicale o un compositore piacciano per caso, penso che dietro ci sia qualcosa, un percorso anche turbolento e spesso ignoto, una specie di fiume carsico di cui qua e là riaffiorano tracce dall’inconscio o comunque da un vissuto nascosto o dimenticato.

Per me la musica di Strauss è così, inquietante e un po’ misteriosa perché mi si propaga in territori che conosco poco oppure, forse, desidero non indagare troppo. Non vorrei che pensaste che mi stia dando delle arie da intellettualone, mi succede anche con Islands dei King Crimson o A love supreme di John Coltrane.
Però l’altra sera, al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, era in programma un concerto di musiche di Richard Strauss e perciò di quelle sensazioni voglio scrivere.
La serata prevedeva, in apertura, gli splendidi Vier letzte Lieder (Quattro ultimi lieder) interpretati dal soprano Dorothea Röschmann assieme all’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, guidata per l’occasione dal giovane direttore emergente Robert Trevino.
La pagina è un vero e proprio testamento musicale e, in questo senso, avrei preferito che fosse posta a conclusione del concerto, dopo l’adrenalinica Eine Alpensinfonie (Sinfonia delle Alpi). La diversa collocazione avrebbe risposto a un’intima esigenza, perché avrei ripercorso virtualmente un itinerario reale: quello delle mie escursioni in montagna, spesso faticose ed esposte alla variabilità delle condizioni atmosferiche. Uscite che mi costano sempre più fatica sia fisica sia psicologica perché, diciamolo dai, sto invecchiando. Poi, appunto, quando torno a casa, mi metto lì ad ascoltare qualcosa che rimpingui l’appagante svuotamento da fatica virtuosa e risanatrice del corpo e di quel po’ di anima che mi resta.
Dorothea Röschmann ha tutte le caratteristiche per cantare questi Lieder, ma nell’occasione le sono mancati un po’ di morbidezza e velluto vocale per rendere al meglio il fluire incessante delle note. Eccellente, invece, il fraseggio, il dire sempre eloquente accompagnato da una composta sobrietà di fondo da grande interprete.
Grandiosa la prestazione dell’orchestra guidata da Trevino che con gesto disinvolto e sicuro ha pennellato di colori malinconici, autunnali, una partitura che davvero sembra un quadro di Monet o Gauguin.
Per quanto riguarda la successiva Eine Alpensinfonie se possibile le cose sono andate ancora meglio. Non mi soffermo neanche sulla nota difficoltà esecutiva di una pagina che pretende un organico orchestrale impressionante, in cui le percussioni hanno un rilievo peculiare e che oltretutto necessita di corni, trombe e tromboni fuori scena. Voglio dire che basta un niente per servire un piatto indigesto, in cui i gusti non si distinguono confusi in un magma sonoro indistinto, quasi soffocante.
Robert Trevino, invece, è riuscito a lavorare di cesello anche in questo caso, calibrando, probabilmente durante le prime due tappe della breve tournée, un colore scuro, tempestoso e al contempo radioso degli archi gravi e un equilibrio perfetto tra le varie sezioni orchestrali. La macchina del vento, quella del tuono, i campanacci, il glockenspiel e l’organo hanno poi fatto il resto.
Tutti sanno che si tratta di musica descrittiva e qualche volta la definizione suona come una diminutio ma, in questo caso, si è imposta solo la bellezza: quella delle montagne e l’altra, delle vette del genio di Richard Strauss.
Successo pieno del concerto, ovazioni a non finire e Trevino che, giustamente, ha voluto dividere il trionfo con l’orchestra.

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Divulgazione semiseria dell’opera lirica: Nabucco al Teatro Verdi di Trieste, ovvero Maria Callas e quel gran paraculo di Temistocle Solera.

Dunque, dopo la cronaca del concerto di Capodanno e relativa recensione morbida, si ricomincia a fare sul serio.
Passo direttamente al sodo e cioè alla consueta presentazione semiseria dell’opera in programma al Teatro Verdi di Trieste da venerdì 18 gennaio, Nabucco di Giuseppe Verdi.
C’è necessità che io sproloqui su questi argomenti? Ovviamente no, ma forse parlare di quelle che oggi sembrano solo ombre che girano dalle parti di Piazza Unità può schiarirci le idee.
Apprezzate lo sforzo che ho fatto per infliggervi una mia foto, suvvia (strasmile). Devo pur pubblicizzare l’Associazione culturale Fotocamera con vista, che vi prego di seguire sul trono aurato di Facebook.

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La Top 10 degli articoli del 2018.

Anche quest’anno siamo ai titoli di coda e perciò si impone (si fa per dire) il solito post di chiusura in cui evidenzio gli articoli più letti nel corso del 2018.
Intanto desidero ringraziare tutti i fedelissimi lettori perché si soffermano a leggere le mie recensioni o altro: sono scritte in un italiano stentato, inutilmente prolisse e autoreferenziali (strasmile). Credo che – nonostante tutto – la famosa cloaca a cielo aperto chiamata Facebook in qualche modo mi favorisca perché in quella sede la gente fa di peggio: non è facile, ma ci riescono agevolmente (strasmile). Leggi il resto dell’articolo

Qui la voce mia soave.

Come molti dei miei happy few sapranno, oltre a esercitare critica musicale su questo blog sono anche vicedirettore di OperaClick con cui collaboro da ben tredici anni.

Proprio su codesta testata giornalistica da qualche giorno è online un podcast con alcune mie considerazioni su recenti spettacoli teatrali, da Milano a Venezia, da Genova a Trieste.

Lo potete trovare qui, così potrete dare una voce a questo Amfortas che leggete da tanti anni. Sono gradite, ovviamente, considerazioni, critiche e insulti (Strasmile).

Sapete già come sono fisicamente, anche se la fotografia non mi rende giustizia,  nel senso che dal vivo sono molto più repellente (simile).

Insomma fate uno più uno e vedete un po’ voi che risultato ottenete!

Divulgazione semiseria dell’opera lirica: la prima del Teatro alla Scala di Milano vedrà protagonista Attila di Giuseppe Verdi, il flagello dei nasi.

Dunque, siamo nell’imminenza della prima scaligera, evento che scatena gli istinti più bassi – e già non sono alti di solito – dei melomani: quest’anno l’onore e l’onere dell’apertura spetta all’Attila composto da Giuseppe Verdi. Un’opera che non è mai entrata davvero nel cuore degli appassionati ma che, almeno dal mio punto di vista, non è certo così disprezzabile.
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Stagione della Società dei concerti di Trieste: serata da ricordare con i Philharmonisches Capriccio Berlin, il sestetto d’archi dei Berliner.

Nel settembre del 1971, Herbert von Karajan inaugurò la stagione della Società dei concerti di Trieste con i “suoi” Berliner Philharmoniker di cui era a quel tempo Direttore stabile: negli anfratti di casa mia ci deve essere ancora il programma di sala della serata. Leggi il resto dell’articolo

Un popolo di santi, poeti, navigatori e assassini. Tutti presenti al Festival Wunderkammer a Trieste alla Torre del Lloyd.

A Trieste, si sa, l’offerta culturale è sovrabbondante e molto al di sopra delle possibilità di ricezione di una città demograficamente anziana di poco più di duecentomila anime. Leggi il resto dell’articolo

Macbeth di Giuseppe Verdi al Teatro La Fenice di Venezia: teatro lirico allo stato puro.

Il Macbeth, tragedia scespiriana tra le più note, è stato spesso oggetto di rielaborazioni, manipolazioni e interpretazioni anche bizzarre.
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I puritani di Vincenzo Bellini al Teatro Verdi di Trieste: un poker d’assi ritorna dal passato.

Dopo l’evento della Semiramide a Venezia e prima del Macbeth, sempre nella città lagunare, si inserisce l’apertura di stagione al Teatro Verdi di Trieste con I puritani di Vincenzo Bellini. Un trittico di capolavori formidabili che, per diverse ragioni, si possono considerare come pietre miliari dell’opera lirica italiana.
In questi tre lavori le figure femminili sono lo specchio, in declinazioni affatto diverse, dell’eroina del melodramma italiano della prima metà dell’Ottocento. Leggi il resto dell’articolo

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