Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Archivi Categorie: divulgazione semiseria

Divulgazione semiseria dell’opera lirica: Andrea Chénier di Umberto Giordano al Teatro Verdi di Trieste.

Venerdì prossimo grande evento al Teatro Verdi di Trieste: non so neanche dopo quanti anni, torna Andrea Chénier di Umberto Giordano.
Si tratta, per molti, di un’opera di serie B o almeno di un lavoro poco considerato dal punto di vista artistico. Le ragioni che hanno portato a una vera e propria emarginazione dai cartelloni dei teatri (soprattutto italiani, va detto) di un certo repertorio e di Umberto Giordano in particolare andrebbero indagate con serietà ma, purtroppo, il tempo è tiranno e la sede è troppo angusta. Leggi il resto dell’articolo

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Appuntamento alla Feltrinelli, domani alle 18.

Questo più che un post è una semplice comunicazione di servizio.
Domani alla libreria Feltrinelli in via Mazzini 39, a Trieste, avrò il piacere di presentare il libro Il mito e il sacro in Richard Wagner, dialogando in modo semiserio con l’Autore, Pietro Tessarin.
Qualche mese fa ho recensito il libro su OperaClick.
Sarà una presentazione indolore, fidatevi, e poi tutti a vedere Madama Butterfly al Teatro Verdi di Trieste.
Vi aspetto!

Madama Butterfly di Sor Giacomo Puccini al Teatro Verdi di Trieste: le cose da sapere e quelle che sarebbe meglio non sapere.

Venerdì prossimo, al Teatro Verdi di Trieste, torna Madama Butterfly di Giacomo Puccini in un nuovo allestimento prodotto dai laboratori triestini.
Potevo io non scrivere nulla in questa occasione? Beh, sì, ma sento che tutti voi piccini state aspettando che io vi spezzi il pane della lirica e perciò eccomi qua con qualche curiosità sull’opera (strasmile). Ovviamente semiseria, perché i mappazzoni paludati si trovano ovunque. Leggi il resto dell’articolo

Bel concerto primaverile al Teatro Verdi di Trieste, ma il pubblico sembra ormai definitivamente appassito.

Mi perdonerete, spero, il titolo…botanico (strasmile) Leggi il resto dell’articolo

Quattro scemenze da sapere su L’elisir d’amore di Donizetti, prima della prima al Teatro Verdi di Trieste.

Venerdì prossimo, 15 marzo, torna al Teatro Verdi di Trieste dopo quattro anni L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti.
Tra appassionati, ogni tanto si sente dire: Un altro Elisir? Che palle… L’eleganza dell’espressione, che ho usato libenter anch’io e non solo per Elisir è dovuta al fatto che l’opera di Donizetti è tra le più rappresentate, non solo in Italia ma ovunque, e forse la possibilità di vederla spesso ci fa pensare non che sia un lavoro minore, ma che sia facile organizzare un cast decoroso e magari un allestimento intrigante. Leggi il resto dell’articolo

Le cose da sapere su Il Principe Igor’ di Borodin al Teatro Verdi di Trieste, ovvero io non sono che un chimico.

Venerdì prossimo, 8 febbraio, al Teatro Verdi di Trieste si rappresenta il Principe Igor’ di Aleksandr Porfir’evič Borodin, opera che, per certi versi, può essere considerata la più interessante del cartellone triestino. Leggi il resto dell’articolo

Serata dedicata a Richard Strauss al Teatro Nuovo Giovanni da Udine: Robert Trevino e l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai incantano.

Non credo che una pagina musicale o un compositore piacciano per caso, penso che dietro ci sia qualcosa, un percorso anche turbolento e spesso ignoto, una specie di fiume carsico di cui qua e là riaffiorano tracce dall’inconscio o comunque da un vissuto nascosto o dimenticato.

Per me la musica di Strauss è così, inquietante e un po’ misteriosa perché mi si propaga in territori che conosco poco oppure, forse, desidero non indagare troppo. Non vorrei che pensaste che mi stia dando delle arie da intellettualone, mi succede anche con Islands dei King Crimson o A love supreme di John Coltrane.
Però l’altra sera, al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, era in programma un concerto di musiche di Richard Strauss e perciò di quelle sensazioni voglio scrivere.
La serata prevedeva, in apertura, gli splendidi Vier letzte Lieder (Quattro ultimi lieder) interpretati dal soprano Dorothea Röschmann assieme all’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, guidata per l’occasione dal giovane direttore emergente Robert Trevino.
La pagina è un vero e proprio testamento musicale e, in questo senso, avrei preferito che fosse posta a conclusione del concerto, dopo l’adrenalinica Eine Alpensinfonie (Sinfonia delle Alpi). La diversa collocazione avrebbe risposto a un’intima esigenza, perché avrei ripercorso virtualmente un itinerario reale: quello delle mie escursioni in montagna, spesso faticose ed esposte alla variabilità delle condizioni atmosferiche. Uscite che mi costano sempre più fatica sia fisica sia psicologica perché, diciamolo dai, sto invecchiando. Poi, appunto, quando torno a casa, mi metto lì ad ascoltare qualcosa che rimpingui l’appagante svuotamento da fatica virtuosa e risanatrice del corpo e di quel po’ di anima che mi resta.
Dorothea Röschmann ha tutte le caratteristiche per cantare questi Lieder, ma nell’occasione le sono mancati un po’ di morbidezza e velluto vocale per rendere al meglio il fluire incessante delle note. Eccellente, invece, il fraseggio, il dire sempre eloquente accompagnato da una composta sobrietà di fondo da grande interprete.
Grandiosa la prestazione dell’orchestra guidata da Trevino che con gesto disinvolto e sicuro ha pennellato di colori malinconici, autunnali, una partitura che davvero sembra un quadro di Monet o Gauguin.
Per quanto riguarda la successiva Eine Alpensinfonie se possibile le cose sono andate ancora meglio. Non mi soffermo neanche sulla nota difficoltà esecutiva di una pagina che pretende un organico orchestrale impressionante, in cui le percussioni hanno un rilievo peculiare e che oltretutto necessita di corni, trombe e tromboni fuori scena. Voglio dire che basta un niente per servire un piatto indigesto, in cui i gusti non si distinguono confusi in un magma sonoro indistinto, quasi soffocante.
Robert Trevino, invece, è riuscito a lavorare di cesello anche in questo caso, calibrando, probabilmente durante le prime due tappe della breve tournée, un colore scuro, tempestoso e al contempo radioso degli archi gravi e un equilibrio perfetto tra le varie sezioni orchestrali. La macchina del vento, quella del tuono, i campanacci, il glockenspiel e l’organo hanno poi fatto il resto.
Tutti sanno che si tratta di musica descrittiva e qualche volta la definizione suona come una diminutio ma, in questo caso, si è imposta solo la bellezza: quella delle montagne e l’altra, delle vette del genio di Richard Strauss.
Successo pieno del concerto, ovazioni a non finire e Trevino che, giustamente, ha voluto dividere il trionfo con l’orchestra.

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Divulgazione semiseria dell’opera lirica: Nabucco al Teatro Verdi di Trieste, ovvero Maria Callas e quel gran paraculo di Temistocle Solera.

Dunque, dopo la cronaca del concerto di Capodanno e relativa recensione morbida, si ricomincia a fare sul serio.
Passo direttamente al sodo e cioè alla consueta presentazione semiseria dell’opera in programma al Teatro Verdi di Trieste da venerdì 18 gennaio, Nabucco di Giuseppe Verdi.
C’è necessità che io sproloqui su questi argomenti? Ovviamente no, ma forse parlare di quelle che oggi sembrano solo ombre che girano dalle parti di Piazza Unità può schiarirci le idee.
Apprezzate lo sforzo che ho fatto per infliggervi una mia foto, suvvia (strasmile). Devo pur pubblicizzare l’Associazione culturale Fotocamera con vista, che vi prego di seguire sul trono aurato di Facebook.

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La Top 10 degli articoli del 2018.

Anche quest’anno siamo ai titoli di coda e perciò si impone (si fa per dire) il solito post di chiusura in cui evidenzio gli articoli più letti nel corso del 2018.
Intanto desidero ringraziare tutti i fedelissimi lettori perché si soffermano a leggere le mie recensioni o altro: sono scritte in un italiano stentato, inutilmente prolisse e autoreferenziali (strasmile). Credo che – nonostante tutto – la famosa cloaca a cielo aperto chiamata Facebook in qualche modo mi favorisca perché in quella sede la gente fa di peggio: non è facile, ma ci riescono agevolmente (strasmile). Leggi il resto dell’articolo

Qui la voce mia soave.

Come molti dei miei happy few sapranno, oltre a esercitare critica musicale su questo blog sono anche vicedirettore di OperaClick con cui collaboro da ben tredici anni.

Proprio su codesta testata giornalistica da qualche giorno è online un podcast con alcune mie considerazioni su recenti spettacoli teatrali, da Milano a Venezia, da Genova a Trieste.

Lo potete trovare qui, così potrete dare una voce a questo Amfortas che leggete da tanti anni. Sono gradite, ovviamente, considerazioni, critiche e insulti (Strasmile).

Sapete già come sono fisicamente, anche se la fotografia non mi rende giustizia,  nel senso che dal vivo sono molto più repellente (simile).

Insomma fate uno più uno e vedete un po’ voi che risultato ottenete!

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