Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

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I puritani di Vincenzo Bellini al Teatro Verdi di Trieste: un poker d’assi ritorna dal passato.

Dopo l’evento della Semiramide a Venezia e prima del Macbeth, sempre nella città lagunare, si inserisce l’apertura di stagione al Teatro Verdi di Trieste con I puritani di Vincenzo Bellini. Un trittico di capolavori formidabili che, per diverse ragioni, si possono considerare come pietre miliari dell’opera lirica italiana.
In questi tre lavori le figure femminili sono lo specchio, in declinazioni affatto diverse, dell’eroina del melodramma italiano della prima metà dell’Ottocento. Leggi il resto dell’articolo

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È morta Marina Garaventa, alla quale tutti dobbiamo molto.

A chi, come me, frequenta la Rete da moltissimi anni può succedere di fare incontri importanti: alcuni restano nel vago mondo del virtuale, altri si realizzano in modi diversi e più concreti.
Da quando, nell’ormai lontanissimo 2002 aprii il mio primo blog su Tiscali – scrivevo già sul Web, ma i blog erano il must have del momento – di incontri come quelli descritti ne ho fatti tanti. Sul Web, come nella vita, il tempo passa velocemente e lo scorrere della vita porta con sé gioie e dolori.
Oggi è un giorno di dolore.
Con un ritardo che non riesco a spiegarmi e che mi umilia, ho saputo solo ieri della morte, avvenuta il 13 settembre scorso,  di Marina Garaventa, figlia del tenore Ottavio, che qui sul blog si firmava e commentava come Princy60 aka La Principessa sul pisello.
Già, commentava, oltre a lasciare spesso un semplice like alle mie recensioni o alle mie elucubrazioni sulla musica lirica e sinfonica ecc.
Quel commentava appena scritto nasconde un’enorme volontà, un grandioso eroismo civile e soprattutto un esempio per tutti noi. Non voglio entrare in particolari, ma chi volesse approfondire può farlo acquistando questo libro che Marina scrisse con l’aiuto di Emilia Tasso.
Io e Marina intrattenevamo anche una scarna corrispondenza privata e una volta mi chiese, con una gentilezza pari alla bellezza della sua persona, di contribuire a diffondere questo comunicato anche attraverso OperaClick, oltre che tramite questo blog. Un’altra ancora mi chiese di poter scrivere una forzatamente breve biografia del padre, Ottavio, che era mancato da poco.
Ma, soprattutto, in una mail che risale a tantissimi anni fa mi scrisse – e qui mi limito a parafrasare perché la citazione letterale mi sembrerebbe irrispettosa –

“tu fai quello che sarebbe piaciuto fare a me, il critico musicale. Ti invidio molto. Cerca di ricordare che dietro a ogni artista c’è sempre una persona che ha una vita anche fuori dal palcoscenico e che può influire sul rendimento sul palco. Se ti attieni a questa piccola regoletta gli artisti ti vorranno bene anche quando sarai costretto a scriverne male.”

Da quando ho letto quella mail ho ripensato completamente al mio ruolo di critico musicale e spero di essere riuscito, nel mio piccolo, a essere non solo un critico ma soprattutto una persona migliore.
Ciao Marina, che la terra ti sia lieve.

La stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste si è conclusa con Čajkovskij e Respighi. Fabrizio Maria Carminati pronto per I puritani di Bellini che apriranno la stagione lirica il 16 novembre prossimo.

Ormai siamo quasi pronti per l’inaugurazione della stagione lirica. Prima di disquisire, inutilmente peraltro, sull’orribile fa sovracuto che il tenore dovrebbe (ma per me sarebbe meglio evitare) emettere nel terzo atto, prendiamo atto che Fabrizio Maria Carminati è in ottima forma. Leggi il resto dell’articolo

Recensione seria di Semiramide di Rossini al Teatro La Fenice di Venezia: luci e ombre caratterizzano il ritorno in laguna della regina incestuosa.

Qui la recensione di Daland: http://proslambanomenos.blogspot.com/2018/10/semiramide-rinasce-in-laguna.html

Sono tornato a casa dall’orrida Venezia alle tre di notte, tralascio quindi gli aspetti più inquietanti della trasferta lagunare (gabbiani assassini e veneziani imbestialiti) e passo subito al sodo. Leggi il resto dell’articolo

Il quinto concerto della stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste: tra Panda e Leopardi in estinzione, orse maggiori e altre bestie, Oleg Caetani conferma di essere un gran direttore.

Foto di Fabio Parenzan

In una città totalmente impazzita per la Barcolana, evento annuale che trasforma Trieste in un’efficace rappresentazione dell’inferno – sia detto con piratesco sorriso d’innocenza, alla Bellini – si è consumato il quinto concerto della stagione sinfonica del Teatro Verdi.
La seconda recita, cui si riferisce la recensione, è stata occasione di (grande) gioia, ma per pochi intimi. Con la città piena di turisti dovrebbe essere il contrario ma evidentemente la musica colta non incontra il gusto dei duri marinai della regata più affollata del mondo, veri o presunti che siano. Oppure, forse, Il Verdi non si vende bene. Leggi il resto dell’articolo

Tra falli giganti e ubriachi persi si dipanano Les contes d’Hoffmann a Lubiana.

Più volte ho scritto che ETA Hoffmann è un genio e tale è stato pure Jacques Offenbach. Ieri, pur con qualche ombra, ne ho avuta conferma.
Approfitto per suggerirvi la lettura di questi splendidi post cinefili sul blog del mio amico Giuliano. Leggi il resto dell’articolo

Quarto concerto della stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste: speriamo sia femmina?

Il quarto concerto della stagione sinfonica triestina può essere definito, ex post, come un one woman show riuscito a metà.
Lera Auerbach, artista di molteplici talenti – compositrice, direttore d’orchestra, pianista -, ne è stata infatti protagonista assoluta già ex ante. Si è molto insistito, infatti, in sede di promozione del concerto, sul suo essere donna e direttore (direttrice, direttora?) d’orchestra: un’altra donna sul podio della compagine triestina, come succede da quattro anni consecutivi. Ora, a me queste manifestazioni di political correctness fanno venire l’orticaria perché le ritengo strumentali, ma forse è un problema solo mio e quindi pazienza. Mi pare giusto però ricordare che in questo campo le distinzioni o differenze di genere sono inutili: conta solo il risultato artistico.

Lera Auerbach

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Montserrat Caballé ci ha lasciati per sempre.

Quando se ne va per sempre un’artista come Montserrat Caballé il mondo dell’opera sembra quasi implodere. Non ci sono, né ci saranno, parole giuste per descrivere quel senso di vuoto che lascia in noi appassionati una simile perdita.

Scorrendo la lista lunghissima di opere che il soprano catalano aveva in repertorio, oppure spulciando la nutrita discografia si intuisce solo parzialmente la grandezza dell’artista: in questi momenti sono più i ricordi personali delle sue esibizioni in teatro che, in qualche modo, ci confortano. Sono momenti che ci danno la sensazione di essere stati testimoni di qualcosa che lascerà un segno nella Storia della musica.
Ma oltre alle capacità tecniche, di Montserrat Caballé è bello ricordare anche il carisma, l’umanità, la comunicativa, il sorriso contagioso, l’autoironia e la voglia di mettersi in gioco che l’ha accompagnata sin dal primo momento.
Ed è proprio con un sorriso screziato di malinconia che salutiamo, per ora, una straordinaria protagonista dell’opera lirica.

Onda su onda, siamo tutti sulla stessa barca. Paolo Longo e la sua Dissolutio protagonisti al Teatro Verdi di Trieste.

 

In una città come Trieste una serata musicale dedicata al mare e alle sue perturbazioni artistiche musicali trova il suo habitat naturale e, per certi versi, assume contorni peculiari soprattutto quando si pensi che il Teatro Verdi è a pochi metri dall’estremo lembo del Mediterraneo. E, come ben sanno i triestini, con situazioni atmosferiche particolari il mare non si accontenta di fare da cornice ma entra fisicamente in teatro da spettatore scapestrato, facendo qualche danno agli archivi o ai magazzini.
Ieri, invece, la sua presenza è stata solo evocata tramite la scelta del programma, imperniato su pagine musicali che, più o meno da vicino, ricordavano mare e scenari marini. Leggi il resto dell’articolo

La “musica puzzolente” di Čajkovskij profuma il Teatro Verdi di Trieste. Ravel fa il resto e si torna a casa contenti (o quasi).

Dopo l’ottimo inizio della scorsa settimana, la stagione sinfonica al Verdi di Trieste è arrivata al secondo concerto che si è svolto ieri sera.
Quando mi appresto a recensire un brano di Čajkovskij mi viene sempre in mente una circostanza: vita tormentata quella del compositore, e tante amarezze non gli furono negate neanche dalla critica (ovviamente con il terribile Hanslick in prima fila, che definì musica puzzolente questo concerto). Beh, spero che in qualche modo il buon Pëtr sia a conoscenza di quanta serenità sparge a piene mani la sua musica e quanto sceme e inopportune furono le critiche nei suoi confronti. Certo, sarebbe un risarcimento aleatorio e postumo, ma credo anche meritato. Leggi il resto dell’articolo

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