Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Archivi Categorie: libri

Le morti felici di Giorgio Galli, una lettura colta e interessante.

Oggi, in assenza forzata – per i noti (?) problemi di salute – di cronache musicali di spettacoli dal vivo, vi parlo di un libro. Di un bel libro che però, lo dico subito, non è per tutti. La mia non è una discriminazione choosy, ma solo un’avvertenza: voglio dire che Le morti felici di Giorgio Galli (Edizioni Il Canneto) va affrontato in modalità slow reading. Se il vostro approccio alla lettura non prevede l’accessorio, lasciate perdere. Leggi il resto dell’articolo

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Il nuovo libro di Elvio Giudici ci parla del teatro lirico dell’Ottocento.

Considero Elvio Giudici il mio Maestro e perciò con grande gioia vi parlo del suo ultimo lavoro.

Dopo i volumi pubblicati nel 2016, dedicati al teatro lirico del Seicento e del Settecento, torna alla ribalta Elvio Giudici con una nuova pubblicazione in cui affronta l’Ottocento, disponibile dal 30 novembre 2017.
Segnalo che le opere di Giuseppe Verdi sono state trattate in una precedente pubblicazione del 2012, di cui ho già parlato qui e che nei prossimi anni (forse il 2019) uscirà un’integrazione del libro sul teatro verdiano che comprenderà anche – nuovo di zecca –  un’approfondita analisi su quello wagneriano.
Amato, odiato, spesso bistrattato per le sue opinioni forti e fuori dagli schemi, Elvio Giudici è uno di quei critici musicali – sono pochi – che oltre a essere competente sa anche scrivere in uno stile accattivante e divulgativo, ricorrendo a tecnicismi solo quando è indispensabile. Leggi il resto dell’articolo

I’m in Bayreuth state of mind 2017. E un bel libro di Pietro Tessarin su Richard Wagner.

Ormai ci siamo: la settimana prossima parte il gran baraccone chiamato Festival di Bayreuth.
Quest’anno – a meno che non perda colpi, ipotesi da considerare sempre – la benemerita Radio3 trasmetterà solo i Meistersinger del 25 luglio, giornata inaugurale della kermesse. Gli appassionati sapranno in ogni caso sopperire alla mancanza frequentando le consuete emittenti alternative.
Insomma, il titolo I’m in Bayreuth state of mind si può riproporre serenamente per l’ennesima volta.
Per l’edizione 2017 non sono previsti topi e a mio parere è già un passo avanti. Forse.
Seguirò il Festival ma non credo proprio che ne scriverò qualcosa, ormai ho un’età in cui le forze vanno centellinate con cura (strasmile). Ma non si sa mai eh? E comunque sì, presto sostituirò la foto (ultrasmile).
Nel frattempo, tanto per introdurre l’argomento Wagner segnalo un libro recentemente pubblicato. A me è piaciuto molto e lo consiglio a tutti i piccini wagneriani. Leggi il resto dell’articolo

Joseph Schmidt, “The pocket tenor”. Una storia che ci deve far riflettere.

Questo articolo è stato pensato e scritto per OperaClick, quindi (forse) lo troverete meno scanzonato del solito. L’argomento però è di quelli che non passano mai d’attualità e credo possa essere interessante anche per l’occasionale Wanderer che non sa neanche cosa sia la musica lirica. Per questo motivo pubblico il testo anche qui su Di Tanti Pulpiti.
Un saluto a tutti!

Sullo sfondo dei tragici avvenimenti che portarono alla ascesa al potere di Hitler in Germania, scorrono perlopiù sconosciute le terribili vicende di centinaia di migliaia di persone. Leggi il resto dell’articolo

Un inaspettato Attila al Teatro Verdi di Trieste e il profumo della Mitteleuropa in un libro di Gianni Gori.

Qui Xing Like, il tenore cinese scelto per la parte di Foresto. La registrazione è del 2011 e si riferisce proprio a “Qui qui sostiamo” e “Cara patria” dall’Attila di Giuseppe Verdi.

La pioggia insistita e fastidiosa di quest’ultimo mese ha avuto anche qualche effetto positivo. Leggi il resto dell’articolo

Il nuovo libro di Elvio Giudici: Il Teatro di Verdi in scena e DVD.

Considerate che l’Otello comincia con un uragano o, se preferite, una tempesta. Beh, direi che per ora non sappiamo se alla Fenice Gregory Kunde sarà un Moro convincente, ma invece è evidente che l’orrida Venezia sta cercando di creare l’atmosfera giusta (smile!).

Accidenti ci voleva solo l’acqua alta per farmi amare ancora di più la città lagunare.
C’è anche una notizia importante che riguarda il Teatro Verdi di Trieste: Claudio Orazi è stato nominato sovrintendente dal neonato consiglio di amminstrazione della fondazione triestina.
Comunque, non è questo l’argomento di oggi bensì un evento editoriale. Leggi il resto dell’articolo

Alberto Mattioli, il critico ninja.

Ecco qui una recensione del libro, piuttosto pepata, dell’amico Daland.

Le caratteristiche essenziali per una diagnosi di sofferenza di un disturbo ossessivo- compulsivo sono, appunto, le ossessioni e le compulsioni. Leggi il resto dell’articolo

Miti e fonti letterarie: Faust, Don Giovanni, Robinson Crusoe, Don Chisciotte.

Sono innumerevoli gli esempi di compositori che hanno tratto felice ispirazione da opere letterarie o teatrali, tanto che è impossibile farne un elenco anche sommario e parziale. Leggi il resto dell’articolo

Variazioni sul tema.

Prima d'affrontare l'ultimo atto della Walküre, una piccola divagazione.

Chiacchiere lette.
Il calembour viene facile, perché il ricordo, o meglio l’attualità delle conversazioni sul blog di Ghismunda suggerisce proprio il paragone con le conversazioni tra amici.
Il libro come leit motiv, visto che in questi giorni si parla di Wagner, potrebbe essere un buon sottotitolo per queste Letture chiacchierate.
Copertina
Nelle recensioni di Ghismunda compaiono, sempre per restare in tema musicale, molte variazioni: sotto forma di riflessioni, cortocircuiti, suggestioni.
Nei suoi scritti ha la capacità di sottolineare il particolare e ampliarlo, ingrandirlo, senza che la circolarità della visione d’insieme ne risenta.
Cosa rara.
Il libro come pretesto per affrontare la realtà ma anche per sospenderla.
Perché l’Arte ha questa straordinaria capacità di rinnovarsi e rinnovarci, in qualche modo.
Negli articoli di Ghismunda c’è sempre tensione narrativa, quasi fossero più che recensioni dei piccoli racconti ed è proprio questa la circostanza che colpisce chi legge il libro.
Forse, inconsciamente, Ghismunda voleva scrivere questo volume dal giorno in cui ha pubblicato il primo post nell’ormai lontano 2004.
In Letture chiacchierate coabitano senza litigi in una biblioteca virtuale molti dei protagonisti della letteratura di ogni tempo, contemporanei compresi.
Mi piace segnalare, per ovvi motivi campanilistici ma anche perché a mio parere meriterebbero una virtuosa visibilità ancora maggiore, le recensioni dei libri di Italo Svevo, di Claudio Magris, di Boris Pahor.
Insomma, se siete nelle consuete ambasce per la scelta dei regali natalizi, pensateci.
Il libro è uscito da poco e purtroppo sul sito della casa editrice (EraNuova) non ho trovato ancora indicazioni, confido che intervenga Ghismunda stessa a darci qualche “dritta”.
Buon fine settimana a tutti.
 

Melomania, portami via (seconda e ultima parte). Meglio essere melomane, alcolista o zoccola?

Certo che si leggono in giro cose davvero sorprendenti, ci vorrebbe l'arguzia e l'ironia di Alberto Mattioli (il critico musicale della Stampa) per commentarle a dovere.

Mi riferisco marginalmente al trittico “Millenium” di cui mi sono occupato, con qualche approvazione ma pure con grande scorno degli ammiratori della buon’anima di Stieg Larsson, perché il protagonista Mikael Blomkvist c’entra in qualche modo.
Dovete sapere che è in vista una specie d’edizione de luxe dei tre romanzi che compongono la trilogia e quindi, Eva Gedin, prima editor di Larsson, ha rilasciato una dichiarazione di cui io riporterò solo l’essenziale, perché in qualche modo riguarda gli appassionati d’opera.
Citando una corrispondenza privata con lo scrittore, sostiene che questi, nel tratteggiare le caratteristiche psicologiche del giornalista volle evitare gli stereotipi del personaggio positivo.
E quali sono, direte voi (ma anche no eh?) queste stereotipate positività?
Eccole:
 
 
«non ha l'ulcera, né problemi di alcol, né complessi di ansia. Non ascolta l'opera né ha strani hobby come quello di costruire modellini di aeroplani. Non ha veri problemi e la sua vera caratteristica è di comportarsi da ”zoccola”, come del resto ammette lui stesso».
 

Ohhhhhhhhhhhhh finalmente ci siamo ed era ora!
Il melomane è visto come un deviante, un pericoloso drop out che ha hobby strani (chissà, forse anche inconfessabili) e probabilmente ascolta Verdi oppure Wagner per placare l’ansia, l’ulcera o l’alcolismo.
Beh, a parte che di questi tempi occuparsi di musica lirica è un’attività che io definirei addirittura propedeutica all’insorgere delle patologie indicate, sono soddisfatto perché la melomania è definitivamente assegnata alle nevrosi da DSM IV (Diagnostic and Statistics Manual of mental disorders, arrivato alla quarta edizione, una delle mie letture di culto) o comunque ai comportamenti devianti, ma, badate bene, in senso positivo!
Voglio dire, chi è melomane è connotato psicologicamente come un buono, marginale, ma buono.
Uno sfigatello, un pretty loser insomma.
C’è da sottolineare che io a questa conclusione ero arrivato già 3 anni fa, come potete leggere in questo post.
E poi volete mettere la soddisfazione di essere paragonati ai certosini costruttori di modellini d’aeroplani?
David Letterman, uno dei miei miti, quando esce la notizia che qualcuno, che ne so, ha costruito un modellino a grandezza naturale della Torre Eiffel con le caccole del naso, chiosa:
 
E sapete, ragazze, qual è la buona notizia? E’ single!
 
Anche noi melomani siamo entrati nel novero di chi può ambire al privilegio di essere considerato alla stregua di un pazzoide strano, ma tutto sommato inoffensivo, come chi vota a sinistra.
Ma non fatevi prendere dall’entusiasmo, ragazze: io non sono single.
La notizia positiva è che mi comporto da zoccola.
Buona settimana a tutti (ultrasmile).
 

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