Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

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Tutto chiuso: Intervallo 1 (di intervalli prolungati).

Riprendo, tristemente, da OperaClick. Non c’è molto da dire e, soprattutto, le polemiche non servono a nulla e, anzi, peggiorano la situazione.
Perciò, per tenere viva l’attenzione sul blog, nei prossimi giorni pubblicherò ogni giorno una foto. Vi ricordate i famosi “Intervalli” della RAI anni Sessanta del secolo scorso? Ecco, su quello stile.

Altopiano della Pale di San Martino

Per opporsi alla diffusione del COVID 19 (coronavirus), Il Presidente del Consiglio Ministri, Giuseppe Conte, ha firmato un nuovo Dpcm con misure riguardanti il contrasto e il contenimento sull’intero territorio nazionale tra cui anche la chiusura di tutti i Teatri sul territorio nazionale fino al 3 Aprile 2020.

L’Art. 1/b nella fattispecie specifica che: “sono sospese le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato, che comportano affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro…”

Qui sotto il testo integrale del Decreto Ministeriale:

 

http://www.governo.it/it/articolo/coronavirus-firmato-il-dpcm-4-marzo-2020/14241#documenti

 

 

Val Visdende, una situazione tragica. Il cambiamento climatico è la sola priorità.

Per questa volta niente musica, sono spiacente. Leggi il resto dell’articolo

Serata dedicata a Richard Strauss al Teatro Nuovo Giovanni da Udine: Robert Trevino e l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai incantano.

Non credo che una pagina musicale o un compositore piacciano per caso, penso che dietro ci sia qualcosa, un percorso anche turbolento e spesso ignoto, una specie di fiume carsico di cui qua e là riaffiorano tracce dall’inconscio o comunque da un vissuto nascosto o dimenticato.

Per me la musica di Strauss è così, inquietante e un po’ misteriosa perché mi si propaga in territori che conosco poco oppure, forse, desidero non indagare troppo. Non vorrei che pensaste che mi stia dando delle arie da intellettualone, mi succede anche con Islands dei King Crimson o A love supreme di John Coltrane.
Però l’altra sera, al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, era in programma un concerto di musiche di Richard Strauss e perciò di quelle sensazioni voglio scrivere.
La serata prevedeva, in apertura, gli splendidi Vier letzte Lieder (Quattro ultimi lieder) interpretati dal soprano Dorothea Röschmann assieme all’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, guidata per l’occasione dal giovane direttore emergente Robert Trevino.
La pagina è un vero e proprio testamento musicale e, in questo senso, avrei preferito che fosse posta a conclusione del concerto, dopo l’adrenalinica Eine Alpensinfonie (Sinfonia delle Alpi). La diversa collocazione avrebbe risposto a un’intima esigenza, perché avrei ripercorso virtualmente un itinerario reale: quello delle mie escursioni in montagna, spesso faticose ed esposte alla variabilità delle condizioni atmosferiche. Uscite che mi costano sempre più fatica sia fisica sia psicologica perché, diciamolo dai, sto invecchiando. Poi, appunto, quando torno a casa, mi metto lì ad ascoltare qualcosa che rimpingui l’appagante svuotamento da fatica virtuosa e risanatrice del corpo e di quel po’ di anima che mi resta.
Dorothea Röschmann ha tutte le caratteristiche per cantare questi Lieder, ma nell’occasione le sono mancati un po’ di morbidezza e velluto vocale per rendere al meglio il fluire incessante delle note. Eccellente, invece, il fraseggio, il dire sempre eloquente accompagnato da una composta sobrietà di fondo da grande interprete.
Grandiosa la prestazione dell’orchestra guidata da Trevino che con gesto disinvolto e sicuro ha pennellato di colori malinconici, autunnali, una partitura che davvero sembra un quadro di Monet o Gauguin.
Per quanto riguarda la successiva Eine Alpensinfonie se possibile le cose sono andate ancora meglio. Non mi soffermo neanche sulla nota difficoltà esecutiva di una pagina che pretende un organico orchestrale impressionante, in cui le percussioni hanno un rilievo peculiare e che oltretutto necessita di corni, trombe e tromboni fuori scena. Voglio dire che basta un niente per servire un piatto indigesto, in cui i gusti non si distinguono confusi in un magma sonoro indistinto, quasi soffocante.
Robert Trevino, invece, è riuscito a lavorare di cesello anche in questo caso, calibrando, probabilmente durante le prime due tappe della breve tournée, un colore scuro, tempestoso e al contempo radioso degli archi gravi e un equilibrio perfetto tra le varie sezioni orchestrali. La macchina del vento, quella del tuono, i campanacci, il glockenspiel e l’organo hanno poi fatto il resto.
Tutti sanno che si tratta di musica descrittiva e qualche volta la definizione suona come una diminutio ma, in questo caso, si è imposta solo la bellezza: quella delle montagne e l’altra, delle vette del genio di Richard Strauss.
Successo pieno del concerto, ovazioni a non finire e Trevino che, giustamente, ha voluto dividere il trionfo con l’orchestra.

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La festa di Flora (no, non quella della Traviata), bensì la montana.

Ormai è imminente la prima della stagione sinfonica, perciò a giorni si torna alla normalità – recensioni, musica – su questo blog. In attesa di Beethoven, dopo una veloce puntata sulla bellezza delle Dolomiti, propongo ora un altrettanto fulminea incursione sulla flora montana.

Veronica

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Le montagne incantate.

Quest’anno, dopo il malcapitato incidente di gennaio (mi sono rotto un tendine mentre andavo a fare foto in Risiera), pensavo di non poter trascorrere come sempre le mie vacanze in montagna. O meglio, ritenevo che sarebbe stato prudente non fare escursioni per salvaguardare il mio tendine di Achille ancora piuttosto malconcio. Anche i medici non mi hanno, diciamo così, propriamente spronato ad affrontare salite e, soprattutto, discese.

Bastioni di Mondeval

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