Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

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Il flauto magico al Teatro Verdi di Trieste: animali fantastici e dove trovarli. Superman compreso.

Die Zauberflöte ossia Il flauto magico di Mozart mancava dal Teatro Verdi di Trieste da vent’anni. Ieri sera il ritorno, gustoso per molti versi.
Come potrete leggere più avanti, a buona parte del pubblico la regia di Valentina Carrasco non è piaciuta. Succede. Peccato che la Carrasco stessa non l’abbia presa benissimo, per usare un eufemismo (strasmile).
Voglio dire, postulare a gesti una generale infedeltà dei partner del pubblico – correttamente senza distinzioni di genere, va detto – non è proprio il massimo (strasmile).
Tra l’altro suggerisco alla regista una collocazione più coerente di Nembo Kid: poteva farlo intervenire quando c’era in scena la cabina telefonica, no? Almeno si spiegava – visto che il minilocale era occupato dalla Regina della notte – la precipitosa fuga del supereroe dietro le quinte.
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Le cose migliori però si sono viste in platea e nel foyer all’intervallo, perché io e un’amica (ciao Maria Teresa) che abbiamo perso la dignità da tempo immemorabile abbiamo mimato i movimenti dei robottini/fanciulli tra gli sguardi più preoccupati che divertiti dei giurassici spettatori della prima. È stato uno spettacolo orribile al quale un altro amico pusillanime (ciao Paolo) ha voluto colpevolmente sottrarsi. E sì che pure lui, quanto a dignità, non ha molto da perdere.
Personalmente mi sono sempre sentito come un animale – sentimento condiviso da chiunque mi conosca –  ma da oggi mi sento anche di attribuirmi l’aggettivo fantastico. Da qui il triste titolo di questo post che sarà apprezzato, credo, per affinità animalesca elettiva da molti dei lettori di questa tana…ehm…blog.
Insomma, alla prossima e un saluto a tutti!entrata-papa Leggi il resto dell’articolo

Il flauto magico di Mozart al Teatro Verdi di Trieste: la versione semiseria for dummies e terribile minaccia finale.

Dunque, venerdì prossimo 13 gennaio il Teatro Verdi accoglie Die Zauberflöte (Il flauto magico) di Mozart. Dico, Wolfgang Amadeus Mozart, uno dei più grandi geni della storia dell’umanità, colto in questo caso nella sua ultima composizione teatrale. Perciò, dopo essermi genuflesso più volte, oso scrivere qualche sintetica e informale nota per chi verrà in teatro e magari non conosce molto di questo straordinario capolavoro.fl1 Leggi il resto dell’articolo

Don Giovanni di Mozart al Teatro Verdi di Trieste: recensione sintetica di una recita con il cast alternativo.

Si chiude oggi pomeriggio la felice produzione del Don Giovanni di Mozart al Teatro Verdi di Trieste e io, che non perdo un colpo (fosse vero), sono qui a scrivere del secondo cast o meglio, del cast alternativo.dg1 Leggi il resto dell’articolo

Trionfa il Don Giovanni di Mozart al Teatro Verdi di Trieste.

Ecco qui, su La classica nota, le mie opinioni sull’apertura di stagione del Teatro Verdi. Serata di buon livello, con qualche distinguo non so quanto condiviso sulla regia.
E sì, è scritto Bello senz’anima, non Bullo (strasmile).

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Il Don Giovanni di Mozart al Teatro Verdi di Trieste: uso criminale di alcuni versi del libretto.

Come già credo di aver detto altre volte, nel Don Giovanni di Mozart la musica è sublime ma altrettanto strepitoso è il libretto di Lorenzo Da Ponte. Inoltre, per chi come me conosce praticamente a memoria il testo dell’opera, i versi del librettista vengono buoni assai spesso.
Perciò dopo l’orrido Mi tradì quell’Alfa ingrata ecco qui alcune applicazioni di frasi del Don Giovanni usate perlopiù per far sorridere ma, in un caso, anche per far riflettere. Comunque a scopo criminoso.
Le foto sono state scattate da me, ovvio, e so che non era necessario specificarlo vista la bruttezza.
Meglio se ci cliccate sopra. Leggi il resto dell’articolo

Recensione seria di Die Zauberflöte (Il Flauto magico) di Mozart alla Fenice di Venezia: ovvero gli esami non finiscono mai.

I miei fan mi perdoneranno, ma oggi salto la parte più interessante e cioè quella che riguarda l’orrida Venezia, perché ieri c’era tanta gente che mi devo ancora riprendere dall’ansia. Vi dico solo che davanti a me, in platea, c’era Paolo Bonaiuti che batteva il tempo sulla moglie che gli stava seduta vicino. Una tragedia agghiacciante. E io posso pure sfidare i gabbiani assassini ma i politici no eh? Quindi abbiate pietà (strasmile).

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Don Giovanni al Teatro Verdi di Trieste: ancora un paio di considerazioni semiserie.

Simone Alberghini

Simone Alberghini nella scena finale del Don Giovanni per la regia di Damiano Michieletto (Teatro alla Fenice)

Altro sguardo laterale sul Don Giovanni, oggi che è sabato e vi vedo lì che aspettate novità da leggere avidamente nel fine settimana (sì, certo).
Ma andiamo avanti.

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Don Giovanni all’orizzonte, prima incursione semiseria.

Il Teatro Verdi di Trieste sta organizzando virtuosamente la promozione al prossimo Don Giovanni che darà il via alla stagione operistica 2015/2016.
Su Twitter, per esempio, ha lanciato l’hashtag #dongiovanniproject per avvicinarsi alle manifestazioni collaterali all’esecuzione dell’opera.
Ora, siccome mi pare che l’iniziativa sia davvero interessante e meritevole, ho deciso (non richiesto, sia chiaro) di dare anch’io il mio contributo che si concretizzerà in alcuni post un po’ diversi dal solito qui sul mio blog.
Perciò, episodicamente esternerò (come appunto dice il sottotitolo di Di Tanti Pulpiti) sul Don Giovanni, a partire da oggi. Saranno considerazioni laterali: un testo, chissà forse qualche foto oppure brevi considerazioni sulla fantastica opera di Mozart.
Oggi si parte con un poco rassicurante calembour di una delle arie più famose dell’opera, Mi tradì quell’alma ingrata che, purtroppo per tutti voi, diventa Mi tradì quell’Alfa ingrata.
Queste poche righe mi sono state ispirate da un lontano ricordo d’infanzia. Leggi il resto dell’articolo

Recensione semiseria del Requiem di Mozart al Teatro Verdi di Trieste: questo piccolo grande amore.

ClaudioBaglioniIn questi giorni avevo due scelte culturali per nutrire il mio spirito. La prima, quella più ovvia e di carattere più elevato, era andare a vedere il recital di Claudio Baglioni. Leggi il resto dell’articolo

Recensione semiseria di Il Re pastore di Mozart al Teatro Verdi di Trieste: oddio, un governante illuminato che non si fa i selfie!

La buona notizia è che ieri sera al Teatro Verdi c’erano parecchi giovani. Quella cattiva è che due ragazzine si sono sedute vicine a me e hanno giocato col cellulare o qualsiasi altra cosa fosse per tutta l’opera. Beh, certo, all’intervallo si sono riposate. Tenetele a casa, tenetele. O mandatele a un webinar, che ne so. Per fortuna una delle due a un certo punto si è addormentata e non ha neanche russato, il che non è da sottovalutare. Probabilmente si è messa a contare le pecore del gregge che erano sul palco, chissà. Erano ben cinque, si può capire la sua stanchezza.

Da sinistra: le pecore, Alida Berti (Aminta), Eva Mei (Elisa) e Angelo Codeluppi (Agenore)

Da sinistra: le pecore, Alida Berti (Aminta) e Eva Mei (Elisa)

C’era anche un ragazzo che, mi è stato fatto notare, era vestito e truccato in modo da assomigliare (involontariamente) al Joker della saga di Batman, solo più brutto e spaventoso. Ragazzi siamo a Trieste, l’età media degli spettatori si calcola col carbonio14, non potete fare così. Voglio dire, una signora seduta in pepiano pensava fossero arrivati gli UFO e ha cercato di farsi rapire, dai. Leggi il resto dell’articolo

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