Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Archivi Categorie: nuovi mostri

Il flauto magico al Teatro Verdi di Trieste: animali fantastici e dove trovarli. Superman compreso.

Die Zauberflöte ossia Il flauto magico di Mozart mancava dal Teatro Verdi di Trieste da vent’anni. Ieri sera il ritorno, gustoso per molti versi.
Come potrete leggere più avanti, a buona parte del pubblico la regia di Valentina Carrasco non è piaciuta. Succede. Peccato che la Carrasco stessa non l’abbia presa benissimo, per usare un eufemismo (strasmile).
Voglio dire, postulare a gesti una generale infedeltà dei partner del pubblico – correttamente senza distinzioni di genere, va detto – non è proprio il massimo (strasmile).
Tra l’altro suggerisco alla regista una collocazione più coerente di Nembo Kid: poteva farlo intervenire quando c’era in scena la cabina telefonica, no? Almeno si spiegava – visto che il minilocale era occupato dalla Regina della notte – la precipitosa fuga del supereroe dietro le quinte.
cabinasuperman

Le cose migliori però si sono viste in platea e nel foyer all’intervallo, perché io e un’amica (ciao Maria Teresa) che abbiamo perso la dignità da tempo immemorabile abbiamo mimato i movimenti dei robottini/fanciulli tra gli sguardi più preoccupati che divertiti dei giurassici spettatori della prima. È stato uno spettacolo orribile al quale un altro amico pusillanime (ciao Paolo) ha voluto colpevolmente sottrarsi. E sì che pure lui, quanto a dignità, non ha molto da perdere.
Personalmente mi sono sempre sentito come un animale – sentimento condiviso da chiunque mi conosca –  ma da oggi mi sento anche di attribuirmi l’aggettivo fantastico. Da qui il triste titolo di questo post che sarà apprezzato, credo, per affinità animalesca elettiva da molti dei lettori di questa tana…ehm…blog.
Insomma, alla prossima e un saluto a tutti!entrata-papa Leggi il resto dell’articolo

Annunci

Amfortas vede gente e fa cose.

Questo è un post diverso dal solito, nel senso che si parla sì di musica ma – e non ricordo di averlo fatto altre volte – c’è pure una mia foto. Non una foto qualsiasi e ora vi spiego.
Un paio di giorni fa il Sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, ha deciso con gesto autonomo di levare lo striscione con  la scritta “Verità per Giulio Regeni” che faceva bella mostra di sé sul balcone del municipio in Piazza Unità. Dice, il Signor Sindaco, che c’era assuefazione visiva e che perciò quel simbolo non era più efficace. A dire il vero ha affermato anche – con una certa eleganza –  che lo striscione era un dente cariato e che ha voluto toglierselo.  Ovviamente c’è stata una vera e propria sollevazione da parte di molti cittadini, anche di coloro che hanno votato per l’attuale Sindaco.
Il quotidiano Il Piccolo è uscito con la prima pagina che rappresentava il volantino di Amnesty International appunto raffigurato sullo striscione.
Ho pensato: Io cosa posso fare? Ma non mi veniva nulla, e sì che sono un creativo mica da poco (strasmile).
Ieri sera c’era il concerto per la stagione sinfonica, però, e allora ho deciso così, d’emblée, che avrei potuto pacificamente manifestare il mio dissenso per la scellerata decisione. Perciò mi sono stampato il volantino e, con la manualità straordinaria che mi distingue me lo sono appiccicato alla giacca con tre graffette. E me ne sono andato in teatro come se niente fosse a esercitare il mio diritto/dovere di critico musicale.paolo-2
Come potete leggere su La Classica Nota, non è stata una serata esaltante, ma io sono uscito da teatro ugualmente soddisfatto.
Un saluto a tutti, alla prossima.

Norma di Vincenzo Bellini al Teatro Verdi di Trieste: parte il #normaproject

Norma al Teatro Verdi di Trieste, dal 29 gennaio al 6 febbraio.
No, dico, Norma, cioè uno dei monumenti della musica lirica. Profferisti un nome che il cor m’agghiaccia dice Pollione nel libretto di Felice Romani.
E Norma è, in effetti, opera da far accapponare la pelle, soprattutto per la parte da soprano della protagonista ma anche per il tenore, che si gioca tutto nell’aria e nella cabaletta iniziale cantate a freddo. O per l’interprete di Adalgisa (mezzosoprano), la cui tessitura vocale è tipicamente anfibia e galleggia tra acuti da soprano e gravi profondi.
Il basso (Oroveso) è meno impegnato ma deve essere autorevole nell’accento senza scadere in inappropriate forzature stilistiche.normats
Anche il coro ha una funzione importante e ovviamente, centrale è l’operato del direttore d’orchestra.
Insomma ci sta tutto un piccolo progetto dedicato a quest’opera di Vincenzo Bellini e io – che sono diabolico – ho ben pensato di chiamarlo #normaproject, scimmiottando mestamente il bel lavoro che fece l’ufficio stampa del teatro per l’opera che ha aperto la stagione e cioè il Don Giovanni.
Cosa prevede #normaproject? Niente di troppo diverso dalla consueta divulgazione semiseria dell’opera lirica che propino di solito ai miei happy few, solo che dividerò le mie tristi iniziative tra questo blog, La classica nota e il mio account Twitter. Pillole di Norma in random, diciamo, senza regole o scadenze temporali per arrivare tutti – me compreso – più preparati alla prima del 29 gennaio.
Ci sarà l’uso criminale del libretto, ovviamente, nel senso che abbinerò qualche immagine invereconda ai versi di Romani e so che non me lo perdonerete. Probabilmente qualche intervista ai protagonisti e altre buffonate tipo questa che scrissi qualche anno fa e che ripropongo oggi, tanto per rompere il ghiaccio.
La recensione della prima alla Scala nel 1831, alla quale – forse non lo sapevate – sono stato presente. Leggi il resto dell’articolo

Recensione semiseria de I Capuleti e i Montecchi di Bellini al Teatro La Fenice di Venezia. Tragedia: muoiono Romeo e Giulietta.

Dell’orrida Venezia che dire? Poco, questa volta, soprattutto perché evidentemente in gennaio i gabbiani assassini stanno ancora smaltendo qualche viaggiatore morto avanzato dalle crapule festive e la carne fresca – visto il ridotto afflusso turistico (si fa per dire) – è più difficilmente reperibile.

Un gabbiano gigante travestito da aereo, mentre attacca uno stormo di aquile.

Un gabbiano assassino gigante travestito da aereo, mentre attacca uno stormo di aquile.

Peraltro, anche in questo periodo la trasferta lagunare mi ha lasciato un bel ricordo: l’immagine di una coppia etero di giapponesi in cui l’elemento maschile avanzava per le calli tenendo teso un braccio che brandiva una prolunga di circa 1.5m con in cima una minitelecamera rivolta verso l’alto. Ha rischiato di levare gli occhi più volte ai passanti ma forse , ci ho pensato ora, non era a scopo turistico ma il tipo si è inventato una specie di NORAD in salsa orientale per difendersi dagli attacchi dei gabbiani kamikaze. Dopotutto i giapponesi hanno esperienza di questo tipo di incursioni (strasmile).
Ma, come sempre, passiamo alle cose meno serie. Leggi il resto dell’articolo

Recensione semiseria della Traviata di Giuseppe Verdi alla Fenice di Venezia (2013).

Lo so che tutti conoscete la trama della Traviata di Giuseppe Verdi, però qui passa spesso anche qualche ignorantone, perciò non posso fare a meno di segnalare che la premiata ditta Arfonso&Giò (una coppia di fatto di nuovi mostri) offre aggratis questo servizio.  Cliccate e approfittatene [ahò, der servizio no de Arfonso o Giò (strasmile)].Traviata 1
Io lo sostengo da sempre, l’orrida Venezia sarà pure orrida, appunto, ma è unica. E non certo per le solite cose che dicono tutti e che non sto a ripetere. Venezia è unica per lo spettacolo gratuito che danno le persone, o meglio i turisti. Il turista è una mutazione genetica, non credo si possa considerare una persona in senso stretto. Leggi il resto dell’articolo

Recensione semiseria della Carmen di Bizet alla Fenice di Venezia: è nata una stella?

Tenete presente che quella di ieri potrebbe essere stata la mia ultima trasferta nell’orrida Venezia. Sì, perché scopro chez Winckelmann che tra un paio di giorni da quelle parti consentono questo scempio e, di conseguenza, non è improbabile che dell’amata città lagunare non restino che macerie affondate o, se ci va bene, affioranti. Leggi il resto dell’articolo

Recensione semiseria di Das Rheingold di Richard Wagner al Festival di Lubiana: trionfo di Valery Giergiev, il direttore a scoppio ritardato.

Il Festival di Lubiana (Ljubljana) da molti anni attira l’attenzione degli appassionati di zona mitteleuropea per la qualità delle proposte.
Personalmente quest’anno ho seguito un paio di eventi e di qualcosa (lo Stabat Mater di Rossini) ho già riferito. Ho visto (e sentito eh?) anche la Nona di Beethoven diretta da Riccardo Chailly con la “sua” Orchestra di Lipsia, ma non ho tempo di scrivere le mie impressioni.
Nei giorni scorsi, invece, è toccato a un mezzo Ring (Das Rheingold e Die Walküre) affidato alla prestigiosa bacchetta di Valery Gergiev che dirigeva l’Orchestra del Teatro Mariinsky di San Pietroburgo. Operazioni che richiedono molti soldini come potete immaginare, e non è che dal punto vista economico la Slovenia sia messa meglio di noi. Anzi. Quindi, senza essere candidato ad alcuna carica nel settore economico di un futuro governo italiano, mi pare ovvio che la legislazione fiscale, da quelle parti, privilegia l’apporto finanziario dei privati di cui, infatti, sono ben presenti i numerosi nomi sui flyer che pubblicizzano gli eventi.
Forse qualcuno in Italia dovrebbe svegliarsi, anche perché – mi sia consentita l’uscita vernacolare e il qualunquismo campanilistico – altrimenti gli sloveni, prima o poi, ne magnerà la marenda. Ove per marenda s’intende quella parte di spettatori (già non numerosissima) che viene al Teatro Verdi dai paesi limitrofi per vedere l’opera lirica e la musica sinfonica.
Anche perché Lubiana è proprio al centro della mitteleuropa, ci si arriva in un baleno da tutti i paesi confinanti, e ha pure un mega posteggio sotterraneo (caro, peraltro) proprio sotto alla Cankarjev Dom.
Chiaro che non è possibile paragonare in toto la realtà triestina con quella di Lubiana che, non scordiamolo, è la capitale della Slovenia. Inoltre si tratta di eventi speciali, non di una stagione regolare.
Poi, certo, c’è pure da considerare che nel foyer si possono vedere scarpe come queste, che almeno per ora a Trieste non ho mai visto. Puntualizzo, prima che qualcuno venga ad arrestarmi, che le foto sono state scattate da ex Ripley, che ha passato un momento di scatto compulsivo (smile): non saprei se la presenza di tali orrori possa essere un’ulteriore attrazione per i potenziali spettatori o un deterrente (strasmile). Ovvio che le anonime ragazze rientrano ampiamente nella gallery dei nuovi mostri!

Sembra una severa malattia congenita, ma è solo un paio di scarpe.

Sembra una severa malattia congenita, ma è solo un paio di scarpe.

Scarpe 2

Gravissimo eritema? No, solo un paio di stivali.

Leggi il resto dell’articolo

Date epocali.

Questa foto è stata scattata il 7 giugno 1955, nella sala parto del Sanatorio Triestino. Leggi il resto dell’articolo

La Cenerentola di Rossini rivista da Andrea Andermann su RAI1.

Come ho scritto nel post, non ho voglia di lanciarmi in una recensione semiseria di questa Cenerentola, però ho appena visto che Roberto Matrosimone ne ha scritta una, circostanziata e condivisibile nella sostanza, sul suo blog. Quindi la linko qui da me.

Recensione Cenerentola di Andermann (perché non era certo quella di Rossini).

Io quando leggo il vocabolo “evento” vado subito in crisi, o meglio vengo sopraffatto da un senso di fastidio, probabilmente perché ho sempre usato questo termine per descrivere qualcosa che esce dalla normalità del quotidiano. È un retaggio della mia infanzia, quando per evento s’intendeva che ne so, la prima comunione o comunque fatti o situazioni eccezionali che uscivano dalla routine. Leggi il resto dell’articolo

I Premi Abbiati 2011.

Assegnati i Premi Abbiati, quest’anno i miei voti devono essere andati persi, accidenti! Vabbè, evidentemente ho gusti più sofisticati dei miei colleghi (strasmile). Anzi, ci metto pure il tag “nuovi mostri”, così imparano. Leggi il resto dell’articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: