Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Archivi Categorie: pessimismo

Amfortas vede gente e fa cose.

Questo è un post diverso dal solito, nel senso che si parla sì di musica ma – e non ricordo di averlo fatto altre volte – c’è pure una mia foto. Non una foto qualsiasi e ora vi spiego.
Un paio di giorni fa il Sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, ha deciso con gesto autonomo di levare lo striscione con  la scritta “Verità per Giulio Regeni” che faceva bella mostra di sé sul balcone del municipio in Piazza Unità. Dice, il Signor Sindaco, che c’era assuefazione visiva e che perciò quel simbolo non era più efficace. A dire il vero ha affermato anche – con una certa eleganza –  che lo striscione era un dente cariato e che ha voluto toglierselo.  Ovviamente c’è stata una vera e propria sollevazione da parte di molti cittadini, anche di coloro che hanno votato per l’attuale Sindaco.
Il quotidiano Il Piccolo è uscito con la prima pagina che rappresentava il volantino di Amnesty International appunto raffigurato sullo striscione.
Ho pensato: Io cosa posso fare? Ma non mi veniva nulla, e sì che sono un creativo mica da poco (strasmile).
Ieri sera c’era il concerto per la stagione sinfonica, però, e allora ho deciso così, d’emblée, che avrei potuto pacificamente manifestare il mio dissenso per la scellerata decisione. Perciò mi sono stampato il volantino e, con la manualità straordinaria che mi distingue me lo sono appiccicato alla giacca con tre graffette. E me ne sono andato in teatro come se niente fosse a esercitare il mio diritto/dovere di critico musicale.paolo-2
Come potete leggere su La Classica Nota, non è stata una serata esaltante, ma io sono uscito da teatro ugualmente soddisfatto.
Un saluto a tutti, alla prossima.

Bat recensione del Pipistrello di Strauss Jr al Teatro Verdi di Trieste.

Bella serata, ieri, al Teatro Verdi di Trieste. Potete leggere i particolari qui, su La Classica Nota.

Per la prima volta sono andato al ricevimento post recita, di solito non amo molto i posti affollati. Beh, sinceramente, mi pare che ci siano troppi appassionati che vivono di ricordi e che rimpiangono un passato che non tornerà più solo per il gusto, tipicamente triestino, di essere sempre scontenti.
Non c’è più l’operetta di una volta? Forse. Sicuramente però non ci sono più i soldi di una volta né a Trieste né altrove.
Ma gli amanti del passato remoto, temo, saranno presto accontentati.Marcu 2
E la finisco così, per ora.

Recensione semiseria e annoiata di Don Pasquale al Teatro Verdi di Trieste: 50 sfumature di bigio.

Ieri, al Verdi di Trieste, si è consumato un peccato mortale: la noia è scesa su Don Pasquale. Mia moglie ex Ripley, seduta accanto a me, sbadigliava. L’ultima volta che era successo fu nel 1981, in viaggio di nozze. Vedete un po’ voi. Leggi il resto dell’articolo

Sesto concerto della stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste: per pochi intimi, purtroppo.

Con il concerto di ieri sera, il sesto, è calato il sipario sulla stagione sinfonica 2014 del Teatro Verdi di Trieste.
Un congedo che ha riproposto uno stridente contrasto tra l’ottimo, per non dire esaltante, esito artistico da un lato e la disincentivante, per non dire catastrofica, penuria di pubblico in teatro. Almeno i pochi intimi che hanno visto il concerto hanno apprezzato, e molto, la serata. Magra, magrissima consolazione. Un teatro senza pubblico è impensabile ed è quasi un controsenso. Ora è il caso di individuare le responsabilità di questa disfatta e bisogna farlo a brutto muso, lasciando da parte anche le buone maniere.
Francesca Dego, Trieste 21 marzo 2015
Leggi il resto dell’articolo

Recensione semiseria de I Capuleti e i Montecchi di Bellini al Teatro La Fenice di Venezia. Tragedia: muoiono Romeo e Giulietta.

Dell’orrida Venezia che dire? Poco, questa volta, soprattutto perché evidentemente in gennaio i gabbiani assassini stanno ancora smaltendo qualche viaggiatore morto avanzato dalle crapule festive e la carne fresca – visto il ridotto afflusso turistico (si fa per dire) – è più difficilmente reperibile.

Un gabbiano gigante travestito da aereo, mentre attacca uno stormo di aquile.

Un gabbiano assassino gigante travestito da aereo, mentre attacca uno stormo di aquile.

Peraltro, anche in questo periodo la trasferta lagunare mi ha lasciato un bel ricordo: l’immagine di una coppia etero di giapponesi in cui l’elemento maschile avanzava per le calli tenendo teso un braccio che brandiva una prolunga di circa 1.5m con in cima una minitelecamera rivolta verso l’alto. Ha rischiato di levare gli occhi più volte ai passanti ma forse , ci ho pensato ora, non era a scopo turistico ma il tipo si è inventato una specie di NORAD in salsa orientale per difendersi dagli attacchi dei gabbiani kamikaze. Dopotutto i giapponesi hanno esperienza di questo tipo di incursioni (strasmile).
Ma, come sempre, passiamo alle cose meno serie. Leggi il resto dell’articolo

Ancora un Wagner giovanile (tra le altre cose) per la stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste.

Qui una mia intervista a Radio Capodistria, per la quale ringrazio la collega e amica Luisa Antoni, che non è responsabile di un mio orrendo errore di consecutio (strasmile).
L’intervista sarà replicata mercoledì prossimo alle 22.30 qui:

È molto bello che il primo post del 2015 sia una cronaca dal Teatro Verdi di Trieste, ed è così soprattutto per una ragione e cioè che Di Tanti Pulpiti è praticamente l’unica voce triestina che si occupa di queste faccende. Sì, lo so, ce ne sono anche un altro paio online, ma quasi sempre si limitano a un mesto lavoro di copia/incolla dei comunicati stampa del teatro, ai quali aggiungono un aggettivo qui e un sostantivo lì.
Di musica classica e lirica si parla poco e sapete cosa succede no? Che parla poco oggi e parla poco domani, poi nessuno ne parla più. Vabbè. Leggi il resto dell’articolo

Il ritorno del critico semiserio: una notizia sulla trasferta del Teatro Verdi di Trieste e poi La Fenice di Venezia.

Del Teatro Verdi Trieste non si sa nulla. Sono in tanti a chiedermelo, ma davvero non ci sono novità particolari, solo gossip più o meno spinto che a me interessa il giusto e cioè nulla.
L’unica cosa certa è che grazie – immagino io – ai buoni auspici del ex Direttore Artistico del teatro triestino, Umberto Fanni (il quale ora ricopre lo stesso ruolo alla Royal Opera House Muscat, in Oman) il Verdi sarà in tournée nello Stato arabico nella seconda metà di settembre con quel Macbeth (regia di Brockhaus, scene di Svoboda) che tanto successo ha riscosso in Italia, dove ha vinto anche il Premio Abbiati.img_5751-copy
Le date, inserite nella stagione 2014-2015 sono queste: 18, 20, 22 settembre.
Il cast impegna Csilla Boross (Lady Macbeth), Michel Chioldi (Macbeth) e Giorgio Giuseppini (Banco). Donato Renzetti dirigerà Coro e Orchestra del Teatro Verdi.
Perché la dirigenza triestina voglia tenere clandestina la cosa (poco cambia se domani mandano un comunicato stampa: mancano 10 giorni!) non si sa e perciò passiamo ad altro. Leggi il resto dell’articolo

Il Festival di Bayreuth 2014 al via domani: c’è qualcuno?

Mi sa che dopo gli esiti sconcertanti del Festival del bicentenario, di Wagner ci siamo scordati tutti. O quasi, insomma.
Domani infatti, in un clima metaforico che non ricordo così gelido da anni, incomincia nell’indifferenza generale il Festival di Bayreuth 2014. Disinteresse anche dei media e, fidatevi, non solo qui in Italia ma anche all’estero, Germania compresa.
Come riferisce anche il wagneriano doc Daland (il titolo del post è significativo, strasmile), non solo RADIO3 quest’anno ha fatto la scelta (che per me resta ingiustificata e di retroguardia in ogni caso) di non trasmettere le prime dalla collina, ma persino la Bayerischer Rundfunk posticipa le trasmissioni ad agosto. Mah!media.media.a97e68e8-25c3-450f-a867-8bce56a6ba35.normalized
Certo, è anche vero che quest’anno non si segnalano particolari fremiti, anche perché il clamore delle anticipazioni sulla regia del nuovo Ring, artatamente gonfiate l’anno scorso, è rientrato. Le bolle di sapone svaniscono nel nulla e ce ne scordiamo volentieri e così è stato per la nuova produzione di Frank Castorf. Il quale, sempre in questi giorni e con timing sospetto, ha montato su una polemica che da dietro questa tastiera sembra proprio inutile.

Neanche Frau Merkel, che da quando è stata eletta mai aveva disertato la prima, si farà vedere al Festival. Oddio, c’è da dire che si apre con uno dei più brutti Tannhäuser mai allestiti, e la circostanza non aiuta. tannhaeuser6_HA_Bay_861012b-518x345
In ogni caso chi volesse ascoltare in diretta le prime potrà farlo qui su Radio Clàsica.

25/7 Tannhäuser (16.00)

26/7 Der fliegende Holländer (18.00)

27/7 Das Rheingold (18.00)

28/7 Die Walküre (16.00)

30/7 Siegfried (16.00)

31/7 Lohengrin (16.00)

1/8    Götterdämmerung (16.00)

Per il resto che dire, quest’anno non c’è neanche Christian Thielemann che dirige l’Olandese…perciò a noi wagneriani fradici non resta che sperare che il direttore del Ring, Kirill Petrenko, faccia tesoro dell’esperienza non propriamente esaltante della stagione passata e che la mini Brünnhilde Catherine Foster (confermata, forse perché ha così piccolina che l’abbiamo sentita in pochi, strasmile!) si sia un po’ ripresa.

In caso contrario, ho sempre pronto il post dell’anno scorso!
 

Recensione semiseria del Paese del sorriso di Franz Lehár al Teatro Verdi di Trieste.

Finalmente è tornata a Trieste l’operetta, appunto il Paese del sorriso di Franz Lehár. Come dicevo nel post precedente non è il caso di parlare di “festival”, ma semmai di un auspicio per un ritorno della manifestazione in un prossimo futuro. Un augurio che però vista la situazione economica contingente – non so voi, ma io non riesco a essere ottimista per gli anni a venire – potrebbe restare tale, un po’ come quando si augura stammi bene a un amico malato gravemente. Ok, vedo che vi state esercitando in inquietanti gesti apotropaici (smile).
2014-06-17 19.32.56

Leggi il resto dell’articolo

La critica musicale e teatrale sulla carta stampata: cronaca di una morte annunciata?

Ecco, magari Gabo non sarebbe stato contento che io gli abbia copiato il titolo di un suo libro, ma almeno così lo ricordo ora che non c’è più.
Abbiate pazienza, questo post sarà una lenzuolata.
Munitevi quindi di noccioline e popcorn (smile) e poi, se vi pare il caso, diffondete. Voglio essere canonizzato anch’io e meglio se ciò avviene mentre sono ancora in vita (strasmile).

Paolo Possamai, direttore del Piccolo, quotidiano di Trieste

Paolo Possamai, direttore del Piccolo, quotidiano di Trieste

Leggi il resto dell’articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: