Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

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Recensione crepuscolare di Madama Butterfly al Teatro Verdi di Trieste: fa capolino Dario Argento.

Il bambino in stile bambola meccanica horror no, non ci stava (strasmile)

Madama Butterfly è una di quelle opere che richiamano sempre pubblico in teatro, perciò bene ha fatto il management del Verdi di Trieste a inserirla nella programmazione della stagione attuale che oltretutto – priva di un cartellone dedicato alla musica sinfonica – appare un po’ smilza.
L’allestimento è lo stesso proposto nel maggio del 2019, in epoca pre-Covid quindi, firmato da Alberto Triola. Due anni fa a proposito dello spettacolo scrivevo:

Nella concezione di Alberto Triola, regista di questa nuova produzione di Madama Butterfly, la triste e breve parabola di Cio-Cio-San si compie in un Giappone riconoscibile ma appena tratteggiato da pochi elementi scenici che quasi galleggiano in uno spazio onirico, un non luogo in cui – forse – Butterfly fantastica con la sua mente di donna appena adolescente.
Ed è proprio l’incontro/scontro tra un mondo infantile e delicato e quello adulto e cinico a essere la chiave di volta della regia che riporta in modo deciso Butterfly alla sua dimensione più fragile: quella di una bambina in balia di eventi più grandi di lei che le distruggono i sogni e il futuro, tanto da rendere quasi inevitabile l’estremo sacrificio finale che si compie, in linea con l’impostazione registica, fuori scena e senza clamori.
La delicatezza e la sobrietà caratterizzano anche la recitazione dei protagonisti, che con pochi e ben studiati movimenti – talvolta uno sguardo o solo un cenno – interagiscono virtuosamente impreziosendo il canto di conversazione sommesso che caratterizza il lavoro di Puccini.
Allo stesso modo, filtrati attraverso un velario, ben si alternano tenui e malinconici colori pastello con un raffinato gioco di ombre in controluce. Lo spettacolo si presenta perciò omogeneo nell’ispirazione e ben realizzato grazie alle scene minimaliste di Emanuele Genuizzi e Stefano Zullo, ai cortesi costumi di Sara Marcucci e alle nobili luci di Stefano Capra che danno tridimensionalità e al contempo cromie premurose all’allestimento.


La contingenza (leggi restrizioni causa Covid) ha costretto a qualche modifica in occasione dell’attuale ripresa dello spettacolo, soprattutto nelle interazioni in scena tra i personaggi. La più dolorosa mi è sembrata la rinuncia alla presenza fisica del figlio di Butterfly, perché l’idea del pupazzo stilizzato del bambino è stata realizzata in un modo discutibile che mi ha ricordato più che altro i B movie horror.
Certo, si può anche suggerire una specie di gravidanza immaginaria della protagonista, ma a mio parere si poteva fare meglio.
Dal punto di vista musicale Puccini vince ancora una volta, grazie soprattutto alla bella direzione di Francesco Ivan Ciampa. Una lettura vivace, caratterizzata da dinamiche anche imponenti ma comunque attente a non sommergere il canto di conversazione, che della musica di Puccini è parte essenziale. Il passo teatrale è incalzante e al contempo analitico, l’accompagnamento ai cantanti attento e meticoloso e non si percepiscono quegli eccessi di melassa che sono rovinosi per una partitura che è invece asciutta, tagliente, cinica.

Evgenia Muraveva vestiva gli scomodissimi panni di Cio-Cio-San. Il soprano russo è stata protagonista di una prova anonima, forse anche per l’emozione della prima. Di Butterfly ha le note (qualcuna anche stiracchiata) ma non ha la colossale dimensione tragica di un personaggio così complesso e sfaccettato. La grande aria del secondo atto è stata compitata con una scarna diligenza che ha lasciato il pubblico freddo. Buono il canto di conversazione, anche se talvolta inficiato da una dizione avventurosa. È probabile che nelle prossime recite il rendimento dell’artista vada crescendo.
Francesco Castoro è il classico esempio di tenore lirico leggero che affronta una parte troppo pesante per il suo strumento vocale ma, grazie alle indubbie qualità tecniche, riesce a tratteggiare un Pinkerton credibile ed efficace nei suoi incoscienti slanci testosteronici. La voce è di bel timbro, il fraseggio curato e non manca una certa disinvoltura scenica.
Elia Fabbian è stato un convincente Sharpless, del quale ha saputo caratterizzare bene l’ambiguità caratteriale in bilico tra rigurgiti di coscienza e sotteso cinismo.
Appena sufficiente la prova di Na’ama Goldman, Suzuki pallidina nel canto e diligente dal punto di vista scenico. Discreto l’affiatamento con la Muraveva nel duetto dei fiori.
Di buon livello il rendimento di tutti gli altri interpreti della compagnia di canto che trovate in locandina.
Brillante la prova del Coro, preparato per la prima volta da Paolo Longo che subentrava a Francesca Tosi.
Di là di qualche veniale sbavatura, inevitabile in una recita dal vivo, l’Orchestra del Verdi ha dimostrato ancora una volta di avere il suono “giusto” per la musica di Puccini e in un’ideale graduatoria di merito della serata si aggiudica il primo posto.
Pubblico scarso, poco coinvolto, parco di applausi a scena aperta. Alla fine tutta la compagnia artistica ha ricevuto applausi e approvazioni.

Madama ButterflyEvgenia Muraveva
F.B.PinkertonFrancesco Castoro
SharplessElia Fabbian
SuzukiNa’ama Goldman
GoroAndrea Schifaudo
Il Principe YamadoriDario Giorgelè
Lo Zio BonzoCristian Saitta
Kate PinkertonSilvia Verzier
Il Commissario ImperialeGiovanni Palumbo
L’ufficiale del registroGiuliano Pelizon
  
MimoAnnalisa Esposito
  
DirettoreFrancesco Ivan Ciampa
Direttore del coroPaolo Longo
  
RegiaAlberto Triola
Regista collaboratoreLibero Stelluti
  

Orchestra e Coro del Teatro Verdi di Trieste

Divulgazione semiseria dell’opera lirica: le 10 cose da sapere su Madama Butterfly di Giacomo Puccini, da venerdì 1 ottobre al Teatro Verdi di Trieste.

Venerdì prossimo al Teatro Verdi di Trieste torna Madama Butterfly di Giacomo Puccini, in un allestimento firmato da Alberto Triola.
Potevo io non scrivere nulla in questa occasione? Beh, sì, ma sento che tutti voi piccini state aspettando che io vi spezzi il pane della lirica e perciò eccomi qua con qualche curiosità sull’opera (strasmile). Ovviamente semiseria, perché i mappazzoni paludati si trovano ovunque.
Preparate i fazzoletti, ovviamente, e tenete conto anche che dal punto di vista statistico Madama Butterfly è da decenni una delle opere più rappresentate al mondo, anche in tempo di Covid-19.
E pensare che l’esordio, il 17 febbraio 1904 alla Scala di Milano, l’esito fu…questo:

L’accoglienza che il pubblico della Scala ha fatto della nuova opera Madama Butterfly ha chiaramente provato ch’esso non ha trovato degno di qualsiasi approvazione il nostro lavoro. Noi quindi ritiriamo lo spartito, di pieno accordo coll’editore e protestiamo perché sia sospesa ogni ulteriore rappresentazione.

Parole scritte da Puccini alla Direzione del teatro scaligero. Inoltre, in un anonimo redazionale su di un giornale milanese così era descritta la reazione del pubblico:

…grugniti, boati, muggiti, risa, barriti, sghignazzate…

Ma cerchiamo di essere seri.
Puccini sceglie, come sempre faceva, un soggetto teatrale forte e lo sottopone alla cura della sua musica, che ne potenzia la drammaticità evidenziandone i tratti più emozionanti.
In questo caso il libretto, firmato da Lugi Illica e Giuseppe Giacosa, è tratto dal dramma Madame Butterfly di David Belasco, che il compositore vide a Londra mi pare nel 1900.
L’ambientazione è quella che andava di gran moda a quei tempi e cioè l’Oriente, nella fattispecie il Giappone.
Insomma, ai tempi di Rossini erano di moda le turcherie mentre già nella seconda metà dell’Ottocento era molto trendy l’Estremo Oriente, pensate per esempio a Les pêcheurs de perles di Georges Bizet, solo per fare un esempio.
Oddio, in questo caso c’è un po’ di cura in più che nell’Iris di Mascagni, che chiamò i protagonisti col nome di un fiore e di due città (Iris, appunto, Kyoto e Osaka, librettista anche qui Illica).
Puccini, addirittura, si rivolse a una famosa attrice giapponese, Sada Yacco, per consigli sulla recitazione e sull’ambientazione e rendere più credibile la sua Cio-Cio-San (che vuol dire, non so se lo sapete, Madama Farfalla in giapponese).
La quale Madama Farfalla, come molte altre eroine di Puccini, si fa sentire la prima volta fuori scena (come Tosca e il suo Mario Mario Mario, Mimì o Turandot che addirittura tace per un atto e mezzo).
In quest’opera si ritrovano tutte le caratteristiche della scrittura musicale pucciniana, dal canto di conversazione alle improvvise aperture melodiche, che sono state spesso assai mal digerite dalla critica con la puzza sotto al naso.
Ora, io non ho la puzza sotto al naso ma l’opera mi risulta indigesta in primis perché la trovo psicologicamente opprimente. Certo, non mi passa neanche per la testa di contestarne la grandezza. È che proprio non posso fare a meno di pensare che Pinkerton, il tenore, non è altro che uno squallidissimo turista sessuale ante litteram che sfrutta il benefit di poter “sposare” una quindicenne perché le logiche mercantili dei rapporti commerciali tra Giappone e Stati Uniti lo consentivano.
E quindi, se da un lato Cio-Cio-San puntualizza al console Sharpless che lei “è la Madama Pinkerton” dall’altro il marinaio brinda al giorno in cui potrà sposarsi con vere nozze a una vera sposa americana.

Troppo lunga e mal sagomata. Andrete al macello– vaticinò nientemeno che Arturo Toscanini- ed ebbe ragione, ma solo per il debutto, nel quale il soprano fu Rosina Storchio.

Le 10 cose da sapere su Madama Butterfly

1) Nell’opera è citato più volte The Star Spangled Banner, universalmente conosciuto come l’Inno Nazionale degli Stati Uniti d’America.  In realtà, sino al 1931, The Star-Spangled Banner era “solo” l’Inno della Marina Militare.
2) Un bel dì vedremo è forse l’aria più famosa dell’opera. Il fil di fumo che desidera vedere la povera Cio-Cio-San è quello della nave che dovrebbe riportare il tenente Pinkerton in Giappone. Il nome della nave è Abramo Lincoln.

3) Cio-Cio-San ha 15 anni (sono vecchia di già – dice –)

4) All’inizio dell’opera Pinkerton chiede a Goro i nomi dei servitori della futura sposa. Essi sono Miss Nuvola leggera (cameriera), Raggio di sol nascente (il servitore) e Esala aromi (cuoco). Nella prima versione dell’opera, quella dell’esordio milanese del 17 febbraio 1904, a questo punto il bravo Pinkerton se ne usciva con “Muso primo, secondo e muso terzo”. Questo passo rimase anche nella ripresa bresciana, per poi scomparire nella versione definitiva. Temo che oggi la prima versione sarebbe molto supportata da certa politica.

5) Nella prima versione di Milano non compariva l’aria del tenore “Addio fiorito asil”.

6) La prima milanese dell’opera, secondo le cronache dell’epoca, fu salutata da “grugniti, boati, muggiti, risa, barriti, sghignazzate”. Non male (smile).

7) Nell’immaginario collettivo Butterfly fa harakiri. In realtà l’harakiri (o seppuku) è il suicidio rituale riservato ai maschi. Per le donne è previsto lo Jigai.

8) Nella Madama Butterfly la nota più alta che raggiunge il soprano è il Do5, il Re Bemolle sovracuto all’inizio dell’opera è facoltativo, allo stesso modo del Do del tenore alla fine del duetto del primo atto. Quindi, se i due cantanti previsti nelle parti di Cio-Cio-San e Pinkerton non dovessero emettere gli acuti di cui sopra, per favore che non si gridi allo scandalo e alla profanazione (strasmile).

9) Il Teatro alla Fenice di Venezia ospitò per la prima volta Madama Butterfly nel 1909. La seconda replica di quella produzione incassò 80 Lire. Pare però che nevicasse e facesse un freddo assurdo.

10) Madama Butterfly è la quarta opera più rappresentata al mondo. Le prime tre sono, nell’ordine: La Traviata, Tosca e Carmen.

Ok, a presto con la consueta recensione.

Tre voci autenticamente verdiane trionfano al Teatro Verdi di Trieste: green pass rimandato a ottobre.

Il concerto di canto è una rarità al Verdi di Trieste ed è altrettanto raro – diciamola tutta, senza mancare di rispetto a nessuno – avere l’occasione di ascoltare un trio di cantanti nel pieno dei loro mezzi artistici come quelli che si sono esibiti ieri sera.
Stiamo parlando di Anna Pirozzi, al debutto sul palcoscenico triestino, e di Fabio Sartori e Ambrogio Maestri, che da queste parti non si ascoltavano da tempo.
È stata l’occasione dell’esordio anche per un altro discusso protagonista appena venuto alla ribalta e cioè il green pass che ha creato qualche inconveniente all’ingresso, determinando uno slittamento di un quarto d’ora dell’inizio del concerto.
Il programma, tutto dedicato a Giuseppe Verdi, si è caratterizzato per una scelta di pagine musicali nobilmente popolari, spaziando dagli anni di galera del compositore sino alle opere della maturità più compiuta.
Jordi Bernàcer, sul podio di un’Orchestra del Verdi eccellente, è sembrato più a proprio agio nell’affrontare i forti contrasti dinamici e le agogiche infuocate del primo Verdi – penso alla ribollente tumultuosità della Sinfonia dalla Luisa Miller, per esempio  – che nelle ansiogene sottigliezze psicologiche dei duetti del Don Carlo, ma nel complesso la sua direzione sanguigna, seppur con qualche riserva, ha convinto. Bisogna pur tenere presente che le attuali norme costringono coro e orchestra a una disposizione che non favorisce l’uniformità del flusso sonoro.
Efficace la risposta dell’Orchestra del Verdi, come dicevo, che ha palesato una volta di più un carattere particolarmente adatto a queste pagine musicali. Ottimi gli archi, brillanti e precisi i legni, vigorosi gli ottoni e puntuali le percussioni. Nel Preludio de I masnadieri e nel balletto dal Don Carlo si sono messi in luce il primo violoncello di Matteo Salizzoni e il Konzermeister Stefano Furini.
Buona anche la prova del Coro istruito da Francesca Tosi, soprattutto nel lacerto dall’Otello (Fuoco di gioia) che immagino debba essere ben difficile da eseguire estrapolato dal contesto.
Anna Pirozzi è uno dei soprani più interessanti dell’attuale panorama operistico. Per certi versi è una cantante d’antan anche se solo da pochi anni si è affacciata alla ribalta internazionale. Voce torrenziale, da autentico soprano drammatico – e il repertorio che pratica abitualmente lo dimostra – padroneggia serenamente il suo importante strumento. Gli acuti sono folgoranti (la sortita di Odabella, Santo di Patria), sa cantare con dolcezza (La vergine degli angeli) e al contempo regala sontuose messe di voce (Tu che le vanità) e agilità di forza dirompenti.
Fabio Sartori è – a parere di chi scrive – uno degli artisti più sottovalutati dalla critica degli ultimi lustri, il che non toglie nulla al suo reale valore artistico. È un cantante che, rara avis, possiede autentico squillo tenorile (La mia letizia infondere), quello che ti fa saltare dalla sedia. Inoltre, è capace di fraseggiare con gusto (Cielo pietoso, duetto dal Don Carlo), ha un’ottima musicalità, un buon volume e una tecnica che gli consente una linea di canto pulita e omogenea. Avercene, di tenori così.
Ambrogio Maestri è un artista che non ha certo bisogno di presentazioni, il suo Falstaff è già di riferimento.
La voce è importante, di timbro scuro, adattissima alle insidiose parti verdiane scritte per baritono che richiedono ampiezza ed estensione e anche ieri sera ne ha dato ampia prova. L’accento luciferino e il fraseggio (Credo da Otello), il vigore drammatico (Terzetto dal Trovatore), la capacità di cesellare la parola scenica (Perfidi da Macbeth) sono peculiarità indispensabili per chi affronta questo repertorio così impegnativo.
Tutti i solisti sono stati ugualmente apprezzati dal pubblico che li ha meritatamene applauditi e acclamati durante il concerto e a fine serata, come ha fatto anche con Marina Pecchiar, arpista storica dell’orchestra triestina, che è felicemente andata in quiescenza.

Giuseppe Verdi
  

Musiche da Luisa MIller, Attila, I Lombardi alla Prima Crociata, Macbeth, La forza del destino, Simon Boccanegra, Otello, Il trovatore, I masnadieri, Nabucco, Don Carlo
  
SopranoAnna Pirozzi
TenoreFabio Sartori
BaritonoAmbrogio Maestri
  
DirettoreJordi Benàcer
Direttore del coroFrancesca Tosi

Orchestra e Coro del Teatro Verdi di Trieste

Domenica 8 agosto serata verdiana al Teatro Verdi di Trieste: il soprano Anna Pirozzi al debutto triestino.

COMUNICATO STAMPA

VIVA “IL VERDI”: OMAGGIO ALLA MUSICA DI GIUSEPPE VERDI

Primo appuntamento con obbligo di green pass per il pubblico

Trieste, 2 agosto 2021: una serata speciale per omaggiare Giuseppe Verdi, con interpreti di successo a livello internazionale, in scena domenica 8 agosto, alle 20.

Viva “Il” Verdi vedrà protagonisti il direttore Jordi Bernàcer, il soprano Anna Pirozzi, il tenore Fabio Sartori, il baritono Ambrogio Maestri. Orchestra e Coro della Fondazione Teatro Verdi di Trieste. Maestro del Coro Francesca Tosi. Un concerto che porta sul palco del teatro nomi molto conosciuti e apprezzati, in un evento che chiude la prima parte della stagione, prima di riprendere gli spettacoli a settembre.

Il cast: Jordi Bernàcer giovane direttore spagnolo, si è diplomato in flauto al Conservatorio di Valencia e in Direzione d’orchestra al Conservatorio di Vienna. È stato assistente di Riccardo Chailly, Sir Andrew Davis, Valery Gergiev, Nicola Luisotti, Zubin Mehta, Georges Prêtre e del M° Lorin Maazel che lo ha nominato Direttore Associato al Festival di Castleton nel 2007. Nel 2015, e per tre stagioni, è stato Direttore Residente alla San Francisco Opera. Ha lavorato in diversi teatri prestigiosi, come il Teatro Real di Madrid, la Deutsche Oper di Berlino, la Semperoper di Dresda, il Teatro San Carlo di Napoli, il Teatro dell’Opera di Roma, Arena di Verona, Opera di Los Angeles, Opera di San Francisco, Teatro Mariinski di San Pietroburgo, Opéra Royal de Wallonie, Royal Opera House Muscat. Presente anche in festival internazionali, in tutto il mondo. Attivo nel repertorio sinfonico, è ospite delle principali orchestre spagnole. Dal 2012 ha consolidato la partnership con Plácido Domingo dirigendolo in diversi concerti e produzioni operistiche.

Anna Pirozzi, fin dal suo debutto nel 2012 al Teatro Regio di Torino nel ruolo di Amelia in Un ballo in maschera, ha raccolto ampi consenti. Al Festival di Salisburgo debutta

sotto la direzione musicale di Riccardo Muti nella parte di Abigaille in Nabucco, per approdare poi all’Arena di Verona, al Palau de les Arts Reina Sofía di Valencia, al NCPA Pechino, alla New Israeli Opera Tel Aviv, ai Teatri d’Opera di Lipsia e Stoccarda, Las Palmas, Menorca, al Festival di Sanxay e a Bologna, Firenze, Parma, Palermo e Cagliari e al Teatro alla Scala. Tanti gli impegni internazionali successivi, nei teatri di tutto il mondo. Nel 2018 in particolare debutta in ruoli importanti: Odabella in Attila, al Gran Teatre del Liceu, Norma all’ABAO Bilbao e Manon Lescaut all’Opera di Liegi. Ha cantato inoltre nel ruolo del titolo in Aida al Teatro Real di Madrid oltre a tante altre interpretazioni. Collabora regolarmente con i direttori d’orchestra più rinomati a livello internazionale, come Riccardo Muti, Zubin Mehta, Nello Santi, Nicola Luisotti, Daniel Oren, Donato Renzetti, Gianandrea Noseda, Michele Mariotti e Renato Palumbo. Tra i suoi prossimi impegni è attesa a Monaco, Tokyo, Londra, Vienna, Napoli, Madrid e Zurigo.

Fabrizio Sartori debutta nel 1996 ne La Boheme, alla Fenice di Venezia e la stagione seguente è al Teatro alla Scala, in Macbeth, sotto la direzione del M° Mut. Nel 1998 debutta anche in due importanti ruoli verdiani: quello di Gabriele Adorno in Simon Boccanegra al Teatro Comunale di Bologna e quello in Don Carlo, sempre a Bologna e al Teatro Regio di Parma. Negli anni successivi ricopre altri ruoli importanti nei teatri di tutto il mondo, a Berlino, Vienna, Chicago, Zurigo. Recentemente ha cantato in Simon Boccanegra a Berlino, Milano, Barcellona e Madrid, in tournée a Buenos Aires con il Teatro alla Scala. Attila a Milano e in Cina, con una lunga serie di successi internazionali.  Ospite abituale del Teatro alla Scala, vi è tornato con Simon Boccanegra, anche in tournée a Taipei, Seoul e Mosca. Nel 2018 debutta alla Royal Opera House con Canio in Pagliacci, ha cantato Aida al Teatro alla Scala di Milano, Macbeth di Berlino e Il Trovatore a Liegi. Ha inaugurato la stagione del Teatro alla Scala 2018/19 con la fortunata produzione di Attila. Al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino ha cantato Nabucco nell’ottobre 2020 e ha debuttato nel ruolo del titolo in Otello.

Ambrogio Maestri debutta nel 2001 con l’evento musicale più importante del “Centenario Verdiano”: il Falstaff, che, sotto la direzione del Maestro Riccardo Muti e per la regia di Giorgio Strehler, lo vede protagonista al Teatro la Scala di Milano e allo storico Teatro Verdi di Busseto. La collaborazione con il Maestro Muti lo porta, nei tre anni successivi, a debuttare al Teatro alla Scala alcuni dei più emblematici ruoli verdiani quali Jago in Otello, Renato in Un ballo in maschera, Don Carlo di Vargas ne La forza del destino e Giorgio Germont in La Traviata.  Ospite dei più prestigiosi enti lirici mondiali (Metropolitan Opera, Opera de Paris, Covent Garden, Staatsoper di Vienna, Deutsche Oper di Berlino…) prosegue il suo percorso verdiano interpretando il Conte di Luna ne Il Trovatore, Amonasro in Aida, Rolando ne la battaglia di Legnano, Simon Boccanegra, Rigoletto e Nabucco nel ruolo di protagonista. La collaborazione decennale con l’Arena di Verona lo porta a festeggiare nella stagione 2012 le cento recite di Aida. Viene diretto dai migliori direttori della scena internazionale. Nel 2012 il regista Ferzan Ozpetek gli offre un ruolo nel suo film Magnifica presenza, mentre continua l’attività nei teatri di tutto il mondo. Recentemente si è esibito in diverse opere a Vienna e al Metropolitan Opera di New York, a Barcellona e Vienna, nella passata stagione a Milano, Monaco, Amsterdam, San Paolo del Brasile, Buenos Aires, Chicago, e Salisburgo.

Programma: nella prima parte Sinfonia da Luisa Miller, Santo di Patria da Attila, La mia letizia infondere da I Lombardi alla prima crociata, Pietà, rispetto, amore da Macbeth, La vergine degli angeli da La forza del destino, O Inferno! … Cielo pietoso rendila da Simon Boccanegra, Credo da Otello, Fuoco di gioia da Otello, Udiste…Mira d’ acerbe lagrime da Il Trovatore. Nella seconda parte Preludio da I masnadieri, Tu che le vanità da Don Carlo, Dio, che nell’alma infondere da Don Carlo, Ballet de la Reina da Don Carlo, Io vengo a domandar da Don Carlo, Va pensiero da Nabucco, Tace la notte!  da Il Trovatore. Bis Libiamo da La Traviata.                    

Green pass: Viva “Il” Verdi sarà il primo appuntamento con le nuove regole introdotte dal 6 agosto e legate al contenimento del Covid-19. Tutti gli spettatori dovranno esibire all’ingresso, insieme al biglietto nominativo, anche il green pass, la certificazione conseguente al vaccino o la negatività al tampone.

Resta in vigore l’obbligo di indossare la mascherina ffp2 o ffp3 durante tutto lo spettacolo.

Ampliata con Madama Butterfly l’attività al Teatro Verdi di Trieste.

COMUNICATO STAMPA

L’ATTIVITÀ DA SETTEMBRE A DICEMBRE SI ARRICCHISCE CON MADAMA BUTTERFLY

Tra le novità anche la ripresa di Mozartiade e Pasticci a Trieste

Trieste, 2 agosto 2021: All’attività artistica del Teatro Verdi di Trieste, già presentata nei mesi scorsi, si aggiungono alcune novità. Programmati gli spettacoli Mozartiade e Pasticci a Trieste, rispettivamente a settembre e ottobre, che vengono recuperati dopo l’annullamento nel 2020 a causa della pandemia. Inserita nel calendario anche Madama Butterfly, un’ ulteriore opera, titolo molto amato e popolare, in scena a ottobre. A seguire, come già annunciato, Il barbiere di Siviglia, a dicembre, e il tradizionale concerto di Natale e quello di Fine anno. 

“La ripresa a settembre è nel segno dell’ottimismo – sottolinea il Sovrintendente Stefano Pace – mantenendo sempre le misure di sicurezza che saranno necessarie, ma auspicando che al più presto si possa tornare a una situazione di normalità”.  “La vendita dei biglietti – ricorda il Direttore Generale Antonio Tasca – inizierà il primo giorno di settembre, per l’attività fino a dicembre. Il teatro va avanti e rilancia. Sempre a settembre verrà anche presentata la nuova campagna abbonamenti, per la stagione 2022 (gennaio-giugno)”. Stagione che si aprirà con la prima opera di Nicola Piovani, Amorosa Presenza. 

Mozartiade e Pasticci a Trieste: Mozartiade (ovvero Bastiano e Bastiana), sarà in scena dal 10 al 16 settembre. Maestro concertatore e direttore Roberto Gianola, interpreti Rinako Hara (Bastiana), Andrea Schifaudo (Bastiano), Nina Dominko (La Regina) e Andrea Binetti (Cola), con il nuovo allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, con Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione

“Mozartiade ritorna al Verdi. Il Singspiel in un atto – spiega il Direttore Artistico Paolo Rodda – su libretto di Friedrich Willhelm Weiskern e Johann Andrea Schachtner da Le divine du village di Jean-Jacques Rousseau, con la musica di Wolfgang Amadeus Mozart, viene proposto nella nuova orchestrazione a cura di Marco Taralli e Paola Magnini, la traduzione e versione ritmica di Andrea Binetti e Roberto Gianola”. 

Pasticci a Trieste (ovvero La prova di un’opera seria), sarà in scena dal 23 al 29 ottobre. Maestro concertatore e direttore Yuki Yamasaki, interpreti Daniela Mazzucato (Giuditta), Nicoletta Curiel (Fedora), Max René Cosotti (Aureliano) e Andrea Binetti (Raffaello Pasticci). “Si tratta – prosegue Rodda – di una rivisitazione dell’opera di Francesco Gnecco. In questa nuova messa in scena il Poeta Pasticci, uno dei protagonisti, guiderà il pubblico all’interno del duttile canovaccio pensato dal compositore Gnecco, nel mondo musicale di una Trieste che forse non tutti conoscono. La parte musicale è stata riorchestrata dal compositore Matteo Musumeci, la regia è affidata a Andrea Binetti”.

“Ricordo – aggiunge Rodda – che entrambi gli spettacoli erano inizialmente previsti al Ridotto, mentre andranno in scena nella sala principale”. 

Madama Butterfly: l’opera, con musica di Giacomo Puccini, sarà in scena dall’1 al 9 ottobre. Maestro concertatore e direttore Francesco Ivan Ciampa, regia di Alberto Triola. Interpreti principali: Eugenia Muraveva/Federica Vitali (Madama Butterfly), Francesco Castoro/Riccardo Rados (F.B.Pinkerton), Elia Fabbian/Luca Galli (Sharpless) e Na’ama Goldmann (Suzuki). L’opera è già andata in scena nella stagione 2018-2019 e torna con nomi importanti e molto apprezzati. Lo spettacolo sarà presentato nel dettaglio a fine estate. 

Il Verdi ritrova il suo pubblico: il teatro ha ripreso l’attività con il pubblico in presenza lo scorso 12 giugno con l’evento speciale “Stabat Mater”, concerto in memoria delle vittime della pandemia. Spazio poi a “La Traviata”, “Il Lago dei Cigni”, “La Vedova Allegra” e lo scorso week end “Tango e dintorni”, spettacoli molto amati, che più volte hanno fatto registrare il tutto esaurito. Gran finale della prima parte della stagione con Viva “Il” Verdi, l’atteso concerto in programma domenica 8 agosto.

Terzo concerto della stagione autunnale al Teatro Verdi di Trieste. Cosa avrebbe detto Čajkovskij della Barcolana?

La Barcolana, seppure in forma più timida del solito per ovvi motivi, potrebbe aver sottratto qualche spettatore al Verdi. L’importante è che ci sia continuità nell’attività teatrale!
Scusate per la formattazione stravagante del testo, purtroppo WordPress mi ha imposto un nuovo editor e per ora non ci capisco una cippa (strasmile amaro)

In questi tempi grami, mentre mi preparavo per l’ascolto del terzo concerto della stagione autunnale triestina che si colloca poco prima della Barcolana, mi sono divertito a immaginare che musica avrebbe tratto Čajkovskij dall’atmosfera che si respira a Trieste nei giorni che precedono la grande regata. Mi piace pensare che non sarebbe stata poi così diversa da quella del Capriccio Italiano che ha aperto la serata e così cito, parafrasando, una lettera del compositore alla mecenate Nadezda von Meck:

il carattere di questa festa è determinato dal clima e dalle antiche usanze…se si osserva bene il pubblico che si accalca in modo così selvaggio sulle Rive, ci si convince che l’allegria di questa folla, per quanto possa assumere aspetti davvero singolari, in fondo è sincera e naturale. Non ha bisogno né di grappa né di vino, si inebria con l’aria del posto.

Se poi, come pare, l’aria del posto assumerà domenica prossima i connotati della bora scura, beh, di sicuro ci divertiremo.
Jordi Bernàcer, come già nel concerto precedente, si è confermato direttore di sicura professionalità sul podio dell’Orchestra del Verdi di Trieste, riuscendo a trovare equilibrio in una pagina musicale complessa, in cui convivono sprazzi militareschi, afflati romantici e suggestioni popolaresche. Dell’orchestra, sottolineo tra le altre cose l’ottimo rendimento delle percussioni e degli ottoni.Il passaggio tra la musica di Čajkovskij e quella, più severa e imponente, di Beethoven, può anche risultare ostico, ma il Quarto concerto in sol maggiore per pianoforte e orchestra ha caratteristiche peculiari.
Composto quasi in contemporanea a pietre miliari quali Fidelio e la Quinta sinfonia, il brano ha un retrogusto dolce e luminoso, scorrevole e discorsivo, quasi privo di quelle asperità che caratterizzano molta della produzione di Beethoven.
La solista Mariangela Vacatello ne ha colto in pieno l’umore romantico senza risultare svenevole o zuccherosa – l’ Allegro moderato iniziale si presterebbe a qualche eccesso di miele – e al contempo ha conferito un misurato vigore al più contrastato Andante con moto successivo, palesando anche tocco delicato e grande abilità nel “giocare” con le dinamiche. Poi, nel Rondò che chiude il concerto, la pianista ha dato ampia prova di un virtuosismo mai ostentato, finalizzato a un’espressività calorosa e vivacissima, solare.
Grande successo per lei, che ha ricambiato gli applausi del pubblico con due bis.
Gli archi e i legni dell’orchestra triestina hanno contribuito in modo fondamentale alla buona riuscita di una pagina musicale molto impegnativa.
L’Eroica rectius Terza sinfonia in mi bemolle maggiore op.55 – si può considerare un’opera etica, quasi un esempio di moralità in musica. Su questa pagina musicale si è scritto qualsiasi cosa (anche qualche corbelleria) e forse spingere troppo sul pedale della retorica non aiuta a godere di quello che è, in primis, uno straordinario monumento culturale. Perciò tralascerei Napoleone, l’Iliade e quant’altro, concentriamoci sulla musica.
La terza di Beethoven è innanzitutto musica da brividi, palpitante ed emozionante come poche altre perché porta con sé un tumulto di sentimenti difficilmente governabile sin dall’inizio, che sembra quasi un trionfo della vitalità dell’uomo. Poi, con la Marcia funebre ci ritroviamo, tutti, al cospetto con le grandi domande della vita che, com’è giusto che sia, sono disperatamente senza risposta.
Lo Scherzo ci rasserena e ci trasporta in un mondo dal sapore bucolico, a una spensieratezza ancestrale. L’Allegro molto del quarto movimento è energia pura e credo sia davvero uno dei momenti più adrenalinici di tutta la produzione di Beethoven il quale, non a caso, considerava proprio questa la sua sinfonia più riuscita.
Il direttore Jordi Bernàcer ha scelto una lettura prudente, forse non troppo personale ma sicuramente encomiabile per precisione e accuratezza. È mancata, dal mio punto di vista, quella scintilla che sarebbe potuta scaturire da agogiche più spregiudicate.
Brillante in toto il rendimento della compagine orchestrale triestina.
Il concerto è stato gradito dal pubblico, questa volta meno numeroso rispetto alle ultime occasioni, che ha ripetutamente chiamato al proscenio Jordi Bernàcer.

Pëtr Il’ič ČajkovskijCapriccio italiano in la maggiore op.45
Ludwig van BeethovenQuarto concerto in sol maggiore per pianoforte e orchestra
Ludwig van BeethovenTerza sinfonia in mi bemolle maggiore op.45
  
DirettoreJordi Bernàcer
PianoforteMariangela Vacatello
  

Orchestra del Teatro Verdi di Trieste



Trionfo per Sergej Krylov nel secondo concerto della stagione autunnale al Teatro Verdi di Trieste.

Sergej Krylov e l’Orchestra del Teatro Verdi trionfano a Trieste in un emozionante concerto. Teatro esaurito per la seconda volta consecutiva. Il Covid-19 resta a casa (strasmile). Leggi il resto dell’articolo

È ripresa con un concerto lirico l’attività al Teatro Verdi di Trieste: è subito sold out!

Sold out, appunto, ed è già un’ottima notizia. Per il momento va bene così, a seguire la cronaca della serata con le bellissime immagini dell’amico Fabio Parenzan.
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