Di tanti pulpiti.

Dal 2006, episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

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Recensione abbastanza seria di Un ballo in maschera al Teatro La Fenice di Venezia: la coppia Meli-Gamberoni illumina un ballo un po’ spento.

Mancavo dall’orrida Venezia da parecchio tempo e, francamente, rivederla è stato il solito dispiacere. Gli ossessivi compulsivi come me hanno bisogno di conferme e, in questo senso, Venezia è formidabile in certi schemi precostituiti.
Scendi dal treno e sai che verrai investito dal trolley di un giapponese e mentre cercherai, a fatica perché gli anni passano, di rialzarti, due sceriffi statunitensi ti investiranno con la carrozzella in cui un neonato obeso succhia un leccalecca gigante a forma di Kim Jong-un. Se sopravvivi – qualcuno ce la fa – potrai cadere svenuto sulla via che ti porta alla Fenice, preda dell’incredibile commistione di aromi di zucchero filato, vongole filippine, castagne, pesce fritto, spaghetti al forse ragù e pizza. I terribili buttadentro dei locali attenteranno alla tua vita a ogni passo mentre tu, nel frattempo, cerchi di schivare gli attacchi degli ormai famosi gabbiani assassini le cui dimensioni sono ormai tali che le grandi navi che scorrazzano in laguna sembrano giocattoli. E, come potete vedere dall’immagine, anche gli aeroporti sono ormai invasi dai pennuti giganti (qui ne vediamo uno che si è mimetizzato da aereo e attacca una pattuglia di caccia militari, che scompaiono quasi).
Insomma, tutto nella norma, perciò passiamo alle cose meno serie (strasmile). Leggi il resto dell’articolo

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Il dittico Janàček – Poulenc al Teatro Malibran di Venezia: ovvero la strana coppia.

Chi mi segue da tempo sa che con l’orrida Venezia ho un rapporto contrastato (i nuovi lettori seguano il tag), nella migliore delle ipotesi. Figuriamoci allora quando ho letto, nei giorni scorsi, che si vorrebbe portare a Trieste il traffico di grandi navi. Un incubo. E non tanto per le navi, ma perché – come sanno tutti – dietro alle navi da crociera vanno i gabbiani attirati dai corpi dei turisti che cadono dai ponti. Turisti che di solito sono già morti ma spesso moribondi: alcuni precipitano perché ubriachi, altri perché il coniuge voleva liberarsene e cosa c’è di meglio di una spintarella verso il mare aperto? Una manna per i gabbiani assassini lagunari che, come ho già detto altre volte, erano bestie che un tempo si disputavano le sardine con le balene e i capodogli, che non deve essere proprio uno scherzo.gabb

Insomma vogliamo, qui a Trieste, le grandi navi? Dobbiamo sapere che nel pacchetto è compreso anche l’arrivo di stormi biblici di gabbiani assassini poliglotti geneticamente modificati (la foto è eloquente), spesso muniti di fotocamere rubate alle vittime giapponesi. Alcuni si fanno i selfie mentre consumano il tetro pasto.
Ma passiamo ora alle cose meno serie e cioè gli esiti artistici della serata veneziana (strasmile). Leggi il resto dell’articolo

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