Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

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Oh de’ verd’anni miei…

Antonio Ghislanzoni è noto per aver scritto il libretto dell’Aida di Giuseppe Verdi,

ma a me è molto simpatico perché scrisse un libello intitolato “Varietà umoristiche” in cui spicca il capitolo “L’arte di far libretti”, nel quale, con una buona dose d’autoironia, descriveva i personaggi e i caratteri di un’ipotetica opera lirica.

Vi allego QUI in pdf il suo lavoro e ne stralcio una piccola parte.
 

PERSONAGGI
 

Baritono: tiranno di un paese qualunque, personaggio nervoso e atrabiliare.

Primadonna: moglie di Baritono, donna di carattere indipendente e soggetta a frequenti deliqui.

Tenore: giovane di oscuri natali, di temperamento epatico, affetto di itterizia e di idropisia cronica.

Comprimaria: damigella di confidenza di Primadonna; fanciulla tra i venti e i cinquant’anni, di indole maligna e sospettosa.

Comprimario: amico intimo di Tenore; personaggio poco influente e irresoluto.

Profondo: frate di un Ordine qualunque; zio di Primadonna, amico di Baritono, mecenate di Tenore ecc ecc uomo di solida costituzione e molta autorità, con tendenza pronunziatissima alle stonazioni.
 

CORISTI MASCHI E FEMMINE
 

Che mutano nome e condizione a comodo del poeta e del maestro, conservando sempre nel viso e nel portamento il tipo cretino.

 
 

 
La scena ha luogo in un paese non ancora conosciuto, i cui abitanti, invece di parlare, cantano o solfeggiano con accompagnamento di orchestra.
 
Epoca: a piacere del vestiarista.

Bene, proprio oggi compio 55 anni e mi rendo conto che sarei stato un corista (credo maschio) perfetto per il mitico librettista dell'Aida.
Si accettano candidature per le altre parti tra i lettori di questo blog.
Buona settimana a tutti.

 

Maria Callas, straordinaria anche nei momenti difficili.

In alcune occasioni, per capire la grandezza di un artista, basta scorrere la cronologia dei suoi impegni. Prendiamo il 1955, anno funesto soprattutto per un motivo, che svelerò più avanti.
Nell’aprile del 1955 Maria Callas cantò la parte di Fiorilla nel Turco in Italia alla Scala di Milano, oltre che qualche recita della Sonnambula, ovviamente come Amina.
Due produzioni storiche, in cui il soprano più celebre di sempre era in compagnia di artisti straordinari come Nicola Rossi Lemeni, Cesare Valletti, Leonard Bernstein, Mariano Stabile, Gianandrea Gavazzeni. Cantanti e direttori d’orchestra che hanno fatto la Storia della Lirica. Non si possono dimenticare i registi, Luchino Visconti e Franco Zeffirelli.
Dal 28 maggio al 7 giugno ritroviamo la Callas alla Scala di Milano, impegnata nella Traviata di Giuseppe Verdi, con Giuseppe Di Stefano ed Ettore Bastianini.
A fine giugno, sempre del 1955, all’Auditorium della RAI, Maria Callas registrava la Norma di Bellini, diretta da Tullio Serafin ed insieme a Ebe Stignani e Mario Del Monaco. Ne esce uno di quei dischi che sono considerati imprescindibili dagli appassionati.
Insomma, nonostante già a maggio del 1955 fosse evidente che stava per accadere qualcosa di terribile in Italia, ma che dico, nel mondo, Maria Callas proseguiva nella sua carriera rivoluzionaria.
Fiorilla, Amina, Violetta, Norma: creazioni artistiche straordinarie.
Eppure, proprio il 7 giugno 1955 nascevo io, che di artistico ho poco e di straordinario ancora meno.
Pensateci, mentre io venivo al mondo, Maria Callas trovava la forza, la concentrazione, per cantare la Traviata alla Scala di Milano!
(anche se, come potete vedere dalla foto, non prese benissimo la notizia)
I grandi artisti si vedono anche da come affrontano le difficoltà, le inquietudini della loro epoca.
Un altro, l’ennesimo, esempio della grandezza di Maria Callas.
 
 
Buona settimana a tutti (strasmile).
 
 

E la morale?

Quando avevo 10 anni, frequentavo l’oratorio.
Ogni pomeriggio alle 17 suonava la campana e si andava a pregare per una ventina di minuti.
Io pensavo che il 7 giugno fosse una giornata particolare,
e che almeno quel giorno si potesse essere esentati dall’obbligo della preghiera, perciò messi su una mezza rivoluzione pretendendo di continuare a giocare.
Don Giulio non fu d’accordo, e ci fece entrare in chiesa; prima delle preci, ci fece una bella ramanzina e concluse con la più classica delle domande retoriche, alla quale dovrebbe seguire un silenzio di tomba, non essendo previste risposte.
“Qualcuno ha da dire qualcosa?” – detto con tono che non ammette repliche-
Ecco, un bambino alzò la mano e contestò vivamente il parroco, che restò sbalordito da tanta arroganza, ma anche divertito (l’ho saputo qualche anno dopo) da una simile manifestazione d’indipendenza.
Ieri, a distanza di 43 anni meno un giorno, si è ripetuta la stessa situazione tipo, in occasione della presentazione di uno studio sulla biodiversità nelle aree marine protette.
Il relatore, dopo aver recitato il suo compitino, ha posto più o meno la stessa domanda di Don Giulio, certo che nessuno sarebbe intervenuto.
Si sbagliava, ovvio, perché c’era un giovin signore tra il pubblico che aveva notato che aveva detto una stronzata, e non poteva fare a meno di farglielo notare.
Probabilmente c’è una morale, in questo stupido aneddoto.
Buon fine settimana a tutti.

Non feci mai male ad anima viva…

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