Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

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Recensione semiseria di Lohengrin di Richard Wagner al Teatro alla Scala di Milano, ovvero, Freud for dummies: “Provaci ancora, Guth”.

Paolo Isotta2, la vendetta Recensione di Daland sul suo blog

Recensione di Ugo Malasoma su OperaClick  Recensione di Alberto Mattioli sulla Stampa Recensione prima parte di Paolo Isotta sul Corriere della Sera Recensione di Aspasia su IldiavoloascoltaMozart Recensione di Enrico Stinchelli sul suo sito Parere sulla regia di Daland sul suo blog Recensione di Filippo Facci sul PostRecensione di Pietro Bagnoli su OperadiscLuca Chierici sul Corriere MusicaleLaura Bigi sul Corriere Musicale

Jonas Kaufmann (qui con la Petersen che ha cantato la generale)

Jonas Kaufmann (qui con la Harteros, poi costretta al forfait)

Premessa indispensabile, da leggere in stile sillabato rossiniano come si fa con le avvertenze per i farmaci: una recensione ricavata dalla ripresa televisiva di uno spettacolo operistico è forzatamente incompleta in quanto solo in teatro si possono valutare compiutamente alcune caratteristiche dell’allestimento delle voci dei cantanti e della direzione d’orchestra (smile!).
Segnalatemi nei commenti altre recensioni, per cortesia, così organizziamo una piccola rassegna stampa. Leggi il resto dell’articolo

Recensione semiseria del Lohengrin dal Festival di Bayreuth 2011: dal nostro corrispondente roditore.

Non c’è molto da dire sull’odierna recita del Lohengrin, perciò mi limito a un paio d’impressioni, anche se come sempre risulterò prolisso. Del resto, i wagneriani non possono brillare per sintesi (strasmile). Leggi il resto dell’articolo

Recensione sintetica del Lohengrin al Festival di Bayreuth 2011.

Premesso che su questo Lohengrin ritornerò più dettagliatamente tra un paio di settimane – è prevista su ARTE la diretta – metto giù un paio di sensazioni, dopo l’ascolto radiofonico, limitante e disturbato, di oggi.
Sul direttore Andris Nelsons non c’è molto da dire se non che ha diretto meglio dell’anno scorso, quando fu inascoltabile, ma che comunque anche oggi ha dimostrato di essere estraneo allo spirito di quest’opera. Una direzione che si potrebbe definire vigorosa, ma tagliata con l’accetta, monolitica, inadatta a esaltare quelle trasparenze, quell’incertezza misteriosa, quel pathos che è la cifra caratteristica di una musica che racconta una fiaba e non una guerra tribale. Inoltre, in almeno un paio d’occasioni, Nelsons ha perso il filo tra buca e palcoscenico e perciò i cantanti si sono ritrovati palesemente allo sbando.
Tra i cantanti è emerso un buon Georg Zeppenfeld, nei panni di König Heinrich, che non è certamente un fulmine di guerra, ma che almeno ha buon gusto e non urla.
Tómas Tómasson, il Telramund di turno, ha sbraitato in modo inverecondo e non capisco perché questa parte sia così spesso equivocata nell’interpretazione sino a farne una caricatura di un Compare Turiddu da provincia.
Per quanto riguarda Annette Dasch  (Elsa)me la cavo facilmente facendo copia e incolla dalla recensione dell’anno scorso: voce clamorosamente sottodimensionata per la parte e inoltre spesso in evidente difficoltà con l’intonazione. Nei concertati non è pervenuta.
Petra Lang, invece, ha una vocalità più robusta e adatta alla parte e a confronto con la sgangherata Evelyn Herlitzius dell’anno scorso sembra una cantante migliore, ma non è che si possa sempre giocare al ribasso e dire “beh meglio di…” eccetera. I confronti si fanno con chi lascia standard positivi, non con chi ne ha lasciati di orribili.
Ho lasciato da ultimo Klaus Florian Vogt, l’odierno Lohengrin, perché sulla sua prova vorrei spendere qualche parola di più.
Questo è un tenore che ha voce adatta alla parte e sa cantare, ma difetta clamorosamente di personalità artistica e fantasia interpretativa, purtroppo.
Però è stato – a mio parere – l’unico tra i protagonisti ad avvicinarsi a una buona prestazione, seppure il timbro non sia particolarmente affascinante e specialmente nel secondo atto fosse in palese difficoltà.

Non so se sia stato già scritto qualcosa in merito a questa recita, comunque sono come sempre graditi i commenti.

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