Di tanti pulpiti.

Dal 2006, episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

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Al Festival di Portogruaro la protagonista è la violinista Francesca Dego. Bella serata con le musiche di Wolf-Ferrari, Mozart e Stravinskij.

Il Festival Internazionale di musica di Portogruaro – quest’anno intitolato Ouverture – è giunto felicemente alla trentanovesima edizione con il consueto programma di eventi musicali, conferenze e masterclass che coinvolgono professionisti del settore e appassionati. Una manifestazione che negli anni si è ritagliata, grazie alla qualità delle proposte, uno spazio artistico rilevante e un pubblico sempre più numeroso e partecipe.
Alessandro Taverna, pianista di fama più volte recensito anche su queste pagine, è il Direttore artistico della kermesse che da tempo ha tracimato gli angusti confini regionali ed è conosciuta e apprezzata, anche grazie alle trasmissioni su RADIO3, a livello internazionale.
Il concerto di questa sera, che aveva come fil rouge Venezia e compositori che hanno incrociato le loro esistenze con la città lagunare, era intrigante sia per il corposo programma sia per gli artisti impegnati in un exucursus musicale che ha spaziato da Mozart a Stravinskij.
A fare da apripista al concerto è stato però Ermanno Wolf-Ferrari, compositore del Novecento probabilmente più noto per alcune opere liriche (Il campiello, I quattro rusteghi, Il segreto di Susanna) ma qui colto in una composizione giovanile (1893), la Serenata per archi, che si dipana in quattro movimenti.Si tratta di un brano estremamente rigoroso nella sua, un po’scontata e convenzionale, classicità.
Daniel Smith, sul podio di una brillante Orchestra della Toscana, ne ha dato una lettura vivace, attenta alla scansione ritmica, varia nelle dinamiche e con agogiche stringenti ma mai frettolose. Da sottolineare l’ottimo lavoro degli archi gravi.

Eseguito per la prima volta nel 1877, il Concerto per violino e orchestra in si bemolle maggiore di Mozart si svolge in tre movimenti ed è una pagina musicale incantevole per la freschezza melodica e l’inventiva tipicamente mozartiane, quasi un marchio di fabbrica che rende immediatamente riconoscibile l’esprit del Salisburghese.
Il dialogo tra solista e orchestra è costante e, in questo senso, il buon affiatamento tra Francesca Dego e Daniel Smith si è rivelato un valore aggiunto.
Francesca Dego ha confermato una volta di più di avere la classe della grande interprete, che si manifesta anche nella gioiosa compostezza sul palco oltre che nella tecnica ineccepibile che le consente di essere espressiva anche nei passi più virtuosistici ed eloquente, emozionante nei momenti più melodici. Da ammirare la naturalezza e disinvoltura dell’artista sia nelle cadenze sia nei passi più cantabili.
Alla fine, dopo ripetute chiamate al proscenio, ha concesso come bis Come d’autunno, una composizione dedicatale da Carlo Boccadoro che omaggia al contempo Dante e Ungaretti.

Il concerto poi si è chiuso con la suite Pulcinella (1922) di Stravinskij, notoriamente tratta dall’originale balletto con canto composto nel 1920 dal quale l’autore eliminò le parti vocali sostituendole con il suono degli strumenti.
Il brano è, giustamente, considerato paradigmatico del neoclassicismo – termine forse superficiale, ma efficace, sul quale si sofferma acutamente Guido Barbieri nel programma di sala –  di Stravinskij perché rilegge la musica del Settecento napoletano (Pergolesi, nella fattispecie, anche se alcuni brani sono poi risultati apocrifi) in chiave novecentesca.
Si riconoscono i tipici stilemi della musica stravinskiana: gli sberleffi, le dissonanze che si stemperano all’improvviso, l’arguzia e l’ironia dissacranti e caricaturali.Anche in questo caso da lodare l’ottimo rendimento dell’Orchestra della Toscana – brillanti legni e ottoni –  che Smith ha guidato con entusiasmo in una pagina che presenta non pochi rischi esecutivi.
La serata è stata apprezzata dal pubblico, che ha accolto generosamente tutta la compagnia artistica manifestando il proprio gradimento con applausi più che convinti.

Ermanno Wolf-FerrariSerenata per archi
Wolfgang Amadeus MozartConcerto per violino e orchestra n.1 in si bemolle maggiore K207
Igor StravinskijPulcinella, suite da concerto
  
DirettoreDaniel Smith
ViolinoFrancesca Dego
  

Orchestra della Toscana



A Trieste meglio che parli la musica, perché il resto è da dimenticare.

È sempre un piacere riferire di una bella serata a teatro, soprattutto quando si è condiviso il piacere dell’ascolto con tanti spettatori. Poi metteteci che una gentile signorina mi ha ceduto il suo comodo posto, impietosita dalle smorfie che mi procurava il mal di schiena, ed ecco che l’incantesimo è servito.fd1
Una grande interprete e un grande compositore, che però non si sono incontrati sul palco del Verdi di Trieste. Voglio dire che Francesca Dego, violinista fantastica, non ha incontrato Lenny Bernstein bensì il più modesto (parere mio eh?) Èdouard Lalo. Ma c’è stato spettacolo comunque, perché la giovane artista ha valorizzato la musica “etnica” del compositore francese e il direttore Christopher Franklin e l’Orchestra del Verdi sono stati bravissimi nell’interpretazione della suite da West side story.
Ecco, a Trieste in questo periodo turbolento c’è bisogno che parli la musica, in modo che il rumore di fondo della politica più becera e del giornalismo più meschino non si senta.
Prendetevi tre minuti e leggete la mia cronaca su La classica nota.

Un saluto a tutti, alla prossima.

Sesto concerto della stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste: per pochi intimi, purtroppo.

Con il concerto di ieri sera, il sesto, è calato il sipario sulla stagione sinfonica 2014 del Teatro Verdi di Trieste.
Un congedo che ha riproposto uno stridente contrasto tra l’ottimo, per non dire esaltante, esito artistico da un lato e la disincentivante, per non dire catastrofica, penuria di pubblico in teatro. Almeno i pochi intimi che hanno visto il concerto hanno apprezzato, e molto, la serata. Magra, magrissima consolazione. Un teatro senza pubblico è impensabile ed è quasi un controsenso. Ora è il caso di individuare le responsabilità di questa disfatta e bisogna farlo a brutto muso, lasciando da parte anche le buone maniere.
Francesca Dego, Trieste 21 marzo 2015
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La stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste: incanta la violinista Francesca Dego.

Continua, con grande successo di pubblico, la stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste. La sensazione è che la proposizione di capolavori del grande repertorio sia gradita e, in questo senso, attingere alla purissima fonte di Pëtr Il’ič Čajkovskij è sempre una garanzia.

Francesca Dego

Francesca Dego

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