Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Archivi delle etichette: dsm

Melomania, portami via (seconda e ultima parte). Meglio essere melomane, alcolista o zoccola?

Certo che si leggono in giro cose davvero sorprendenti, ci vorrebbe l'arguzia e l'ironia di Alberto Mattioli (il critico musicale della Stampa) per commentarle a dovere.

Mi riferisco marginalmente al trittico “Millenium” di cui mi sono occupato, con qualche approvazione ma pure con grande scorno degli ammiratori della buon’anima di Stieg Larsson, perché il protagonista Mikael Blomkvist c’entra in qualche modo.
Dovete sapere che è in vista una specie d’edizione de luxe dei tre romanzi che compongono la trilogia e quindi, Eva Gedin, prima editor di Larsson, ha rilasciato una dichiarazione di cui io riporterò solo l’essenziale, perché in qualche modo riguarda gli appassionati d’opera.
Citando una corrispondenza privata con lo scrittore, sostiene che questi, nel tratteggiare le caratteristiche psicologiche del giornalista volle evitare gli stereotipi del personaggio positivo.
E quali sono, direte voi (ma anche no eh?) queste stereotipate positività?
Eccole:
 
 
«non ha l'ulcera, né problemi di alcol, né complessi di ansia. Non ascolta l'opera né ha strani hobby come quello di costruire modellini di aeroplani. Non ha veri problemi e la sua vera caratteristica è di comportarsi da ”zoccola”, come del resto ammette lui stesso».
 

Ohhhhhhhhhhhhh finalmente ci siamo ed era ora!
Il melomane è visto come un deviante, un pericoloso drop out che ha hobby strani (chissà, forse anche inconfessabili) e probabilmente ascolta Verdi oppure Wagner per placare l’ansia, l’ulcera o l’alcolismo.
Beh, a parte che di questi tempi occuparsi di musica lirica è un’attività che io definirei addirittura propedeutica all’insorgere delle patologie indicate, sono soddisfatto perché la melomania è definitivamente assegnata alle nevrosi da DSM IV (Diagnostic and Statistics Manual of mental disorders, arrivato alla quarta edizione, una delle mie letture di culto) o comunque ai comportamenti devianti, ma, badate bene, in senso positivo!
Voglio dire, chi è melomane è connotato psicologicamente come un buono, marginale, ma buono.
Uno sfigatello, un pretty loser insomma.
C’è da sottolineare che io a questa conclusione ero arrivato già 3 anni fa, come potete leggere in questo post.
E poi volete mettere la soddisfazione di essere paragonati ai certosini costruttori di modellini d’aeroplani?
David Letterman, uno dei miei miti, quando esce la notizia che qualcuno, che ne so, ha costruito un modellino a grandezza naturale della Torre Eiffel con le caccole del naso, chiosa:
 
E sapete, ragazze, qual è la buona notizia? E’ single!
 
Anche noi melomani siamo entrati nel novero di chi può ambire al privilegio di essere considerato alla stregua di un pazzoide strano, ma tutto sommato inoffensivo, come chi vota a sinistra.
Ma non fatevi prendere dall’entusiasmo, ragazze: io non sono single.
La notizia positiva è che mi comporto da zoccola.
Buona settimana a tutti (ultrasmile).
 

Recensione semiseria del Barbiere di Siviglia a Venezia.

Ieri, come anticipato nel post precedente, sono stato a vedere e sentire “Il Barbiere di Siviglia” di Rossini alla Fenice di Venezia.
Forse un’opera così importante meriterebbe un inquadramento storico ma, insomma, qui non siamo su di una rivista specializzata.
Basta sapere che si tratta di un melodramma buffo in due atti e che è una delle opere che, sia per la grandezza in assoluto sia per il favore che ha sempre suscitato nel pubblico, non è mai uscita dal repertorio.
Comunque, prima bisogna arrivarci, alla Fenice: ieri sono giunto a Venezia in tempi ragionevoli, nonostante che all’uscita da un autogrill, dove m’ero fermato per bere un caffé, abbia dovuto schivare uno sciame d’api inferocite. Tenete presente che io sono riuscito a farmi pungere dall’unica ape attiva del bacino mediterraneo, in febbraio, e quindi sono terrorizzato da queste inutili bestiacce.
Poi,
arrivato a Piazzale Roma ho seriamente pensato di non trovare posteggio, in quanto ieri il Mondo intero ha pensato di andare in gita a Venezia. Per fortuna mi sono ricordato che adiacente al parcheggio principale ce n’è un altro e ho lasciato la macchina all’ottavo piano, beccando con una botta di culo il penultimo spazio disponibile. (dice: Perché non ci vai in treno?– perché non posso guidarlo io ed ho un problema psicologico serio di controllo- dice: “un problema psicologico solo? E gli altri, te ne sei scordato?” –no, ma questo non è un compendio del DSM, quindi andiamo avanti-)
Per farvi capire quanto amo l’orrida Venezia, vi dico l’immagine che mi ha evocato vedere il Rialto stracolmo di gente: un gommone che può portare 10 persone che trasporta 5000 disperati.
Altrettanto poetica la sensazione di catastrofe imminente che mi ha destato vedere che almeno 4500 di quei disgraziati volevano salire sul vaporetto linea “1” sul quale eravamo già in troppi.
E qui s’impone una considerazione antropologica.
È evidente che per certi abitanti di terre lontane, abituati a stare in 1000 dove c’è spazio per 10 persone, l’unico modo per spostarsi è uccidere. (di solito con uno zainetto, ma anche roteando il primogenito a guisa di mazza)
Fanno eccezione i giapponesi, gentili all’inverosimile, che se ti urtano lievemente si scusano e minacciano di suicidarsi mangiando la fotocamera se non dai loro un repentino cenno di comprensione.
In ogni modo, ecco le mie impressioni.
Ieri, in un teatro molto affollato, si sono notate luci ed ombre.
L’allestimento di questo Barbiere è molto tradizionale, ma non fastidioso, ed è già qualcosa. Certo, magari uno che spende una fortuna per un biglietto vorrebbe qualche alzata d’ingegno, ma transeat.
Il Direttore era Antonino Fogliani, che ho sentito ultimamente in interpretazioni almeno discutibili.
Ieri è risultato sufficiente, anche se in alcune occasioni il volume dell’orchestra mi è parso troppo elevato, e questo non ha certo aiutato i cantanti, spesso lontani dal proscenio e non tutti dotati di voci particolarmente penetranti.
Il protagonista, Figaro, era impersonato da un ottimo Roberto Frontali, che frequenta il personaggio da molto tempo. Spigliato in scena, voce importante, accento giusto.
Il Conte d’Almaviva era Francesco Meli, che ho sentito ieri in gran forma. Meli ha una voce bellissima, forse la più bella tra i tenori in attività, ed è stato convincente e sicuro anche nella zona alta del pentagramma: per me è in netta ripresa, già notata al Così Fan Tutte di Parma. (i ruoli da tenore rossiniano sono un incubo, difficilissimi, lo ricordo a chi non è afflitto da addiction per la lirica)
Il migliore della serata è stato invece Bruno de Simone, che ha tratteggiato con ottimo gusto e voce salda uno spassosissimo Bartolo. Bravissimo anche nel famoso sillabato rossiniano.
La sua è stata davvero un’ottima prestazione.
Non mi è piaciuto Giovanni Furlanetto, Don Basilio.
Se la presenza scenica è buona, bisogna ricordare che si tratta pur sempre di canto, e la voce m’è sembrata spesso secca, ovattata, sorda. Quel capolavoro che è La calunnia è scivolato via senza lasciarmi nessun ricordo: un compitino svolto in fretta, ecco.
Il Fiorello di Luca Dall’Amico (un cognome sulle cui origini sarebbe bello indagare a fondo, conoscendo la provenienza “storica” dei patronimici di questo stampo, tipo Diotaiuti, Diotallevi e simili) è stato corretto.
Il caso della Berta di Giovanna Donadini, a mio avviso, rientra in quelli in cui il/la cantante riceve applausi per la simpatia del personaggio che interpreta, più che per merito proprio, perché secondo me ha urlato nel vero senso della parola in ogni intervento e mi dispiace molto sottolinearlo.
Nel caso di Rinat Shaham, la Rosina di questa recita, mi faccio più serio, per qualche momento.
Per cantare il Rossini buffo sono indispensabili alcune caratteristiche ed una certa predisposizione o attitudine: un certo brio in scena, una tecnica vocale adeguata, agilità sicure in tutti i registri, anche quello più grave.
Ora, fermo restando il rispetto che si deve all’artista, a me non sembra che Rinat possegga, al momento, queste peculiarità.
La presenza scenica è sufficiente, ma mi è sembrata poco disinvolta e un po’ ignara del senso di quello che stava cantando. La voce è davvero piccolina e nei concertati non si sentiva dalla nona fila di platea, dov’ero seduto io. (le sonorità eccessive dell’orchestra non hanno aiutato, in questo senso, ma Meli e Frontali passavano comunque)
Inoltre nella prima aria ( la celeberrima “Una voce poco fa” ) gli acuti mi sono sembrati forzati e striduli, anche se poi nel prosieguo della serata sono apparsi più centrati.
I problemi sono ancora più evidenti nelle note gravi, che sono uscite gonfiate, faticose e mai timbrate e sonore.
Insomma, credo sia il caso di rivederla, magari in una serata più felice.
Anzi, se qualcuno tra i miei lettori melomani ha l’occasione di sentirla e ne ricava un’opinione diversa dalla mia, mi farebbe piacere che me lo segnali.
Pubblico, alla fine, molto contento, che non ha lesinato consensi a tutto il cast, con una leggera, ma avvertibile, discesa dell’applausometro all’uscita di Rosina.
Buona settimana a tutti.
 
 

Melomania, portami via.

Mi sono chiesto spesso se il mio amore per la musica lirica può essere considerato patologico.
Allora, visto che qui si fanno le cose perbene, mi sono munito di DSM III ed ho controllato.
Le caratteristiche essenziali per una diagnosi di sofferenza di un disturbo ossessivo- compulsivo sono, appunto, le ossessioni e le compulsioni.
Le ossessioni sono idee, pensieri, immagini o impulsi ricorrenti e persistenti, egodistonici, cioè esperiti non come prodotti volontariamente, ma come pensieri senza senso o ripugnanti che invadono la coscienza.
“Io, come melomane, soffro di ossessioni?
Boh…forse sì…se per ossessione si può intendere la fantasia erotica d’immaginare Olga Peretyatko vestita da strega in occasione di Halloween, mentre io sono mascherato da Mago Zurlì.
M’invade la coscienza, ma non ci trovo nulla di ripugnante.”
 
Le compulsioni sono comportamenti ripetitivi e apparentemente finalizzati, seguiti secondo certe regole o in modo stereotipato.
“A compulsioni, come sono messo?
Non saprei, può essere considerato “ripetitivo e apparentemente finalizzato” l’atto di ascoltare il compact di Nathalie Dessay “The Miracle of the voice”16 ore al giorno, con la scusa di approfondire l’Arte della cantante francese, mentre seguo sullo spartito se esegue tutte le note scritte dai Compositori?”
 
Manifestazioni associate: depressione ed ansia. Frequentemente vi è l’evitamento fobico di situazioni correlate al contenuto delle ossessioni, come lo sporco o il contagio.
“Qui credo di non rientrare nei parametri. La Peretyatko non la voglio evitare, assolutamente.”
 
Età d’insorgenza: sebbene il disturbo di solito cominci nell’adolescenza, o nell’adulto giovane, può iniziare anche nell’infanzia.
“Ahia…qui sono messo male, invece, soffro di melomania da sempre…”
Decorso: è di solito cronico, con oscillazioni nella sintomatologia.
“Beh, cronico è un parolone, io ho 52 anni e mezzo e ascolto musica lirica da 42 anni ma, soprattutto, credo si possa ritenere ragionevole che non lo farò per tutta la vita! (ehm…)”
 
Grado di compromissione: è generalmente da moderato a grave, in alcuni casi le compulsioni possono diventare la principale attività nella vita.
Beh, che dire, ascolto la Dessay 16 ore al giorno, non 24. Poi cambio e alterno 4 ore di Callas e 4 di Corelli. Quindi…ahi ahi ahi…”
 
 
Prevalenza: il disturbo è apparentemente raro nella popolazione generale.
In effetti non definirei raro, questo disturbo: tutti i miei amici di Operaclick ne sono affetti. (ehm…)”
 
Distribuzione tra sessi: il disturbo è egualmente comune nei maschi e nelle femmine.
È vero, però le femmine sono più scatenate, ecco, penso alle “dominghiane” Tosca e Luanossa, per le quali la patologia è severa.”
 
Ok, sono malato. (straultrasmile)
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: