Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

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Daniele Gatti e la Royal Concertgebouw Orchestra trionfano a Lubiana.

Debussy e Stravinskij sono compositori particolari, ai quali non ci si deve accostare con quello spirito molto italiano che pretende una melodia fluida e lineare, altrimenti si rischia una delusione.
Quello sopra è il classico fervorino che faccio a qualche neofita quando incontra buona parte della musica del Novecento. Beh, avreste dovuto sentire Métaboles di Henri Dutilleux (strasmile)!
Il programma del concerto a Lubiana della Royal Concertgebouw Orchestra era piuttosto impegnativo, vero. Ma quando sul podio c’è un fuoriclasse (per me) o almeno un direttore sempre interessante e mai banale (e questo spero valga per tutti) come Daniele Gatti gli ostacoli sembrano più facili da affrontare.
Qui, su La Classica nota, potete leggere le mie sensazioni sulla serata e anche qualche considerazione più personale sulla fortuna che abbiamo noi che, per passione o per mestiere, frequentiamo i teatri.
Anche questa volta ho scattato un paio di foto (cliccare), rischiando di essere cacciato (smile).

Un saluto a tutti, alla prossima!

Recensione espressa della Traviata di Giuseppe Verdi alla Scala di Milano. Molte croci e poche delizie. Il regista Tcherniakov distrutto dai fischi.

Ugo Malasoma su OperaClick

Daland su proslambanomenos

Angelo Foletto su Repubblica

Filippo Facci su Il Post

Pietro Bagnoli su Operadisc

Mattioli sulla Stampa

Giovanni Gavazzeni sul Giornale

Roberto Mastrosimone su Wanderer’s Blog

Aspasia su Il Diavolo Ascolta Mozart

Il bello di essere il viscido tenutario di un blog da quasi 10 anni tra qui, Splinder e ancora prima Tiscali, è che quando arriva il 7 dicembre sera non ti devi scervellare per scrivere il cappello della recensione della prima alla Scala, puoi limitarti a copiare quello che hai scritto gli anni precedenti (smile).
Perciò ecco la premessa indispensabile, da leggere in stile sillabato rossiniano come si fa con le avvertenze per i farmaci e scritta quasi senza segni d’interpunzione come in Cecità di Saramago.
Una recensione ricavata dalla ripresa televisiva di uno spettacolo operistico è forzatamente incompleta in quanto solo in teatro si possono valutare compiutamente alcune caratteristiche dell’allestimento delle voci dei cantanti e della direzione d’orchestra.
Inoltre la regia televisiva – bella o brutta che sia – mette in evidenza particolari che sfuggono in teatro e allo stesso tempo preclude una visione d’insieme dello spettacolo.

Avete ripreso fiato (smile)? Bene, allora cominciamo.
Intanto vi chiedo una cortesia. Segnalatemi nei commenti altre recensioni, così organizziamo una piccola rassegna stampa come l’anno scorso. Leggi il resto dell’articolo

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