Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

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Recensione abbastanza seria di Falstaff al Teatro Verdi di Trieste: stupisce l’uomo castoro.

Di questo Falstaff mi resterà per sempre nella memoria una scena straordinaria, che però non ha nulla a che fare con l’opera. Al primo intervallo un giovanotto mi ha colpito per la sua acconciatura pazzesca: sembrava avesse in testa un castoro. Ora, probabilmente è stata solo una mia sensazione, ma il fatto che il ragazzo sia stato trascinato da una forza arcana a rodere i tavolini di un bar in Piazza Verdi mi fa pensare che forse non è stata un’allucinazione. E certo, anche il fatto che dopo un po’ sia comparsa una diga vicino a Pep’s ecco, mi insinua il dubbio che proprio di un castoro si dovesse trattare e pure piuttosto vivace.
Serata sorprendente anche per altri motivi, perché alla fine dello spettacolo ho incontrato dopo soli 45 anni un mio compagno d’infanzia e di scuola. Il fatto che ci siamo riconosciuti subito, senza troppe esitazioni, depone a favore del nostro stato di conservazione, bisogna dirlo. Poi, se qualcuno volesse chiosare che gli enormi cartelloni appesi al collo con i cognomi scritti in stampatello possano essere stati d’aiuto, beh, è libero di insinuarlo. Ciao Pier (strasmile). Leggi il resto dell’articolo

Recensione semiseria di Il Re pastore di Mozart al Teatro Verdi di Trieste: oddio, un governante illuminato che non si fa i selfie!

La buona notizia è che ieri sera al Teatro Verdi c’erano parecchi giovani. Quella cattiva è che due ragazzine si sono sedute vicine a me e hanno giocato col cellulare o qualsiasi altra cosa fosse per tutta l’opera. Beh, certo, all’intervallo si sono riposate. Tenetele a casa, tenetele. O mandatele a un webinar, che ne so. Per fortuna una delle due a un certo punto si è addormentata e non ha neanche russato, il che non è da sottovalutare. Probabilmente si è messa a contare le pecore del gregge che erano sul palco, chissà. Erano ben cinque, si può capire la sua stanchezza.

Da sinistra: le pecore, Alida Berti (Aminta), Eva Mei (Elisa) e Angelo Codeluppi (Agenore)

Da sinistra: le pecore, Alida Berti (Aminta) e Eva Mei (Elisa)

C’era anche un ragazzo che, mi è stato fatto notare, era vestito e truccato in modo da assomigliare (involontariamente) al Joker della saga di Batman, solo più brutto e spaventoso. Ragazzi siamo a Trieste, l’età media degli spettatori si calcola col carbonio14, non potete fare così. Voglio dire, una signora seduta in pepiano pensava fossero arrivati gli UFO e ha cercato di farsi rapire, dai. Leggi il resto dell’articolo

Recensione semiseria di La clemenza di Tito di W.A.Mozart al Teatro Verdi di Trieste.

Insomma, ritorno nell’esercizio delle mie finzioni e mi ritrovo abbastanza arrugginito (eufemismo).
Ai miei happy few, quindi, raccomando più pazienza del solito e soprattutto…clemenza (smile).La clemenza di Tito, Trieste 24.04.2013 Leggi il resto dell’articolo

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