Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

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Recensione semiseria di Il Signor Bruschino di Rossini al Teatro Malibran di Venezia: l’opera vive e lotta con noi.

Ok, lo sappiamo, l’opera è morta o quasi ma ogni tanto – e guarda cosa mi deve capitare proprio nell’orrida Venezia – un raggio di luce squarcia le tenebre e scopriamo che è proprio vero che la speranza è l’ultima dea.
Ieri, in un bar vicino alla stazione ferroviaria, ho lasciato incustoditi il programma di sala del Signor Bruschino e l’iPad: cavolo, mi hanno fregato il programma. Non l’avrei giammai creduto. Un melomane poco avvezzo all’informatica? Un ladro frettoloso? Spero non sia il risultato di una nuova, terribile, mutazione genetica: il gabbiano ladro e melomane. Sarebbe troppo anche per me (strasmile).
Ma veniamo, come sempre, alle cose meno serie e cioè alla cronaca di una bella serata veneziana in una città lagunare semideserta (!!!), dove probabilmente tutti stanno facendo allenamento per la prossima orgia carnascialesca. Leggi il resto dell’articolo

Recensione semiseria ed entusiasta del Don Giovanni di Mozart alla Fenice di Venezia. Finalmente disponibile un accessorio per i selfie.

Mi chiedo, ogni tanto: Ma perché vai nell’orrida Venezia, Amfortas? Effettivamente succede che mi faccia queste domande esistenziali. Poi, però, appena scendo la scalinata che porta dalla stazione al primo girone infernale lagunare, trovo la risposta: ci vado perché così sono sempre informato sulle ultime, straordinarie, alzate d’ingegno del genere umano. Ieri sono bastati pochi passi e mi sono imbattuto in una marea di venditori ambulanti che vendevano i supporti per farsi i selfie.selfie

Nella mia ignoranza tipica del provinciale triestino, non ne conoscevo l’esistenza. Voglio dire, chi non vorrebbe farsi un selfie mentre è sbranato da un gabbiano assassino gigante oppure quando si rotola per i dolori lancinanti alle viscere post spaghettata con vongole adulterate? Oppure mentre paga 29 eurazzi per due ore di sosta in Piazzale Roma? Dai! Sono momenti dei quali bisogna conservare memoria.
E poi, ma questo ho potuto apprezzarlo alla fine, in quale altro luogo posso vedere pantaloni brutti come quelli che indossava il direttore, Stefano Montanari? Una via di mezzo tra una mutazione genetica e una severa malattia epidermica. Terribili (strasmile).
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Recensione abbastanza seria della Scala di seta di Gioachino Rossini al Teatro Malibran di Venezia.

La scala di seta, Venezia Teatro Malibran 17 gennaio 2014

Di nuovo l’orrida Venezia mi si è presentata intristita e semi abbandonata dai turisti: devo cominciare a preoccuparmi? Guardate che ora c’è pure l’ovovia sul Ponte di Calatrava eh? Tra l’altro è costato una cifra impressionante, mica si può trascurarlo così!ovoviaInsomma, ieri l’unica soddisfazione me l’ha data un fruttivendolo alloctono il quale, scuotendo la tenda del suo baracchino per liberarla dall’acqua mi ha sommerso con quel paio di centinaia di litri di un liquido che definirei, vista la consistenza, melmoso. Vorrei non avanzare ipotesi sul “materiale” che ha reso l’acqua piovana, avete suggerimenti (strasmile)?
Ma, come sempre, passiamo alle cose meno serie. Leggi il resto dell’articolo

Recensione semiseria dell’Occasione fa il ladro al Teatro Malibran di Venezia.

Venerdì il mio intenso fine settimana all’insegna di Rossini prevedeva la prima tappa, nell’orrida Venezia, questa volta non al consueto Teatro La Fenice ma al Teatro Malibran, dove si rappresenta la non frequentatissima L’occasione fa il ladro. Sabato invece l’appuntamento è qui a Trieste, per lo Stabat Mater di cui riferirò nei prossimi giorni. Leggi il resto dell’articolo

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