Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione seria dei Wesendonck-Lieder di Richard Wagner al Teatro Verdi di Trieste.

Stefano Furini e Laura Polverelli

Stefano Furini e Laura Polverelli

L’ultimo appuntamento della stagione cameristica di quest’anno, pensata come gustoso anticipo dell’imminente stagione sinfonica che partirà la prossima settimana, erano i Wesendonck – Lieder di Richard Wagner.
Credo sia una pagina musicale più famosa che realmente conosciuta e forse non è inutile un breve accenno alla curiosa genesi di questo ciclo liederistico.Wesendonck-Wagner
Nel 1857 la reciproca infatuazione – potenzialmente adulterina, anche se in realtà non ci sono prove concrete che “sia stato commesso il fatto” – tra Wagner e Mathilde Wesendonck era nel pieno della sua forza passionale. Mathilde era una grande appassionata di poesia e a sua volta si dilettava nello scrivere versi, che nel corso degli anni sono stati valutati con puntigliosa severità, ma che comunque hanno una certa dignità letteraria ed evidentemente esercitavano un notevole impatto su Wagner che decise di musicarli come omaggio all’amata.
Si tratta di una sequenza di cinque Lieder (Der Engel, Stehe Still!, Im Treibhaus, Schmerzen, Träume), originariamente concepiti per voce femminile e pianoforte.
Negli anni successivi, quando Wagner cedette il ciclo all’editore Schott, a due liriche (Träume e Im Treibhaus) fu aggiunto il sottotitolo Studie zu Tristan und Isolde. A ben ragione, perché contengono in nuce i temi che poi il compositore userà nel Tristan und Isolde, opera della quale in quegli anni stava scrivendo il primo atto. Wagner stesso realizzò una versione per orchestra di Träume e la fece eseguire da un complesso di 18 elementi sotto la finestra della Wesendonck, come regalo per il 29° compleanno, immagino con grande imbarazzo dei rispettivi consorti, Minna Wagner e Otto Wesendonck.
I quattro brani rimanenti furono poi trascritti per orchestra da Felix Mottl, insigne direttore austriaco che per primo diresse Tristan und Isolde al Festival di Bayreuth nel 1886.
La versione ascoltata in quest’occasione, invece, è la più moderna riscrittura (1976) di Hans Werner Henze, scomparso l’anno scorso.SalaRi2
Come detto sopra, di solito è una voce femminile (perlopiù mezzosoprano) protagonista della Liederabend dedicata ai Wesendonck-Lieder, ma segnalo come curiosità che nel 2013 il celebre tenore Jonas Kaufmann ha inciso il ciclo per la Decca, dopo che una ventina d’anni fa – con risultati meno brillanti – fece la stessa cosa un altro tenore wagneriano, René Kollo, diretto da un allora quasi sconosciuto Christian Thielemann.
Nell’arrangiamento di Henze i Wesendonck-Lieder acquistano un’agilità musicale diversa nonostante l’atmosfera sembri, forse, ancora più cupa e romantica di quanto lo sia nella versione Mottl. Tuttavia la musica ne guadagna in nitore e trasparenza, ed è scevra di quella magniloquenza operistica un po’ ingombrante che in alcuni passi mette quasi in secondo piano i testi.

Laura Polverelli

Laura Polverelli

In questo senso è da elogiare la direzione di Stefano Furini – primo violino al Teatro Verdi di Trieste – il quale, ben assecondato da un’orchestra ridotta nell’organico in cui si sono particolarmente distinti gli archi, ha attentamente dialogato con il mezzosoprano Laura Polverelli.
Ben conosciuta dal pubblico triestino, la Polverelli (elegantissima) è stata protagonista di una lettura intimista e raccolta dei Wesendonck-Lieder, puntando molto sull’attenzione al testo e giovandosi di una magnifica musicalità. Nei versi delle poesie le emozioni non sono mai esibite e perciò l’interpretazione del mezzosoprano, tutta giocata sulle mezzevoci e sui cromatismi vocali, ha reso molto bene quel senso di onirica sospensione della realtà e di desolata disperazione che esprimono i testi.
Il pubblico, che gremiva la Sala Victor de Sabata del Teatro Verdi (alcuni spettatori sono rimasti senza biglietto) ha apprezzato molto la serata. Applausi e ripetute chiamate sia per Laura Polverelli sia per Stefano Furini.
Venerdì prossimo parte l’interessante stagione sinfonica, in attesa della conferenza stampa di presentazione della stagione lirica che si teme sarà fortemente condizionata dai vergognosi tagli al FUS e alla cultura in generale.

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10 risposte a “Recensione seria dei Wesendonck-Lieder di Richard Wagner al Teatro Verdi di Trieste.

  1. Heldentenor 6 ottobre 2013 alle 6:39 pm

    In realtà siamo entrati tutti perchè il sottoscritto ha sollecitato la direzione a far entrare i ritardatari, vendendo biglietti anche per stare in piedi. Quando c’è richiesta è un peccato non accontentare gli appassionati.A me la versione Henze non piace, preferisco la versione Mottl. Ci sono già polemiche sul fatto che per questa bisogna pagare i diritti, visto che Henze è morto nel 2012 e per la vecchia no, per non parlare del fatto che si è fatta lavorare pochissima gente, mentre la versione per orchestra sinfonica impegna tutti. Concordo che il Ridotto va bene per quella eseguita. Ho sentito qualche attacco sbagliato e un corno fastidioso, ma nel complesso non era male. Com’è il tedesco di Polverelli secondo te ? Migliorabile però mi è piaciuta molto, anche per il look hahahahaha. Li risento, i Wesendonck lieder, a Milano il 21 con Jonas reduce dalla Fanciulla di Vienna, solo col piano. Sono curioso.

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    • Amfortas 6 ottobre 2013 alle 7:05 pm

      Heldentenor, grazie dell’informazione.
      Non credo che tra la Mottl e la Henze (l’altra è di Tosatti) ci sia una versione “migliore”, è solo una questione di sensibiltà personale. A me piacciono entrambe.
      Non so nulla invece della questione dei diritti d’autore, ma credo che per il Ridotto e per la vocalità della Polverelli aver optato per la Henze sia stata una scelta condivisibile.
      Per quanto riguarda gli “attacchi sbagliati”, la policy di chi scrive è questa: nelle esibizioni live ci sono sempre (anche l’Orchestra di Lipsia con Chailly sul podio, come credo avrai notato, non ne è stata immune) e segnalo le imprecisioni solo se recano reale nocumento al rendimento complessivo dell’esecuzione. Sono peccati veniali, del tutto compatibili con un’esibizione dal vivo.
      Il tedesco della Polverelli era meglio dell’italiano della Netrebko 🙂
      Ciao.

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  2. Heldentenor 7 ottobre 2013 alle 5:43 pm

    Sempre a proposito di Wesendonck lieder ti segnalo un bel disco della Gramola di Wien con un’orchestra tedesca (Wurttembergische Philarmonie) diretta dal nostro concittadino Adriano Martinolli d’Arcy – nemo propheta …..- con una mezzosoprano di nome Barbara Holzl, molto brava. Nel disco ci sono anche i Ruckert lieder di Mahler.

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  3. saxtenore 9 ottobre 2013 alle 1:44 pm

    Mi è dispiaciuto non poter partecipare, uff.
    Attendo invano la conferenza per la stagione lirica…

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  4. Pingback:Recensione viperina del primo concerto della stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste: meglio Gustav Mahler o le patate in tecia? | Di tanti pulpiti.

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