Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

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Avanti al centro contro gli opposti estremismi, come diceva Guccini.

Superior stabat ministerQuesti gli artisti protagonisti del simpatico flash mob andato in onda nella trasmissione Zelig:

Falstaff Alessandro Corbelli
Alice Federica Giansanti
Fenton Danilo Formaggia Mirko Guadagnini
Quickly Romina Tomasoni
Ford Carlo Morini
Nannetta Gemma Bertagnolli
Meg Alessandra Palomba Gabriella Sborgi
Pistola Federico Sacchi
Cajus Enea Scala
Bardolfo Patrizio Saudelli

Al pianoforte Damiano Cerutti
Maestro concertatore Alessandro Carnelli

Alla Scala di Milano, dopo la recita di Tosca del 22 febbraio, accolta dal pubblico con esito complessivamente favorevole e un po’ di fischi a mio parere esagerati (ho sentito la registrazione, grazie a un amico presente), c’è stato un fuori programma anche nelle immediate vicinanze del teatro.

Si sono scontrati verbalmente due gruppi di melomani e, per poco, non si sono messi le mani addosso.
Il motivo del contendere non è stato la resa artistica intrinseca dello spettacolo, va detto subito.
C’era molto malumore da parecchio tempo tra due opposte fazioni di spettatori. Alcuni ritengono che le contestazioni siano troppo frequenti nel teatro milanese e che l’immagine dell’ex tempio della lirica ne esca ulteriormente danneggiata.
Qualche addetto ai lavori, sottovoce, sostiene che artisti piuttosto famosi e anche qualcuno piuttosto bravo (strasmile) siano riluttanti a esibirsi alla Scala, avvantaggiando palcoscenici meno impegnativi dal punto di vista emozionale.
Sull’argomento ci sarebbe da dire (ed è stato detto) molto, ma a me preme puntualizzare solo una cosa.
Ho letto sia sulla stampa sia in alcuni siti che questo incontro-scontro tra “tifosi” è da considerarsi come segno di vitalità e autentica passione per la lirica, perché rinnova i fasti (?) delle liti tra i sostenitori della Callas e quelli della Tebaldi, per esempio.
Ecco, io credo che da rimpiangere siano la Callas e la Tebaldi (e pure loro sino a un certo punto, perché mica possiamo passare la vita a rimpiangere il passato), non quelli che si menavano per strada o altre prelibatezze del genere.
Vero?
Quindi assegno un posto di platea ai due schieramenti nell'immaginario teatro dei nuovi mostri.
Qui l’opinione di Daland sulla vicenda.
Poi, passando ad altra e ben più importante questione, quella dei folli tagli alla cultura e al FUS, segnalo l’iniziativa dei Cantori Professionisti d’Italia, che ieri si sono simpaticamente esibiti nella seguitissima trasmissione Zelig di Mediaset.
Cliccare qui per vedere il breve video.
Ricordate inoltre di firmare e di diffondere la petizione di cui ho già parlato un mese fa.
Buon fine settimana a tutti!
 

Melomania, portami via (seconda e ultima parte). Meglio essere melomane, alcolista o zoccola?

Certo che si leggono in giro cose davvero sorprendenti, ci vorrebbe l'arguzia e l'ironia di Alberto Mattioli (il critico musicale della Stampa) per commentarle a dovere.

Mi riferisco marginalmente al trittico “Millenium” di cui mi sono occupato, con qualche approvazione ma pure con grande scorno degli ammiratori della buon’anima di Stieg Larsson, perché il protagonista Mikael Blomkvist c’entra in qualche modo.
Dovete sapere che è in vista una specie d’edizione de luxe dei tre romanzi che compongono la trilogia e quindi, Eva Gedin, prima editor di Larsson, ha rilasciato una dichiarazione di cui io riporterò solo l’essenziale, perché in qualche modo riguarda gli appassionati d’opera.
Citando una corrispondenza privata con lo scrittore, sostiene che questi, nel tratteggiare le caratteristiche psicologiche del giornalista volle evitare gli stereotipi del personaggio positivo.
E quali sono, direte voi (ma anche no eh?) queste stereotipate positività?
Eccole:
 
 
«non ha l'ulcera, né problemi di alcol, né complessi di ansia. Non ascolta l'opera né ha strani hobby come quello di costruire modellini di aeroplani. Non ha veri problemi e la sua vera caratteristica è di comportarsi da ”zoccola”, come del resto ammette lui stesso».
 

Ohhhhhhhhhhhhh finalmente ci siamo ed era ora!
Il melomane è visto come un deviante, un pericoloso drop out che ha hobby strani (chissà, forse anche inconfessabili) e probabilmente ascolta Verdi oppure Wagner per placare l’ansia, l’ulcera o l’alcolismo.
Beh, a parte che di questi tempi occuparsi di musica lirica è un’attività che io definirei addirittura propedeutica all’insorgere delle patologie indicate, sono soddisfatto perché la melomania è definitivamente assegnata alle nevrosi da DSM IV (Diagnostic and Statistics Manual of mental disorders, arrivato alla quarta edizione, una delle mie letture di culto) o comunque ai comportamenti devianti, ma, badate bene, in senso positivo!
Voglio dire, chi è melomane è connotato psicologicamente come un buono, marginale, ma buono.
Uno sfigatello, un pretty loser insomma.
C’è da sottolineare che io a questa conclusione ero arrivato già 3 anni fa, come potete leggere in questo post.
E poi volete mettere la soddisfazione di essere paragonati ai certosini costruttori di modellini d’aeroplani?
David Letterman, uno dei miei miti, quando esce la notizia che qualcuno, che ne so, ha costruito un modellino a grandezza naturale della Torre Eiffel con le caccole del naso, chiosa:
 
E sapete, ragazze, qual è la buona notizia? E’ single!
 
Anche noi melomani siamo entrati nel novero di chi può ambire al privilegio di essere considerato alla stregua di un pazzoide strano, ma tutto sommato inoffensivo, come chi vota a sinistra.
Ma non fatevi prendere dall’entusiasmo, ragazze: io non sono single.
La notizia positiva è che mi comporto da zoccola.
Buona settimana a tutti (ultrasmile).
 

Se quel creativo io fossi…

Ieri riflettevo sul fatto che i cosiddetti creativi della pubblicità stanno ultimamente attingendo a piene mani dall’Opera, per promuovere i jingle dei prodotti più disparati.
Quindi, mi sono detto: “Perché non fare di questo blog una fucina d’idee per gli strateghi del marketing?”
Ecco alcuni suggerimenti, magari un domani accendo la televisione e vedo che qualcuno dei miei consigli è stato preso in considerazione, non si sa mai che poi posso accampare i diritti sulle royalties.
Per esaltare l’effetto miracoloso di un collirio, ad esempio, si potrebbe far cantare a qualche estasiata fanciulla l’aria V’adoro, pupille dal “Giulio Cesare” di Haendel, mentre una casalinga disperata ed entomofobica, impaurita dagli insetti che le infestano la casa potrebbe ispirarsi al Mozart delle “Nozze di Figaro” ed intonare Non più andrai, farfallone amoroso mentre spruzza un antinsetticida.
Rifacendosi agli “Ugonotti” di Meyerbeer, il testimonial di un detersivo potrebbe solfeggiare che la biancheria diverrebbe, con l’uso del prodotto pubblicizzato, Bianca al par di neve alpina ; i benefici della sottoscrizione d’una polizza assicurativa sarebbero messi in grande rilievo, se il promotore finanziario li presentasse cantando Madamina , il catalogo è questo dal “Don Giovanni” di Mozart.
Dopo essersi impiastricciata i capelli, una ragazza si sentirebbe davvero irresistibile, se il suo boy-friend le cantasse Tu che di gel sei cinta dalla “Turandot” di Puccini, non vi pare?
L’efficacia dei farmaci che promettono di migliorare l’esuberanza sessuale, sarebbe esaltata se in sottofondo qualche esausta ragazza cinguettasse languidamente Oh, quante volte , aria da “I Capuleti e i Montecchi” di Bellini.
Certo, in alcuni casi le arie d’Opera potrebbero essere pure controproducenti.
Ad esempio, mettiamo che io abbia bisogno di qualcuno che mi dia una sistemata al giardino: se mi si presenta un venditore di falciatrici cantando Ecco l’orrido campo dal “Ballo in Maschera” di Verdi, lo prenderei a calci in culo.
Peraltro, se un cliente si presentasse dal becchino cantando Tra poco a me ricovero, darà negletto avello dalla “Lucia di Lammermoor” di Donizetti, forse potrebbe impietosire il beccamorto, ed ottenere uno sconto sull’acquisto di una bara extralusso.
E che direbbe il Ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, se con fiero cipiglio Epifani della CGIL nel rifiutare il contratto per i metalmeccanici modulasse Questa è dunque l’iniqua mercede da “I due Foscari” di Verdi?
Sul successo commerciale dei piani finanziari del Governo forse sarebbe bene intonare in coro un prudente Un bel dì vedremo dalla “Madama Butterfly” di Puccini.
Ma il fatto più clamoroso è questo; sembra che negli studi di Mediaset, un Berlusconi esasperato dalle continue leccate di culo del direttore del TG4 sia sbottato così: Oh, fede negar potessi parafrasando la celeberrima aria dalla “Luisa Miller” di Verdi.
Peccato però che una volta ripresosi, se ne sia andato cantando Largo al factotum , dal “Barbiere di Siviglia” di Rossini.
Quando penso alla sinistra italiana, invece, sono io che tristemente intono “Oh de’verd’anni miei” dall’Ernani…
Mi sto impantanando nella politica…eh no…le maledizioni nella Lirica sono davvero troppe eh? (strasmile)
 

Ritorno al futuro.

A me non interessa sapere come sarò tra qualche anno, sinceramente.

Basta la salute, dicono.

Magari a qualcuno di voi sì, invece.

Sappiatemi dire.

Nevrosi all’Opera.

Domani sera, al Verdi di Trieste, c’è la prima di "La Sonnambula" di Vincenzo Bellini.

Scritta quasi su misura dal compositore siciliano per le voci di Giuditta Pasta (soprano) e Giovanni Battista Rubini (tenore), l’opera è il classico esempio di belcanto.

È possibile, mi sono chiesto, ravvisare elementi di modernità in un’opera dalla trama piuttosto esile come questa Sonnambula?

La risposta è positiva, e va ricercata, a mio avviso, proprio nel titolo.

Cos’è infatti il sonnambulismo? Una nevrosi, un disturbo del sonno.

Possiamo sostenere ragionevolmente che Amina, la protagonista dell’opera, sia una persona disturbata e quindi nevrotica?

Vediamo i sintomi che individuano questa patologia:

  • Il soggetto si allontana dal letto durante il sonno e cammina nei dintorni
  • Presenta un’espressione vuota
  • Non ha nessuna reazione nei confronti di chi cerca di svegliarlo al risveglio
  • Non ricorda l’accaduto

Questo è proprio il ritratto di Amina, un’orfanella che non ha mai conosciuto i genitori, e quindi sottoposta ad uno stress psicosociale. La ragazza soffre intimamente per questa condizione e sviluppa la nevrosi.

I suoi compaesani sempliciotti, non capiscono che è lei quella che "in bianco avvolta lenzuol cadente, col crin disciolto, con occhio ardente…dovunque inoltra a passo lento…" e la prendono per un fantasma.

Durante una di queste crisi la poveretta finisce in camera del Conte Rodolfo, suscitando l’inevitabile reazione del promesso sposo Elvino che la ripudia, aggiungendo stress a stress. (non più nozze…sconoscente!)

Tutto questo scatena un’altra crisi alla povera Amina ma, questa volta, tutto il villaggio ed anche Elvino la riconoscono.

Mentre lei, nel sonno angoscioso, disperata vaneggia e rischia di cadere nel torrente, pensando al mazzo di violette ormai appassite che le aveva regalato il suo sposo, (ah, non credea mirarti, sì presto estinto, o fior; passasti al par d’amore, che un giorno solo, un giorno sol durò…) si consuma il suo riscatto: Elvino "più non regge a tanto duolo" , si convince di aver giudicato male la povera Amina e la porta all’altare.

Lei, presa da gioia immensa canta la sua felicità: "Ah, non giunge uman pensiero al contento ond’io son piena…ah, mi abbraccia e sempre insieme, sempre uniti in una speme…ci formiamo un ciel d’amor!"

E vissero felici e contenti.

Ad Elvino, che è un contadinotto semplice, non passa neanche per la testa che Amina sia una furbastra, ovviamente (strasmile).

Buona settimana  a tutti.

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