Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

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Recensione abbastanza seria di La fille du régiment di Gaetano Donizetti al Teatro Verdi di Trieste: Andrea Binetti, gran primadonna.

Insomma, anche questa è andata nonostante la mia temporanea infermità motoria. Infatti, novello Toti, ho lanciato la carrozzina oltre l’ostacolo e mi sono visto la prima in un lussuosissimo e per me inusuale palco.
Certo, mi sono perso più volte nei meandri del teatro e a un certo punto mia moglie ex Ripley mi ha usato indegnamente per fermare le porte dell’ascensore, ma pazienza (strasmile). Leggi il resto dell’articolo

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Divulgazione semiseria dell’opera lirica: La fille du régiment di Gaetano Donizetti al Teatro Verdi di Trieste.

Zoraida di Granata, La Zingara, Alahor in Granata, Gli esiliati in Siberia ossia otto mesi in due ore, I pazzi per progetto, La romanzesca e l’uomo nero, Il furioso all’isola di San Domingo e, per finire questo florilegio, La Fille du Régiment: cosa lega questi titoli strampalati? Sì, avete indovinato (forse, strasmile), il comune denominatore è che sono opere di Gaetano Donizetti, compositore che si può definire prolifico, con un eufemismo alquanto cauto.
Non a caso – a torto o ragione qui non interessa – fu sdegnosamente chiamato storpiando il cognome in Dozzinetti, significando come la sua ispirazione non sempre fosse cristallina.
Beh, cominciamo con un Pavarotti d’annata (1972)

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Don Giovanni di Mozart a Lubiana: un’occasione per due chiacchiere semiserie.

Un paio di settimane fa, prima che il mio tendine d’Achille decidesse di vivere un paio di mesi costretto nel gesso (strasmile), sono andato a Lubiana a vedere il Don Giovanni di Mozart al Teatro dell’Opera.
Non scriverò una classica recensione, ma l’occasione mi ha dato lo spunto per qualche considerazione laterale.1_DSTx_8826 Leggi il resto dell’articolo

Recensione semiseria di Il trovatore al Teatro Verdi di Trieste: noia, tanta noia.

Le difficoltà economiche in cui versa il teatro triestino sono senz’altro importanti e condizionano la programmazione. Però non è questo un alibi che possa assolvere per sempre da ogni peccato e, ieri sera, i peccati sono stati molti e tutt’altro che veniali.
Il fatto che il pubblico non contesti o disapprovi gli esiti artistici di una produzione è una foglia di fico spendibile sino a un certo punto.
Perciò, almeno a mio parere, sarebbe il caso di intraprendere strade diverse. In fretta, perché il tempo passa e mentre in altre città – mi limito all’Italia – qualcosa di nuovo, anche discutibile, si vede, a Trieste siamo indietro. Trieste non lo merita, per quanto anch’essa non sia più quella di una volta.
Neanch’io lo sono, peraltro, ma cerco in qualche modo, con fatica immensa, di non lasciarmi sommergere dal tempo e dalle ragnatele. Leggi il resto dell’articolo

Il Trovatore di Giuseppe Verdi al Teatro Verdi di Trieste: una piccola guida all’ascolto.

Forse l’informazione più importante è che ho cambiato (era ora) la mia immagine del profilo (attenzione, aprire il link con cautela), ma manca solo qualche giorno al debutto di Il trovatore al Teatro Verdi di Trieste, qualcosa bisognerà pur dire di quest’opera tra le più note di Verdi e centro della trilogia popolare con La traviata e Rigoletto.

Foto di Fabio Parenzan

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La Top Ten del 2017, con vincitore scontato.

Ok anche quest’anno siamo all’uscita singola, anche se io di questo blog mi sento più comprimario che protagonista.
La buona notizia è che nonostante il perdurare di quella cloaca a monitor aperto che è Facebook, qui su Di tanti pulpiti la gente continua a venire e a lasciare commenti su di un argomento che definire di nicchia è davvero eufemistico. Trovo sia più un atto di fede se non addirittura di fanatismo.
Eppure, mi piace ricordarlo, nel 2017 siete passati per questi lidi in tanti e comunque – e ne sono felicissimo –  più dell’anno scorso in cui avevo notato una flessione.

Era prevedibile che il post più letto fosse quello che ho dedicato al Piccolo di Trieste: hanno fatto una grandiosa figura di merda e mi pare giusto così. Leggi il resto dell’articolo

Il nuovo libro di Elvio Giudici ci parla del teatro lirico dell’Ottocento.

Considero Elvio Giudici il mio Maestro e perciò con grande gioia vi parlo del suo ultimo lavoro.

Dopo i volumi pubblicati nel 2016, dedicati al teatro lirico del Seicento e del Settecento, torna alla ribalta Elvio Giudici con una nuova pubblicazione in cui affronta l’Ottocento, disponibile dal 30 novembre 2017.
Segnalo che le opere di Giuseppe Verdi sono state trattate in una precedente pubblicazione del 2012, di cui ho già parlato qui e che nei prossimi anni (forse il 2019) uscirà un’integrazione del libro sul teatro verdiano che comprenderà anche – nuovo di zecca –  un’approfondita analisi su quello wagneriano.
Amato, odiato, spesso bistrattato per le sue opinioni forti e fuori dagli schemi, Elvio Giudici è uno di quei critici musicali – sono pochi – che oltre a essere competente sa anche scrivere in uno stile accattivante e divulgativo, ricorrendo a tecnicismi solo quando è indispensabile. Leggi il resto dell’articolo

Recensione espressa e morigerata di Andrea Chénier al Teatro alla Scala di Milano: vince Riccardo Chailly, perde il teatro lirico.

Repetita iuvant.
Questa recensione è frutto della visione televisiva della prima scaligera, perciò attenzione: solo dal vivo uno spettacolo può essere valutato in modo completo, per ragioni tanto evidenti che non sto neanche a elencare. Detto questo, andiamo avanti.
Anche quest’anno soffro di recensione praecox, non c’è nulla da fare. Insomma mi espongo un po’ ma è tradizione di questo blog sgravare una recensione espressa, cotta sul momento.
Andiam, incominciaaaaaaaaaate (dai, è una citazione facile e mi si addice, strasmile).eyvazov_netrebko-kZT--1280x960@Web Leggi il resto dell’articolo

Le 10 cose da sapere su Andrea Chénier di Umberto Giordano, opera che aprirà la stagione del Teatro alla Scala di Milano.

Il melomane medio in questi giorni è in agitazione. È iniziata la brutta fase pre-prima della Scala. Anna Netrebko, cantante formidabile, è ingrassata. Un problemone. Al tempo della Callas le cantanti dimagrivano, porca miseria. La Maria lo fece, la Anna no. Sia condannata, giustiziata in modo possibilmente cruento e in diretta televisiva: proprio come il personaggio che interpreta, Maddalena di Coigny.
Scherzi a parte il 7 dicembre parte la stagione scaligera con un titolo destinato a dividere gli appassionati già prima dell’inizio. Andrea Chénier di Umberto Giordano per molti non ha la dignità artistica per aprire il cartellone milanese, non si capisce perché ma è così.
In realtà noi triestini, per esempio, venderemmo un rene per ascoltarlo al Teatro Verdi, magari al posto della Traviata degli specchi che ormai conosciamo a memoria. Ma, si sa, noi triestini siamo provincialotti, un po’ come quegli incompetenti che si sorbiranno il lavoro di Giordano nei prossimi mesi: a Vienna, Budapest, Praga, Barcellona, Buenos Aires. Brutti posti, provincialissimi pure quelli.
Allora, vista la tragica situazione e considerato che anche la trama di quest’opera rientra nel novero della classica battuta il tenore vorrebbe scoparsi il soprano ma il baritono non vuole, vediamo almeno le 10 cose da sapere su Andrea Chénier (strasmile).
In diretta su Rai 1 giovedì 7 dicembre dalle 17.45.
L’elenco che segue presenta alcuni problemi, nel senso che i numeri sono a caso. L’editor di WordPress oggi non vuole saperne di collaborare con me. Francamente non so dargli torto. Leggi il resto dell’articolo

Recensione abbastanza seria di Un ballo in maschera al Teatro La Fenice di Venezia: la coppia Meli-Gamberoni illumina un ballo un po’ spento.

Mancavo dall’orrida Venezia da parecchio tempo e, francamente, rivederla è stato il solito dispiacere. Gli ossessivi compulsivi come me hanno bisogno di conferme e, in questo senso, Venezia è formidabile in certi schemi precostituiti.
Scendi dal treno e sai che verrai investito dal trolley di un giapponese e mentre cercherai, a fatica perché gli anni passano, di rialzarti, due sceriffi statunitensi ti investiranno con la carrozzella in cui un neonato obeso succhia un leccalecca gigante a forma di Kim Jong-un. Se sopravvivi – qualcuno ce la fa – potrai cadere svenuto sulla via che ti porta alla Fenice, preda dell’incredibile commistione di aromi di zucchero filato, vongole filippine, castagne, pesce fritto, spaghetti al forse ragù e pizza. I terribili buttadentro dei locali attenteranno alla tua vita a ogni passo mentre tu, nel frattempo, cerchi di schivare gli attacchi degli ormai famosi gabbiani assassini le cui dimensioni sono ormai tali che le grandi navi che scorrazzano in laguna sembrano giocattoli. E, come potete vedere dall’immagine, anche gli aeroporti sono ormai invasi dai pennuti giganti (qui ne vediamo uno che si è mimetizzato da aereo e attacca una pattuglia di caccia militari, che scompaiono quasi).
Insomma, tutto nella norma, perciò passiamo alle cose meno serie (strasmile). Leggi il resto dell’articolo

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