Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Archivi Mensili: dicembre 2020

La Top Ten degli articoli del 2020.

Non mi soffermerò su ciò che è successo in questo tragico 2020 perché lo sapete tutti in primis e inoltre potete trovare ovunque opinioni e pareri ben più autorevoli dei miei. 
È indispensabile, invece, fare un paio di osservazioni preliminari.
Non c’è più Giuliano, che se n’è andato in silenzio poco più di un mese fa. Era, come già ho scritto, una delle colonne portanti di questo blog, perché ha spesso impreziosito le mie farneticazioni con i suoi commenti.
Di Giuliano, per Giuliano, parla il suo lascito in rete che è disponibile per tutti.
Il blog sul cinema 

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Il concerto di fine anno al Teatro Verdi di Trieste: comunicato stampa.

COMUNICATO STAMPA

CONCERTO DI FINE ANNO 2020

GIOVEDÌ 31 DICEMBRE 2020 ORE 22.30

trasmesso su TELEQUATTRO

(in replica venerdì 1° gennaio 2021 – ore 20.00)

Il Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

conclude il poliedrico programma Festività 2020

con una proposta vivace e brillante, presentata da Furian e Maxino,

gli estrosi componenti del Duo Macete.

L’Orchestra e il Coro della Fondazione

saranno diretti dal M° Takayuki Yamasaki.

Già noti e apprezzati a Trieste i solisti che si alterneranno ai ballerini. 

Nel programma anche una nuova commissione della Fondazione

affidata a Marco Taralli.

Brani sinfonici e lirici, briosi e delicati, saranno i protagonisti del programma che la Fondazione teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste proporrà alle 22.30 del 31 dicembre, in replica in prima serata il giorno di Capodanno.  

L’Orchestra e il Coro della Fondazione (preparato dal M° Francesca Tosi), saranno diretti dal M° Takayuki Yamasaki nell’esecuzione di tanta stupenda musica assieme ai tre solisti: il soprano Nina Muho (interprete solista anche nel concerto del 29 dicembre), il mezzosoprano Kimika Yamagiwa (a Trieste per il concerto di fine anno 2019) e il tenore Zi Zhao Guo (presente in entrambe le occasioni).

Non mancherà la musica spumeggiante della famiglia Strauss che, tra valzer e polke, sarà esaltata dalle presenza dei ballerini Cler Bosco e Angelo Menolascina.

Furian e Maxino, gli irresistibili comici del Duo Macete, faranno da collante al ricco programma con le loro divertenti gag, alzando così ulteriormente il livello di leggerezza della serata pensata per questa fine d’anno.

Le caleidoscopiche note dell’Ouverture da Orfeo all’Inferno di Jacques Offenbach apriranno la serata, seguite dalla poesia cristallina del “Valzer dei fiocchi di neve” da Schiaccianoci di Petr Ilic Cajkovskij.

Sarà poi possibile ascoltare, la nuova commissione della Fondazione in prima esecuzione mondiale di Christmas Tales di Marco Taralli, per soprano, coro e orchestra.

“Je veux vivre” da Romeo et Juliette di Charles Gounod precederà il breve intervento esclusivamente orchestrale “Fata confetto” da Schiaccianoci di Petr Ilic Cajkovskij, prima di giungere a un’affascinante e varia successione di arie:  “Una voce poco fa” dal Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, “La donna è mobile” da Rigoletto di Giuseppe Verdi, “Quando me’n vo” da La Bohème di Giacomo Puccini, la Barcarolle da Les Contes d’Hoffmann, il Brindisi da La traviata di Giuseppe Verdi.

L’ultima parte del programma alternerà l’allegra e spigliata musica di Josef e Johann Strauss (Schatz valzer, Pizzicato polka, Tik tak polka, Radetzki Marsch) – animata dagli incantevoli interventi dei ballerini – a pagine che vedranno protagonisti il Coro della Fondazione assieme alla sua Orchestra: “Nessun dorma” da Turandot di Giacomo Puccini e il valzer “Ainsi que la brise légère” dal Faust di Charles Gounod.

Con questo concerto la Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste si congeda dall’anno che sta per concludersi augurando alla città, al pubblico e a tutte le maestranze un 2021 più semplice, sereno e sicuro.

CONCERTO DI FINE ANNO 2020

PROGRAMMA

Jacques Offenbach                   Ouverture da ORFEO ALL’INFERNO 

Petr Ilic Cajkovskij                  Valzer dei fiocchi di neve da Schiaccianoci

Marco Taralli                          Christmas Tales

(Nuova commissione della Fondazione)

Charles Gounod                      Je veux vivre da ROMEO ET JULIETTE

Petr Ilic Cajkovskij                  Fata confetto da Schiaccianoci

Gioachino Rossini                   Una voce poco fa…

da IL BARBIERE DI SIVIGLIA

Giuseppe Verdi                       La donna è mobile.. da RIGOLETTO

Giacomo Puccini                     Quando me’n vo..Valzer di Musetta

da LA BOHÈME

Jacques Offenbach                   Barcarolada LES CONTES D’HOFFMANN

Giuseppe Verdi                                  Brindisi da LA TRAVIATA  

Johann Strauss                         Schatz valzer

Johann und Johann Strauss      Pizzicato polka     

Giacomo Puccini                     Nessun dorma… da TURANDOT 

Johann Strauss                        Tik tak polka

Charles Gounod                      Ainsi que la brise légère valzer da FAUST

Johann Strauss                        Radetzki Marsch

Direttore              Takayuki Yamasaki

Soprano               Nina Muho

Mezzosoprano      Kimika Yamagiwa

Tenore                  Zi Zhao Guo

Maestro del Coro: Francesca Tosi    

Orchestra e Coro della Fondazione Lirica Teatro Verdi di Trieste                       

Un Natale diverso.

Quest’anno niente albero di Natale con i libretti delle opere a cui ho assistito in teatro: erano pochi e, oltretutto, non sono dello spirito giusto per scherzare.
Perciò mi limito a una foto, che più che un augurio è una speranza per il 2021.


Colonne sonore? Sì, ma grande musica!

Come ho già scritto, ascoltare CD è ormai uno dei pochi modi rimasti per stare vicini alla musica, il perché lo sapete tutti. Per me, che sono molto diffidente nei confronti degli spettacoli in streaming, è ancora più vero.
Per fortuna ogni tanto mi arriva qualche nuova incisione, alla quale do spazio volentieri soprattutto se editori e interpreti sono poco noti.

Una delle molte conseguenze del maledetto Covid-19 è che tantissime iniziative artistiche sono state bloccate oppure, e forse è peggio, lasciate a metà. È il caso di questo lavoro di Laura Menegozzo (viola) e Adele D’Aronzo (pianoforte), dedicato alla musica di Nino Rota e Krzysztof Penderecki.
Infatti, riportano le note nel booklet, l’incisione del CD è cominciata quasi in concomitanza col primo lockdown, nel marzo di questo nefasto 2020. Solo qualche mese dopo, alle porte dell’estate, è stato possibile finire il lavoro in studio (Auditorium Casa della Musica, a Trieste).
Nell’immaginario collettivo Nino Rota è un compositore di colonne sonore, perché è l’attività che gli ha dato notorietà universale grazie alla collaborazione con quasi tutti i più grandi registi di cinema.
In realtà, Rota è stato un artista a tutto campo, che ha spaziato dalla musica da camera alla sinfonica, dalle opere liriche – si pensi a Il cappello di paglia di Firenze – alle canzoni e altro ancora.
Il primo brano proposto è il celeberrimo Intermezzo per viola e pianoforte in Si minore, a seguire la Sonata per viola e pianoforte in Do maggiore e la Sonata per viola e pianoforte in Sol maggiore, entrambe in tre movimenti.
Si tratta di pagine musicali sofisticate, in cui la spigolosa temperie culturale del Novecento è smorzata da ampie e raffinate aperture melodiche che le rendono piacevolissime anche al primo ascolto.
Le due soliste dimostrano da subito un grande affiatamento artistico e il caldo suono della viola (che strumento meraviglioso!) si fonde alla perfezione con l’impeto metallico, quasi violento in certi passi, del pianoforte. Ma è un gioco di scambi, una complicità solidale che anima una musica viva e palpitante.
In altri momenti prevale una dolcezza che ha nulla di zuccheroso, come nell’Allegretto scorrevole che apre la prima sonata o nell’Andante successivo. Non mancano ovviamente diversi momenti in cui entrambe le interpreti danno fondo alle loro capacità virtuosistiche.

Penderecki, (che anch’io, come Laura Menegozzo, ho avuto il privilegio di conoscere in occasione di un’esecuzione del Requiem polacco a Lubiana) è purtroppo scomparso proprio quest’anno, a marzo.
Il compositore polacco non si è dedicato alle colonne sonore, ma due sue pagine musicali sono state inserite in film di grandioso successo: L’esorcista e Shining.
Esponente dell’avanguardia postmoderna – ammesso che voglia dire qualcosa – anche Penderecki è stato un compositore poliedrico, intrigante e sperimentatore. Spesso la sua musica pare aggressiva ma è sempre permeata da una grande spiritualità.

Già dal primo brano, Tempo di valse, s’intuisce che l’atmosfera è diversa rispetto alla musica di Rota.
Qui le pause, i silenzi, hanno una valenza espressiva e poco o nulla è concesso alla melodia. Le note si inerpicano e si aggrovigliano con gli stilemi paradigmatici della musica novecentesca. Traspare un senso di urgenza, quasi di ansiosa aspettativa, che costringe a un’attenzione non svagata, in particolare nell’ultimo brano proposto, Cadenza (tratta dal Concerto per viola e orchestra).
Laura Menegozzo, che è violista nell’Orchestra del Teatro Verdi di Trieste, vanta numerose esperienze come concertista e svariate collaborazioni internazionali e interpreta Penderecki con passione e virtuosismo.
Il CD è disponibile su buona parte degli store online dedicati alla musica.




La Prima alla Scala (e delle sue implicazioni metaforiche).

Sono stato in dubbio fino a pochi minuti fa, lo ammetto senza problemi. Pubblicare il tradizionale post per la serata inaugurale del Teatro alla Scala di Milano, oppure non farlo?


Non farlo sarebbe stato ragionevole per tanti motivi, non ultimo la scomparsa di una delle colonne portanti di questo blog, e cioè Giuliano, del quale ho appena scritto in circostanze drammatiche. E, dal punto di vista emozionale, ho fatto difficoltà a superare la mia tristezza.
D’altro canto, questa specie di animale preistorico che risponde al nome “Di tanti pulpiti” è nato per parlare di musica: “episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie, sempre tra il serio e il faceto”, così recita il sottotitolo. E, inoltre, sono un sostenitore della necessità di andare avanti nonostante la contingenza sfavorevole. Lo faccio sempre, con i miei metodi, le mie regole e i miei tempi, certo, ma lo faccio.
Perciò, con una punta di nostalgia, ecco qui alcune mie considerazioni sulla Prima alla Scala, com’è tradizione di questo luogo virtuale.
Serata che ovviamente sarà diversa dagli anni scorsi, ma che si presta in ogni caso a qualche speculazione.
Su Twitter, unico social che frequento, poco tempo fa ho lanciato un sondaggio tra i miei lettori e simpatizzanti, che recitava così:

La prima alla Scala di Milano è stata sospesa e sostituita da un concerto di arie d’opera con grandi interpreti che sarà trasmesso su RAI1. Voi avreste preferito un’opera o vi va bene il concerto?
Questo il risultato, che mi pare eloquente:

Opera 80,8%

Concerto 19,2%


Qualcuno potrebbe obiettare che le alternative erano troppo secche e che probabilmente le risposte sono state “di pancia”, ed è vero. Resta il fatto che, almeno per me, delineano una tendenza.
Dal momento che anch’io avrei preferito un’opera, provo ad argomentare.
Si parla tanto, e spesso a sproposito o solo perché fa figo, di “trasformare in opportunità le difficoltà” e, santo cielo, quest’anno le difficoltà non mancano di certo.
La Scala è il più ricco teatro italiano e il più famoso teatro del mondo (a torto o ragione, ora non è importante) e perciò se c’era un luogo dove si doveva mettere in pratica la regoletta di cui sopra questo era il teatro milanese.
I motivi sono tanti e il primo e sicuramente il più importante è che le fondazioni, per statuto, devono diffondere la Cultura (sì, quella cosa con la quale non si mangia).
La scusa del Covid-19 è farlocca perché, se è vero che la prevista Lucia di Lammermoor sarebbe stata troppo onerosa da affrontare in sicurezza per la presenza di numerosi solisti, del Coro e dell’Orchestra, è anche vero che il repertorio operistico è vastissimo e comprende molti titoli che si possono eseguire – soprattutto in assenza di pubblico – con pochi interpreti sul palco e un’orchestra cameristica. Non mi metto neanche a citarli.
Inoltre, si sarebbe potuto proporre qualche capolavoro inedito o dimenticato, facendo così davvero cultura e divulgazione alta e non abbassando l’asticella con un concertone nazionalpopolare il cui significato metaforico è molto, troppo simile al paternalismo dell’attuale Presidente del Consiglio che ci ripete ogni volta che può che “andrà tutto bene”, che “il Natale è una festa spirituale ed è meglio passarla da soli” e altre porcherie del genere.
No, non va tutto bene, della cristianità tirata fuori solo perché fa comodo non me ne frega nulla e, semmai a Conte passasse per la testa di suggerircelo, puntualizzo anche che a colazione mangio quello che voglio.
Accetto e rispetto tutte le regole, con fastidio, ma le accetto. Però le raccomandazioni accorate, l’ottimismo peloso, i buoni sentimenti ostentati mi fanno imbestialire.
L’Italia, paese sfortunato, avrebbe potuto usare una delle sue vetrine più scintillanti e in vista per dare un esempio di attenzione, di professionalità, d’intelligenza.
Invece – e sia detto col massimo rispetto per tutti gli artisti impegnati nel concerto e per tutta la macchina organizzativa, per i lavoratori del teatro – domani in televisione andrà in onda la solita Italia: quella che mortifica gli italiani.
Niente recensione, quest’anno, perché non voglio contribuire in alcun modo a diffondere l’immagine di una classe dirigente politica, teatrale, che non sa rispondere alle esigenze della Cultura, come ha dimostrato più volte anche in questi giorni con iniziative e dichiarazioni (da parte del ministro competente, tra l’altro) aberranti e insensate.
Quindi, “A riveder le stelle”? Magari! Per me, dal punto di vista intellettuale, sarà l’opposto: una descensus averno.
Questa è la mia posizione, a cui aggiungo quella, molto più urbana e intelligente, di Alfonso Antoniozzi, su di un argomento laterale.


Senza parole.

È così che sono rimasto, anche se un silenzio troppo prolungato mi aveva fatto temere il peggio.
Giuliano, quel Giuliano che negli anni ha lasciato qui centinaia di commenti, non c’è più.
Gli ho scritto lunedì scorso: di solito mi rispondeva subito, entro un giorno al massimo.
Gli avevo scritto con timore perché avevo notato che non commentava più e non mi scriveva in privato.
Ho cercato febbrilmente notizie su di lui e oggi, purtroppo, ho trovato quello che in cuor mio sapevo già.
Era uno dei più grandi intenditori di cinema del nostro sfortunato paese, una di quelle persone che di questi tempi non possono emergere: troppo colte, troppo intelligenti, troppo sensibili, troppo riservate, troppo oneste.
E di lirica ne sapeva più di me, che passo per esperto.
A Giuliano non sarebbe piaciuto che si parlasse di lui, in alcun caso.
Insieme abbiamo condiviso molto, anche in Rete: con alti e bassi, come succede normalmente nella vita.
Lo conobbi di persona tanti anni fa, a Milano, prima di un Don Giovanni.
Disse, a me che sono un omone di 1.85 per 95 kg: “Ti facevo più grande, un Fafner. E pensavo a Betta come a una Brünnhilde.”
Ridemmo molto.
Volevo dedicargli una foto, ma tra le mie non ci sono di così belle da ricordarlo degnamente.
Ciao, Giuliano.

All those moments will be lost in time, like tears in rain. Time to die.

Solo la morte m’ha portato in collina
Un corpo fra I tanti a dar fosforo all’aria
Per bivacchi di fuochi che dicono fatui
Che non lasciano cenere, non sciolgon la brina
Solo la morte m’ha portato in collinaDa chimico un giorno avevo il potere
Di sposar gli elementi e farli reagire
Ma gli uomini mai mi riuscì di capire
Perché si combinassero attraverso l’amore
Affidando ad un gioco la gioia e il doloreGuardate il sorriso guardate il colore
Come giocan sul viso di chi cerca l’amore
Ma lo stesso sorriso lo stesso colore
Dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore
Dove sono sul viso di chi ha avuto l’amoreChe strano andarsene senza soffrire
Senza un volto di donna da dover ricordare
Ma è forse diverso il vostro morire
Voi che uscite all’amore che cedete all’aprile
Cosa c’è di diverso nel vostro morirePrimavera non bussa lei entra sicura
Come il fumo lei penetra in ogni fessura
Ha le labbra di carne I capelli di grano
Che paura, che voglia che ti prenda per mano
Che paura, che voglia che ti porti lontanoMa guardate l’idrogeno tacere nel mare
Guardate l’ossigeno al suo fianco dormire
Soltanto una legge che io riesco a capire
Ha potuto sposarli senza farli scoppiare
Soltanto una legge che io riesco a capireFui chimico e, no, non mi volli sposare
Non sapevo con chi e chi avrei generato
Son morto in un esperimento sbagliato
Proprio come gli idioti che muoion d’amore
E qualcuno dirà che c’è un modo migliore


Il Teatro Verdi chiude a tempo indeterminato causa Covid-19

Ricevo e pubblico, non certo volentieri.

COMUNICATO STAMPA

Rinvio delle rappresentazioni al pubblico dicembre 2020

La Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste è spiacente di dover comunicare che, stante il previsto mantenimento delle misure governative per il contenimento dell’epidemia da Covid-19 e in particolare il divieto di tenere rappresentazioni con pubblico nelle sale di spettacolo, sono state rinviate le rappresentazioni aperte al pubblico dell’opera Traviata di Giuseppe Verdi previste nel dicembre 2020 e quelle del balletto Il Lago dei Cigni di Petr Ilic Chaijkovskij previste nel dicembre 2020/gennaio 2021. Le rappresentazioni saranno rinviate a data da destinarsi.

La biglietteria del Teatro è chiusa fino a nuova comunicazioni

La nuova programmazione e tutte le informazioni relative  saranno rese note quanto prima attraverso tutti i canali d’informazione della Fondazione.

Con preghiera di pubblicazione/diffusione

Trieste, 3 dicembre 2020

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