Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Archivi Mensili: gennaio 2022

L’amorosa presenza di Nicola Piovani, con la regia di Chiara Muti, apre con grande successo la stagione lirica del Teatro Verdi di Trieste

Si è aperta la nuova stagione teatrale del Teatro Verdi di Trieste e, di questi tempi, sarebbe già così una buona notizia. C’è di più, in realtà, perché per il vernissage si è scelta la prima mondiale di un compositore contemporaneo e, rara avis, vivente: Nicola Piovani, artista notissimo e poliedrico che ha collaborato con alcuni dei più importanti registi cinematografici (Bellocchio, Tornatore, Fellini, Monicelli ecc) e Premio Oscar nel 1999 per La vita è bella di Roberto Benigni. Oltre a quest’attività Piovani è stato artefice delle musiche di scena per molti spettacoli teatrali, autore di musiche da camera e davvero tanto altro, compresa una cooperazione con Fabrizio De André in due straordinari concept album nei primissimi anni Settanta del secolo scorso.
Amorosa presenza è un’opera semiseria in due atti che è nata parecchi decenni fa su commissione – presto accantonata – del Teatro d’Opera di Atene. Piovani ci lavorò con Vincenzo Cerami, autore del soggetto, e insieme misero le basi del libretto. In seguito, il progetto rimase a lungo in nuce sino a quando, tre anni fa, Piovani fu contattato da Antonio Tasca, direttore generale del Verdi, che gli propose di riprendere l’opera per il teatro triestino.
Vincenzo Cerami purtroppo non c’è più, perciò è stata la figlia Aisha a raccogliere il testimone del padre per la stesura a quattro mani del libretto.
Per la sua “fiaba d’amore” Piovani ha voluto come regista Chiara Muti, che ha pensato un allestimento di grande civiltà teatrale in linea con l’atmosfera onirica del libretto.
La disposizione degli elementi di scena è ben studiata, minimalista ma ricca di suggestioni. Prevalgono simmetrie dinamiche che fanno da cornice alla vicenda trattata con uno stile fumettistico ma non banale, in cui si riconoscono richiami alla pittura francese del Novecento. Le scenografie e i costumi di Leila Fteita, ben valorizzate dalle luci cangianti di Vincent Longuemare, sono state interamente realizzate dai laboratori del teatro triestino. Si nota un certosino lavoro sulla gestualità dei cantanti, la cura nelle controscene e la felice collocazione delle coreografie (Miki Matsuse) che accompagnano metaforicamente le (dis)avventure dei protagonisti.
La trama è piuttosto semplice e al contempo ben congegnata: in un’immaginaria metropoli, nei primi anni Settanta, due giovani si amano ma non riescono a comunicare e per farlo ricorrono a uno degli escamotage più noti della storia del teatro: il travestimento. Ovviamente la circostanza genera equivoci, fraintendimenti, situazioni paradossali e anche qualche garbata riflessione sull’identità di genere. Alla fine, con la Natura che fa da spettatrice muta degli eventi – rappresentata dall’Albero, dai fumettistici cespugli e dalla luna – coroneranno il loro sogno d’amore.
Dal punto di vista musicale Amorosa presenza è un puzzle formato da tessere piuttosto riconoscibili e citazioni dei grandi compositori dell’opera italiana e non solo, immersi in un flusso sonoro continuo in cui trovano spazio i classici numeri chiusi, le romanze da salotto – Piovani ha palesato la sua ammirazione per Tosti –  e i concertati. Non mancano aperture melodiche e richiami alla musica popolare, come il tango nel finale. Qua e là compaiono influenze che (a chi scrive) hanno ricordato Puccini, Rossini, Weill e Gershwin.
Il punto debole del lavoro di Piovani sono i versi del libretto che sono sembrati farraginosi, soprattutto all’inizio. Forse sarebbe opportuno snellire un po’ il testo da alcune reiterazioni, ma questo aspetto spetterà, ovviamente, al compositore.
L’orchestra, di impianto classico, è arricchita da strumenti che appartengono alla cultura musicale moderna come l’ukulele, la chitarra elettrica, il sassofono.
Piovani ha diretto con precisione ed evidente emozione la sua partitura, ben supportato dalla solita impeccabile Orchestra del Verdi, capace di morbidezza negli archi, brillantezza nei legni e nelle percussioni e sottolineature umoristiche negli ottoni.
Bene anche il Coro che è intervenuto fuori scena.

La compagnia di canto era omogenea, nonostante la sostituzione last minute del previsto tenore Giuseppe Tommaso, ben rimpiazzato da Motoharu Takei il quale, dopo un inizio in sordina, si è ben disimpegnato nella parte di Orazio sia dal lato vocale sia per disinvoltura in scena.
Bravissima Maria Rita Combattelli, dinamica e accorata, che con giovanile grazia ha donato la sua voce limpida di soprano leggero al personaggio di Serena, palesando intonazione cristallina ed emissione pulita.
Convincente sotto ogni punto di vista anche il rendimento della coppia di “anziani”: il severo Tutore William Hernandez, dalla timbrata voce baritonale, e la disillusa Tata Aloisa Aisemberg, mezzosoprano.
Nelle vesti di “narratore” ha ben figurato anche il basso Cristian Saitta nella parte ricca di significati metaforici dell’Albero.
Per questa prima mondiale, che tra l’altro ha visto il “debutto” del nuovo Sovrintendente Giuliano Polo, il teatro non era esaurito ma sicuramente affollato e si è notata una presenza di giovani maggiore del solito. Con la scelta, coraggiosa, di aprire la stagione con un’opera fuori dal grande repertorio e firmata da un artista molto popolare la fondazione triestina ha ottenuto una notevole visibilità mediatica che potrebbe pagare dividendi nel medio termine.
Il pubblico ha tributato un trionfo a tutta la compagnia artistica, chiamata più volte al proscenio. Personalmente consiglio una puntata a teatro, lo spettacolo si replica sino al 29 gennaio.

SerenaMaria Rita Combattelli
OrazioMotoharu Takei
TataAloisa Aisemberg
TutoreWilliam Hernandez
L’AlberoCristian Saitta
  
DirettoreNicola Piovani
Direttore del CoroPaolo Longo
  
RegiaChiara Muti
Scene e costumiLeila Fteita
LuciVincent Longuemare
Assistente alla regiaNoa Naamat
CoreografieMiki Matsuse
  
Orchestra e coro del Teatro Verdi di Trieste
  





Prima mondiale di Amorosa presenza di Nicola Piovani al Teatro Verdi di Trieste

COMUNICATO STAMPA

AL VIA GLI ALLESTIMENTI DELLA PRIMA MONDIALE DI “AMOROSA PRESENZA”

DEL PREMIO OSCAR NICOLA PIOVANI

Al Teatro Verdi di Trieste iniziata la preparazione dell’opera che debutterà il 21 gennaio

Trieste, 5 gennaio 2022: i primi pezzi della scenografia, interamente realizzata nei laboratori della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, sono entrati a teatro, dopo mesi di preparazione. E ieri è tornato in città anche il premio Oscar Nicola Piovani, che già nel 2021 ha seguito a Trieste la nascita e l’evoluzione della sua prima opera lirica e che nei prossimi giorni si dedicherà nuovamente alle prove con orchestra, coro e cantanti.

Mancano meno di due settimane al debutto mondiale di “Amorosa Presenza”, un titolo atteso, che il 21 gennaio inaugurerà la stagione lirica e di balletto 2022 del teatro e che vedrà Piovani portare in scena la sua musica anche nella veste di Maestro Concertatore e Direttore. La regia è affidata a Chiara Muti.

“Amorosa Presenza”, su libretto di Aisha Cerami e Nicola Piovani, è liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Vincenzo Cerami e racconta una storia d’amore che si sviluppa tra equivoci, colpi di scena e travestimenti. Una vicenda che racchiude molti elementi di una favola moderna e che porterà in scena due giovani innamorati dell’amore, timidi, impacciati, ma desiderosi di assecondare un sentimento profondo. Nel loro cammino saranno guidati da alcune figure che li sosterranno, con consigli e suggerimenti.

L’opera, in due atti, ha origini lontane. La prima idea risale al 1977, rimasta poi a lungo in un cassetto, fino all’incontro tra Piovani e il Teatro Verdi di Trieste che ha voluto fortemente concretizzare il progetto.

Le scene sono di Leila Fteita, coreografie di Miki Matsuse, maestro del coro Paolo Longo. I personaggi principali sono Serena, interpretata da Maria Rita Combattelli, Orazio, Giuseppe Tommaso, la Tata, Aloisa Aisemberg, il Tutore, William Hernandez e L’albero, Cristian Saitta. 

Scenografie e costumi sono stati interamente realizzati nei laboratori del Teatro Verdi, grazie all’esperienza e alla professionalità dei lavoratori della Fondazione. La preparazione di “Amorosa Presenza” è stata seguita anche con video e interviste nei mesi scorsi, che daranno vita a un documentario, prodotto dallo stesso teatro.

L’opera sarà presentata nei dettagli nelle prossime settimane, nel corso di una conferenza stampa al Teatro Verdi, insieme a Nicola Piovani, Chiara Muti e a tutti i protagonisti.

LE DATE: “Amorosa Presenza” debutterà il 21 gennaio alle 20.30, repliche il 22 gennaio alle 20.30, il 23 gennaio alle 16, il 25 e il 27 gennaio alle 20.30 e il 29 gennaio alle 16. I biglietti sono già in vendita, alla biglietteria del teatro da martedì a sabato dalle 9 alle 16. Domenica dalle 9 alle 13:30 e online attraverso il circuito di vivaticket: www.vivaticket.com/it/acquista-biglietti/verdi-trieste.

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