Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Archivi Mensili: maggio 2016

L’amico Fritz di Pietro Mascagni al Teatro La Fenice di Venezia.

Questa volta l’orrida Venezia si è segnalata più che altro per il tasso di umidità equatoriale e per un favoloso incidente tra un americano con un trolley gigante e una mega carrozzina che menava due gemelline autoctone, che assomigliavano in modo inquietante a quelle di Shining. Le ruote dei due mezzi si sono incastrate sul pontile che porta a un vaporetto e ne è uscita una versione in realtà aumentata della prossima guerra mondiale.gemelle
Ma, per tradizione, l’apertura dei post dalla città lagunare deve aprirsi con qualche tragica notizia sui volatili, no? Ebbene questa volta i terribili gabbiani assassini devono cedere il passo alla notizia che a Trieste è in corso la rivolta delle cornacchie antropofaghe giganti. E credo che il cognome della sfortunata signora coinvolta non sia casuale. Aspettiamoci il peggio, ormai non abbiamo più scampo (strasmile).
E passiamo all’ordinaria amministrazione e cioè agli esiti artistici della serata alla Fenice. Leggi il resto dell’articolo

Káťa Kabanová di Leóš Janáček a Lubiana.

Succede che anche un vecchio trombone pantofolaio come me vada in trasferta: questa volta la mia meta è stata Lubiana, dove c’è un Teatro dell’Opera che, come potete vedere, è di una bellezza allucinante.
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Il palazzo è stato costruito nel 1892 e l’ispirazione architettonica è, diciamo così, molto familiare (strasmile).Lubiana_00001Le meraviglie proseguono all’interno e…
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…anche sul palco, in quest’occasione, le cose sono andate molto bene. Leggi il resto dell’articolo

La Bohème di Puccini vince sempre, anche al Teatro Verdi di Trieste.

Ne parlo diffusamente qui, su La Classica Nota che – a giudicare dalle mail che mi arrivano (insulti, ovvio!) – è piuttosto seguita.
Insomma, anche ieri si è ripetuto il miracolo della Bohème che è una di quelle opere che non tradiscono mai le attese emozionali degli spettatori. Magari sarebbe bene – ma so di essere in minoranza – rinunciare a qualche produzione di Bohème e provare con qualche titolo meno noto. Ma non sembra essere questa la policy dell’attuale management del Teatro Verdi che ha scelto diversamente. Vedremo che succede la prossima stagione ma le indiscrezioni sono piuttosto chiare: non si cambia rotta (però ci dovrebbe essere un Tristan, che è già una cosa).
La nuova stagione dovrebbe essere presentata entro pochissime settimane, ne parleremo ampiamente.
Io intanto vi allieto (ehm…) con un mio portfolio sul tema “Trieste e i suoi poeti”: ho scelto Umberto Saba, chi capisce il percorso narrativo vince non una bambolina bensì un caffè in mia compagnia.
Ammesso che sia un premio, ovvio (strasmile).

Veronica decide di morire, ovvero La Favorite di Gaetano Donizetti al Teatro La Fenice di Venezia.

Il ritorno, dopo qualche mese, nell’orrida Venezia, è stato tutto sommato all’insegna della normalità. Persino i temibili gabbiani assassini lagunari mi sono sembrati un po’ impigriti e mogi, circostanza che un po’ mi preoccupa perché potrebbe anche essere una mossa strategica degli astuti pennuti per favorire la distrazione degli umani, in maniera di divorarli poi con un attacco multiplo a sorpresa. Vedremo nel prossimo futuro.
La serata invece mi ha regalato un’emozione: ho battagliato per il bracciolo della poltroncina nientemeno che con la mitica Simona Marchini, la quale, sventurata, si è pure scordata il cellulare acceso all’inizio del terzo atto. L’ho perdonata volentieri, in nome dei ricordi di gioventù (strasmile) e anche perché tra un paio di settimane avrò modo di vedere la sua regia di L’amico Fritz di Mascagni, sempre a Venezia.
Ma, come sempre, passiamo alle cose meno serie e cioè all’esito della serata. Leggi il resto dell’articolo

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