Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Archivi Mensili: maggio 2017

Brundibár di Hans Krása al Teatro Verdi di Trieste: un sorriso per stemperare una tragedia.

Qualche anno fa, prima di accingermi a recensire Der Kaiser von Atlantis di Viktor Ullmann, ritenni opportuno farmi una domanda e trovare una risposta plausibile. Lo faccio anche in quest’occasione:
Cos’è la musica concentrazionaria?
In modo molto sintetico si può rispondere che è quella musica che è espressione della creatività in condizioni estreme, a dispetto delle restrizioni fisiche, della violenza anche psicologica, degli stenti. La musica come ultima espressione della dignità umana. E credo sia impossibile anche solo immaginare condizioni più estreme di quelle di un campo di concentramento che, come per l’opera indicata sopra, è sempre il famigerato Theresienstadt. Leggi il resto dell’articolo

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La sonnambula di Bellini al Teatro Verdi di Trieste, ovvero Balla coi pupi.

Ho sempre pensato che la regia possa essere un valore aggiunto a un’opera lirica, e per questa mia convinzione ho dovuto pure litigare – si fa per dire –  e rispondere a mail sdegnate di appassionati scandalizzati per allestimenti a loro parere troppo azzardati. Il problema principale è che per fare una regia non bastano le idee, bisogna anche saperle realizzare bene dal punto di vista scenotecnico.
A seguire la cronaca di una serata che – dal punto di vista di cui sopra – è risultata davvero infelice.
Poi, perché il pubblico triestino abbia massacrato la regia del Flauto magico e lasciato passare l’orribile messa in scena di ieri sera, resta un mistero insondabile. Leggi il resto dell’articolo

Divulgazione abbastanza seria dell’opera lirica: La Sonnambula di Bellini al Teatro Verdi di Trieste.

Trieste ha (finalmente? Boh.) raggiunto lo status di città turistica, perciò anch’io, in quanto monumento, sono aperto il Primo Maggio (strasmile). Ecco perciò una breve presentazione dell’opera che esordirà al Teatro Verdi venerdì 5 maggio.

Poche opere, a mio parere, sono distanti dal nostro attuale sentire come La Sonnambula di Vincenzo Bellini.
La trama è esile, ingenua, delicata, gentile, anche a volerla sovraccaricare di simboli freudiani – che pur ci sono nel libretto di Felice Romani –  connotandola degli stereotipi tipici della pazzia femminile, uno dei temi ricorrenti del Belcanto della prima metà dell’Ottocento.
Dove troviamo, oggi, gentilezza e delicatezza? Da nessuna parte, ed è proprio per questo che l’Arte è salvifica, l’ho scritto mille volte: ci permette di sospendere per un paio d’ore gli strilli angosciosi della realtà. Leggi il resto dell’articolo

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