Di tanti pulpiti.

Dal 2006, episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

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Spigolature for dummies sul quinto concerto al Teatro Verdi nell’ambito della rassegna “Giovani talenti”: Vive la France!

César Franck

Riprendono, dopo una pausa di un mese, le serate della rassegna “Giovani talenti” al Teatro Verdi di Trieste.
Sono concerti registrati in teatro e trasmessi poi in differita sulla televisione regionale Telequattro, sabato alle 21.00 e domenica alla 23.30.
Il programma di questa settimana è un omaggio alla musica francese della seconda metà dell’Ottocento e principia con una breve composizione sacra – Psaume150, scritta nel 1883 – di César Franck.

Nella pagina musicale, prevista per organo, orchestra (ridotta) e coro, si riconosce subito l’andamento tipicamente liturgico, caratterizzato dalle suggestioni intime dell’impasto armonico in cui il coro si erge a protagonista.
A seguire alcuni lacerti (primo, terzo e quinto movimento) dalla Symphonie espagnole op. 21 di Édouard Lalo – composta nel 1874 – che, al contrario di quanto si potrebbe pensare, non è una sinfonia ma un concerto per violino e orchestra.
Compositore francese atipico, d’ispirazione artistica sfuggente, Édouard Lalo si è cimentato in molti generi musicali con alterna fortuna. La Symphonie espagnole è uno dei suoi lavori più celebri ed è dedicata a Pablo de Sarasate, leggendario violinista e compositore spagnolo.
Il brano, accattivante e intenso, si inserisce nel filone della rivisitazione del folclore musicale spagnolo cui appartiene anche Carmen di Bizet, che è infatti composizione coeva: gli ascoltatori più smaliziati riconosceranno l’avvolgente ritmo dell’Habanera, danza popolare di origini cubane.
La pagina musicale è articolata in cinque movimenti e l’orchestra ha una funzione tutt’altro che subalterna al solista.
Chiuderà la serata la Sinfonia n. 3 in do minore “Sinfonia per Organo”, op. 78 di Camille Saint-Saëns, il “Brahms francese”, come colpevolmente è stato definito. Scrivo colpevolmente perché ogni Artista ha le sue caratteristiche e queste semplificazioni non hanno senso.
La Terza di Saint -Saëns – composta nel 1885 – è un brano peculiare, in cui convivono felicemente elementi classici, da Romanticismo ottocentesco, e altri screziati di una tecnica coloristica che guarda al Novecento.
Altra caratteristica della sinfonia è che, almeno sulla carta, è divisa in due movimenti, circostanza insolita per questa forma musicale.
L’ascolto, a mio parere, può essere abbastanza impegnativo proprio per la continua alternanza di passi melodici e struggenti ad altri caratterizzati da un senso di inquietudine piuttosto pronunciato.
Il prossimo concerto, che chiuderà la rassegna, andrà in onda il 17 aprile.

La stagione sinfonica 2016 e il Rigoletto d’apertura della stagione lirica 2016-2017.

Questa è l’ultima recensione che firmo per La Classica Nota, una creatura che ho amato moltissimo e che mi ha dato tante soddisfazioni e anche qualche amarezza.
Per fortuna la musica NON finisce mai.
Sipario.

 

Per me era finita così, ma dopo qualche mese è successo questo e perciò mi sono sentito in dovere di reagire.

Con questo articolo rimedio, parzialmente, alla folle e criminale decisione di un oscuro censore del Piccolo, quotidiano di Trieste, di cancellare dalla Rete il blog d’autore La Classica Nota di cui ero titolare.
Per l’ultima volta chiedo scusa a tutti gli artisti e al Teatro Verdi per l’incresciosa situazione e per i perversi accadimenti.
Il prossimo post sarà finalmente normale, nel senso che parlerà di Evgenij Onegin di Pëtr Il’ič Čajkovskij, operà che aprirà la stagione lirica di quest’anno.
Ovviamente le statistiche qui, su Di tanti pulpiti, sono alle stelle. Ci tengo a sottolinearlo anche se nella contingenza è del tutto marginale.
Qui ci sono anche alcune foto del Rigoletto di cui sopra, per provare a immergerci nel magico clima del teatro lirico. Leggi il resto dell’articolo

A Trieste meglio che parli la musica, perché il resto è da dimenticare.

È sempre un piacere riferire di una bella serata a teatro, soprattutto quando si è condiviso il piacere dell’ascolto con tanti spettatori. Poi metteteci che una gentile signorina mi ha ceduto il suo comodo posto, impietosita dalle smorfie che mi procurava il mal di schiena, ed ecco che l’incantesimo è servito.fd1
Una grande interprete e un grande compositore, che però non si sono incontrati sul palco del Verdi di Trieste. Voglio dire che Francesca Dego, violinista fantastica, non ha incontrato Lenny Bernstein bensì il più modesto (parere mio eh?) Èdouard Lalo. Ma c’è stato spettacolo comunque, perché la giovane artista ha valorizzato la musica “etnica” del compositore francese e il direttore Christopher Franklin e l’Orchestra del Verdi sono stati bravissimi nell’interpretazione della suite da West side story.
Ecco, a Trieste in questo periodo turbolento c’è bisogno che parli la musica, in modo che il rumore di fondo della politica più becera e del giornalismo più meschino non si senta.
Prendetevi tre minuti e leggete la mia cronaca su La classica nota.

Un saluto a tutti, alla prossima.

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