Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

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Serata dedicata a Richard Strauss al Teatro Nuovo Giovanni da Udine: Robert Trevino e l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai incantano.

Non credo che una pagina musicale o un compositore piacciano per caso, penso che dietro ci sia qualcosa, un percorso anche turbolento e spesso ignoto, una specie di fiume carsico di cui qua e là riaffiorano tracce dall’inconscio o comunque da un vissuto nascosto o dimenticato.

Per me la musica di Strauss è così, inquietante e un po’ misteriosa perché mi si propaga in territori che conosco poco oppure, forse, desidero non indagare troppo. Non vorrei che pensaste che mi stia dando delle arie da intellettualone, mi succede anche con Islands dei King Crimson o A love supreme di John Coltrane.
Però l’altra sera, al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, era in programma un concerto di musiche di Richard Strauss e perciò di quelle sensazioni voglio scrivere.
La serata prevedeva, in apertura, gli splendidi Vier letzte Lieder (Quattro ultimi lieder) interpretati dal soprano Dorothea Röschmann assieme all’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, guidata per l’occasione dal giovane direttore emergente Robert Trevino.
La pagina è un vero e proprio testamento musicale e, in questo senso, avrei preferito che fosse posta a conclusione del concerto, dopo l’adrenalinica Eine Alpensinfonie (Sinfonia delle Alpi). La diversa collocazione avrebbe risposto a un’intima esigenza, perché avrei ripercorso virtualmente un itinerario reale: quello delle mie escursioni in montagna, spesso faticose ed esposte alla variabilità delle condizioni atmosferiche. Uscite che mi costano sempre più fatica sia fisica sia psicologica perché, diciamolo dai, sto invecchiando. Poi, appunto, quando torno a casa, mi metto lì ad ascoltare qualcosa che rimpingui l’appagante svuotamento da fatica virtuosa e risanatrice del corpo e di quel po’ di anima che mi resta.
Dorothea Röschmann ha tutte le caratteristiche per cantare questi Lieder, ma nell’occasione le sono mancati un po’ di morbidezza e velluto vocale per rendere al meglio il fluire incessante delle note. Eccellente, invece, il fraseggio, il dire sempre eloquente accompagnato da una composta sobrietà di fondo da grande interprete.
Grandiosa la prestazione dell’orchestra guidata da Trevino che con gesto disinvolto e sicuro ha pennellato di colori malinconici, autunnali, una partitura che davvero sembra un quadro di Monet o Gauguin.
Per quanto riguarda la successiva Eine Alpensinfonie se possibile le cose sono andate ancora meglio. Non mi soffermo neanche sulla nota difficoltà esecutiva di una pagina che pretende un organico orchestrale impressionante, in cui le percussioni hanno un rilievo peculiare e che oltretutto necessita di corni, trombe e tromboni fuori scena. Voglio dire che basta un niente per servire un piatto indigesto, in cui i gusti non si distinguono confusi in un magma sonoro indistinto, quasi soffocante.
Robert Trevino, invece, è riuscito a lavorare di cesello anche in questo caso, calibrando, probabilmente durante le prime due tappe della breve tournée, un colore scuro, tempestoso e al contempo radioso degli archi gravi e un equilibrio perfetto tra le varie sezioni orchestrali. La macchina del vento, quella del tuono, i campanacci, il glockenspiel e l’organo hanno poi fatto il resto.
Tutti sanno che si tratta di musica descrittiva e qualche volta la definizione suona come una diminutio ma, in questo caso, si è imposta solo la bellezza: quella delle montagne e l’altra, delle vette del genio di Richard Strauss.
Successo pieno del concerto, ovazioni a non finire e Trevino che, giustamente, ha voluto dividere il trionfo con l’orchestra.

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Il Festival di Lubiana si è chiuso con gli aforismi sonori di Webern e Berg.

Non è certo musica facile, quella di Webern e Berg, ma il pubblico ha apprezzato e il festival si è chiuso in bellezza. Leggi il resto dell’articolo

Tra Paganini e Mahler, al Teatro Verdi compaiono due grandi della musica di tutti i tempi, per non parlare di Paganini.

Come ho titolato, spero efficacemente, su OperaClick, ieri sera al Teatro Verdi aleggiava uno spirito ed era, indovinate un po’, quello di Jimi Hendrix!
Ora invece, mentre mi sto stendendo questa piccola introduzione alla cronaca di ieri sera, è il momento di ricordare che oggi 14 ottobre, nel 1990, ci lasciava per sempre Lenny Bernstein, che di Gustav Mahler è stato uno dei più grandi intrepreti di cui ci sia traccia.
Io continuo ad adorare entrambi questi due giganti, e spero che l’accostamento non suoni irrispettoso per nessuno dei miei happy few. Sono due delle tante facce di questo blogger che si chiama Amfortas aka Notung aka Paolo Bullo.
So che mi amate (?) anche per questo.
Un saluto a tutti!

Dopo la sosta della settimana scorsa, dovuta alla furiosa sarabanda della regata Barcolana che monopolizza la città fagocitando l’interesse per qualsiasi altro evento, al Teatro Verdi è ripresa la stagione sinfonica. E, lo sottolineo subito, teatro finalmente affollato come dovrebbe essere sempre.
Gli Angeli e demoni – tema conduttore di quest’anno – avevano per l’occasione l’aspetto sulfureo di Niccolò Paganini e quello soave di Gustav Mahler colto in una delle opere più morbide, anche se io definirei più realisticamente ambigua la sua Quarta sinfonia.
Di Paganini mi piace ricordare un’istantanea del grande Heinrich Heine il quale, nelle Florentinische Nächte, descrive così il musicista durante un’esibizione:

Dietro a lui s’agitava uno spettro, la fisionomia del quale rivelava una beffarda natura di caprone e talvolta vedevo due lunghe mani pelose (le sue, pareva) toccare le corde dello strumento suonato da Paganini. Talvolta esse gli guidavano pure la mano onde reggeva l’arco e risate belanti d’applauso accompagnavano i suoni che sgorgavano dal violino sempre più dolorosi e cruenti. Leggi il resto dell’articolo

Divulgazione sconsiderata della musica lirica: Tristan und Isolde, ovvero di quello che non si può dire né scrivere.

Anche per un perfect wagnerite – nel mio caso wagneriano fradicio sembra più appropriato – non è agevole dire due parole su Tristan und Isolde, titolo impegnativo che il Teatro Verdi presenta al pubblico in una nuova produzione autoctona.
Tale è infatti la complessità dell’opera che trovare un focus è impresa ardua.
Ci provo, abbiate pietà.

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A Trieste ancora una bella serata dedicata al Lied.

Altra recensione, questa volta di un concerto di canto, a cui seguira dopodomani la cronaca della serata alla Società dei concerti.
Poi fermerò i motori per ritemprarmi prima della salita alla Cima Coppi di quest’anno, impegnativa soprattutto dal punto di vista emozionale, almeno per me.
Un saluto a tutti! Leggi il resto dell’articolo

Il Lied trionfa al Verdi di Trieste nell’ambito della stagione della Società dei concerti.

Insomma, bella serata ma nonostante il successo e la buona partecipazione di giovani, speravo in un’affluenza più nutrita. La Juventus però ha vinto, nonostante le mie maledizioni ad Allegri che ha lasciato in tribuna Bonucci (strasmile).c1 Leggi il resto dell’articolo

Una serata liederosa con Matthias Goerne, che ha illuminato la Winterreise di Schubert.

Una grande serata, quella di ieri sera, tanto che in omaggio alle recenti approvazioni dell’Accademia della Crusca ho deciso di coniare un nuovo aggettivo: liederoso (strasmile).
Ne parlo qui, su La Classica nota.
A rileggerci presto, con una divulgazione semiseria sulla Luisa Miller in vista della prima del 4 marzo al Teatro Verdi di Trieste.
E ancora un applauso al bravissimo Matthias Goerne.

Matthias Goerne Photo: Marco Borggreve

Matthias Goerne
Photo: Marco Borggreve

La Winterreise di Schubert al Teatro Verdi di Trieste.

Da quest’anno la Società dei Concerti di Trieste svolge la sua attività al Teatro Verdi. Come ho detto a suo tempo, finalmente!
La settimana prossima, mercoledì 24 febbraio, è prevista una serata dedicata ai Lieder.
Ho pensato perciò di scrivere un breve articolo su La classica nota.

Nei giorni precedenti, lodevolmente, ci sono un paio di manifestazioni collaterali interessanti (ingresso gratuito, tra l’altro) che purtroppo non potrò seguire ma che segnalo con piacere.
Confe 1
Domenica 21 febbraio – ore 11.00 – Museo Revoltella di Trieste

WINTERREISE

Jelinek/Müller/Schubert

Performance, di Roberta Cortese, voce narrante, e Angelo Conto, arrangiamento e pianoforte, tra lettura, teatro e concerto con estratti di brani dal testo teatrale di E. Jelinek – Premio Nobel per la letteratura – e dal ciclo lirico di Schubert e Müller.
confe2

Martedì 23 febbraio – ore 18.00 – Ridotto del Teatro Verdi di Trieste

“FORTISSIMO NEL MIO CUORE…”

Sandro Cappelletto e Simone Soldati

Un racconto di Sandro Cappelletto, scrittore, storico della musica e giornalista de La Stampa, contrappuntato dalle musiche di Schubert eseguite dal pianista Simone Soldati.

Una cozza tira l’altra.

Ora, io già come critico musicale sono di una modestia imbarazzante e me ne rendo conto benissimo, perciò non vorrei che qualcuno dei miei happy few, leggendo le prossime righe, pensi che il mio delirio sia peggiorato ulteriormente. Sì, perché neanche in una società distopica potrebbe trovare collocazione sensata un Amfortas che (stra)parla di poesia.
Però succede che un mio amico, Roberto Corsi, sia un poeta. E succede anche che poche settimane fa mi abbia fatto un graditissimo regalo e cioè la sua ultima raccolta di poesie, intitolata Cinquantaseicozze e pubblicata dall’editore Italic Pequod. Perciò io un paio di cosine le voglio proprio scrivere.
cinquantaseicozze Leggi il resto dell’articolo

Stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste: omaggio a Richard Strauss.

Mandy Fredrich

Prima della consueta recensione, questa volta meno scanzonata del solito, mi fa piacere ricordare che all’entrata del teatro Verdi, venerdì sera, ho incontrato una vecchia amica. O meglio, prima ho visto un gruppo di ragazzine e poi ho notato lei che le guidava all’interno come una chioccia segue i propri pulcini (smile). Ecco, a questa amica che resterà anonima e che si è scelta la professione dell’insegnamento – o ha seguito quella che è una vera e propria vocazione – voglio dedicare questo post.
Ovviamente anche lei è alterata (eufemismo) per il fatto che il nostro quotidiano, Il Piccolo, non pubblica più le recensioni degli spettacoli dal Verdi e non se ne fa una ragione perché in questo modo – sostiene – è venuta a mancare una fonte d’informazione e un’occasione di dibattito e approfondimento in classe. Il disappunto, nella fattispecie, è ancora maggiore perché con ogni probabilità questo concerto resterà l’unica manifestazione che il teatro dedicherà al compositore Richard Strauss nell’anniversario (il 150°) della nascita. Strauss, come tutti noi adulti sappiamo, è stato pesantemente coinvolto con il nazismo: insomma, qualche informazione su questo controverso artista avrebbe fatto comodo.
Ma evidentemente tutto ciò non interessa, sono implicazioni che non sfiorano neanche i vertici del nostro quotidiano.

A questo link troverete un po’ di belle foto del concerto.

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