Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Festival di Lubiana: bel concerto di canto di Željko Lučić ed Evelin Novak.

I recital di canto sono una delle colonne portanti del cartellone del Festival di Lubiana e dopo l’inopinata rinuncia di Elīna Garanča (la settimana scorsa ha dato forfait per gravissimi motivi familiari), era molto atteso il concerto di Željko Lučić, affiancato dalla giovane Evelin Novak.
Il programma era decisamente nazionalpopolare, come credo sia giusto per un recital inserito in una manifestazione che si rivolge a un pubblico vasto qual è la kermesse slovena. Arie e pagine musicali notissime, quindi, tratte esclusivamente dal repertorio italiano più classico: Verdi, Puccini, Leoncavallo, Giordano e nessuna escursione nel Belcanto.
Perciò, magari facendo anche un po’ di necessità virtù, interpretazioni generose, magari non raffinatissime, ma capaci di parlare alla pancia degli appassionati che di queste serate ogni tanto hanno bisogno.
In questo senso è andata anche la direzione di Ivan Repušić, giovane direttore croato, che ha guidato con gesto sicuro e un po’ enfatico l’ottima Orchestra Filarmonica Slovena.
Del resto l’imprinting della serata è stato l’esecuzione tellurica dell’Ouverture di Nabucco, resa ancora più sanguigna dalla straordinaria acustica della sala.gallus1
La tendenza del direttore a tenere il volume dell’orchestra piuttosto alto si è confermata nell’interpretazione delle danze da Otello, piuttosto clangorose, e anche nell’Ouverture da I Vespri siciliani, che è stata travolgente com’è giusto che sia ma piuttosto piatta, uniforme. Più curato, invece, mi è sembrato l’Intermezzo da Manon Lescaut, per quanto in certi rallentando si potesse parlare più di certezza che di sospetto di puccinismo.
Come dicevo l’orchestra ha risposto con sicurezza alle sollecitazioni del podio e – a parte le transnazionali piccole imprecisioni degli ottoni – ha mostrato, in particolare, una formidabile sezione archi, con i violoncelli in grande evidenza.
L’attrazione della serata era Željko Lučić, baritono serbo ormai di casa in tutti i maggiori teatri internazionali. L’artista ha confermato di essere dotato di una voce importante, forse più grossa che grande, ma gestita piuttosto bene grazie a una buona tecnica di respirazione che gli consente di legare e anche smorzare con una certa facilità. Certo, l’interprete tende all’esteriorità e predilige il canto sul mezzoforte, ma tutti gli acuti di tradizione sono usciti puliti e penetranti, ben proiettati.Zeljko_Lucic_press
Così Lučić ha così interpretato un convincente Dio di Giuda e relativa cabaletta O prodi miei, mentre meno incisivo è sembrato nella grande aria Pietà, rispetto, amore dal Macbeth. Di alta routine il duetto Tutte le feste al tempio…Sì vendetta, che ha chiuso la prima parte del concerto e garantito molti applausi.
Personalmente ho ascoltato con maggior interesse le due arie veriste e cioè il Prologo dai Pagliacci, eseguito con grande trasporto e attenzione alla parola, e soprattutto Nemico della Patria da Andrea Chénier, in cui il baritono è stato davvero trascinante ed espressivo tanto da meritarsi un’ovazione. Buona anche l’interpretazione di Cortigiani, vil razza dannata che ha chiuso il programma ufficiale del concerto.
Interessante la prestazione del soprano Evelin Novak, giovane artista residente alla Deutsche Oper di Berlino e perciò attiva quasi solo in Germania. La voce, bella, da lirico puro, conta su di un registro centrale sonoro e acuti svettanti, mentre la prima ottava risulta piuttosto flebile e dizione e pronuncia sarebbero da affinare.evelin_1-Kopie
La Novak si è scelta un programma impegnativo aperto dalla grande aria di Violetta del primo atto (È strano…Sempre libera), fraseggiata con eleganza ma in cui le agilità non sono sembrate così fluide, proseguito con il già citato duetto da Rigoletto – che mi è sembrato il punto più alto dell’esibizione – e chiuso da un’interpretazione discreta del difficilissimo Bolero dai Vespri Siciliani.
Alla fine i due artisti hanno concesso un bis ciascuno, il bellissimo Eri tu dal Ballo in maschera e, a sorpresa, un’intensa esecuzione di Ebben ne andrò lontana da Wally.
Il pubblico, piuttosto numeroso ma non tanto da esaurire la grande sala Gallus del Cankarjev dom di Lubiana, ha gradito molto la serata e accolto tutti gli artisti con festosissimi applausi.

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6 risposte a “Festival di Lubiana: bel concerto di canto di Željko Lučić ed Evelin Novak.

  1. Giuliano 17 luglio 2015 alle 8:06 pm

    meno male che c’è ancora qualcuno che crede nell’Europa
    🙂
    che bella cosa sarebbe non avere frontiere. Ogni tanto penso a Giuseppe Verdi, che per andare da Venezia a Bologna, da Milano a Torino, da Genova a Napoli, da Napoli a Roma o a Firenze, era tutto una dogana e un “documenti!” (che stress! poi dicono che non vogliono la burocrazia, e invece questi di oggi la vogliono e la pretendono, la burocrazia e tanti tanti controlli)
    (anch’io abito vicino al confine, di là parlano di erigere un muro contro i comaschi e i varesotti…)
    Il teatro di Lubiana si direbbe piuttosto recente.

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    • Amfortas 18 luglio 2015 alle 8:25 am

      Giuliano, ciao! Pensa a una volta, quando qui c’era il mega impero austriaco che goduria! L’ultima frontiera (si fa per dire ultima, non fai in tempo a scriverne che già un’altra è pronta) dell’idiozia sono gli studi di settore, rapportati a quando la crisi economica non esisteva. Non sono congruo, cazzo. Tu sei congruo? E, soprattutto, cosa cazzo significa congruo? Si può dire congruo su di un blog per bene come questo?
      Il Cankarjev dom risale, credo, ai primi anni 80 del secolo scorso. Ha un’acustica splendida (forse anche troppo), o meglio ce l’ha la sala Gallus che è quella nella foto.
      A Lubiana c’è poi anche un teatro all’italiana
      dove si svolge una regolare stagione lirica, quasi sempre con artisti residenti.
      A proposito di muri io ne costruirei uno intorno a me, su ruote e con climatizzatore. Non sarebbe una cattiva idea, potrei partecipare anche alle partite sulla scacchiera umana, come torre sfigata. Che ne dici?
      Ciao 🙂

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  2. Giuliano 18 luglio 2015 alle 1:21 pm

    un muro anti-cazzate tutto intorno a me? sì, serve, lo sa il Cielo quanto serve… l’unica alternativa seria è la vita da eremita, ma a te quale commerciante non è concesso. A questo punto, è d’obbligo: Johannes Brahms, Liebeslieder Walzer n.3:
    Oh, le donne, le donne, come ti sgelano con la loro dolcezza! Mi sarei fatto monaco da tanto tempo, se non fosse stato per le donne…)
    🙂
    li conosci? E’ musica meravigliosa, l’ascolto dei Liebeslieder è uno dei momenti in cui mi dispiace di non saper cantare (quando ti nominano la Merkel e Schaeuble tu pensa a Brahms, a Schubert, a Schumann, a Mahler…)
    PS: conosco la storia degli studi di settore… so anche che molti hanno chiuso bottega, per questo. (so anche di medici che hanno chiuso lo studio per non aver a che fare con il software loro imposto, questi tipi di software sono cose che ti mangiano il tempo per studiare, o studi il software o studi le cose che riguardano la professione)

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    • Amfortas 21 luglio 2015 alle 5:36 pm

      Giuliano, ciao. Tutto condivisibile quello che scrivi ma purtroppo ormai è impossibile non farsi raggiungere dalle stronzate. Se io dovessi tenere un diario delle idiozie che leggo ogni giorno non avrei tempo per altro. E dico idiozie vere eh? Non opinioni, come dire, singolari.
      Molto meglio la musica, ecco.
      Per i medici ti posso dire solo che ne conosco molti e soprattutto quelli “di famiglia” ormai sono costretti a fare i burocrati o poco più. Anche a loro consiglierei Liebeslieder Waltzes. così si distraggono un po’ 🙂
      Ciao e grazie!

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  3. CASSANDRO 19 luglio 2015 alle 4:36 pm

    CASSANDRO

    Come al solito scusa il mio intervento che sta molto ai margini del tuo post: come ben sai seguo il tuo blog per rinfrancare un poco lo spirito pur non essendo intenditore di musica,

    Una mia sensazione, per quello che può valere la mia idea, è che molte delle vicende che tratta Verdi, hanno attinenza, ovviamente decontestualizzandoli, alla vita di tutti i giorni, in quanto tocca da vicino, ricreandola, ed in modo incisivo, anche la vita di oggidì che sembra tanto diversa da quella di circa duecento anni fa, ma gratta gratta non lo è tanto.

    E così la donna continua ad essere “mobile qual piuma al vento”, o “vive d’ignoto amor” alla balenante vista di un lui, perché improvvisamente colpita dalla freccia di chi la mitologia ci ha fatto conoscere dispettoso e bendato, o infine ripete le sensazioni di una “festa al tempio”, come ho scritto qualche anno fa per mio diletto in una commedia in versi, che ora dorme sonni tranquilli in qualche cassetto.

    Se non disturbo, poiché quest’ultima aria hai richiamato nel post, per ingannare un po’ questa calura che ci mazzola, la sottopongo, come se si rivivesse odiernamente, alla tua paziente attenzione, in quanto, tolti tutti i rutilanti orpelli dell’immaginario collettivo in materia, potrebbe realizzarsi anche oggidì.

    Ti auguro una fresca serata (sono sicuro che se la temperatura dove stai è come quella della zona di Terracina gradirai l’augurio)

    TUTTE LE FESTE AL TEMPIO

    Per rivederti meno di sfuggita
    aspetto un’intera settimana,
    così ogni 7 giorni la mia vita
    a rifiorire torna, e ripiana

    i mille dubbi e le perplessità
    in cui mi sono a lungo macerata
    con varie domande: “Ci sarà?”
    — prima di tutto — “Pur se non truccata

    (chè mi si vuole scialba) riuscirò
    a interessarlo ancora come un dì?”
    — l’aspetto ha il suo peso, altro che no! —

    “Mi parlerà, ed io di qui e di lì
    per il piacere immenso volerò?”

    “Tutte le feste al Tempio”. E’ così!

    In nuova Gilda mi trasformerò,
    “al guardo suo” anch’io mi offrirò
    . . . ma la fine di questa non farò!

    I miei diritti li difenderò.

    Or che ci penso, è lui che mi ha parlato
    del Rigoletto . . . avesse anticipato
    questo mio dolce, inebriante stato?

    Eh, sì, il futuro è scritto nel passato!

    (Cassandro)

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    • Amfortas 21 luglio 2015 alle 5:40 pm

      CASSANDRO, ciao, è sempre un piacere accogliere qui le tue rime. Sappi però che questa:

      è che molte delle vicende che tratta Verdi, hanno attinenza, ovviamente decontestualizzandoli, alla vita di tutti i giorni, in quanto tocca da vicino, ricreandola, ed in modo incisivo, anche la vita di oggidì che sembra tanto diversa da quella di circa duecento anni fa, ma gratta gratta non lo è tanto.

      è certo una grande verità ma è anche l’alibi che presentano i registi idioti :-), ai quali si dovrebbe fare la festa e non necessariamente in un tempio…
      Ciao e grazie!

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