Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

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La traviata di Giuseppe Verdi a Trieste: una piccola presentazione sbilenca e considerazioni sulla cucina nella perfida Albione.

Venerdì prossimo esordisce al Teatro Verdi di Trieste La Traviata di Giuseppe Verdi, in una nuova produzione firmata da Giulio Ciabatti.
Immagino che della Traviata ne abbiate sentite di tutti i colori, che ci vorrebbero tre soprani (uno per atto) per cantarla, che non è possibile non piangere ecc ecc. In realtà sono tutte cose che fanno parte di un’opera che ormai è leggenda, come il suo compositore Giuseppe Verdi che nella vita fece tutt’altro che piangere ed amare per tutti come vorrebbero le anime belle. La parte di Violetta è difficile, ma non lo è più di decine di altre parti operistiche, anche verdiane. E sì, fa piangere se ci si immedesima ma io piango anche per Lohengrin o Tristan, oppure per Lulu o Emilia Marty. E potrei andare avanti.
Vediamo intanto quelle poche cose che bisogna sapere sulla nostra Violetta:

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Der fliegende Holländer di Richard Wagner a Budapest: maledette lavatrici.

Il vascello dell’Olandese volante affonda a Budapest e io non ho potuto fare nulla per salvarlo. Peccato (strasmile).
In realtà una messa in scena non troppo ardita, ma incongrua, ha procurato una falla alla nave.
Wagner è sopravvissuto a ben altro!
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Domani al Caffè San Marco conferenza stampa di presentazione del Festival di Lubiana.

Anche quest’anno seguirò qualche serata, diciamo una decina, del Festival di Lubiana.
È una manifestazione che mi piace molto e che è seguita poco o nulla dai media italiani. Per i triestini è, o dovrebbe essere, una manna perché dà l’occasione di ascoltare dal vivo artisti e compagini di livello straordinario, che a Trieste non ci possiamo permettere. Purtroppo, il triestino è una bestia stanziale e quindi se ne frega, preferendo il più comodo divano e lo stato di lamentazione permanente sulla miseria delle proposte autoctone.
Perciò, chi mi ama mi segua, ma soprattutto chi vuol conoscere si dia una mossa e vada a Lubiana, almeno un paio di volte (strasmile). Leggi il resto dell’articolo

La Cenerentola di Rossini al Teatro dell’opera di Lubiana: un ritorno agli anni Cinquanta del secolo scorso.

Questa volta non è andata benissimo ma succede nelle migliori famiglie che qualche figlio esca, come dire, non particolarmente aggraziato (strasmile).
Più che altro non mi piace vedere trattato così Rossini, che non lo merita proprio. Peraltro il pubblico ha gradito, circostanza che rende ancora più inutile del solito – se mai fosse possibile – il mio parere critico.
Però da teatro si esce sempre contenti perché l’alternativa è la vita di tutti i giorni, e questi sono giorni bui, dal mio punto di vista di vecchio scemo (strasmile).

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Antonino Siragusa trionfa nell’Italiana in Algeri al Teatro Verdi di Trieste.

Di Rossini preferisco le opere serie – non a caso il titolo del blog gioca su di un calembour di un’aria del Tancredi – ma ieri sera mi sono divertito e, per puro caso, stasera sarò a Lubiana per La Cenerentola.
Insomma un weekend di full immersion rossiniana e, tutto sommato, può andare peggio (strasmile).
Ieri la serata è stata allietata anche dai vestiti di alcune signore, che erano in tono con le scenografie dello spettacolo. Tutto come sempre, andiamo avanti! Leggi il resto dell’articolo

Macbeth di Giuseppe Verdi a Lubiana: il troppo stroppia, anche nelle regie operistiche.

I registi d’opera sono croce e delizia (croce, molto spesso, stasmile) dei melomani e della critica ed è una tendenza transnazionale ormai radicata. In questo caso c’erano troppe idee, alcune anche apprezzabili, ma è mancata la capacità di canalizzarle in uno sviluppo coerente dal punto di vista drammaturgico. Eppure un drammaturgo c’era in locandina, come da tradizione tedesca.
Resta il fatto che, a mio parere personale, un teatro così desta curiosità ai vivi, al contrario di certi allestimenti nati vecchi e spesso già morti. Ah vista ah vista orribile (strasmile)!

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L’italiana in Algeri di Rossini al Teatro Verdi di Trieste: tutti la chiedono, tutti la bramano.

Stasera sarò in trasferta per un Macbeth di Verdi al Teatro dell’opera di Lubiana, ho pensato perciò di anticipare di un paio di giorni la consueta puntata di divulgazione semiseria dell’opera lirica per la prossima produzione al Teatro Verdi di Trieste dell’Italiana in Algeri di Rossini. Domani o lunedì andrà in onda la recensione del Macbeth di cui sopra. Leggi il resto dell’articolo

Recensione abbastanza seria di Così fan tutte di Mozart al Teatro Verdi di Trieste: buona la prima.

Ok, ormai lo sapete. Io vorrei un teatro diverso a Trieste, più vivo e movimentato, ma sembra che non sia possibile. Moriremo teatralmente democristiani, con allestimenti che non dicono nulla di nuovo e vogliono, al contempo, accontentare tutti.
Pazienza, perché tanto Mozart resta Mozart! Leggi il resto dell’articolo

Don Giovanni di Mozart a Lubiana: un’occasione per due chiacchiere semiserie.

Un paio di settimane fa, prima che il mio tendine d’Achille decidesse di vivere un paio di mesi costretto nel gesso (strasmile), sono andato a Lubiana a vedere il Don Giovanni di Mozart al Teatro dell’Opera.
Non scriverò una classica recensione, ma l’occasione mi ha dato lo spunto per qualche considerazione laterale.1_DSTx_8826 Leggi il resto dell’articolo

Recensione semiseria di Il trovatore al Teatro Verdi di Trieste: noia, tanta noia.

Le difficoltà economiche in cui versa il teatro triestino sono senz’altro importanti e condizionano la programmazione. Però non è questo un alibi che possa assolvere per sempre da ogni peccato e, ieri sera, i peccati sono stati molti e tutt’altro che veniali.
Il fatto che il pubblico non contesti o disapprovi gli esiti artistici di una produzione è una foglia di fico spendibile sino a un certo punto.
Perciò, almeno a mio parere, sarebbe il caso di intraprendere strade diverse. In fretta, perché il tempo passa e mentre in altre città – mi limito all’Italia – qualcosa di nuovo, anche discutibile, si vede, a Trieste siamo indietro. Trieste non lo merita, per quanto anch’essa non sia più quella di una volta.
Neanch’io lo sono, peraltro, ma cerco in qualche modo, con fatica immensa, di non lasciarmi sommergere dal tempo e dalle ragnatele. Leggi il resto dell’articolo

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