Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria della Traviata di Giuseppe Verdi: la Violetta di Daniela Dessì.

Il caso vuole che solo oggi pubblichi questo post scritto già da un mese, circa.

Lo dico per prevenire chi potrebbe, non senza ragione, farmi notare che proprio nell’ultimo numero di Opera -il noto mensile – ci si occupa, tra le altre cose, dello stesso argomento.
In realtà, quando ho ascoltato questa Traviata il primo pensiero è andato a questa triste vicenda di un anno e mezzo fa.
Sì perché la Violetta di Daniela Dessì avrei voluto vederla in teatro, oltre che ascoltarla in compact disc.
A questo proposito i soliti soloni hanno detto e scritto, con quell’aria di sufficienza che me li rende particolarmente simpatici, che non si sentiva la necessità di un’altra incisione di Traviata.
Io mi oppongo fieramente perché Daniela Dessì non è artista che si possa liquidare con una battuta di dubbio gusto. Anzi, lo dico subito, questa incisione avrebbe meritato un direttore più partecipe dello smidollato-sia detto col sorriso sulle labbra- John Neschling qui impegnato. Il direttore brasiliano infatti è responsabile di una concertazione che si può definire evanescente, routinaria, senza infamia né lode e soprattutto freddissima e priva di personalità.
Traviata Dessì-Armiliato
Circostanza che stride molto proprio con l’interpretazione forte e appassionata di Daniela Dessì, che omette giustamente il mi bemolle di tradizione che chiude il primo atto, scontentando i fanatici della lirica vista alla stregua del salto in alto o del sollevamento pesi, ma inventandosi una “sua” Violetta nel solco della tradizione delle grandi primedonne. Una Violetta che ha una sua firma riconoscibile, tutt’altro che l’ennesima Traviata.
L’accento e la cura del fraseggio, l’attenzione alla parola scenica sono da sempre le armi migliori del soprano e davvero in alcuni momenti – Dite alla giovine, Addio del passato – è impossibile trattenere la commozione di fronte a tanta eloquenza e partecipazione e, più che altro, si maledice il momento in cui a Zeffirelli è venuto in mente di fare lui la primadonna (smile).
Poi, prima che i puristi del belcanto vengano qui a marcare il territorio con le loro pisciatine, dico subito io che oggi gli acuti di Daniela Dessì suonano saltuariamente striduli. E quindi? Questa è una Violetta con i fiocchi, signori, non scherziamo! Ammirevole come il soprano non butti via una frase, ma dia rilievo anche agli incisi salottieri che precedono la festa iniziale.
Ci metto pure una bellissima foto della sua Tosca alla Fenice, un paio di anni fa.
Tosca alla Fenice, 30.05.08
Fabio Armiliato è nei panni di Alfredo Germont e il tenore affronta la parte con cipiglio forse un po’ troppo fiero, più adatto a un Radamès o addirittura a uno Chénier. Ed effettivamente il repertorio attuale di Armiliato è oggi quello del tenore lirico spinto o drammatico (a giorni debutta Otello, dopo lunghi anni di studio, in bocca al lupo!). A mio gusto, comunque, meglio un eccesso di temperamento che l’ignavia di tanti tenorini (s)lavati con la candeggina prestati a Verdi che si sentono sin troppo spesso in giro.
La cabaletta del II atto per esempio, seppure appunto cantata con grande vigore, è efficace, convincente. Nei duetti invece il personaggio è meno a fuoco, perché manca un po’di abbandono e tenerezza.
Molto bravo, ma non è certo una novità poiché l’ho appezzato anche recentemente dal vivo, Claudio Sgura.
La parte di Giorgio Germont è insidiosa e se c’è una cosa che non sopporto è quando il baritono trasforma il padre di Alfredo in una specie di orco sbavante, perché proprio significa non avere idea della psicologia del personaggio. Sgura è invece attento a mettere in risalto anche le contraddizioni, i dubbi, del vecchio genitor.
Sono di buon livello tutti gli artisti che completano la compagnia di canto, e tra di loro mi fa piacere segnalare le ottime prove di Annunziata Vestri (Flora) e Luca Casalin (Gastone).
L’Orchestra del Teatro Regio di Parma si distingue per il bellissimo suono, qualità maturata in un repertorio che conosce a menadito, mentre il Coro del Teatro Municipale di Piacenza è solo corretto.
La registrazione è piuttosto buona, anche se in qualche occasione la voce dei solisti è troppo in primo piano.
Un’osservazione finale: non sono ferrato sui meccanismi che regolano le politiche di vendita delle case discografiche, però mi pare che il cofanetto sia troppo caro. Peccato.
Buon fine settimana a tutti.

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4 risposte a “Recensione semiseria della Traviata di Giuseppe Verdi: la Violetta di Daniela Dessì.

  1. mamikazen 28 marzo 2011 alle 3:54 pm

    Come si fa a dare dello smidollato… col sorriso sulle labbra??? No, perché… potrebbe sempre venirmi utile… 😀

    Non che manchino le incisioni inutili, in laboratorio al museo ho un inutile Barbiere di qualche anno fa in dvd, acquistato perché era musicalmente e visivamente dignitoso e costava poco, ma ogni volta che arivedo Rosina bamboleggiare, Lindoro palpitare e Berta spolverare in giro con la parrucca grigia mentre canta "Il vecchiotto" rischio la sincope. Per tacere di quel che la regia infligge al povero don Bartolo (vabbé, non si può avere sempre un Bartolo così:


    ma almeno che non sia proprio una martellata sulle… ehm…).
    Quindi evviva le/i cantanti che si lasciano possedere dalla musica e, vivaddio, dai personaggi, e ci mettono tutti se stessi dentro, a lode e gloria del loro nome e delle grate orecchie nostre 🙂

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  2. utente anonimo 28 marzo 2011 alle 5:29 pm

    La funzione "ricerca" del forum di opera click a me continua a non funzionare, o meglio, funziona solo tra le discussioni aperte dopo il "restyiling".

    Spero che risolviate il problema, il contenuto di anni di forum è un archivio prezioso di opinioni spesso anche competenti, e dovrebbe essere comodamente consultabile.

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  3. amfortas 28 marzo 2011 alle 5:34 pm

    mami, tu pensa che in prima stesura avevo usato un altro aggettivo, al posto di smidollato, ma poi m'era sembrato un po' troppo ruspante.
    Quanto alle incisioni inutili, sì ce ne sono e non poche, poteri fare una lista piuttosto lunga, come qualsiasi appassionato sa bene 🙂
    Antoniozzi è un grande artista, punto 🙂
    Le Rosine bamboleggianti di un tempo sono terribili, oggi per fortuna si vedono con minore frequenza. Peraltro abbondano, soprattutto in Mozart, i tenori bianchicci ed eterei, che a me fanno venire il latte alle ginocchia.
    Ciao!

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  4. amfortas 28 marzo 2011 alle 5:36 pm

    2, grazie della segnalazione, ci stiamo lavorando. Sicuramente ci vorrà ancora qualche giorno, abbi pazienza.
    Ciao.

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