Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Tutto chiuso: Intervallo 34 (di criptiche speculazioni monche su duetti in salsa mascagnana)

L’amico Fritz di Mascagni è una di quelle opere che si vedono volentieri, ma con una certa moderazione. Io, in teatro, l’ho vista tre volte. La parte più pregevole – sicuramente la più famosa – è il Duetto delle ciliegie del secondo atto che si svolge tra il protagonista Fritz (tenore) e Suzel (soprano).
Nel mio giardino ho tre ciliegi in fiore; per i frutti, tempo permettendo, dovrò aspettare la fine di maggio. Forse, perché le piante sono esposte alle intemperie.
Insomma, ora la situazione è questa che vedete nella foto che ho scattato stamattina.

Una situazione in divenire, diciamo così, una non foto di ciliegie: bisogna che ce le immaginiamo.
Un po’ come quello che stiamo vivendo noi in questo periodo, che fantastichiamo su di un futuro che non ha certezze, esposti come siamo alle intemperie.
Boh.

8 risposte a “Tutto chiuso: Intervallo 34 (di criptiche speculazioni monche su duetti in salsa mascagnana)

  1. Emma RD 6 aprile 2020 alle 9:06 pm

    E siamo arrivati a 34… quando tutto sarà finito, dovrebbe raccogliere tutti questi pensieri quotidiani in un bel libro..
    O ci ha già pensato?

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  2. Amfortas 7 aprile 2020 alle 7:33 am

    Cara Signora Emma, come sempre è un piacere leggerla. Lei mi lusinga ma, creda, queste mie giornaliere pillole non hanno tale dignità da essere stampate.
    Resteranno una testimonianza, questo sì, poco importa da chi scritta, di come si cercava di non farsi travolgere dagli avvenimenti al tempo del Covid 19, volgarmente detto coronavirus.
    Un caro saluto, Paolo

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  3. SERGIO SESTOLLA 8 aprile 2020 alle 10:17 am

    Beato te, Amfortas, “fotografo specializzato in “foto non foto”, che, oltre alla passione per il bello, hai in giardino tre ciliegi in fiore, per cui a fine maggio (il mese delle rose e fin dall’antichità il mese dell’amore), tempo permettendo, raccoglierai i desiderati gustosi frutti dal “sapore di cielo” (Cesare Pavese)

    La Natura (Magna rerum parens), anche se a volte matrigna, non si ferma (e la tua foto — bellissima nella sua semplicità, in un chiroscuro in cui il chiaro sembra esplodere — lo conferma), per cui supereremo questo periodo “certezze non certe”, ed ognuno di noi quasimodianamente tornerà ad essere

    . . . quell’acqua di nube
    che oggi rispecchia nei fossi
    più azzurro il suo pezzo di cielo,
    quel verde che spacca la scorza
    che pure stanotte non c’era

    memori dellantico ’insegnamento: “quando siamo colpiti senza ragione, dobbiamo restituire la botta più forte possibile”

    Io invece, ahimè, ahimè, tengo in archivio tante composizioni sulle ciliegie, ma nessun frutto coglierò mai, se non qualche “ancora con queste cavolate!

    Mi consola il fatto che rileggendole rivivo, fantasticando, un certo bel periodo in cui potevo considerarmi . . .

    L A C I L I E G I A

    A te piace solo l’eccezione,
    per questo tu mi vuoi, perchè io
    l’extra sono ( . . . ottima occasione
    per star con te senza pagarne il fio! )

    Insieme, sempre?! . . . Che monotonia!
    Dici che solo dopo quattro dì
    ti stancheresti, pur se fantasia
    ne ho a bizzeffe e no così così.

    Tu nella vita cogli qua e là
    il non comune . . . pur se ciò comporta
    che vivi solo di eccentricità,

    sicchè, per farla breve e farla corta,
    l’amor con me ti piace perchè sta
    per te come ciliegia sulla torta.

    E nel complesso pure a me va bene:
    a chi star sulla torta non conviene?

    (Sergio Sestolla)

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  4. Amfortas 8 aprile 2020 alle 11:54 am

    Ciao Sergio, a me piacciono nell’arte le cose o situazioni che detesto nella vita reale. Tanto sono concreto nella seconda tanto mi esalto nella prima.
    Del resto, nulla è come appare, è una interpretazione anche fantasiosa lascia aperta la porta alla speranza. Il “Tutto chiuso” si spiega anche così.
    Ciao, Paolo

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  5. SERGIO SESTOLLA 8 aprile 2020 alle 7:05 pm

    In attesa della foto “Eyes Wide Shut”, al tuo “nulla è come appare” permettimi di ricordare che “ciò che appare forse è stato già scritto”.

    Scrivo così perchè ho respirato l’aria di quella contrada di campagna a strapiombo sul mare ai piedi di Agrigento denominata Caos,

    MASCHERE NUDE

    Il vecchio dorme poco perché sa
    che molto molto, assai, dormir dovrà,

    il giovane invece dorme poco
    per più gustare della vita il gioco.

    La donna bella quella brutta snobba
    perché non sa che al diventare nonna

    si capovolgeranno, ahilei, le carte:
    quel giorno lei verrà messa da parte,

    e arriveranno rughe a solcare
    quel volto che piaceva un dì guardare,

    che non sarà mai più di porcellana
    al par di quello di Fata Morgana,

    mentre serena quella brutta resta,
    abituata a non avere festa,

    ad essere da sempre trascurata,
    e quindi alla fin fine premiata.

    Non cambia mai sol l’intelligente,
    siccome l’ignorante e il demente,

    per ricordare che il cerchio si chiude
    cessando d’esser noi “maschere nude”,

    che tutto è stato scritto, il liscio e il rude,

    sia per chi le vuole cotte e chi crude,
    o calmo / calma sta, o gli / le prude.

    Ad affannarsi nulla di conclude.

    ( Sergio Sestolla)

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  6. Amfortas 9 aprile 2020 alle 8:03 am

    Caro Sergio, il percorso mentale che mi fa costruire questi minipost correlati a una foto è complesso 😃, non so se troverò l’occasione per pubblicare la foto. Del resto, lo dici tu stesso, ad affannarsi nulla si conclude!
    Ciao, Paolo

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  7. SERGIO SESTOLLA 9 aprile 2020 alle 11:05 am

    Sì, Però, caro Amfortas, scrivi pure, circa il sottotitolo “Tutto Chiuso”, che una “interpretazione anche fantasiosa lascia aperta la porta alla speranza”.

    E allora viviamola questa speranza.

    Per me, quel tuo sottotitolo lo leggo come un fatto, scusa l’ardire, di telepatia, per darmi, gentilmente come sempre, spazio per inserire con due composizioni dei tempi andati, che, si intitolano, la prima, “Tutto” e la seconda, guarda tu, “Chiuso”.

    Eccole (dobbiamo pur passarlo questo tempo di prigionia), tenendo fermo il principio che TUTTO cambia: un tempo dovevamo stare lontano dalle persone negative, oggi dobbiamo stare lontani dalle persone positive!

    Questa ha carattere generale, riconoscendo che in essa ognuno dei Grandi citati pensa, con tono assiomatico, di dire l’assoluta verità, con ciò però dimostrando che, come la tua foto del fior di ciliegio, il Tutto viva ab immemorabili una “situazione in divenire”.

    TUTTO

    Vince chi dice l’ultima parola!
    Eh, sì! . . . Disse Mosè: “LA LEGGE E’ TUTTO,
    e tutto quanto il resto vola vola”,
    Dopo, affermò Gesù: “L’AMORE E’ TUTTO,

    solamente questo ci consola”.

    Poi giunse Marx con “IL DENARO E’ TUTTO,
    bene in testa tenetelo, per cui
    lottar bisogna sempre perché il tutto
    sia suddiviso, e secoli bui

    più non ritornino fra noi del tutto”.

    Ma ecco Freud a precisare
    a donne e uomini: “IL SESSO E’ TUTTO,
    può sol così il mondo avanti andare”.
    Ma improvvisamente chiuse il tutto

    però Einstein con l’ultimativo:

    “Ponete a mente tutti, in vero “IL TUTTO,
    amici miei cari, “E’ RELATIVO”

    . . . con ciò bloccando in modo duro e asciutto
    pur chi, giovane, grida: “Voglio TUTTO!”

    Fra i vari ‘TUTTO’ io soprattutto
    tifo per Freud in ‘tutto e per tutto’

    . . . se in ciò concorda chi per me è tutto.

    Il sesso è sempre bello e mai brutto
    . . . e chi non è d’accordo è un farabutto

    . . . e pure fessacchiotto oltretutto!

    (Sergio Sestolla)

    La seconda è più autobiografica, pur se penso che possa capitare a tutti quelli di una certa età. ma contiene il principio “che Tutto è ludico”, per cui anche una leggera risata liberatoria alla fin fine potrebbe salvarci! . . .

    Andiamo avanti!

    C H I U S O

    Sì, sono stanco, stanco, molto stanco,
    e tutti, tutti ancora attorno a me
    . . . io penso per affetto, perché tanto
    più nulla posso dare, pure se

    vorrei. Ma il mio volere conta
    quanto un fiammifero purtroppo spento:
    l’età avanzata sconta . . . ah, se sconta! . . .
    la vita attiva di un tempo. Sento

    che le mie forze se ne vanno via,
    della memoria meglio non parlare,
    la mente elastica è fantasia,
    ed anche il cuore più non sa amare.

    Eppure ancora tutti quanti attorno!
    E’ come se aveste ben capìto
    che sono ormai diventato un forno
    che di cuocere pane ha finito

    . . . per cui a mettere “CHIUSO” vi invito.

    “Eccuccurèèèè . . . !” Ci sono riuscito
    a farvi spaventare . . . Che bandito!

    Gli anni miei mica son tanti! . . .

    Finchè dura è fortuna! . . . Andiamo avanti!

    (Sergio Sestolla)

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  8. Amfortas 9 aprile 2020 alle 2:55 pm

    La speranza che delude sempre, dice Turandot a Calaf e, in effetti sono di quelli che considerano la speranza, intesa come surrogato dell’ottimismo, una specie di perversione. Di solito le cose vanno male, non bene, e credo che attenersi a questa piccola regoletta possa essere prudente.
    La tua seconda poesia ha un retrogusto verdiano: tutto è ludico mi sembra stretto parente del finale di Falstaff, dove si certifica che “Tutto nel mondo è burla”. Insomma, in un modo o nell’altro, sempre dal Grande Bardo, torniamo.
    Ciao, Paolo

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