Di tanti pulpiti.

Dal 2006, episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

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La prima al Teatro alla Scala di Milano: Šostakovič e la modernità tragica di Lady Macbeth del distretto di Mcensk

Quando nel 1934 Dmitrij Šostakovič presenta Lady Macbeth del distretto di Mcensk – ispirato all’omonimo racconto di Nikolaj Leskov del 1865 –  l’opera appare immediatamente come uno dei lavori più radicali della drammaturgia musicale sovietica. Lontano da ogni residuo verista e dalla tradizione ottocentesca, Šostakovič costruisce un teatro sonoro dove eros, violenza e grottesco convivono in un equilibrio instabile e dirompente.

Al centro sta Katerina Izmajlova, figura complessa che l’autore non tratta con compassione melodrammatica, ma con lucidità spietata: protagonista di un mondo malato, vittima e agente di un processo di disumanizzazione sociale.

Composta tra il 1932 e il 1934, l’opera fu inizialmente accolta con entusiasmo: la première a Leningrado (1934) e le rappresentazioni successive a Mosca riscossero grande successo di pubblico e critica.

Tuttavia, la fortuna mutò drasticamente nel gennaio 1936, quando un editoriale anonimo su Pravda, denunciò l’opera come “rumore al posto della musica”, attaccandone il contenuto e la forma.
L’articolo aprì la strada alla censura e al ritiro della partitura originale dai teatri ufficiali, imponendo a Šostakovič un cambio di stile nelle opere successive per conformarsi alle direttive del realismo socialista. L’opera fu riscoperta solo nella seconda metà del XX secolo.

Ambientata nella Russia provinciale del XIX secolo, la vicenda segue Katerina Lvovna Izmailova, sposata a un mercante sterile, Zinovy Borisovich Izmailov, in un matrimonio privo di passione. Solitaria e annoiata, Katerina si innamora di Sergej, giovane operaio della famiglia, e insieme decidono di eliminare chi ostacola la loro unione.
Uccidono il suocero Boris Timofeyevich Izmailov e successivamente il marito. Il loro crimine viene scoperto e vengono deportati in Siberia. Durante il viaggio, Sergej tradisce Katerina e lei n preda alla gelosia e alla disperazione uccide la rivale Sonetka, segnando la fine della sua parabola tragica.

PersonaggioTessitura / Voce
Katerina Lvovna IzmailovaSoprano
SergejTenore
Zinovy Borisovich IzmailovTenore (ruolo secondario)
Boris Timofeyevich IzmailovBasso (basso grave)

Altri ruoli significativi includono Sonetka (contralto), la serva (soprano), ufficiali e popolani (tenori, bassi, baritoni), insieme al coro, che contribuiscono a definire l’ambiente sociale claustrofobico e corale dell’opera

Šostakovič è incredibilmente “avanti” nell’uso dell’orchestra: essa non è più accompagnamento, ma protagonista dell’opera, che si esprime sommariamente con le seguenti caratteristiche.

Eros e impulso vitale: archi nervosi, glissandi febbrili, dissonanze pulsanti traducono musicalmente la tensione erotica di Katerina.

Grottesco sociale: ottoni arroganti e percussioni incisive delineano la volgarità e la brutalità della provincia russa, trasformando la società in satira sonora.

Violenza resa acustica: nelle scene di omicidio, contrasti dinamici e politonalità creano un impatto fisico, rendendo la musica un gesto concreto di dramma.
Interiorità e lirismo: assoli di oboe, clarinetto e violino emergono in armonie fragili, delineando i momenti di introspezione della protagonista.

L’opera rifugge ogni moralizzazione: Katerina è donna spezzata, che reagisce alla repressione e alla solitudine con furia, desiderio e disperazione. Questa ambiguità, tra satira sociale e tragedia intima, fa di Lady Macbeth un’opera critica verso una società dove la violenza e la rigidità morale non sono eccezioni ma strutture sociali.

L’attacco sulla Pravda del 1936 non fu solo estetico, ma politico: un paradigma della censura sovietica verso l’avanguardia e del controllo ideologico sull’arte.

Dopo decenni di oblio, l’opera fu riscoperta negli anni ’70 e ’80, grazie a interpreti come Mstislav Rostropovich e produzioni moderne che ne hanno evidenziato la forza teatrale, drammatica e musicale.

Oggi, Lady Macbeth è considerata uno dei capolavori del Novecento: un’opera in cui lirismo, violenza, satira e introspezione convivono, costringendo lo spettatore a confrontarsi con la complessità dell’esistenza e della psicologia dei personaggi.

La musica non consola, non idealizza: scuote, provoca e rivela. A quasi un secolo dalla sua prima rappresentazione, Lady Macbeth del distretto di Mcensk conserva un’urgenza e una modernità sorprendenti, confermandosi come pietra miliare del teatro musicale del XX secolo.

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