Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione fulminea di Peter Grimes di Benjamin Britten alla Scala di Milano.

Per chi si fosse malauguratamente persa la diretta, ricordo che RAI5 replicherà la trasmissione sabato 26 maggio alle 00.04.

Sia lodata RAI5, la trasmissione diretta del Peter Grimes di Benjamin Britten è stata – almeno per me – un bel regalo. Mi pare fosse la terza recita di quest’allestimento che porta la firma prestigiosa per alcuni e perniciosa per altri del regista Richard Jones.

Come potete vedere da quest’immagine, i gabbiani assassini sono migrati dall’orrida Venezia a Milano (smile).

Questa sarà una mini recensione per vari motivi. Il primo è che ci sono già parecchi pareri sul web e in parte si equivalgono. Il secondo, più importante, è che scrivere una recensione di uno spettacolo che si è visto in televisione è sempre difficile, per ragioni così ovvie che neanche sto a elencare.
Il regista inglese come sua consuetudine non ci risparmia il colpo di scena, quando nel finale mette alla sbarra Ellen, quasi a significare che oggi chiunque, anche la persona più insospettabile può essere (a torto, a ragione?) indiziato.
Direi che a prescindere da questa scelta, che almeno in me non ha suscitato emozioni particolari, la regia si possa definire quasi didascalica, nonostante lo spostamento ai giorni nostri della vicenda. E anche piuttosto banalotta, non ci ho trovato nulla di più di un buon artigianato, ma forse è un problema mio che non ho capito qualcosa. E sì che in altre occasioni Jones mi aveva sorpreso e qualche volta entusiasmato.
Il regista si avvale dell’ottimo lavoro del light designer, che in questo caso è Mimi Jordan Sherin, il quale avvolge le spettrali scenografie di Stewart Laing (suoi anche i costumi, spesso dimessi ma perfettamente funzionali all’allestimento) di bagliori spesso inquietanti, che creano un cromatismo putrescente e cupo, livido, quanto mai adatto alla trama. Abbastanza ininfluenti a mio parere le coreografie di Sarah Fahie.
Credo che il parametro più difficile da valutare nell’ascolto radiofonico o televisivo sia la prova del direttore e dell’orchestra. In questo caso però penso di poter scrivere serenamente che la direzione di Robin Ticciati – giovane ed emergente direttore inglese – sia stata magnifica e che l’Orchestra della Scala abbia suonato all’altezza della sua fama e del suo odierno conduttore.
Ho trovato di grande impatto gli Interludi – peraltro difficile rovinarli, è una musica straordinaria – e molto ben differenziati i momenti lirici da quelli più concitati, in cui le dissonanze trasmettono quella tesa nevroticità dei personaggi che è l’essenza di questo lavoro di Britten. Grandioso il Coro che è anch’esso “un protagonista” dell’opera.
I personaggi sono tantissimi e tutti gli artisti meriterebbero almeno un cenno, ma per questa volta scelgo di essere più breve e mi limito ai caratteri principali.
Il protagonista Peter Grimes è stato interpretato da John Graham Hall che ha vinto l’ultimo Premio Abbiati proprio per la prova maiuscola resa l’anno scorso in un’altra opera di Britten, Death in Venice (Gustav von Aschenbach).
Questa sera, se è vero che nel complesso la sua prestazione si può considerare buona e forse anche di più, a me è sembrato che dal lato prettamente vocale il tenore abbia palesato parecchie difficoltà. La voce non è un granché, e si sapeva, ma anche l’intonazione m’è sembrata ripetutamente precaria e la salita agli acuti sempre problematica. Certo, come si usa dire in questi casi, il personaggio esce in tutta la sua complessità e non è merito da poco.
Ho trovato invece assolutamente convincente Susan Gritton nei panni di Ellen Orford, sotto ogni punto di vista. La parte è assai difficile e richiede capacità di declamare ma anche di cantare in modo tradizionalmente operistico superando parecchi salti d’ottava che, anche in questo caso, sono lo specchio del carattere di questo strano e delicato personaggio femminile. Anche per lei, comunque, non si possono tacere certe asprezze negli acuti.
Christopher Purves ha figurato molto bene quale Capitano Balstrode, così come convincenti sono sembrate la Auntie di Felicity Palmer e le due grottesche nipoti interpretate da Ida Falk Winland e Simona Mihai. Rendimento altalenante per Catherine Wyn-Rogers nell’impegnativa parte di Mrs. Sedley, e tutto il resto della compagnia artistica è stato all’altezza della situazione.
La regia televisiva mi è parsa di buon livello, anche se ovviamente lo schermo non restituisce la tridimensionalità della visione teatrale e specie nelle scene più affollate sembrava tutto piuttosto piatto e statico.

Pubblico che mi è sembrato riservare allo spettacolo un discreto successo, ma non certo un trionfo.
Alle singole il più festeggiato è stato nettamente il direttore Robin Ticciati, che si è meritato gli appalusi.

Un saluto a tutti!

A seguire la locandina completa.

Peter Grimes John Graham-Hall
Ellen Orford Susan Gritton
Captain Balstrode Christopher Purves
Auntie Felicity Palmer
First Niece Ida Falck Winland
Second Niece Simona Mohai
Bob Boles Peter Hoare
Swallow Daniel Okulitch
Mrs Sedley Catherine Wyn-Rogers
Rev.Adams Christopher Gillett
Ned Keene George Von Bergen
Hobson Stephen Richardson
Direttore Robin Ticciati
Regia Richard Jones
Scene e costumi Stewart Laing
Luci Mimi Jordan Sherin
Movimenti coreografici Sarah Fahie
Maestro del coro Bruno Casoni
Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
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21 risposte a “Recensione fulminea di Peter Grimes di Benjamin Britten alla Scala di Milano.

  1. Roberto R. Corsi 24 maggio 2012 alle 10:57 pm

    acci me la sono persa? sai di repliche??

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  2. Roberto R. Corsi 27 maggio 2012 alle 1:45 am

    finito ora di vederlo (sono le 2.38 del mattino). Davvero notevole. In particolare la direzione di Ticciati e l’orchestra, che svelano totalmente le pieghe di una scrittura musicale straordinaria [a margine: non credere che gli Interludi non possano essere rovinati, anzi… ad esempio il quinto (che poi nei 4 sea Interludes dei programmi sinfonici se non sbaglio diventa il terzo) quando si affronta staccando tempi troppo lunghi…]
    Ottima Ellen. Notazione assonnata: sicuro che l’arrestino? non sono lucidissimo ma mi è parso, nel close-up degli applausi, che le acchiappasse una mano e le mettesse sotto un libro (la Bibbia?).
    Grazie dell’imbeccata. se esce il dvd me lo prendo pure, mi sa.

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  3. Roberto R. Corsi 27 maggio 2012 alle 1:49 am

    dimenticavo: grazie anche a Valeria, naturalmente. E complimenti per l’ottimo lavoro!

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    • amfortas 27 maggio 2012 alle 8:09 am

      Roberto, vero che Ticciati è stato un grande? Chi era in teatro ne è rimasto entusiasta – in attesa dei soliti che verranno a dire che nessuno di noi capisce una mazza – e ha sciorinato aggettivi d’altri tempi.
      Per il finale, io credo che la processino, ma sono sempre aperto al dubbio, quando si tratta della mia capacità di comprensione… 🙂
      Ciao e buona domenica!

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  4. winckelmann 2 giugno 2012 alle 11:51 pm

    Vista oggi, grazie alla Santa Mamma che l’ha registrata (anche se lei queste “opere moderne” le guarda con molta diffidenza).
    No, Ellen non la processano, la sua ultima scena sul finale la mostra quasi sul punto di ribellarsi e scappare, poi rientra nei ranghi, si siede al suo posto e testimonia al processo in contumacia per la morte del ragazzo. Io la vedo così.
    Richard Jones è, secondo me, uno dei pochi registi degni di questo nome attualmente in attività, equamente distante sia dagli arredatori all’italiana sia dagli adepti dell’onanismo mentale alla tedesca. Parte dal dramma, sa far recitare gli attori e sa cos’è il teatro. Di questo spettacolo posso dire che mi è piaciuto molto e che l’ho trovato emozionante.

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    • amfortas 3 giugno 2012 alle 9:11 am

      winckelmann, sì hai ragione, ho rivisto anch’io con più attenzione. Jones piace molto anche a me e fai bene a distinguere tra arredatori e frustrati vari. Comunque più persone mi hanno detto del grande impatto emotivo di questo spettacolo, visto dal vivo.
      Ciao e grazie.

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      • winckelmann 3 giugno 2012 alle 9:21 am

        Vedere un’opera in tv è come guardare la foto di un quadro al posto dell’originale: capisci tante cose ma non provi certo quello che provi davanti alla tela. Posso però immaginare quanta carica in più avesse lo spettacolo per chi stava in sala.

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  5. amfortas 3 giugno 2012 alle 9:30 am

    Sì, infatti io cerco di non “recensire” mai spettacoli che vedo in TV e quando lo faccio scrivo sempre che si tratta di impressioni un po’ farlocche. Però sai poi in privato mi chiedono, specialmente i neofiti in occasione di “eventi”, di scrivere qualcosa e se ho tempo lo faccio volentieri.
    Ciao!

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