Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria della Traviata di Giuseppe Verdi alla Fenice di Venezia (2013).

Lo so che tutti conoscete la trama della Traviata di Giuseppe Verdi, però qui passa spesso anche qualche ignorantone, perciò non posso fare a meno di segnalare che la premiata ditta Arfonso&Giò (una coppia di fatto di nuovi mostri) offre aggratis questo servizio.  Cliccate e approfittatene [ahò, der servizio no de Arfonso o Giò (strasmile)].Traviata 1
Io lo sostengo da sempre, l’orrida Venezia sarà pure orrida, appunto, ma è unica. E non certo per le solite cose che dicono tutti e che non sto a ripetere. Venezia è unica per lo spettacolo gratuito che danno le persone, o meglio i turisti. Il turista è una mutazione genetica, non credo si possa considerare una persona in senso stretto.
Inoltre il settembre, nella declinazione lagunare, favorisce la creatività del viaggiatore medio perché notoriamente il clima è simile ai primi piatti che si possono gustare nei ristoranti: né carne né pesce, potrebbe essere qualsiasi cosa (smile).
Perciò si possono apprezzare nello stesso metro quadrato – in cui, lo ricordo, a Venezia trovano misteriosamente spazio venti persone – abbigliamenti antitetici. Si va dalla matura signora americana in short e infradito (o vista, o vista orribile, cit.) alla giovane giapponese che indossa un pesante pastrano con gli anfibi; dal centenario inglese elegante che abita un tight che gli cade perfettamente al giovane russo vestito Armani abitato dall’alcool che cade e basta (strasmile). L’umidità è altissima, la mattina e la sera fa freddo mentre di giorno si soffoca. Sui vaporetti dipende da dove trovi posto: se stai all’interno della cabina di plancia soffri il caldo, se stai all’aperto muori di freddo.
Questo mix di situazioni climatiche opposte fa sì che tutti contemporaneamente abbiano o troppo caldo o troppo freddo e, di conseguenza, c’è sempre qualcuno che aggiunge o toglie fulmineamente pezzi di vestiario mulinando le braccia come i “buttadentro” dei locali sul Canal Grande e mutilando in modo irreparabile i vicini di sventura, che possono solo raccomandare l’anima a Dio. Più che un turismo di massa, un turismo di mossa o di messa (strasmile).
Ecco.Traviata 3
Che dire ancora dell’allestimento firmato Robert Carsen?
Questa è la terza volta che vedo lo spettacolo live e credo di aver consumato il DVD che si riferisce all’esordio (nel 2004) della produzione, in occasione della riapertura della Fenice dopo il rogo del 1996.
Forse il migliore complimento che si può fare alla regia è sottolinearne la rinnovata attualità, come ancora contemporanea ci sembra, per certi versi, la vicenda di Violetta.
Quindi ripropongo le righe che scrissi l’anno scorso:

Il denaro con la sua carica di corruzione morale scandisce le tappe della via crucis laica di Violetta. I soldi, anche fisicamente, sono ovunque: all’inizio, sul letto di Violetta e poi quando le banconote cadono come foglie secche dagli alberi nel secondo atto, oltre a essere presenti nei momenti più tradizionalmente deputati come la scena della borsa durante la festa a casa di Flora.

Dappertutto intorno a Violetta c’è denaro e in ogni dove trasudano vanità, culto per l’apparenza, superficialità. In siffatto contesto la scelta di rappresentare Alfredo come un fotografo glamour è coerente e allo stesso modo è funzionale la triste ostentazione di corpi alla festa di Flora, in cui cowboy e cowgirl si esibiscono in una sorta di grottesca lap dance. Travestimenti di anime e corpi che ritroviamo – ben più umilianti, ahimè, quando penso alle olgettine travestite da poliziotte – nelle cronache giudiziarie dei quotidiani.

E allora, dalla grettezza di Germont padre, dalla sudicia avidità di Grenvil e di Annina – che appena muore Violetta se ne va con la pelliccia della padrona -, dall’offensivo clamore per il Carnevale la figura della Traviata esce in tutta la sua dirompente carica di umanità e la statura morale del personaggio sembra, ancora una volta, esaltata.

Contribuiscono in modo fondamentale all’eccellente riuscita dello spettacolo i costumi volutamente pacchiani di Patrick Kinmonth che firma anche le anfibie scenografie – sospese tra gli anni venti del secolo scorso e i giorni nostri – e l’impianto luci a cura dello stesso Carsen e Peter Van Praet. Adeguate le coreografie di Philippe Girardeau.

Nel frattempo sono cambiati gli interpreti principali e il direttore.
Nella recita che ho visto io, Stefano Rabaglia mi è sembrato corretto ma artefice di una lettura piuttosto anonima, che ha alternato qualche bel momento (come per esempio nei due preludi e il duetto Germont padre-Violetta del secondo atto) ad altri episodi meno riusciti: le strette dei concertati, piuttosto clangorose, sono risultate adrenaliniche ma pesanti. Curato, a onor del vero, l’accompagnamento ai cantanti anche grazie all’eccellente prova dell’Orchestra della Fenice (archi in grande evidenza). Buona anche la prova del Coro, particolarmente impegnato sul palcoscenico perché Carsen è uno di quei registi che sa muovere le masse.Traviata 2
Molto buona la prova di Ekaterina Bakanova, la quale ha tratteggiato una Violetta convincente per accento e quasi impeccabile dal lato vocale. Buone sia la pronuncia sia la dizione. Qualche sbavatura si è notata solo nelle agilità del primo atto – nel Sempre libera, chiuso comunque con un penetrante si bemolle – e nelle primissime frasi di sortita.
La giovane artista è parsa a proprio agio per espressività e fraseggio nel difficile secondo atto e il rendimento nel terzo è – nonostante un leggero vibrato stretto – cresciuto ancora. Il soprano ha trovato la giusta misura nella lettura della lettera e ha convinto per vis drammatica ed eloquenza nel finale, interpretando un Addio del passato di notevole spessore artistico.
Certo, vedere una ragazza carina, giovane – ci sono ruoli in cui è difficile prescindere da certe caratteristiche, e sicuramente Violetta è una di queste – e così coinvolta a livello emotivo, è stato un bel valore aggiunto.
Meno brillante, ma comunque di discreto livello mi è sembrata la prestazione di Piero Pretti, nei panni di Alfredo, che peraltro è personaggio assai più difficile di quanto possa sembrare. Il rischio è di esagerare in aggressività o sentimentalismo, e forse proprio per evitare questa trappola il tenore ha scelto una via interpretativa assai controllata. Un’interpretazione sorvegliata non è mai un difetto ma, in questo caso, considerata la psicologia del personaggio connotata da forti tratti infantili, un po’ di estroversione non avrebbe nuociuto.
Pretti in ogni caso può contare su di una voce di buon volume che sale con una certa facilità agli acuti (do facoltativo della cabaletta compreso), ottimo legato e disinvolta presenza scenica.Traviata 4
Dimitri Platanias, alle prese con un personaggio tra i più detestabili del teatro verdiano, è stato un Germont padre più monolitico del necessario. Il baritono ha cercato di risolvere la parte di forza, sfruttando la dote di una voce che sembra più grossa che realmente grande. In questo modo ha evidenziato il lato caratteriale autoritario del personaggio, ma non ha fatto balenare mai quel ripensamento (quel rimorso?) che fa accorrere Germont al capezzale di Violetta, ormai condannata.
Di buona routine la prestazione di tutto il resto della compagnia di canto, di cui troverete i nomi nella locandina.
Alla fine il pubblico cosmopolita – tra cui spiccava un debordante Gianfranco Vissani – ha premiato tutti con grandi applausi.
Trionfo, ça va sans dire, per la bravissima Ekaterina Bakanova la quale, ricordo, è anche la Micaela della Carmen recensita nel post precedente.

Un saluto a tutti, alla prossima!

Un saluto a tutti!

VENEZIA, TEATRO LA FENICE, 25 SETTEMBRE 2013: LA TRAVIATA DI GIUSEPPE VERDI

 

Violetta Valery Ekaterina Bakanova
Alfredo Germont Piero Pretti
Giorgio Germont Dimitri Platanias
Flora Bervoix Chiara Fracasso
Annina Sabrina Vianello
Gastone Iorio Zennaro
Barone Douphol Armando Gabba
Dottor Grenvil Mattia Denti
Il Marchese d’Obigny Matteo Ferrara
Giuseppe Ciro Passilongo
Un domestico di Flora Antonio Dovigo
Un commissionario Emiliano Esposito
 
Direttore Stefano Rabaglia
 
Regia Robert Carsen
Scene e costumi Patrick Kinmonth
Coreografie Philippe Girardeau
Luci Robert Carsen e Peter  Van Praet

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice, Maestro del Coro Claudio Marino Moretti

 

 

 

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14 risposte a “Recensione semiseria della Traviata di Giuseppe Verdi alla Fenice di Venezia (2013).

  1. CASSANDRO 30 settembre 2013 alle 8:20 pm

    Caro Amfortas,

    se non ti metti a ridere (o a piangere) mi permetto di inviarti una ripresa in versi della Traviata, scritta insieme a Sergio Sestolla alcuni anni fa per una recita a seguire dopo una edizione estiva della Traviata (recitata dagli stessi personaggi che avevano in precedenza cantato l’opera in forma di concerto).

    La invio come commento perché non possediamo un blog, spinti dal fatto che gentilmente provvedi ad acculturare pure gli “ignorantoni” come noi, invitandoli a leggere il simpaticissimo scritto della “premiata ditta Alfonso&Gio” in prosa romanesca.

    Dopo la lettura (se avrai la pazienza di leggerla tutta), cancellala pure per non appesantire il tuo blog.

    Nella speranza che in due o tre commenti queste composizioni possano essere accettate, ti chiediamo scusa dell’irruzione e ti ringraziamo sempre di “acculturarci veramente con le tue recensioni

    Cassandro e Sergio Sestolla

    LA SIGNORA DELLE CAMELIE . . . OGGI (EDIZIONE AMFORTAS)

    P R I M O A T T O
    ===============

    AMORE . . . AMORE . . . AMORE ( Lei )

    Amore . . . amore . . . amore, voglio amore,
    per questo prendo tutto alla giornata,
    perchè l’amor non è un calcolatore,
    o cosa da venire programmata.

    Esisto in quanto amo e quindi vivo
    intensamente ciò in cui mi avventuro,
    però nella memoria nulla scrivo
    per non aver ricordi nel futuro.

    Per me i ricordi son solo rimpianti,
    che indietro non riportan ciò che fu:
    così, baci leggeri o tracotanti

    appena dati non ci sono più.
    Sono scomparsi . . . Non ci sono santi!
    . . . come di sassi in mare. Glu . . . glu . . . glù.

    S I N F O N I A (Lui)

    Nella gran sinfonia della vita
    tu, cara, rappresenti un “allegretto”,
    chè rendi ogni giornata assai gradita
    con quel modo di fare così schietto.

    Tu sei pertanto il primo movimento . . .
    o il terzo . . . mentre io, meno esaltante,
    forse sarò il secondo . . . quello lento,
    quello pensoso . . . in genere l'”andante”.

    Però insieme a te poi salto il fosso,
    chè se mi girerai attorno un po’,
    appena dal tuo brio sarò scosso,

    il quarto movimento diverrò,
    cioè un “andante”, sì, ma “molto mosso”,
    che . . . se ti abbraccio . . . chiude in un “rondò”.

    E la tonalità? . . . Con te, amore,
    che dubbio c’è? . . . sarà modo maggiore!

    LA PRIMA VOLTA ( Lui )

    “Ma cosa fai?” dicesti, e mi guardasti
    . . . con le mie labbra ti sfioravo già . . .
    girasti il volto . . . un lampo . . . e mi baciasti
    per prima tu, con quella intensità

    che non ho più trovato, sì, perchè
    tu lo facesti…furiosamente,
    godendotela tutta . . . tutta: beh,
    quel bacio è fisso qui, nella mia mente!

    Ricordo. Al “cosa fai?” la bocca apristi,
    ed alla mia con foga l’incollasti,
    e qui…e qui . . . Ecco, reagisti

    come chi conosce bene i gesti,
    e sa suonare tutti quanti i tasti,
    perchè Amor non fugga mai . . . ma resti.

    °

    ° °

    E poi concesso hai che entrassi in te . . .
    e tutto diventò celestiale.
    Null’altro mi ricordo . . . solo che
    accolto fui come uno che vale.

    E l’impeto rimase nel cervello
    chè mi bloccai tosto, incantato,
    svanito quasi…sì, siccome quello
    che vien da fatto magico toccato.

    Che incanto infatti la tua morbidezza,
    la tua dedizione assoluta
    in quell’amplesso fatto di dolcezza,

    di gioia forte e intensa, e perciò muta,
    scandita dal tuo muover con lentezza
    la tua persona, che anche in ciò mi aiuta.

    P R E N D I ( Lei )

    Tu nella vita ti lamenterai
    di ciò che lasci, no di ciò che prendi:
    piglia pertanto, sia che sali o scendi,
    . . . che vieni o resti . . . sai o non sai.

    Afferra, acchiappa poi senza ritegno
    se sol t’accosti al campo dell’amore:
    il tempo passa, la bellezza muore,
    la vita tutto al più è appena un segno.

    Che cosa la credevi? . . . architettura?! . . .
    sfida dell’uomo al cielo?! . . . dardo al sole?! . . .
    E’ immagine – sol questo – che non dura,

    o dura quanto un mazzo di viole,
    quanto un’ecclisse che la luna oscura,
    o lo sfrecciare in mar di lieve iole.

    Non voglio dirlo, pure se lo penso,
    che questo ha per me, purtroppo, un senso.

    T A N G O ( Lui )

    – “Io t’ho trovato che sapevi fare
    l’amore molto bene, che baciavi
    assai meglio di Gilda: eri un mare
    ove affondavo quando t’accostavi . . .
    Chissà chi debbo tanto ringraziare?
    . . . Comunque era così e con me stavi.

    Non ti stancavi mai della passione
    che ti squassava e che mi trasmettevi,
    anzi coglievi al volo ogni occasione
    perchè questa crescesse e in tempi brevi
    ci ravvolgesse . . . Eri una canzone
    dai toni acuti, gravi, forti e lievi.

    Suonavi in tutte le tonalità,
    eri modo maggiore e mai minore,
    se pur da altri avevi avuto il ‘la’
    ora donavi a me onde sonore
    d’intensa e nuova musicalità,
    d’impeto nuovo e di nuovo tenore.

    Non eri fotocopia del passato.
    Aveva un peso, sì, l’esperienza,
    ma tu quel seme avevi rinnovato
    e fatto fiore di diversa essenza.
    Nel mio giardino ormai sta piantato,
    che tal più non sarà se sarà senza.

    Ah, quanto veri i versi, amica mia,
    di quel famoso tango: . . . Gelosia!”

    I E R I E D O M A N I ( Lei )

    Ho sempre avuto un cuore molto attivo,
    e ciò ti ha fatto sospirar: ‘Peccato!’,
    con l’aggiunta di: ‘io non arrivo
    mai primo in te . . . chè un altro già c’è stato!’

    Che dirti non lo so . . . mi costa caro
    ora quello che ho fatto in precedenza,
    ma, sai?, vivevo al buio, senza un faro,
    . . . e forse senza troppa intelligenza!

    Soltanto ora io t’ho conosciuto!
    Ti prego quindi non mi rinfacciare
    ciò ch’è morto e sepolto, ma in aiuto
    vieni piuttosto a me, e senza scrutare

    trasmettimi di te quello che puoi.
    Il mio futuro sta nelle tue mani . . .
    io te lo dono . . . accoglilo, se vuoi . . .
    scorda il mio ieri . . . pensa al mio domani!

    MEZZO BIANCO E MEZZO NERO ( Lei )

    Ma tu mi fai morir dalle risate!
    . . . ma come ci può mai essere al mondo
    chi come te ancor crede alle fate?
    . . . Ma tu la società l’hai vista a fondo? . . .

    Chi sono, di’, secondo te i briganti?
    quelli che hanno l’archibugio in spalla?
    . . . o non piuttosto i molti che hai davanti,
    che stando sopra agli altri stanno a galla…

    che avanzano ogni giorno più pretese,
    che fan tornare a sera gli altri stanchi
    alle lor case senza luci accese.
    Guardati sempre dai colletti bianchi!

    . . . E, di’, ‘traviate’ son solo le donne
    che battono per strada su e giù?
    . . . fingon d’amare tanti ma le gonne
    solo per lavorar tirano su?

    …ed è un lavoro, sappi, degradante,
    falso perché non puoi tu confidare
    che senza alcun piacere in ogni istante
    muori affogando in acque poco chiare.

    . . . E santo e pio infine è chi va in chiesa,
    Iddio prega e poi il compagno fotte?
    . . . oppure chi in silenzio sta a difesa
    dei semplici, siccome Don Chisciotte?

    Aprili gli occhi! . . . Non far come quello
    che taglia con l’accetta il falso e il vero,
    e che separa netto il brutto e il bello:
    c’è pure il mezzo bianco e il mezzo nero!

    L A ” S T E L L A ” ( Lui e Lei )

    — “Ognuno a questo mondo ha una condanna,
    che a volte vien chiamata pure ‘stella’:
    da quando nasci fin che vai a nanna
    sempre ti seguirà, sia brutta o bella.

    Esempio, chi è ricco è condannato
    a non capire manco da lontano
    …lo sai…se amor di donna è spensierato
    o mezzo perchè uno apra la mano;

    mentre per il non ricco è l’inverso,
    e il suo destino è di desiderare
    sempre qualcosa e di sentirsi perso
    ne caso che una una donna voglia amare.

    E la mia ‘stella’? . . . di fermarmi spesso
    a studiare il mondo e la sua gente,
    e di pensare in modo un po’ complesso
    ma inutile perché controcorrente”.

    — “Tutto sommato credo che ti vada
    ancora bene . . . chè tu puoi, amore,
    tenere ancora tutti gli altri a bada,
    mentre io no, perchè ‘stella’ peggiore

    . . . quella dell’allegria . . . mi sovrasta,
    che mi fa arrabbiar come una negra
    quando vorrei dire al mondo: ‘basta!’,
    e invece resto sempre…quella allegra.

    Ma che ne sai tu che vuole dire
    brindare fra la gente col sorriso
    pur se ti assale noia a non finire
    o il cuore di tristezza tieni intriso?

    D’altronde questa ‘stella’ me ne ha dato
    . . . ah, se me ne ha dato di successo!
    anche se debbo dir che l’ho pagato,
    e a caro prezzo, quando senza nesso

    per gli altri sorridevo . . . e sorrido,
    prendendo in giro . . . più che questi . . . me.
    Come vorrei, ah, io farmi un nido
    e viverci…per come son…con te!

    Ma prima o poi questa ‘stella’ ingrata,
    sì, la seppellirà la mia risata”.

    P E N S I E R I

    (Lui)
    Sono i pensier d’amor come formiche
    che appaiono di botto nelle case,
    e stanno lì finchè da buone amiche
    tranquille se ne tornano alla base.

    Come non puoi contro loro agire
    così tu quei pensier devi accettare,
    vengono se vogliono venire
    e vanno via quand’è l’ora di andare.

    (Lei)
    Lottar per non averli è impresa vana
    se nel tuo ciel s’è accesa nuova sfera,
    che fa vicino a te pur chi è lontana,

    che viva rende anche una chimera
    e certa la speranza più arcana.
    Di aver tali pensieri sempre spera

    (Lui e Lei)
    Quante formiche in mente questa sera!

    Mi piace

  2. CASSANDRO 30 settembre 2013 alle 8:30 pm

    LA SIGNORA DELLE CAMELIE . . . OGGI (EDIZIONE AMFORTAS)

    SECONDO ATTO

    CREDERMI DEVI ( Lei )

    Credermi devi . . . non sapevo che
    al mondo si potesse tanto amare!
    Ma t’ho incontrato . . . e l’ho visto da me
    come una donna si possa annullare

    e assurgere da ciò a nuova vita . . .
    E rinnovarsi . . . E diventar più bella . . .
    Sì, sfolgorare come all’uscita
    nel ciel di notte nero nuova stella . . .

    Solo per l’altro splendere…per chi
    è diventato il suo riferimento,
    colui al quale voler dire “sì”

    già prima di conoscerne l’intento,
    e accendere il suo cuore lì per lì
    con uno sguardo o con un gesto lento.

    Credermi devi . . . ancora me lo chiedo
    se sogno, e di sognare non mi avvedo.

    B A C I ( Lui )

    Fissandoci negli occhi e ad occhi chiusi
    passiamo ore ed ore a baciarci,
    in un respiro solo stiam confusi
    come se non dovessimo lasciarci.

    Ma tutto finirà, chè non c’è cosa
    che dura eterna per l’eternità:
    questione sol di tempo, anche la rosa
    odora odora ma poi sfiorirà.

    Perciò, finchè possiamo, fortemente
    diamoci baci, fino a farci male
    …torniamo quindi a farlo lievemente
    sciogliendoci siccome in acqua sale.

    Le calde labbra mie tienile in pegno
    mentre accarezzo quelle tue col dito
    per ricordare il dolce lor disegno
    appena tutto ciò sarà finito.

    Ma prima di quel dì facciamo ancora
    quel che abbiam fatto giorno dopo giorno,
    baci su e giù, a dritta, a manca, a prora,
    dal sorgere del sole . . . al suo ritorno.

    G I O R N I S O V R A N I ( Lei )

    Che giorni questi . . . ah! . . . giorni sovrani,
    in cui ci assaporiamo da ogni parte,
    . . . le vivo e le ricordo le tue mani,
    veloci . . . il loro muoversi con arte

    sopra di me . . . e sotto . . . e attorno attorno,
    . . . e il tuo respiro caldo come mai
    sul collo . . . e poi il mio “Ciao” e il tuo “Buongiorno”,
    e quindi ancora io: “Come stai?” . . .

    e tu senza risposta a respirare,
    ad inghiottir l’odor della mia pelle
    . . . ed io ferma lì, ferma a gustare
    quell’attimo sognato con le stelle

    sol poche ore prima . . . Era questo
    l’inizio d’ogni giorno . . . era l’effetto
    di ritrovarci e poi . . . poi c’era il resto! . . .
    Giorni sovrani, sì . . . l’ho proprio detto!

    IL SONNO DELL’AMORE

    (Lui)
    Dormire dopo aver fatto l’amore
    è dolce forse più dell’amor stesso,
    precipiti in un mondo senza odore
    e qui diventi statua di gesso.

    Giù . . . giù . . . sempre più giù . . . nell’aldilà
    di botto ti ritrovi e non sai come
    – nè t’interessa – a galla tornerà
    il corpo tuo che non ha più nome.

    Sei diventato nube . . . forse cielo . . .
    o forse sei il centro della terra . . .
    o schiuma che per mar va pelo pelo.

    Nulla nella tua mente più s’inserra:
    su questa par che sia disceso un velo,
    che con il mondo non ti fa più in guerra.

    ° ° °

    (Lei)
    Fare l’amore, certo, mi piace,
    però più che dell’atto in sè per sè
    adoro il corpo tuo quando giace,
    stanco alla fine, tutto su di me,

    . . . nonchè sentirti il cuor come un tamburo
    battere forte forte sopra il mio
    per acquietarsi poi in sonno duro,
    sonno che t’ho donato solo io.

    . . . Ed è un peccato che non puoi capire
    cosa vuol dire averti abbandonato,
    col corpo che mi schiaccia ed avvertire

    però solo il calore del tuo fiato,
    il tuo scendere in me, e qui morire
    …finchè, mio caro, non ti avrò svegliato.

    L ‘ I D E A L E (il padre di lui a lei)

    Esistono al mondo dei valori
    che tu non puoi disperdere così:
    la fedeltà, avere dei candori,
    vivere chiara come il mezzodì.

    Non puoi ritenerti in un deserto,
    pensare solo a te, al tuo piacere:
    chi sta al tuo fianco deve essere certo
    che le tue tenerezze sono vere,

    che c’è nella tua testa solo lui,
    e, aggiungo, che c’è stato anche in passato,
    quando ti era estraneo, per cui
    è l’ideale suo che hai amato.

    Ma se sei stata d’altri un po’ diversi
    non credere che or possa durare:
    làscialo allora…al vento sian dispersi
    i sogni da cui il sol non può spuntare.

    Quando si sa che amare non si può
    …o non si deve…è meglio dire “no”.

    SANTA O NON SANTA (il padre a lui)

    Mai fermarti al volto della donna…
    chè lì non ci sta tutto . . . lei la faccia
    la cambia, eccome!, sì che una Madonna
    ti può sembrare quella che va a caccia.

    Non la guardare mai, figlio mio,
    nel viso per saper quello che è:
    troveresti ‘il Dio che non è Dio’,
    e tardi ne sapresti tu il perchè.

    Guarda piuttosto come lei si siede,
    come le gambe incrocia o le accavalla,
    come in avanti e indietro smuove il piede,
    come si stringe o spinge quando balla.

    Ciò che la donna fa e perchè lo fa
    manco Domineddio lo può capire
    . . . tu pensa te! . . . che arrivi, guardi e olà . . .
    com’è, e come sarà, vuoi scoprire.

    Più facile sarebbe un terno al lotto! . . .
    Mica ci stan gli schemi di una volta! . . .
    se li è portati via il Sessantotto
    – ma dove vivi mai? – quindi ascolta

    . . . ascolta ciò che tuo padre ti dice:
    non c’è più posto per gli stilnovisti,
    scomparse son “la Pia”, ”Beatrice”
    e la “Francesca”…è quella di Battisti.

    Devi capirlo: chi veste di rosso,
    e sta abbracciata a un altro è proprio lei,
    pur se non vuoi crederlo: al fosso
    Susanna or mostra ai vecchi pure i nei!

    Gli Dei in cielo non ci stanno più . . .
    sono caduti . . . sàppilo anche tu!

    I L B A R O ( Lui )

    No, all’ non ci credo,
    all’ ,
    all’ .

    Ma che e ! . . .
    L’anello d’oro quando ha troppo rame
    rosso diventa poi . . . la gatta i topi
    li acchiappa pure quando non ha fame.

    Incombe su di noi il nostro passato,
    nessuno lo può mettere da parte,
    al mondo ognuno resta quel che è stato:

    esempio, il baro . . . se bara con arte
    sempre più assi avrà e avrà fregato
    chi gioca con un sol mazzo di carte.

    E in questo esempio è abbastanza chiaro
    a chi io pensi nel parlar del baro.

    VATTENE VIA! (Lui)

    Vàttene via . . . via! Vàttene via
    con queste forme estreme di bellezza
    . . . d’incanto . . . da portare alla pazzia . . .
    allo gioir d’amor con sfrenatezza!

    M’hai dato tutto: il cielo . . . il paradiso
    …e forse anche di più, se “il più” c’è…
    Ancora mi slanguisco al tuo sorriso,
    al tuo: “Sono tua . . . Eccomi a te!”

    E non capii che eri…terno al lotto
    anche per altri al tempo stesso, jena!
    Per cui or che ho pagato anch’io lo scotto

    vàttene via! . . . Dovunque . . . Però a Siena
    lontana stai da Via di Salicotto:
    non puoi abitar lì, nè farvi scena.

    Come “perchè?” . . . Perchè in quella contrada
    si proibiva ciò a donne di strada.

    ————
    (Nota)

    Targa apposta in Siena all’inizio
    ed alla fine di Via di Salicotto

    IL SER.MO PRENCIPE
    MATTIAS HA PROIBITO
    CHE NELLA STRADA
    MAESTRA DI SALICOTTO
    POSSINO HABITARE
    MERETRICI.AGOSTO MDCXXXI
    IL XXX DI NOVEBRE
    PENA CATURA E ARBITRIO

    TERZO ATTO

    S E N Z A S C O P O ( Lei )

    Alzarsi la mattina senza scopo,
    truccarsi un po’ soltanto per levare
    quel brutto colorito grigio topo
    di chi tutta la notte sta a pensare.

    Guardare alla finestra il primo sole,
    saper che sarà alto . . . che andrà via . . .
    ed in quest’arco io le tue parole
    udire non potrò, chè compagnia

    di altri avrai avuto . . . Ma perchè,
    perchè hai scelto di stare lontano
    e credere che questo basti a me

    perchè possa scordare la tua mano,
    il tuo sorriso e quelle cose che
    facevan me colomba e te gabbiano!

    Mi opprime or che te ne sei andato
    pur questo cielo immenso, smisurato.

    HAI FATTO MALE A STARE MALE

    (Lui)
    Hai fatto male a stare male. Ora
    mi hai costretto a prender atto che
    mi manchi se mi manchi, e mi addolora
    considerare in generale ” . . . e se

    . . . per un caso qualsiasi . . . decide
    di lasciarmi solo che farò?”
    Certo, lo so, ormai non ci si uccide
    se un amor finisce. Sì, però

    si chiuderà di certo un orizzonte,
    anche se altri il tempo ne aprirà
    – me l’hai insegnato tu – e un altro ponte,

    caduto questo, si ricostruirà.
    Sarà! . . . però, mia cara, ad altra fonte
    di dissertarmi proprio non mi va.

    E poi non sei caduta da cavallo,
    non hai deturpato il tuo bel volto,
    lo so che è soltanto un intervallo,
    che passerà il male che ti ha colto.

    Pur se non sei la Pallavicini,
    nè Foscolo io sono, in questo istante,
    stai male, come quella, tra i cuscini,
    e come quello io son trepidante.

    Che non darei in questa occasione
    per posseder la penna assai forbita
    del rosso Ugo e fare una canzone
    anch’io all’amica un po’ avvilita?!

    . . . la qual come Luigia è sempre stata,
    scoppiettante di vivacità,
    ardita e pure un po’ spregiudicata,
    lei stando in sella, tu in società.

    Ma tutto finirà. Come cometa
    ritornerai in cielo inghirlandata,
    ed io, sulla scia di quel poeta,
    riscriverò “All’amica risanata”.

    Guarisci . . . e che il riso tuo mi sferzi
    a tornar lieto. Uhè, “nun famo scherzi!”

    ./.

    (Lei)
    Grazie. Speriamo! . . . Ascolta ora però
    — non posso a questo punto farne a meno —
    ciò che ho da dirti…tutto ciò che ho
    nel cuore, che non sa più stare a freno.

    Ma tu, ti prego, assegna alle parole
    che sto per pronunciare il giusto senso:
    non ne possiedo tante, ho queste sole,
    ma molto, molto più, è quel che penso.

    “Tienile strette strette le mie mani,
    stai sempre accanto a me, sii tu il mio scopo,
    sii tu l’after day, il mio domani,
    sii tu la realtà del giorno dopo!”.

    Lo so che incombe sempre più la sera,
    ma il cuor mi monta come una marea
    se sol ti ho vicino…e spera…spera…
    Sì, la speranza è l’ultima dea.

    Ed ora, scusa, debbo andare via . . .
    Tu resta . . . Non mi puoi accompagnare . . .
    Ripensa a ciò che ho detto, anima mia,
    ripensaci . . . ma non lo raccontare.

    Mi piace

  3. CASSANDRO 30 settembre 2013 alle 8:54 pm

    CASSANDRO E SERGIO SESTOLLA

    Rileggiamo quanto inviato e sempre più ci consideriamo degli invasori.

    Ma tant’è . . . cosa fatta capo ha!

    Promettiamo di astenerci da eventuali altri invii,che in genere solo marginalmente hanno riguardato il tema musicale da te, Amfortas, sempre magistralmente e piacevolmente trattato.

    Tanto per completare la “malefatta” riportiamo le prime due quartine della composizione “Il Baro” che non sono state evidenziate in quanto nell’originale le frasette erano evidenziate graficamente con ( . . . e come si chiamano?) . . . diciamo le due semirette usate in matematica per indicare gli angoli.

    Ancora grazie e ancora scusa

    I L B A R O ( Lui )

    No, all’ “acqua passata” non ci credo,
    all’ “ahimè, non lo farò mai più!”,
    all’ “ero un’altra e solo adesso vedo
    come ho giocato la mia gioventù”.

    Ma che “programmi nuovi” e “nuovi scopi”! . . .
    L’anello d’oro quando ha troppo rame
    rosso diventa poi . . . la gatta i topi
    li acchiappa pure quando non ha fame.

    Mi piace

    • Amfortas 1 ottobre 2013 alle 1:33 pm

      CASSANDRO (e Sergio Sestolla), ma figuriamoci se cancello i vostri “commenti”! Da sempre sostengo che i post sono arricchiti dai commenti, da sempre! Purtroppo oggi l’imperante mi piace ha fatto sì che le considerazioni a latere ai post siano praticamente scomparse. Quindi ancora grazie a voi, altroché! E poi mi sono pure divertito 🙂

      Mi piace

  4. furiop 30 settembre 2013 alle 10:51 pm

    Cari ragazzi… e io che ero rimasto ancora con “Le opere liriche spiegate al popolo” di Dolcetti!

    (…) El dotor la ga intivada:
    in poche ore la xe ben che andada!

    Xe merito de Verdi, Se sta fia
    fussi stà un personagio
    creà de Wagner con quel massagio
    che no finissi più
    e coi ziroti ch’el distira su,
    la provera “Traviata”, in quel afano,
    la gavaria tirado avandi un ano!…
    Inveze co’ una bula melodia
    la fila a l’altro mondo. E così sia!

    Mi piace

    • Amfortas 1 ottobre 2013 alle 1:40 pm

      Furio, la versione in vernacolo delle trame a cura dei prodi Arfonso&Giò è il futuro! Chissà che avrebbe scritto il buon Dolcetti ai nostri tempi. Comunque, ha ragione Dolcetti, una Traviata firmata Wagner sarebbe durata un anno. Stagione lirica 2013/2014: La Traviata. Pensa quanti problemi in meno per i sovrintendenti…
      Ciao 🙂

      Mi piace

      • petrossi 4 ottobre 2013 alle 12:29 am

        Forse: “Die Verderbte.” Oper in einem Prolog und sieben Tagen Von Richard Wagner ? :->
        (NB non conosco il tedesco…)

        Comunque mi è molto piaciuta la lirica di Cassandro e Sergio Sestolla, intensa e piena di sensazioni, oltre che di reinterpretazioni su cui meditare…
        Ciao! O:-)

        Mi piace

      • Amfortas 4 ottobre 2013 alle 8:12 am

        Furio, ci manca solo la versione di Traviata in tedesco di Wagner, davvero 🙂
        Guarda che CASSANDRO e Sergio Sestolla sono due lettori che mi onorano delle loro rime da qualcosa come 8-9 anni! Ci siamo “conosciuti” quando scrivevo ancora su Tiscali, poi abbandonata. Erano tempi in cui i blog erano all’apice della popolarità, io scrivevo anche di altro oltre che di musica e c’erano commenti a iosa. Poi venne Facebook e tutto cambiò, un po’ alla volta. Non so se in meglio o in peggio, ma anche sul web i tempi cambiano.
        Ciao e grazie!

        Mi piace

  5. petrossi 4 ottobre 2013 alle 8:53 pm

    Sempre in tema di Traviata, quest’anno tanta opera live al cinema (con un audio “sparato” purtroppo!).
    Ai Thespace di Trieste e Udine si aggiunge il Kinemax di Monfalcone che ci offrirà il 7 Dicembre, dalla Scala di Milano, “La Traviata” interpretata da Diana Damrau e Piotr Beczala (http://www.microcinema.eu/la-grande-stagione-live-0 , l’8 ottobre l’Onegin).

    Se migliorassero l’audio (proprio quello è carente!!!) potremmo consolarci, nell’attesa delle proposte di Trieste (ho sentito dire che entro una decina di giorni si saprà qualcosa).

    Mi piace

    • Amfortas 5 ottobre 2013 alle 8:14 am

      Furio, ciao. Ho visto qualche opera dal Met al cinema ma effettivamente l’audio è non solo troppo alto, ma anche mal calibrato. Ricordo un Don Giovanni, tutto sommato piacevole, che sembrava avesse sotto un’orchestra mahleriana. Oddio, Luisi ci mise del suo :-), ma insomma…
      La Traviata, per la quale è facile pronosticare polemiche sanguinose causa regia di Tcherniakov, me la vedrò o in teatro o su (spero) RAI5 o Classica. Almeno potrò dire parolacce senza destare scandalo!
      Questo pomeriggio vado ad ascoltare i Wesendonck-Lieder al Ridotto del Verdi: se vedo Orazi lo interrogo 🙂
      Ciao!

      Mi piace

    • petrossi 8 ottobre 2013 alle 1:34 pm

      Con delusione vedo che, a differenza di quanto accaduto a maggio, l’opera al cinema non risulta in programmazione nella nostra Regione: niente Onegin l’8 ottobre quindi.

      Mi piace

  6. Giuliano 6 ottobre 2013 alle 7:39 pm

    beh, che dire, più che altro io sono stato un turnista.
    🙂
    più di vent’anni filati

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