Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione espressa, scarna ed essenziale di Tosca di Giacomo Puccini alla Scala di Milano, ovvero Profondo russo.

Repetita iuvant.

Questa recensione è frutto della visione televisiva della prima scaligera, perciò attenzione: solo dal vivo uno spettacolo può essere valutato in modo completo, per ragioni tanto evidenti che non sto neanche a elencare. Detto questo, andiamo avanti.
È ormai tradizione che su questo blog compaia una recensione a caldo della prima alla Scala. Nonostante passi il tempo, è sempre il mio post più letto dell’anno.
L’allestimento di Davide Livermore e del suo collaudato team mi è sembrato interessante, di stampo cinematografico, sulla linea di altre produzioni del regista per il quale nutro una grande ammirazione. Curato in ogni dettaglio, scene, costumi, luci, tutto perfetto, compreso un finale un po’ ruffiano ma efficace. Ma vecchio, scontato. Il mio amico Paolo Locatelli ha trovato la definizione giusta: Zeffirelli reloaded. Certo, nel primo atto il costume di Tosca ricordava più una Carmen (strasmile) o una Cappuccetto Rosso cresciutella…ma pazienza. Molto brutto, da 5 euro dal cinese, il costume del secondo atto che oltretutto faceva a pugni con la vocalità sontuosa della Netrebko. Qualche concessione di troppo al grand guignol nella scena dell’omicidio di Scarpia e, visto che la Netrebko era agitata e per un attimo è tornata ai vecchi problemi di dizione, l’ho subito ribattezzata “La scena di Profondo russo” (strasmile)
Riccardo Chailly ha diretto da quel grande direttore che è in Puccini (e non solo): come ho già detto nell’articolo precedente, la questione filologica della riapertura di alcuni tagli mi è parsa irrilevante. Eccellente, invece, il passo teatrale della sua interpretazione, anche con qualche indugio che mi è sembrato donare ancora maggiore drammaticità alla vicenda. Il Te Deum, scusate il bisticcio, mi è sembrato diabolico, presago degli avvenimenti successivi. Ottimo l’accompagnamento ai cantanti, bellissima e delicata l’alba romana.
Anna Netrebko ha caratterizzato una Tosca da manuale per temperamento e disinvoltura scenica. La dizione è migliorata tantissimo, la voce è piena, morbida in tutti i registri, l’emissione fluida, il colore si è vieppiù scurito ma rimane sempre piacevolissimo da ascoltare. Bravissima nel primo atto, magnifica nel secondo, nonostante un attacco non pulitissimo in Vissi d’arte;
Francesco Meli è stato all’altezza di tanta Tosca, esibendo con sfrontatezza la sua voce solare già dalla sortita, che non è propriamente una passeggiata, e modulando le dinamiche con bella attenzione. Buono anche il duetto del secondo atto. Nel terzo la famosa aria è stata risolta con gusto, largo uso di chiaroscuri e belle mezzevoci (che i detrattori del tenore identificano con falsetti).
Luca Salsi ha un vocione enorme che qualche volta fatica a governare, ma ha anche una grande personalità. Il suo Scarpia è sembrato convincente anche nella gestualità, evidentemente studiata col regista. Nel suo atto, che è il secondo, l’ho trovato molto bravo, degno contraltare di una Netrebko soggiogante.
Carlo Cigni, Angelotti, ha figurato bene per accento e caratterizzazione del personaggio.
Alfonso Antoniozzi, ovviamente, è stato un Sagrestano splendido per voce e anche per quelle piccole cose che fanno grande un artista: uno sguardo, un’esitazione nel gesto.
Funzionali, di alto livello, le prestazioni di Carlo Bosi (Spoletta), Giulio Mastrototaro (Sciarrone), Ernesto Panariello (Carceriere) e di Gianluigi Sartori (Pastorello).
Successo pieno per tutti, trionfo per Anna nostra.
Meglio del solito, a mio parere, la regia televisiva.
Eccellenti, per quanto si possa capire da un ascolto giocoforza innaturale, le prove dei Cori e dell’Orchestra della Scala.
È tutto, la parola a voi, e se sono incappato in qualche orrore ortografico avvertite pure, non mi offendo!

24 risposte a “Recensione espressa, scarna ed essenziale di Tosca di Giacomo Puccini alla Scala di Milano, ovvero Profondo russo.

  1. Caterina 7 dicembre 2019 alle 9:36 PM

    Troppo buono e magnanimo. Sono preoccupata…mi sto ingrisando

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    • Amfortas 7 dicembre 2019 alle 11:35 PM

      Caterina, ciao. No ti prego, quello che vuoi ma ingrisarti no 😉

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      • Pina Izzo 8 dicembre 2019 alle 8:30 am

        Credevo che ad entrare in scena fosse Santuzza nel dì di Pasqua. L’abito altro orribile quel rosso, riportato sulle palandrane di Scarpia e Co., una trovata idiota. Di sicuro apprezzato dalla Anna che con il marito forma una coppia dalla eleganza insuperabile. Stavolta la Net mi ha convinta, altrove trovo che esageri con il vocione. Che timbro fantastico e quanto era bella ad es. nell’Elisir viennese. Si è ripresa subito quando ha confuso la battuta. Se pensassimo a come è difficile esibirsi senza rete, quante parole in libertà ci rispiarmeremmo Salsi ottimo for me. Meli bella voce ma trovo che gli manchi per qualità vocali e per temperamento quella grinta che in certi ruoli secondo me è funzionale al personaggio. La “Vittoria” un poco loffia. Però bravo. Gli suggerirei di lasciar perdere Otello, magari per il momento per quanto detto sopra. Spettacolo bellissimo, ho trovato geniale l’impercettibile muoversi delle Statue. Ho voluto partecipare per esprimere la gioia per aver assistito finalmente a qualcosa che fa onore al Paese. Di certo quello che si è beccato maggiori applausi senza cantare è stato il Presidente.

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      • Amfortas 8 dicembre 2019 alle 9:19 am

        Pina, ciao. Io sono molto orgoglioso di Francesco Meli, perché si è fatto un culo grande come una casa studiando 🙂 e oltretutto, dovendo leggere enormi cazzate sulla sua vocalità.
        Di là delle valutazioni televisive, tu lo sai bene, i cantanti bisogna ascoltarli in teatro e, in questo caso avevamo 3 voci grandiose: qualche piccola incertezza alla prima ci sta, sono umani anche loro e hanno una pressione addosso incredibile.
        I costumi di Anna erano davvero brutti, come ho scritto su Twitter spero che si compri Via Montenapoleone e si scelga i vestiti per le prossime recite!
        Ciao, Paolo

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  2. don jose' 7 dicembre 2019 alle 9:47 PM

    A caldo anch’io…per lo più in disaccordo con te,sorry!! Non mi è piaciuto per niente Chailly,a tratti fin troppo lento e “clangoroso”:-)…e non si può sbagliare clamorosamente l’attacco del rientro di Angelotti!!! Molto meglio di talune previsioni Meli, che ha cantato Cavaradossi con la sua voce,senza forzature. La Netrebko mi ha deluso, forse mi aspettavo troppo: nessuna emozione!!E un attacco poco pulito dell’aria ed un pasticcio nel finale atto II (dialogo a tre con Scarpia e Spoletta)non dovrebbero accadere ad una n.1: secondo me ha fatto poche prove, può fare MOLTO meglio!! Grandissimo invece Salsi, che ha delineato un o Scarpia luciferino e credibilissimo in ogni momento(bellissimo lo stacco di “bramo!!!”).La regia alla tv mi è parsa interessante,ma per giudicarla compiutamente bisognerebbe vederla a teatro.Speriamo di poterci andare…..

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  3. Pier 7 dicembre 2019 alle 10:16 PM

    Ciao. Telegrafico. Non c’è stata partita: Luca Salsi interprete superlativo sia come cantante che come attore. Francesco Meli gradevole anche se non memorabile. Anna Netrebko (orrendamente vestita ) bravissima ma non mi è arrivata al cuore. Messinscena sontuosa ma troppo inutilmente movimentata nel primo atto (e nel secondo i figuranti semi-immobili mi hanno messo una vaga angoscia). Ciò detto, Tosca e l’opera che ascolterei ogni giorno.

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  4. Giovanni Neri 7 dicembre 2019 alle 10:25 PM

    La gattina frettolosa fa imgattini ciechi…

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  5. Pingback:TOSCA in diretta su Rai 1 e non solo… | Wanderer's Blog

  6. mpinali 8 dicembre 2019 alle 1:31 am

    Grazie agli elementi scenografici che continuavano a muoversi e ai quadri “proiettati” ho capito quale fosse la geniale idea di Livermore: ambientare Tosca ad Hogwarts.

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    • Amfortas 8 dicembre 2019 alle 9:14 am

      Martino, ciao. Severo ma giusto. Però Paolo Locatelli ci ha preso, un Zeffirelli moderno. Sai, credo che Livermore possa fare ben altro, ma che alla Scala, in ambito registico, ci siano vincoli ben precisi.
      Ciao e grazie!

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      • mpinali 8 dicembre 2019 alle 9:52 am

        Hai purtroppo ragionissima, specie in virtù delle prime in diretta sulla Rai (stesso motivo, temo, per cui ci dovremo sorbire spettacoli “di repertorio” e di corta durata).

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  7. Amfortas 8 dicembre 2019 alle 9:59 am

    Oltretutto il metodo è perverso proprio dal punto di vista concettuale, perché la prima della Scala, attesa in tutto il mondo, dovrebbe essere una specie di stato dell’Arte del teatro lirico. Ora, può piacere o meno, ed è tutt’altro discorso,ma il teatro lirico attuale NON è quello che ci hanno proposto ieri. Ciao 🙂

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  8. Pina Izzo 8 dicembre 2019 alle 10:50 am

    Meli ottimo cantante, ha lavorato bene anche con il Direttore (questi stroncato altrove per hobby) e con Livermore, emozionato e chi non lo sarebbe anche nelle repliche, secondo me tenore tendente al lirismo puro. La Gheorghiu se non avesse la grinta VOCALE (non gli effettacci veristi che ci hanno ammorbato anche e soprattutto in passato) si sarebbe approcciata zoppa al personaggio. Il Pittore è pur sempre un rivoluzionario ardente che per i propri valori affronta con Consapevolezza e dignità il martirio. Da oggi basta con le Tosche, né ho fin sopra i boccoli, tante ne ho viste e sentite dentro e fuori che sta per venirmi il rigetto. SMILE. ciao

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  9. Emma RD 8 dicembre 2019 alle 10:44 PM

    Bene. I commenti che ha ricevuto sono così tanti, che quello della “vecchietta” è proprio superfluo… Comunque: ho assistito ieri all’ultima di Turandot e poi gran corsa a casa per ascoltare e vedere (in parte) anche la Tosca dalla Scala. Per quanto riguarda la Turandot, concordo sostanzialmente con ciò che lei ha scritto dopo la prima: spettacolo decoroso, applausi per tutti e commozione di rito alla morte di Liù, ma commenti negativi verso quella specie di gabbia che rendeva il palcoscenico angusto per tutta quella massa di persone che ci si muoveva sopra… dalla platea l’effetto era anche un po’ tragicomico, con tutto quel salire e scendere dalle scale si temeva che qualcuno inciampasse nelle palandrane e se ne venisse giù rovinosamente…
    In quanto alla Tosca, magari potessimo assistere ogni giorno a spettacoli così, anche con le defaillances che i più esperti hanno notato e il brutto abito della Netrebko. Sempre grazie per le sue recensioni e alla prossima!

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    • Amfortas 9 dicembre 2019 alle 9:34 am

      Emma, buongiorno 😀
      I suoi interventi, come sa bene, sono sempre graditissimi! E mi unisco anche alla sua speranza di potere vedere a Trieste allestimenti un po’ più ricchi di quelli che vediamo di solito. Non sarà facile, perché i mezzi del Verdi sono limitati. Ora ci attende Lucrezia Borgia, speriamo di non uscire avvelenati dal teatro 😀
      Grazie e buona giornata, Paolo

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  10. Enrico 11 dicembre 2019 alle 10:32 am

    A mio avviso, spettacolo di alto livello che – come l’Attila della scorsa stagione e lo Chenier del 2017 – è evidente sia stato pensato con un occhio di riguardo alla trasmissione in TV, senza però trascurare la dimensione teatrale. A mio avviso, il fatto che Tosca non abbia agito come da libretto (e mi pare anche da Sardou) dopo l’uccisione di Scarpia è un errore, in quanto direi che in tutta l’opera è il gesto che fa maggiormente risaltare il carattere della protagonista. E, a mio avviso, Salsi appariva un po’ troppo giovane per Scarpia – credo che sia meglio rappresentare Scarpia più anziano, così da far meglio risaltare sia la sua lascivia che il contrasto con la coppia protagonista.
    Saluti!

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  11. Enrico 16 dicembre 2019 alle 6:47 am

    E però, considerando che a fine Gennaio p.v. ricorrerà il 75° anniversario dell’entrata degli Alleati nei campi di sterminio nazisti, ritengo sia stata persa l’occasione per ricordare l’immane tragedia dell’Olocausto, in quanto la Prima della Scala avrebbe potuto essere non “Tosca”, ma “Die Passagierin” (non dico di più su tale opera, Wilkipedia è ottimo riferimento per chi voglia saperne di più). Al di là della diffusione televisiva (molto importante), la presenza in Sala della Senatrice Segre avrebbe assunto un significato ancora più profondo, e la Scala sarebbe davvero stato esempio di cultura e – aggiungo – coscienza civica. Peccato, io sarò “tarato” ma mi chiedo come sia possibile che la Scala non abbia considerato l’importantissimo anniversario e la vicinanza di detto anniversario con l’apertura della propria stagione.
    Saluti

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    • Amfortas 16 dicembre 2019 alle 10:10 am

      Enrico, ciao. Trovo ineccepibile il tuo ragionamento ma, sapendo come funziona la programmazione nei teatri, credo che la questione che porti all’attenzione non sia mai stata affrontata. Più probabile, ma non ne ho notizia, che una simile idea possa trovare concretezza in qualche teatro di secondo piano oppure in qualche realtà meno esposta dal punto di vista mediatico.
      Ciao e grazie!

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