Con un concerto di fine anno riuscito e brillante si è chiusa l’attività 2025 del Teatro Verdi di Trieste. Un anno non semplice sul piano gestionale – basti pensare alla tormentata riconferma del Sovrintendente – ma che, dal punto di vista strettamente artistico, ha mantenuto un livello complessivamente alto sia nelle produzioni liriche sia nella stagione concertistica.
Il tutto esaurito registrato da settimane conferma ancora una volta che la qualità paga e che investire nella cultura non è poi un’idea così balzana. Lo dimostra anche la significativa presenza di pubblico proveniente dai paesi limitrofi, con i quali Trieste condivide una storia e radici profonde.
Il programma, piacevole e ben costruito, ha accompagnato il pubblico in un metaforico viaggio nella musica italiana, da Rossini a Puccini, arricchito da felici incursioni nell’operetta – genere ancora amatissimo in città – e da brillanti pagine di Offenbach, genio universale capace di inserirsi con naturalezza ed eleganza in ogni contesto, come il tubino nero con un filo di perle.
Convincente la scelta dei solisti. Giorgio Caoduro si è mosso con grande disinvoltura dal Rossini serio di Semiramide al più frivolo, ma non meno profondo, Lehár, forte della consueta soggiogante presenza scenica e di una voce di basso-baritono sonora e corposa. Marco Ciaponi, dopo la straordinaria prestazione nel recente Barbiere di Siviglia rossiniano, ha confermato di essere tra i migliori tenori dell’attuale panorama artistico, per squillo e lucentezza degli acuti, uniti a una notevole delicatezza nel porgere, accarezzando le note da Donizetti a Lehár. Jessica Pratt, amatissima a Trieste, ha ribadito una volta di più la sua pirotecnica bravura belcantista, affiancata da un eccellente fraseggio e da una spiritosissima verve scenica, particolarmente apprezzata nella celeberrima aria di Olympia, nella quale ha piacevolmente “dialogato” con Enrico Calesso.
Ottima la prova del Coro preparato da Paolo Longo, efficace trait d’union tra i diversi compositori attraverso pagine non scontate. L’Orchestra in gran serata, con tutte le sezioni in evidenza.
Enrico Calesso, oltre a dirigere con la consueta attenzione alle dinamiche e alle agogiche – magistrale la Sinfonia dall’Italiana in Algeri – ha accompagnato i cantanti con morbida autorevolezza e ha introdotto alcuni brani con un tono divulgativo efficace e mai invadente. Dopo due bis la serata si è conclusa festosamente.
Nel finale, grande successo per tutta la compagnia artistica, salutata da calorose ovazioni da parte di un pubblico entusiasta.
Locandina
Soprano
Jessica Pratt
Tenore
Marco Ciaponi
Baritono
Giorgio Caoduro
Direttore
Enrico Calesso
Direttore del Coro
Paolo Longo
PROGRAMMAGioachino Rossini: Sinfonia da L’Italiana in Algeri Gioachino Rossini: Deh ti ferma, Quei Numi furenti da Semiramide Gaetano Donizetti: Ah tardai roppo, O luce di quest’anima da Linda di Chamonix Gaetano Donizetti: Che interminabile andirivieni da Don Pasquale Gaetano Donizetti: Ah mes amis da La file du règiment Gaetano Donizetti: Udite, udite o rustici da L’elisir d’amore Gaetano Donizetti: D’immenso giubilo da Lucia di Lammermoor Vincenzo Bellini: Ah non credea mirarti, Ah non giunge uman pensiero da La sonnambula Giuseppe Verdi: Di Madride siam mattadori da La Traviata Giuseppe Verdi: È il sol dell’anima/Addio addio da Rigoletto Pietro Mascagni: Intermezzo da Cavalleria rusticana Ruggero Leoncavallo: Din don, suona vespero Giacomo Puccini: Che gelida manina da La Bohème Jacques Offenbach. Les oiseaux da Les contes d’Hoffmann Franz Lehár: O patria, quanti onor mi dai da Die lustige Witwe Franz Lehár: Tu, che m’hai preso il cuo da Das Land des Lächelns Jacques Offenbach: Galop infernal da orphée aux Enfers
Hanno detto: