Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Farinelli & Co: a gentile richiesta…

…ripropongo un mio vecchio post tiscaliano, che si rifà ai sacri testi.

Gli esteti del belcanto non avevano dubbi: la voce maschile era troppo volgare per esprimere un sentimento puro come l’Amore, e non ammettevano perciò che ci fossero dei trasporti passionali, ferini, carnali; insomma non volevano sentire echi della vita reale, fatta di sordidi amplessi ed urla da squallida alcova.

Quindi, imposero che questo sentimento universale potesse essere espresso in modo non inverecondo solo da donne, e così si spiegano le decine di parti en travesti presenti nel melodramma fino almeno a Rossini.
C’era però ancora il problema della bolla papale, che non ammetteva l’esibizione pubblica delle donne. Come superarlo? Ecco che appaiono i castrati.
La Diana schernita del post precedente, a questo punto, s’illumina di una luce sinistra (smile), quando ci si soffermi sull’abbraccio fatale tra una Diana interpretata da un castrato ed un Pan, del quale, a questo punto, è davvero impossibile determinare l’identità sessuale (rismile); a questo aggiungiamo pure che l’operazione di orchiectomia donava aspetto femmineo e voce flautata, ma non intaccava la potentia coeundi , che come tutti sanno è ben diversa dalla potentia generandi .
Mille aneddoti si potrebbero raccontare, a questo punto, alcuni esilaranti, altri francamente raccapriccianti, come la comparsa dell’avviso Qui si castrano ragazzi , appeso all’entrata d’alcune botteghe a Roma, ma anche a Napoli e Lecce.
Parini scrisse addirittura un’ Ode all’evirazione , mentre il Belli dedicò ai cantori evirati questi feroci versi:

Cuello è un cappone senza cuajjottare,
Cuello è un castrato con vosce de crapa:
Cuello non è ccommare né compare;
Ma un mezzo maschio, un musico der Papa

Angelo Amorevoli (nomen atque omen?) il fatal romano che è stato uno dei primi tenori veri, nell’accezione che diamo oggi a questo vocabolo, fece strage di cuori a metà del ‘700, ma dovette subire la fiera e turgida concorrenza di contraltisti e sopranisti quali il Siface (al secolo G.B.Grossi), il Caffarelli (Gaetano Majorano) e Luigi Marchesi.
I sacri testi, a proposito di Amorevoli, che fu notissimo soprattutto a Milano, ci aiutano forse a comprendere l’accesa rivalità tra le due metropoli; così viene infatti descritto dal librettista Felice Romani: “…per di più, essendo romano, aveva portato seco ne’suoi viaggi tutti que’ modi risoluti e troppo espressivi onde quella frazione di popolo sa imprecare più di tutti i popoli del mondo…” . Un modo molto elegante per dare degli zotici ai romani, vero? (già so che qualche lettore dell’Urbe mi riprenderà, inventandosi una natalità ciociara del tenore) (smile).
Ovviamente, parlando di castrati, non mi posso dimenticare di Carlo Broschi, detto il Farinelli , ma merita un discorso a parte.
Chiudo il discorso sui castrati, ricordando che essi pur tra alterne fortune, cantarono fino all’inizio del secolo scorso, addirittura di Alessandro Moreschi e Domenico Mustafà esistono registrazioni fonografiche.
Alla fine, personaggi davvero incredibili e memorabili…

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21 risposte a “Farinelli & Co: a gentile richiesta…

  1. utente anonimo 5 gennaio 2008 alle 9:50 am

    Mi risultano registrazioni solo di Moreschi.
    gvit

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  2. amfortas 5 gennaio 2008 alle 10:24 am

    Volevo vedere se eri attento.

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  3. utente anonimo 5 gennaio 2008 alle 6:13 pm

    Eppure la castrazione è una pratica che dovrebbe essere ripresa. Ma sto andando decisamente fuori tema, quindi lasciamo perdere.

    La pacifica Margot :p

    P.S. Piove. Guarda, gli concedo altri pochi giorni, poi mi metto ad aspettare da subito il 2009. Che si sia rimbambito dopo la mazzata sui denti? O____o

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  4. ivyphoenix 5 gennaio 2008 alle 7:39 pm

    farinetti… so che molti anni fa c’era un film ma non l’ho visto…
    non so.. d’accordo farsi evirare per dovere, sennò il sultano ti taglia la testa, ma per cantare.. non so…

    amfortas, sto tentando di organizzarmi ma ho orari indecisi e ballerini.. quando si placano te li comunico così poi fai gli incroci con i tuoi e vediam che salta fuori

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  5. amfortas 5 gennaio 2008 alle 7:46 pm

    margie, stendiamo un velo pietoso, anzi una coltre, che forse è meglio.
    Ma non hai detto che avresti usato quella spada, come si chiama? (non rispondere notung, ché quella è in pensione)
    Ivy, ok, quando vuoi e poi vediamo.
    Farinelli, non Farinetti! 🙂

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  6. utente anonimo 6 gennaio 2008 alle 9:30 am

    Una donna non poteva esibirsi e quindi si castravano gli uomini, tutto per una bolla papale?!
    Certo che non si faranno mai gli affaracci loro.
    ps: Ammmfortas, sono tornata! :*

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  7. utente anonimo 6 gennaio 2008 alle 11:55 am

    E mò dico la mia: ma sapete che io preferisco di gran lunga il timbro maschile a quello femminile, di qualsiasi sorta, emissione o altro.

    Boh, questione solo di pelle, non certo di razionalità. Comprendo le doti di una voce femminile (educata e non) e i modi che un compositore può servirsene per “far cantare” qualcosa, ma in me la voce maschile ha una marcia in più.
    E ora, prima di venire accusato di ogni sorta di nefandezza, ribadisco che è una questione puramente personale, di gusto, di feeling.

    Che centra con il post? Beh,la prima affermazione sull’amore “belcantato” solo da voci femminili mi ha fatto venire in mente questo mio pensiero. Letteralmente: “peccato che non abbiano capito il potenziale maschile”.
    O forse lo capivano troppo bene.

    Se non ricordo male il Broschi era un vero don Giovanni e si narrano gesta di donne svenute in sala per il troppo godimento durante le sue leggendarie cadenze. Alla fine l’erotismo del canto esce sempre, sempre! Ne sono convinto. E senza di quello che cosa sarebbe il canto se non un esercizietto riproposto e variato?
    Discorso lungo, magari lo si svilupperà. Intanto ti auguro di nuovo buon anno am e a presto! ^^

    Yours

    MAURO

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  8. utente anonimo 6 gennaio 2008 alle 5:25 pm

    Ero attento!
    Cosa ho vinto?
    gvit

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  9. utente anonimo 6 gennaio 2008 alle 9:43 pm

    La castrazione portava ad avere la “vocina”. Si narrava che una castrazione ben eseguita permettesse di avere ancora rapporti sessuali attivi. Argomento da approfondire, tralasciando esperienze dirette (visto gli anni e la stonatura persistente).
    ciao dal polpo “encore natur”

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  10. utente anonimo 7 gennaio 2008 alle 9:38 am

    Mah, che io sappia la castrazione permetteva di avere un VOCIONE! Nel senso che, al di là di emissioni di stampo romantico, il castrato aveva la timbrica scura dell’uomo e un’estensione immensa, che poteva prenderla a voce piena.
    Altro che vocina! A quanto pare quello che mancava alle donne e che i castrati avevano erano certe formanti tipiche della voce maschile che ne “arricchiva” il timbro in modo straordinario e semplicemente inumano.
    Il fattore “disumano” della castrazione del tempo non era inoltre il non poter fare più sesso. Anzi! Piuttosto era il fatto che molti bambini furono castrati pensando poi di poter sfruttarne la voce appena questa si fosse formata (verso i 24 – 25 anni), e invece spesso la voce non c’era o non era abbastanza bella.
    Come Farinelli ce ne sono stati veramente pochi, ma al prezzo di generazioni di suicidi, bambini rovinati da aspettative deluse et similia.

    Non sono per nulla attratto da questo periodo storico, anche per questo motivo, oltre a quello sopracitato.
    Faccio di nuovo il provocatore, ma molto meglio oggi, nonostante la crisi educativa del canto. Eppure esistono forme nuove di impostazione, c’è libertà di espressione, preparazione media più che sufficente, overtone singing, etnomusicologia che amplia i limiti dell’ascoltabile vocalmente… uhè è proprio un bel momento.

    Certo, l’importante è non (rin)chiudersi in un solo metodo d’emissione.

    yours

    MAURO

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  11. maurizio2 7 gennaio 2008 alle 10:02 am

    Non ho avuto mai occasione di sentire all’opera tali “mostri di natura”, ma interventi fisici invasivi (e definitivi) fatti per motivi più o meno banali o futili ce ne sono sempre stati…….
    Togliere ai propri figli la possibilità di generare a loro volta, in cambio di un avvenire da affermato artista è una scelta che probabilmente oggi è fuori moda e non condivisibile, ma che dire di pratiche tuttora in voga quali l’infibulazione? O la semplice circoncisione? Da cosa sono motivate, se non dal corrispettivo delle “bolle papali”?
    In fondo, tutto il mondo è paese….

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  12. amfortas 7 gennaio 2008 alle 10:15 am

    Ragazzi, purtroppo non ho tempo d’intervenire nel dibattito come vorrei, però non confondiamo una pratica barbara (per non dire peggio) come l’infibulazione con la circoncisione 🙂
    In generale ha ragione Mauro: era l’estensione la caratteristica precipua dei castrati.
    Un saluto a tutti.

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  13. utente anonimo 7 gennaio 2008 alle 10:39 am

    Lightsaber. Ma purtroppo la mia è solo una riproduzione, fedelissima, ma pur sempre riproduzione. Ma se trovo una spada laser vera… ah sìsìsìsìsì!

    Margot 2008, il pacifismo lo boicotto. ;o)

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  14. maurizio2 7 gennaio 2008 alle 11:11 am

    Nel merito più prettamente tecnico:
    del controtenore Alfred Deller, che mi dite?
    Non so nulla riguardo le possibilità sessuali del signore in questione, ma da quel poco che conosco artisticamente (il “King Arthur” di Henry Purcell), mi pare dotato di una voce incredibile…….

    Un altro signore dotato di estensione e potenza straordinarie, (tali da farmi riflettere, e non solo da oggi, sulle scelte effettuate a suo tempo dai genitori) è David Surkamp, mente e cantante dei Pavlov’s Dog….

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  15. amfortas 7 gennaio 2008 alle 12:04 pm

    David Surkamp non lo conosco, Maurizio.
    Deller è stato un grandissimo controtenore, anche se io non amo molto questo tipo di vocalità, sinceramente.
    L’ultimo che ho sentito in teatro (ma mi pare fosse un sopranista…) era davvero pessimo, ed ha contribuito in negativo alla serata.

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  16. Princy60 7 gennaio 2008 alle 1:17 pm

    Meno male che il papi è nato molto dopo! ;-)***

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  17. annaritav 7 gennaio 2008 alle 7:19 pm

    È inquietante che siano esistiti fino all’inizio del secolo scorso cantanti castrati! Posso in parte capire il periodo storico in cui nacquero, ma che la pratica si sia proptratta fin quasi ai nostri giorni mi fa raccapriccio 😦
    Buona serata. Annarita.

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  18. amfortas 8 gennaio 2008 alle 8:43 am

    Princy tuo padre avrebbe preso i preti e li avrebbe castrati lui, con le sue mani 🙂
    Annarita, hai ragione, è davvero inquietante.
    Però, seppure con altre motivazioni, oggi esiste (vedi sopra) ancora l’infibulazione: non siamo messi tanto meglio eh?

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  19. megbr 8 gennaio 2008 alle 9:02 am

    e un ricordo anche- per amor di campanile- al magnifico Senesino che per primo cantò al mondo le arie bellissime di Haendel (e scusate se è poco….) 🙂

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  20. lucamadeus 8 gennaio 2008 alle 12:29 pm

    ricordo che un tempo mi interessai di questo argomento, e trovai alcune registrazioni di Alessandro Moreschi, credo sia stato prodotto anche un cd con la sua voce, qualcosa come “The Last Castrato” o giù di lì

    un caro saluto e mi associo al tuo bell’augurio: che la Musica sia con noi per tutto l’anno!
    L.

    PS: sempre violento il Belli, seppur grandissimo

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