Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Guida ragionata all’ascolto della musica lirica, prima puntata.

Credo sia doverosa una premessa,prima di cominciare a leggere questa mia piccola guida all’ascolto della musica lirica.
Io non sono monomaniaco, dal punto di vista musicale. Apprezzo molti generi, non dico tutti, perché non è vero.
Oltre alla lirica, ascolto spessissimo musica pop e rock, ad esempio. Gruppi come i Pink Floyd, King Crimson, Moody Blues hanno suonato la colonna sonora della mia adolescenza. Mi sono esaltato sentendo le grida disperate della chitarra di Jimi Hendrix, mi sono commosso ascoltando i rantoli di Janis Joplin, ho sognato con le magiche atmosfere della West Coast. Ho goduto dei bellissimi impasti vocali dei Beach Boys di I get Around e così via, per non parlare ovviamente dei Beatles, i Rolling Stones e gli Who! Ottime anche alcune band nostrane: a mio gusto il Banco del Mutuo Soccorso su tutti, ma anche la PFM. Ascolto ancora oggi tutti questi cantanti e complessi, ed un’infinità di altra musica: i cantautori italiani, per esempio. A Gaber, De Andrè, devo molto. Anche a Guccini. E il Jazz? Insomma, non la finirei più con questo elenco.
Però dal momento che su questo blog ho fatto una scelta di campo, parlo di musica lirica, in attesa che i teatri riaprano a pieno ritmo dopo la pausa estiva.
A questa scelta di campo mi ha mosso un motivo specifico, che esula dalla passione per il singolo genere musicale: la ragione per cui scrivo di lirica è che, a mio modestissimo avviso, è un mondo meraviglioso che oggi va non voglio dire scomparendo, ma che appare emarginato, avulso dalla realtà, elitario, mentre per secoli ha rappresentato quanto di più autenticamente popolare esistesse (cliccate e vedrete meglio di cosa sto parlando).

img004

Se faccio una ricerca col tag “lirica” nei post pubblicati qui su Splinder (che non ho idea quanti blog ospiti, ma sono sicuramente un’enormità) arrivo quasi sempre ai miei post vecchi. Voglio dire, a parte qualche singolo caso l’opera non trova spazio.
Ebbene, dal punto di vista intellettuale questa situazione non mi va giù!
Il mio intervento, magari squinternato e privo di quell’aristocratica sacralità che spesso è il più grande ostacolo alla divulgazione e quindi alla conoscenza, è un atto d’amore ed allo stesso tempo un’operazione rivoluzionaria (sto scherzando, non prendetemi mai troppo sul serio), volta a sgombrare il campo dai pregiudizi e dalle manipolazioni di chi vuole vedere la vera cultura popolare costretta in un angolo, alimentando così il baraccone ignorante e volgare della televisione e del gossip, favorendo la mentalità del tutto e subito e del consumo acritico che non lascia traccia e favorisce una mentecatta globalizzazione (qui invece sono serissimo…).
Mettiamo il caso, un po’ improbabile, lo so, che qualcuno decida d’accostarsi all’opera lirica. Può succedere, no? Ho amici che si sono presi il morbo del melomane sentendo, per caso, una romanza in un film; altri hanno acquistato una rivista che allegava un compact d’arie famose, si sono incuriositi e via, inghiottiti dal precipizio della melomania marcia.
Allora, ipotizziamo che ci sia qualcuno portatore inconsapevole del morbo, oppure che senta i primi sintomi di squilibrio, ma non sappia orientarsi in questo mondo così difficile e apparentemente lontano.
Quali sono i punti cardinali, le coordinate di base per orientarsi?
Ci sono vari livelli d’ascolto, come cercherò di spiegare senza troppi tecnicismi incomprensibili.
I cardini intorno ai quali ruota il melodramma sono: musica, libretto, canto, recitazione ed ambientazione; già da questa banale considerazione giungiamo alla conclusione che solo in Teatro possiamo apprezzare se la rappresentazione dell’opera è congrua alle indicazioni del Compositore, e se l’impegno e la creatività dei vari protagonisti (dai cantanti al direttore, al regista) hanno portato ad un lavoro omogeneo e sensato.
Ma chi non può o non vuole, per i motivi più disparati, andare a teatro, come fa a conoscere ed apprezzare un’opera e valutarne il risultato?
Il primo passo è il compact disc, ovviamente, che io privilegio di gran lunga al più completo DVD.
Suggerisco, ma è solo la mia opinione, di procedere così:
1) Informarsi sulla trama, per capire qual è l’argomento trattato e come s’intrecciano le vicende dei protagonisti.
2) Se il libretto è stato ricavato, e succede spesso, da un lavoro letterario o da un testo teatrale, approfondire l’originale. Un esempio paradigmatico: un ascolto consapevole dell’Otello di Giuseppe Verdi, non può prescindere dalla conoscenza almeno superficiale dell’originale di Shakespeare.
3) Individuare, attraverso le vie che sono più agevoli ( riviste, forum) un’edizione di riferimento, intendendo con questo termine un’esecuzione che abbia riscontrato, nel corso degli anni, l’unanime consenso dei critici specializzati del settore.
4) Una volta che abbiamo compiuto la nostra scelta, prepararsi ad un primo ascolto, leggendo il libretto, in modo da poter seguire i dialoghi ed avere un’idea dell’ambientazione originale voluta dal Compositore.
5) Riascoltare l’opera in un secondo momento, cercando di seguire al meglio la musica e magari lasciandoci trasportare dai passi che ci colpiscono di più, dal punto di vista esclusivamente melodico.
Per questa prima puntata può bastare.
Se qualcuno volesse consigli o altro mi scriva in privato o nei commenti.
Buona settimana a tutti.
 
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25 risposte a “Guida ragionata all’ascolto della musica lirica, prima puntata.

  1. utente anonimo 31 agosto 2009 alle 12:10 pm

    Io più che alla musica vorrei avvicinarmi ai libretti. Tutte quelle storie di triangoli soprano-tenore-nonmiricordo, piene di sciacquette e sante donne mi affascinano troppo.
    Sono dissacrante, lo so.

    La sociologa Margot :p

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  2. utente anonimo 31 agosto 2009 alle 2:47 pm

    da Giuliano:
    molto ben scritto e ben detto.
    Per adesso sottolineo il “paragrafo” sui dvd, perché in musica (sembra una banalità, ma non lo è) l’importante è l’ascolto.
    Invece con i dvd, con la tv, prevale l’aspetto visivo, che distrae molto; inoltre, l’opera nasce in teatro e in teatro non ci sono i primi piani, che sono invece l’elemento principale di una ripresa tv. Ne consegue che guardando l’opera, o un concerto, si finisce per distrarsi dalla musica per notare le imperfezioni del viso, la corpulenza o l’avvenenza, le smorfie, le eventuali carie dentarie, eccetera.

    Aggiungerei una cosa, e cioè di far piazza pulita dei luoghi comuni. I musicisti, anche Bach e Haendel, al di là delle loro grandi capacità musicali, erano persone come noi e avevano problemi di vita quotidiana simili ai nostri.
    (anche questo aiuta molto a capire)

    un saluto mentre ascolto Tim Buckley (il live a Londra del ’68, “Dream letter”).

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  3. amfortas 31 agosto 2009 alle 6:05 pm

    margie, noi abbiamo sempre in fieri il progetto della stesura del libretto della “Monaca infilzata”, non scordartene 🙂
    Giuliano, grazie dell’apprezzamento.
    La regia televisiva dei DVD è una calamità, dici bene. Io preferisco di gran lunga i vecchi DVD che si limitavano alla scena praticamente fissa. Tra l’altro i primi piani sono impietosi, ricordo certi spettacoli terribili: un Rodolfo di Pavarotti ad esempio, con la Mimì ormai anzianotta di Mirellona (cantanti strepitosi, ovviamente, manco a dirlo!).
    Di Tim Buckley conosco davvero poco, me lo ricordo grande sperimentatore, ma piuttosto confusamente.
    Ciao e grazie!

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  4. daland 31 agosto 2009 alle 9:16 pm

    Interessante la discussione sulla valenza delle immagini, rispetto ai suoni.

    Io – in attesa che la tecnologia mediatica e cartoonistica progredisca – sono un propugnatore della rappresentazione di qualunque opera in forma di concerto (non arrivo ancora a proporre di mettere dei paraventi davanti ai cantanti…) chè trovo ridicole le messe in scena “tradizionali” (e se si ride ad una Norma, dove finisce la Norma?) e del tutto insopportabili le moderne e post-moderne regìe che pretendono di spiegarci che il Ring è Das Kapital trasposto in musica, o che Salome è una ninfomane thailandese, o ancora che Parsifal è la profetica storia della Gemania della prima metà del novecento.

    Però devo – schizofrenia? – confessare che io non lascio mai a casa il mio binocolo da marina quando vado a teatro o anche in una sala da concerto. Mi costruisco io, nel mio piccolo, la mia personale ripresa – con i primi piani o le viste d’insieme – dell’opera. Vedere da vicino le espressioni dei cantanti aggiunge valore al puro ascolto, a volte addirittura consente di “sentire” con l’occhio ciò che all’orecchio magari non arriva!

    Ascoltare Rostropovich era un godimento assoluto, ma vi assicuro che vederne – in primo piano – i contorcimenti di labbra e lingua mentre cavava quel nettare dal violoncello era cosa difficile da descrivere, ma davvero rendeva l’idea di quanta sofferenza costava all’interprete portare al pubblico la sua arte. (Delle escandescenze di Daniel Oren però faccio volentieri a meno, vero Amfortas?)

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  5. amfortas 1 settembre 2009 alle 8:25 am

    daland, interessante il tuo punto di vista. Io in teatro cerco di portarmi il minimo indispensabile, per cui il binocolo da marine (smile) m’intralcerebbe. Peraltro ho molto spesso con me la macchina fotografica, a causa della quale ho litigato con tutte le maschere dei teatri italiani 🙂
    Clamoroso, a proposito di binocoli, ciò che è successo 2-3 anni fa al Verdi di Trieste, quando l’attrezzo sfuggì di mano ad una pluricentenaria in prima fila di galleria: per poco non uccise un giovane nonagenario nell’ultima fila di platea.
    La teoria dell’opera in forma di concerto è stata qui sostenuta da altri, qualche tempo fa. Io, come sai, sono un po’ più tollerante con i registi (un po’ eh?).
    Ciao 🙂

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  6. gabrilu 1 settembre 2009 alle 9:40 am

    Letto con molto interesse (e proseguirò).
    Adesso solo per dire che concordo molto con quanto detto sui DVD. Anch’io preferisco decisamente o il solo audio (CD, radio et similia) oppure la rappresentazione teatrale.

    Sui DVD ho solo alcune eccezioni (che in quanto eccezioni confermano, appunto, la — mia personale — regola):

    * Il viaggio a Reims di Abbado (ne ho parlato tante volte)
    * La Tetralogia di Boulez-Cherau
    * La Cenerentola di Abbado per lo strepitoso — a mio parere — allestimento di quel mostro di bravura e vulcano di idee sceniche che fu Jean Pierre Ponnelle.
    Altre varie ed eventuali alle prossime tue puntate.
    Nel frattempo medito, penso e ponzo.
    Ciao 🙂

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  7. utente anonimo 1 settembre 2009 alle 12:58 pm

    da Giuliano:
    sì, le riprese filmate (dvd etcetera) hanno solo valore documentario, e in quanto a questo fa bene Gabrilu a ricordarci l’importanza delle registrazioni video: io aggiungerei il Macbeth Abbado-Strehler, o il Don Giovannni diretto da Furtwaengler, gli esempi sono tanti (per fortuna!).
    Ma il teatro è bello perché ogni sera è diverso, ecco una cosa che non si potrà mai rendere.

    Daland descrive esattamente quello che faccio anch’io, ed è un esempio di quelli che bisognerebbe portare nelle scuole, fin dalle elementari: a teatro guardo dove voglio io, in tv guardo quello che mi fanno vedere…
    (una lezione fondamentale, mica solo di musica!).

    Al commento di Daland aggiungo una cosa che mi fa piangere ogni volta che ci penso: le milionate d’euro sperperate per rendere “moderno & tecnologico” l’antico palcoscenico della Scala.
    Il palcoscenico fatto così era andato bene a Verdi, a Puccini, perfino a Salieri: non era meglio dare quei soldi a chi fa davvero musica?

    (che discorsone che hai tirato fuori, herr Paul!!)
    🙂

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  8. amfortas 1 settembre 2009 alle 3:07 pm

    gabrilu, sì concordo con i titoli che hai citato, che restano davvero pietre miliari imperdibili.
    Il cd o il disco consente di esercitare la fantasia mentre l’immagine fissa (spesso per sempre) una proiezione fantastica d’altri, quindi, in qualche modo, impigrisce.
    giuliano, ottimi anche i tuoi, come esempi, ma sono appunto allestimenti particolarmente fortunati.
    In quanto a soldi spesi male, ho parlato oggi con un amico milanese che mi ha detto che hanno trovato amianto nel loggione scaligero, sembra che chiudano un settore per qualche mese. Sai se tra gli effetti deleteri dell’amianto ci sono anche le allucinazioni uditive in soggetti predisposti? No, perché mi si spiegherebbero molte cose 🙂

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  9. utente anonimo 2 settembre 2009 alle 4:44 am

    Bravissimo come sempre. Mi è piaciuta la prima puntata del tuo manuale d’uso per la lirica, spesso scrivi del poco spazio riservato alla lirica, per non parlare di sovvenzioni, ordine di preferenze da tutti i punti di vista. Ti credo, ma bisogna prendere in considerazione che, in confronto al passato, l’opera ha così tanti generi che le fanno concorrenza, che il semplice fatto che sopravviva è già fenomenale. Sì, perchè l’opera vive. Ricordo che da quando ho incominciato a capire un po’ i discorsi dei “grandi” in famiglia, sento parlare della crisi del teatro lirico. Crisi o non crisi, c’è, esiste. Prendi ad esempio un genere di arte scenica in via di sparizione, la pantomima, quella sta veramente scomparendo. Mi dirai che è nata nella decadenza con il destino segnato. Ok, però non è sempre stato evidente.
    Vabbe’, sto arzigogolando ad ore impossibili, volevo solo dirti che Marianne, te la ricordi? ieri è riapparsa sul mio blog esprimendo nostalgia per il vecchio gruppo. E un’altra cosa: la mia nipotina di 16 anni si sta innamorando dell’opera, ogni tanto miporta traduzioni di libretti in ebraico, mi viene sempre in mente il tuo modo di dire “l’orrida Venezia”. Nulla è più orrido di un libretto di una delle opere clssiche tradotto in ebraico.
    Ciao, cari saluti a Betta.

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  10. amfortas 2 settembre 2009 alle 7:27 am

    Ariela carissima, hai ragione oggi la concorrenza è formidabile e bisogna tenerne conto, e forse bisognerebbe accontentarsi…però sai io cerco di fare un discorso di qualità…non mi pare che le alternative (almeno non tutte) siano così appetibili. Per me il motivo principale del disamore per la lirica è che è una disciplina in totta di collisione con i tempi e le presunte esigenze della società odierna, che vuole tutto facile e fruibile in poco tempo. Certo che mi ricordo di Marianne, appena ho tempo passo da te per vedere che combina e lasciarle un saluto.
    La tua nipotina si sta appassionando? Bene! Dall’età mi pare di capire che sia quella specie di Wondewoman dello sport vero? Le servirà per rilassarsi 🙂
    I libretti tradotti in ebraico? Che vuoi che sia, qui da noi prima o poi li tradurranno in padano 🙂
    Ciao.

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  11. utente anonimo 2 settembre 2009 alle 8:03 am

    ..eh, già: per tutte le “sciure”!!!
    Sempre istruttivo, leggerti, ma anche rischioso: stavolta, ho riso tanto che avrei potuto cadere io, se mi fossi trovata in prima fila di galleria!
    E allora, sai la frittata, visto che sono tutt’altro che un peso piuma..
    L’abituale grazie
    A.Im.

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  12. utente anonimo 2 settembre 2009 alle 12:53 pm

    Finalmente!
    (Non dirmi che non hai pensato a un titolo per questa tua cosa a puntate…:)
    Elena

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  13. amfortas 2 settembre 2009 alle 5:14 pm

    A.Im., un saluto a te, si vede che tra “pesi piuma” ci si capisce 🙂
    Elena, no non ci ho pensato, magari m’esce qualcosa per la prossima puntata!

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  14. utente anonimo 2 settembre 2009 alle 6:21 pm

    sto facendo così ultimamente per la Dinorah di Meyerbeer, che mi garba parecchio. Ma non riesco a trovare il libretto! Magari qualcuno sa dove si può trovare in internet?

    Badoéro

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  15. utente anonimo 2 settembre 2009 alle 7:48 pm

    Ma cosa mi dici mai?!?!?!
    Non alluderai mica a te stesso..: sono certa che non c’è confronto.
    Ciao!
    A.Im.

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  16. ivyphoenix 2 settembre 2009 alle 8:59 pm

    1- seguo tuo consiglio, non ne potevo proprio più di quei commenti
    2 – ti ci vedo ad ascoltare i pink f e gli who più che verdi
    3 – ho molti libretti avuti in eredità come libri di musica da mia zia pianista.. e in effetti molti mi hanno delusa ma poi approfondendo con il testo originale mi son dovuta ricredere…
    salutone

    Mi piace

  17. daland 2 settembre 2009 alle 10:58 pm

    @Badoéro

    Il libretto di Dinorah (italiano-inglese) è scaricabile in pdf da qui:

    http://www.archive.org/details/dinorahlepardond00meye

    Sulla sinistra della pagina (sezione “view the book”) ci sono i link per visualizzare il testo, o scaricarlo in pdf (pagina singola o doppia)

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  18. amfortas 3 settembre 2009 alle 7:28 am

    Badoero, come vedi l’ottimo Daland ti ha risolto il problema :-).
    A.Im., certo che alludo a me, devo eliminare un po’ di dolci…
    Ivy, sì sì ho l’anima del rockettaro in realtà 🙂

    Mi piace

  19. giuba47 3 settembre 2009 alle 12:27 pm

    Se tu mi aiuterai ad accostarmi a questa musica su cui sono assolutamente ignorante, te ne sarò molto grata. Ma mi deovresti accompagnare per mano. Perchè ho ascoltato di tutto e di più (non per questo sono “esperta di qualcosa”), ma per la lirica ho avuto dei problemi. Non chiedermi perchè, perchè non lo so. Ma sono cosciente che è una grave carenza.
    Grazie

    Mi piace

  20. utente anonimo 3 settembre 2009 alle 1:35 pm

    da Giuliano:
    …posso portare a Giulia il mio percorso personale?
    Io ho fatto una fatica boia, dopo i diciott’anni, a farmi piacere la lirica… Però mi ero accorto che c’era musica magnifica, che ne valeva la pena, e ho fatto uno sforzo mica male – tutto da solo, tra l’altro, perché in casa mia nessuno ascoltava l’opera e nemmeno la musica da camera o sinfonica.
    Per questo capisco chi ha delle difficoltà: le difficoltà ci sono e non è cosa da poco. Ho fatto una gran fatica soprattutto a farmi piacere le voci femminili, che sono le meno naturali e anche quelle con cui più hanno “giocato” i compositori, rendendole sì fascinosissime ma sempre meno naturali.

    Ma, in fin dei conti, è la stessa cosa che dicevano i nostri vecchi a proposito della chitarra di Jimi Hendrix: “sarà mica musica quel baccano lì?”.
    E invece è musica…

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  21. gabrilu 3 settembre 2009 alle 3:35 pm

    Ad otto anni (otto) i miei genitori mi catapultarono al Teatro Massimo di Palermo a vedere/sentire (boh, scegliete voi il verbo) l'”Otello”.

    C’era un un signore che si sgolava come un ossesso perchè (diceva lui) aveva vinto “l’orgoglio musulmano” .

    L’assatanato si chiamava Mario Del Monaco e pare che in quel periodo fosse molto “in”.

    Prima di andare “all’Opera” però i miei genitori mi avevano ammollato il libretto dicendomi (tengasi presente, plz, che avevo sempre solo anni otto, veh):

    “Se non ti leggi prima il libretto non capisci un accidente, quindi vedi di sbrigarti che tra poco dobbiamo uscire”.

    Fu questa, la mia iniziazione all’operà.

    Con l’accento rigorosamente sulla à.

    … Poi si, è vero, ci furono raffinamenti ulteriori, nella mia educazione musicale, ma non abbiamo detto che questa è solo la Prima Puntata del Feuilleton?

    Strasmile, Dear Amfortas, e sempre grazie per la tua grande pazienza ^__^

    Mi piace

  22. gabrilu 3 settembre 2009 alle 3:41 pm

    Ad otto anni (otto) i miei genitori mi hanno catapultato al Teatro Massimo di Palermo a vedere/sentire (boh, scegliete voi il verbo) l'”Otello”.

    C’era un un signore che si sgolava come un ossesso perchè (diceva lui) aveva vinto “l’orgoglio musulmano” .

    L’assatanato si chiamava Mario Del Monaco e pare che in quel periodo fosse molto “in”.

    Prima di andare “all’Opera” però i miei genitori mi avevano ammollato il libretto dicendomi (tengasi presente, plz, che avevo sempre solo anni otto, veh):

    “Se non ti leggi prima il libretto non capisci un accidente, quindi vedi di sbrigarti che tra poco dobbiamo uscire”.

    Fu questa, la mia iniziazione all’operà.

    Con l’accento rigorosamente sulla à.

    … Poi si, è vero, ci furono raffinamenti ulteriori, nella mia educazione musicale, ma non abbiamo detto che questa è solo la Prima Puntata del Feuilleton?

    Strasmile, Dear Amfortas, e sempre grazie per la tua grande pazienza ^__^

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  23. amfortas 3 settembre 2009 alle 4:07 pm

    Giulia, si può vivere benissimo senza musica lirica, soprattutto se non si provano emozioni nel sentirla. Una guida, come dici tu, virtuale è una cosa molto difficile da realizzare o perlomeno io non mi sento all’altezza di propormi in questo ruolo.
    L’unico suggerimento che ti posso dare (ha funzionato con altre persone) è proprio quello che ho descritto in questo post. Approfondire la tua conoscenza dell’Otello o del Macbeth e poi provare a sentire le omonime opere di Verdi.
    Ciao 🙂
    giuliano, il tuo esempio è chiarissimo e chi cerca di sminuire le difficoltà che ci sono sbaglia, perché scoraggia il melomane in fieri, che si fermerà al primo ostacolo. Uno dei più frequenti è proprio il non capire il testo del libretto; poi si fa orecchio e tutto diventa più facile, ma non è certo automatico.
    gabrilu, tu porti un altro esempio di avvicinamento all’opera che credo sia meno frequente, però è efficace.
    E poi complimenti, io a 8 anni a stento leggevo Topolino :-), anche se avevo già nelle orecchie Verdi (mi è venuto utile qualche anno dopo!)
    Grazie a tutti voi per i contributi e vado a postare la seconda puntata 🙂
    P.S
    Beata te, io Del Monaco non l’ho mai sentito…

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  24. gabrilu 3 settembre 2009 alle 4:53 pm

    Ma si.
    In fondo che importa?
    C’è accchì gli piace l’Opera e acchì no.

    (Quelli che non gli piace l’Opera peggio per loro, ma siccome loro non lo sanno, che se non gli piace l’Opera è peggio per loro, possono continuare a vivere felici giulivi e contenti. Si soffre solo per quello che si ha coscienza di perdere. Per le altre cose no. Quindi…. Beati loro! Io li invidio).

    Non si soffre, per la perdita di quel che non si sa di possedere o di poter possedere.

    Perciò suvvia, tutti felici e contenti in attesa della prossima puntata

    (Stai diventando peggio di LOST, Dear Amfortas)

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  25. utente anonimo 4 settembre 2009 alle 9:37 am

    oh, grazie per l’aiuto

    Badoéro

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