Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione sintetica del Lohengrin al Festival di Bayreuth 2011.

Premesso che su questo Lohengrin ritornerò più dettagliatamente tra un paio di settimane – è prevista su ARTE la diretta – metto giù un paio di sensazioni, dopo l’ascolto radiofonico, limitante e disturbato, di oggi.
Sul direttore Andris Nelsons non c’è molto da dire se non che ha diretto meglio dell’anno scorso, quando fu inascoltabile, ma che comunque anche oggi ha dimostrato di essere estraneo allo spirito di quest’opera. Una direzione che si potrebbe definire vigorosa, ma tagliata con l’accetta, monolitica, inadatta a esaltare quelle trasparenze, quell’incertezza misteriosa, quel pathos che è la cifra caratteristica di una musica che racconta una fiaba e non una guerra tribale. Inoltre, in almeno un paio d’occasioni, Nelsons ha perso il filo tra buca e palcoscenico e perciò i cantanti si sono ritrovati palesemente allo sbando.
Tra i cantanti è emerso un buon Georg Zeppenfeld, nei panni di König Heinrich, che non è certamente un fulmine di guerra, ma che almeno ha buon gusto e non urla.
Tómas Tómasson, il Telramund di turno, ha sbraitato in modo inverecondo e non capisco perché questa parte sia così spesso equivocata nell’interpretazione sino a farne una caricatura di un Compare Turiddu da provincia.
Per quanto riguarda Annette Dasch  (Elsa)me la cavo facilmente facendo copia e incolla dalla recensione dell’anno scorso: voce clamorosamente sottodimensionata per la parte e inoltre spesso in evidente difficoltà con l’intonazione. Nei concertati non è pervenuta.
Petra Lang, invece, ha una vocalità più robusta e adatta alla parte e a confronto con la sgangherata Evelyn Herlitzius dell’anno scorso sembra una cantante migliore, ma non è che si possa sempre giocare al ribasso e dire “beh meglio di…” eccetera. I confronti si fanno con chi lascia standard positivi, non con chi ne ha lasciati di orribili.
Ho lasciato da ultimo Klaus Florian Vogt, l’odierno Lohengrin, perché sulla sua prova vorrei spendere qualche parola di più.
Questo è un tenore che ha voce adatta alla parte e sa cantare, ma difetta clamorosamente di personalità artistica e fantasia interpretativa, purtroppo.
Però è stato – a mio parere – l’unico tra i protagonisti ad avvicinarsi a una buona prestazione, seppure il timbro non sia particolarmente affascinante e specialmente nel secondo atto fosse in palese difficoltà.

Non so se sia stato già scritto qualcosa in merito a questa recita, comunque sono come sempre graditi i commenti.

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14 risposte a “Recensione sintetica del Lohengrin al Festival di Bayreuth 2011.

  1. Giuseppe Sottotetti 27 luglio 2011 alle 11:51 pm

    Se verrà trasmesso su Arte potremo vedere i topoloni da laboratorio (perchè l’allestimento prevede appunto questo)
    Vogt mi sembra più adatto per fare Don Ottavio che Lohengrin, vero è che l’acustica del Festspielhaus è particolarissima e anche con poca voce ci si fa sentire perfettamente senza difficoltà

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  2. amfortas 28 luglio 2011 alle 8:54 am

    Giuseppe, sì, questo è il Lohengrin dei ratti e io attendo con ansia di capire il disegno registico…
    Vogt è leggerino, ma in teatro, quando lo sentii io, la voce passava bene.
    Ciao!

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  3. ParsifalKna 28 luglio 2011 alle 5:03 pm

    Ciao, purtroppo non ho potuto ascoltare i Meistersinger(ma non credo di aver perso nulla di particolare). Circa Lohengrin, devo dire che sinceramente mi è abbastanza piaciuto, anche se non è che Nelson sia venuto a “miracol mostrare”…la sua direzione mi è parsa priva di fantasia e piuttosto pesante; è vero, meglio dell’anno scorso ma come giustamente dici non si può sempre giocare al ribasso(vale anche per Ortruda). E’ strano il destino di Telramund, molti lo rendono sguaiato ed altri lo parlano, facendone una specie di sprachgesang come per Mime…eppure le note ci sono, quindi perchè non cantarle? Ma su Florian Vogt vorrei anch’io dire qualcosa in più: probabilmente ieri era un po’ affaticato e magari si potrà considerare la sua interpretazione piuttosto monocorde, ma se vogliamo considerare Lohengrin come un essere proveniente da una “fernem land” allora mi pare che l’artista recuperi una sua credibilità; non a tutti può (o deve) piacere il suo timbro, il colore della sua voce, ma a me entusiasma perchè me lo rende figura “angelicata”, sicuramente molto lontano dal pur valido Kaufmann. Ascoltandolo mi torna in mente ciò che disse Mann a proposito del “blu Lohengrin” (sinestesia decadente affascinante), davvero ascoltandolo mi sembrava di “vedere” una musica celeste. Senza voler suscitare le ire di nessuno, mi tornano in mente l’edizione del 1953 di Keilberth con un Windgassen ancora giovane e dal timbro adamantino, non ancora reso più scuro dai tanti Siegfried eTristan che canterà per più di un decennio, ed anche il Parsifal leggendario del 1951 con il sommo dei sommi (Kna, ovviamente!). Non a caso Florian Vogt ha cantato più volte Lohengrin (vedi il dvd diretto da Nagano) ed anche Parsifal. Insomma, tutta questa tirata per dire che questo cantante a me piace..Questo Lohengrin, comunque, con i suoi topi, diverrà un dvd il prossimo anno, quindi potremo tutti giudicarlo meglio, anche se davvero Wagner aveva ragione quando teorizzava il Wort-ton-Drama: ascoltare una musica così sublime dovendola associare a dei ratti toglie un po’ di incanto. Mentre scrivo sto ascoltando un Parsifal che mi pare più che decoroso. A più tardi per i pareri. Ciao. Antonio.

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    • amfortas 28 luglio 2011 alle 6:52 pm

      Antonio, neanch’io ho ascoltato i Meistersinger, ma da quello che ho letto qua e là in effetti non ci siamo persi molto.
      Vedo che sul Lohengrin la pensiamo più o meno allo stesso modo e sottoscrivo anche la tua opinione su Vogt, che non sarà un mostro di ricercatezza ma, confermo, sa cantare e ha voce adatta alla parte. Poi, che il bel Jonas scavi un po’ di più dal punto di vista psicologico è vero, ma è anche, spesso, gutturale, pur restando un Lohengrin di rilievo. Il mio preferito è, probabilmente, il grande Konya.
      Non sto seguendo il Parsifal con attenzione, lo tengo di sottofondo.
      Ciao e grazie per l’intervento articolato.

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  4. nicola romano 29 luglio 2011 alle 12:08 am

    Io penso che Vogt non e tanto ideale per cantare Wagner. Ho l`edizone di Baden Baden e non mi e piaciuto per niente. Nicola da Darmstadt

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  5. pasquale 29 luglio 2011 alle 12:46 am

    sono d’accordo con questa recensione,sul direttore invece il mio giudizio è un pò più positivo,perchè rispetto all’anno scorso ha diretto molto meglio.

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  6. amfortas 29 luglio 2011 alle 8:29 am

    Pasquale, guarda, è stata una direzione appena sufficiente e con qualche notevole scivolone. Sì, certo, positiva, ma forse non basta.
    Vero che è stato migliore dell’anno scorso, ma non ci voleva molto.
    Ciao e grazie anche a te.

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  7. gillo 31 luglio 2011 alle 8:45 pm

    Ciao, verissimo che la direzione è stata disomogenea, però secondo me nei momenti più intensi è stata convincente ed emozionante. Il che non è poco di questi tempi. non saprei dire dei miglioramenti rispetto all’anno scorso perché l’ho “bucata” ma mi fido ciecamente di voi. Su Vogt concordo con ParsifalKna, mentre sul resto dei cantanti sottoscrivo tutti i tuoi commenti, comunque sempre interessanti. Ciao

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  8. amfortas 1 agosto 2011 alle 9:28 am

    Gillo, grazie del passaggio.
    Sai, io credo che bisognerebbe valutare la direzione al netto della musica favolosa del Lohengrin, che ha comunque alcune pagine di una bellezza tale da essere impossibili (o quasi) da rovinare.
    Per quanto riguarda Vogt, almeno stiamo discutendo di una prova comunque discreta, che si presta a speculazioni che vanno sul gusto personale. Sulla prestazione della Friede, per dire, c’è poco da discutere 🙂
    Grazie per il contributo, ciao!

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  9. dragoval 22 febbraio 2016 alle 3:11 pm

    Caro Amfortas,
    sperando di non essere troppo OT volevo chiederti indicazioni in merito a quale edizione/esecuzione/ allestimento del Lohengrin possa essere ,considerata/o “di riferimento” . E anche la soddisfazione, a margine, di una piccola curiosità personale, su come mai esista una versione italiana delle arie (penso in particolare a Mai devi domandarmi ).
    Mille grazie e un saluto

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    • Amfortas 22 febbraio 2016 alle 5:05 pm

      Dragoval, ciao. Mi fai una domanda molto difficile perché ovviamente l’edizione di riferimento è legata ai gusti personali, non c’è un’oggettività assoluta (per fortuna, aggiugerei).
      Fatta questa indispensabile premessa le mie edizioni di riferimento sono due: dal vivo amo molto quella del (mi pare) 1958 diretta da Cluytens a Bayreuth, con Konya, Varnay e Rysanek. In studio sono in dubbio tra quella diretta da Kempe (1964) e l’altra con Kubelik sul podio (1970 o 1971). Entrambe sono di altissimo livello sotto ogni punto di vista.
      La versione italiana esiste perché sino a pochi decenni fa (diciamo a metà degli anni 70 del secolo scorso) era normale che in Italia si adottasse la versione ritmica italiana dell’opera. Anche a Trieste fu così, mi pare nel 1971.
      Peraltro, credo tu lo sappia, in Germania a partire dal 1920 in poi ci fu una “Verdi renessaince” in cui le opere di Verdi erano rappresentate in tedesco.
      Spero di aver risposto alla tua domanda 🙂
      Ciao e grazie!
      PS
      Credo che le incisioni che ho nominato sopra siano tutte facilmente reperibili.

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