Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria de I Capuleti e i Montecchi di Bellini al Teatro La Fenice di Venezia. Tragedia: muoiono Romeo e Giulietta.

Dell’orrida Venezia che dire? Poco, questa volta, soprattutto perché evidentemente in gennaio i gabbiani assassini stanno ancora smaltendo qualche viaggiatore morto avanzato dalle crapule festive e la carne fresca – visto il ridotto afflusso turistico (si fa per dire) – è più difficilmente reperibile.

Un gabbiano gigante travestito da aereo, mentre attacca uno stormo di aquile.

Un gabbiano assassino gigante travestito da aereo, mentre attacca uno stormo di aquile.

Peraltro, anche in questo periodo la trasferta lagunare mi ha lasciato un bel ricordo: l’immagine di una coppia etero di giapponesi in cui l’elemento maschile avanzava per le calli tenendo teso un braccio che brandiva una prolunga di circa 1.5m con in cima una minitelecamera rivolta verso l’alto. Ha rischiato di levare gli occhi più volte ai passanti ma forse , ci ho pensato ora, non era a scopo turistico ma il tipo si è inventato una specie di NORAD in salsa orientale per difendersi dagli attacchi dei gabbiani kamikaze. Dopotutto i giapponesi hanno esperienza di questo tipo di incursioni (strasmile).
Ma, come sempre, passiamo alle cose meno serie.
Oggi molti di noi si comportano troppo spesso come il proverbiale elefante in cristalleria: siamo – mi ci metto anch’io senza problemi – inopportuni, caciaroni e maldestri. Forse è colpa nostra, forse è colpa di una società che ci spinge alla velocità e al cinismo, all’indifferenza verso le cose belle e delicate. Viviamo con un sottofondo continuo di rumori, perlopiù molesti. Ecco, dal mio punto di vista il primo problema da affrontare e risolvere quando ci si appresta all’ascolto di Bellini – e dei Capuleti e Montecchi in particolare – è di evitare l’atteggiamento dell’elefante di cui sopra e cercare di riappropriarci di una delicatezza, di una gentilezza, di un’attenzione diversa per un’estetica che non ammette violenza in senso lato e pretende invece passione, silenzio e raccoglimento. L’Arte – lo ripeto stesso – è una sospensione momentanea della realtà e per questo è salvifica. Abbiamo bisogno di un time out per riprendere fiato e avere poi la forza di riaffrontare le miserie e gli orrori del quotidiano. Perché negarci questa possibilità?2013-TF-I-Capuleti-e-i-Montecchi-atto-II-31-10-dl-foto-Ennevi-307-1
È vero, la vicenda dei Capuleti e Montecchi non sta in piedi, oggi, soprattutto nella riduzione teatrale di Felice Romani il quale, attenzione, non prese spunto dal testo di Shakespeare (pressoché sconosciuto in Italia a quei tempi) bensì da una novella di Matteo Bandello e dalla tragedia “Giulietta e Romeo” di Luigi Scevola. Poco importa perché se cambiano alcuni particolari, soprattutto per quanto riguarda la figura e il ruolo drammaturgico di Tebaldo, la sostanza non cambia. La differenza sta nella musica di Bellini, che avvolge la trama di una specie d’incantesimo fatto di melodie purissime che non a caso compaiono di frequente nei recital dei cantanti.
Questa produzione però nasce con un fardello ingombrante e cioè un allestimento che è sembrato inutile, quando non fastidioso.
L’idea del regista Arnaud Bernard è di ambientare la vicenda in una pinacoteca in costruzione, con tanto di manovalanze che vagano sulla scena mentre i cantanti e il coro sono i protagonisti raffigurati nelle tele in via di esposizione: la celebre tecnica dei tableaux vivants. Il problema è non tanto la sensazione di deja vu – oggi nessuno inventa niente – quanto il fatto che l’opera, che già non ha una trama che brilla per dinamismo, esce statica, soporifera e alla fine annoia. Perciò a poco valgono le scene genericamente gradevoli firmate dallo stesso regista e da Alessandro Camera e il discreto impianto luci di Fabio Barettin, anche perché i costumi di Carla Ricotti non sono certo cromaticamente eccitanti e quello di Romeo è, se non brutto, almeno esteticamente inadatto all’interprete della parte.

Omer Meir Wellber

Omer Meir Wellber

Piuttosto discutibile anche la direzione di Omer Meir Wellber, che non ha convinto già dalla Sinfonia iniziale affrontata con un vigore risorgimentale del tutto estraneo all’estetica belliniana. In generale è sembrato che il volume dell’ottima Orchestra della Fenice fosse sempre troppo alto e nelle strette eravamo al chiasso, né più né meno. Più equilibrati mi sono sembrati i numerosi preludi concertanti alle arie, ma purtroppo proprio qui si sono consumati un paio di delitti da parte della regia, che ha previsto interventi delle comparse del tutto fuori luogo e involontariamente comici, che distraevano l’attenzione dalla musica.
Anche dal punto di vista strettamente vocale non tutto è andato liscio.
Incisiva, seppure con qualche eccesso di temperamento, m’è sembrata la prestazione del basso Rubén Amoretti nei panni di Capellio. Sempre meritevole di lode Luca Dall’Amico, Lorenzo partecipe, dalla voce importante.
Jessica Pratt ha dato vita ad un’ammirevole Giulietta. Il soprano ha colto la tinta malinconica del personaggio senza snaturarla con accenti patetici troppo marcati, ma anzi caratterizzando la sfortunata eroina di un orgoglio e una fierezza del tutto appropriati a una figura protoromantica. Belle le messe di voce, lucenti gli acuti di un’interprete che mi pare possa dare il meglio di sé in questo repertorio.

Da sinistra Jessica Pratt (Giulietta) e Sonia Ganassi (Romeo)

Da sinistra Jessica Pratt (Giulietta) e Sonia Ganassi (Romeo)

Altalenante la prestazione di Sonia Ganassi (nella parte en travesti di Romeo), che dopo un inizio piuttosto accidentato – soprattutto nella famosa cavatina Se Romeo t’uccise un figlio – si è parzialmente ripresa nel successivo duetto con Giulietta per poi interpretare egregiamente il secondo atto, in cui ha sfoggiato accento convincente e un registro centrale rigoglioso.
Shalva Mukeria è un tenore di vocalità e gusto ideali per le parti amorose di questo repertorio, ma purtroppo il timbro ingrato e una certa inerzia nell’accento ne limitano le potenzialità espressive nei momenti più passionali. In ogni caso da lodare la sua interpretazione della difficile aria È serbata a questo acciaro, in cui ha fraseggiato con intensa partecipazione.
Molto bene si è comportato il Coro, ben preparato da Claudio Marino Moretti.
Come succede quasi sempre a Venezia, il teatro era affollatissimo anche se non esaurito.
Il pubblico ha gradito lo spettacolo, regalando qualche timido applauso a scena aperta e premiando tutta la compagnia artistica nei festeggiamenti finali.
Qui potete trovare il curatissimo libretto di sala, visto che non mi sono soffermato sulla genesi dell’opera, che presenta qualche curiosità.
Un saluto a tutti, alla prossima!applausi al cast

VENEZIA, TEATRO LA FENICE 14 gennaio 2015: I Capuleti e i Montecchi.
 
Capellio Rubén Amoretti
Giulietta Jessica Pratt
Romeo Sonia Ganassi
Tebaldo Shalva Mukeria
Lorenzo Luca Dall’Amico
   
   
Direttore Omer Meir Wellber
Regia Arnaud Bernard
Scene Alessandro Camera
Costumi Maria Carla Ricotti
Luci Fabio Barettin
 
 
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
 

 

 



Annunci

17 risposte a “Recensione semiseria de I Capuleti e i Montecchi di Bellini al Teatro La Fenice di Venezia. Tragedia: muoiono Romeo e Giulietta.

  1. mpinali 15 gennaio 2015 alle 5:30 pm

    Dammi una speranza Notung: ho assistito alla prima di quest’allestimento a Verona l’anno scorso, e chissà che non abbiano tolto una scena particolarmente brutta 😀 (anzi, anche 2 o 3!)
    Capellio sputava ancora addosso alla figlia nel Finale Primo? Romeo si atteggiava ancora come un galletto ruspante nel “La tremenda ultrice spada”? E soprattutto, Giulietta distruggeva e scartava tutti i quadri che trovava accanto a sè???

    Mi piace

    • Amfortas 15 gennaio 2015 alle 7:22 pm

      Martino, ciao :-), a Verona non c’ero perciò non so dire se sia stata apportata qualche modifica. Ieri si diceva di sì, ma non saprei appunto essere preciso. Romeo si atteggiava, lo sputo in stile lama boliviano non l’ho notato (ma magari ho abbassato pudicamente gli occhi in quel momento) e ti confermo l’insensata scelta di far scartare i quadri a Giulietta, senza che li distruggesse però. Chissà se è una delle migliorie…
      Ciao e grazie 🙂

      Mi piace

  2. Paolo Benetti 15 gennaio 2015 alle 7:05 pm

    Dear Sir, La prego non oltraggiare vieppiù la stra-agognata Venezia cui noi da nord muoviamo in pellegrinaggio estatico sulle orme del padre Duerer…quanto alla vita reale essa non è con noi così matrigna come sembra essere con Vossia…
    See you, P. B.

    Mi piace

    • Amfortas 15 gennaio 2015 alle 7:29 pm

      Paolo, Le prometto che alla prossima occasione omaggerò come si conviene la meta del Vostro pellegrinaggio. La vita reale m’è matrigna, purtroppo, ma pure quella virtuale non scherza eh?
      See you later, alligator.

      Mi piace

  3. Andrea 16 gennaio 2015 alle 10:09 am

    Ciao Paolo,

    Qualche nota sul secondo cast sentito ieri sera.
    Tanti vuoti in platea ma un pubblico decisamente più caldo rispetto alla prima. Al termine del preludio parte subito un “Viva Bellini!” dai palchi seguito da scroscianti applausi e per un attimo sembra Senso scena prima, sarà anche per il ritmo risorgimentale impresso dal Direttore, come dici tu. Poi arriva subito la più grossa differenza rispetto al primo cast. Il Tebaldo di Francesco Marsiglia ha voce nobile e brunita, e offre un’interpretazione molto più coinvolgente di Shalva Mukeria. Quando entra il Romeo di Paola Gardina sentiamo una giovane fresca e scattante, senza gli affanni di Sonia Ganassi (che aveva una respirazione rumorosa e difficoltosa), più in parte fisicamente (a lei il costume si adatta meglio), a cui manca però l’immedesimazione spirituale nel giovane innamorato, che invece Ganassi mi aveva trasmesso. Mihaela Marcu poi risolve la parte di Giulietta in maniera molto simile a Jessica Pratt, due interpretazioni sovrapponibili, forse la Pratt più brillante vocalmente. Lorenzo e Capellio sono parsi un po’ stanchi. D’altronde loro, come coro e orchestra, dovranno ripetersi sei volte in sei giorni.
    Omer Meir Wellber è stato moderatamente contestato all’inizio del secondo atto, ma applaudito al termine. Ha dato tempi bizzarri, decidendo di non confrontarsi con la discografia e l’interpretazione “consolidata” dell’opera. Un esperimento poco apprezzato, che forse voleva tentare per un’opera poco conosciuta ed evidentemente ritenuta scarsamente rilevante. Le critiche gli saranno d’insegnamento per il futuro (forse).
    Decisamente balzana la scelta del regista Arnaud Bernard di uscire per gli applausi al termine di una replica. È stato premiato dal pubblico con una marea di “buuu”. Avrà voluto coronare le bislaccate della messa in scena? La mia impressione è che non sapesse cosa fare la sera nella “orrida Venezia” e si è buttato in Fenice.
    La regia non mi ha disturbato (ma sono temprato da qualche viaggio in Germania, che servirebbe a molti appassionati italiani per svecchiarsi). Mi è stata semplicemente indifferente, era separata dal cuore del dramma. I gesti e i movimenti dei protagonisti erano dei più tradizionali. Di fatto era ignorabile dallo spettatore. Mentre entrano gli operai nel preludio, io guardo il direttore e gli archi. Mentre tagliano la stoffa, io mi concentro sul clarinetto. Per essere una cosa seria l’operaio doveva essere Romeo. Così è epidermica. Nonostante tutto i commenti più comuni degli spettatori di tutte le serate riguardavano proprio la messa in scena: “Meglio avere un posto con scarsa visibilità!”, “Che senso hanno queste regie moderne?”, pure “Romeo donna non è credibile!” (e Bellini piange!). Gorgia diceva che il buon artista è quello che riesce a ingannare il pubblico, e il pubblico migliore è quello che si lascia ingannare. Questo Capuleti non ha avuto un buon artista, ma neanche un buon pubblico.

    Andrea

    P.s.: non credo ci sia stato lo sputacchio, anzi alla prima Ganassi/Romeo ha perso la spada e Capellio gliel’ha gentlemanlike restituita lanciandola al volo.
    P.p.s.: passate le feste e non arrivato Carnevale, Venezia è parsa veramente vuota di turisti, rispetto al solito. Pure Florian era chiuso per manutenzione! Una gradita sorpresa per me.

    Mi piace

    • Amfortas 16 gennaio 2015 alle 8:32 pm

      Andrea, ciao! Grazie per l’ottimo commento che arricchisce la mia cronaca dalla laguna. Sono contento di sapere delle buone prestazioni dei cantanti. In particolare mi fanno piacere le buone prestazioni della Marcu e della Gardina, oltre che di Marsiglia. Leggendo qua e là mi pare che Wellber e Bernard abbiano messo d’accordo tutti, purtroppo nel male.
      Sono largamanente condivisibili anche tutte le tue altre considerazioni, comprese quelle…ambientali :-).
      Ciao, grazie e spero a presto.

      Mi piace

      • Andrea 16 gennaio 2015 alle 11:43 pm

        Di nulla, è un piacere contribuire alla tua bella pagina.
        Stasera alla terza rappresentazione c’è stata aperta contestazione anche per il Direttore (mi dicono).
        Vedrai Die Soldaten alla Scala? La generale ieri è piaciuta al pubblico nonostante la difficoltà; spero di andare cogliendo qualche offerta. Per assurdo le cose scaligere migliori restano ampiamente invendute, come Les Troyens che hai giustamente lodato.
        Ciao!
        Andrea

        Mi piace

      • Amfortas 17 gennaio 2015 alle 10:55 am

        Andrea, ciao. Eh, mi aspettavo le contestazioni già alla prima, a dire il vero. No, non vedrò Die Soldaten e mi spiace molto ma proprio non ce la faccio.
        Ti racconto un aneddoto in merito ai Capuleti, che credo sia piuttosto indicativo della preparazione del pubblico.
        Questa mattina su Twitter c’era un tale che si lamentava – e, a suo dire, si faceva portavoce di altri – perché Romeo era stato interpretato da una donna. Era proprio scandalizzato eh? E che cavolo, questi registi – diceva – questa è la morte dell’opera!
        Ora io, se posso, cerco di stare lontano da polemiche e casini vari online perché come tutti ho già i miei grattacapi, però in quest’occasione non ho potuto fare a meno di ricordare che la parte di Romeo è stata scritta da Bellini per…una donna. Allora, capisci, altro che Die Soldaten! Qui siamo messi male soprattutto perché chiunque ritiene di poter dire la sua su qualsiasi argomento, in nome di una malintesa libertà di opinione. Bisogna che si insegni l’opportunità del silenzio, la modestia dello studio e del sacrificio. Cominciamo da questo e poi ne riparliamo.
        Ciao, grazie ancora e scusa per lo sfogo 🙂

        Mi piace

  4. principessasulpisello 17 gennaio 2015 alle 10:11 am

    L’ho vista a Vienna, parecchi anni fa, in una bellissima edizione.

    Mi piace

  5. Andrea 17 gennaio 2015 alle 4:56 pm

    “Qui siamo messi male soprattutto perché chiunque ritiene di poter dire la sua su qualsiasi argomento, in nome di una malintesa libertà di opinione. Bisogna che si insegni l’opportunità del silenzio, la modestia dello studio e del sacrificio. Cominciamo da questo e poi ne riparliamo.”

    Sottoscrivo in pieno, e non vale solo per il melodramma.

    Andrea

    Mi piace

  6. la dissacrante margot 20 gennaio 2015 alle 3:26 pm

    Ma alla fine muoiono? E come muoiono? Perché io, in una pinacoteca, morirei di noia…

    Mi piace

    • Amfortas 20 gennaio 2015 alle 5:42 pm

      Margie, qual buon vento? Ero certo che i due innamorati morissero, ma poi ho visto che ci sono state altre recite con loro protagonisti…quindi non ho capito nulla 😦
      Pinache?
      Ciao 🙂

      Mi piace

      • la dissacrante margot 20 gennaio 2015 alle 8:04 pm

        Lo immaginavo!!! Anche nel film fanno finta di morire, ma poi ogni volta che lo rivedo, all’inizio sono sempre vivi. Credo pensino che siamo stupidi…

        Mi piace

      • Amfortas 20 gennaio 2015 alle 8:11 pm

        Margie, il valore della stupidità è pesantemente sottostimato! Si può essere sempre più scemi, è un campo in cui ci si può migliorare sempre. Prendi noi due, per dire. No limits!
        Ciao 🙂

        Mi piace

  7. Pingback:La Top Ten 2015 su Di Tanti Pulpiti (con tante belle foto). | Di tanti pulpiti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: