Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria di Tancredi al Teatro Regio di Torino.

 
Dopo un viaggio di ritorno almeno accidentato, sotto la pioggia battente da Milano a Trieste, m’accingo a scrivere le mie impressioni sul Tancredi al Regio di Torino.
Avevo letto qualcosa in Rete e, se le prestazioni dei cantanti erano valutate in modo diverso, sull’inadeguatezza del direttore Kristjan Järvi c’era unanimità nel considerarlo insufficiente o addirittura calamitoso.
Beh, calamitoso forse no, almeno a quanto ho sentito ieri sera, ma insufficiente sì.
Mi vengono in mente due aggettivi per la direzione: piatta e schizofrenica.
Accelerazioni insensate, che hanno danneggiato qualche volta i cantanti e totale assenza di calore e pathos nel suono orchestrale. L’ho quasi maledetto, questo Maestro, per la totale assenza di poesia nell’entrata di Tancredi, uno dei momenti più alti della musica di Rossini.
 

Viola per Tancredi Torino.

E basta.
Poi c’è l’equivoco che riguarda la regia, che non c’era. Voglio dire, ieri sera Yannis Kokkos ha confermato di avere idee (poi, possono piacere o meno) come scenografo e costumista, ma essere registi vorrebbe dire anche far interagire i personaggi in maniera coerente con la drammaturgia dell’opera, e ciò non è stato, visto che quasi sempre i protagonisti cantavano più o meno impalati al proscenio.
Peccato, perché con un lavoro più mirato sui cantanti lo spettacolo sarebbe stato ancora migliore.
Sicuramente il regista ha lavorato sul Coro, i cui movimenti però sono sembrati spesso insensati e criptici.
Quindi, chissà, magari è stato un bene che si sia disinteressato dei cantanti (strasmile).
Bellissime alcune intuizioni, come l’emozionante finale, in cui Tancredi si presenta trafitto come nell’iconografia, sterminata credo, del martirio di San Sebastiano.
Buona anche l’idea (anche se non freschissima, ormai un po’ abusata) dei doppi dei personaggi, a guisa di pupi siciliani.
Complessivamente l’allestimento è elegante e di buon gusto, che mica è poco di questi tempi.
Detto che l’Orchestra e il Coro del Regio sono sembrati in gran spolvero, vengo ai solisti.
 
Antonino Siragusa era all’esordio quale Argirio e ha confermato di essere un artista in continua evoluzione.
La voce si è molto irrobustita senza che gli acuti, sempre facili, abbiano perduto di lucentezza e penetrazione. Forse la difficoltà delle arie gli ha tolto un po’ di concentrazione nei recitativi, episodicamente tirati via.
Contrariamente alle mie aspettative il tenore mi è sembrato più convincente nel patetico finale che nei momenti più barricaderi ed infuocati. Prestazione molto buona, comunque, in una parte davvero difficile.
 
Daniela Barcellona ha riproposto quel Tancredi che è uno (forse IL) dei suoi cavalli di battaglia.
La bellezza della voce è nota, così come la cura del fraseggio, il gusto sempre appropriato e la recitazione convincente.
Come già nella recente Messa da Requiem di Verdi, il contralto triestino ha dimostrato di essere sicura in alto e timbratissima nel registro grave, senza che si sentano fastidiosi salti o imbarazzi nella linea di canto.
Inoltre colpisce sempre la presenza scenica e la sobrietà del porgere, insomma una fuoriclasse assoluta che ha dimostrato una volta di più d’aver superato il momento di leggera crisi di un paio d’anni fa.
Finale di rara intensità emotiva.
Brava Daniela, più che mai! Applausi a scena aperta dopo “Di tanti palpiti” e dopo il duetto (unico, tagliato l’altro) con Amenaide.
 
Dopo un inizio cauto ma comunque positivo (nelle recite precedenti era stata annunciata indisposta), Patrizia Ciofi ha cantato un secondo atto magnifico, nel quale ha strappato un enorme applauso a scena aperta dopo la grande scena del secondo atto “Di mia vita infelice …No che il morir non è…”.
Amenaide è, a mio parere, un personaggio che le si addice particolarmente, perché il soprano ha un grande temperamento drammatico che sul palco è un atout formidabile.
Va segnalata solo qualche asprezza negli acuti e una prima ottava non sempre perfettamente a fuoco.
 
Il basso Simone Del Savio impersonava Orbazzano e mi ha deluso molto, non tanto dal lato vocale, la prestazione si può valutare corretta, ma soprattutto per la mancanza di un accento pertinente: insomma, piatto e noiosetto.
Di buon livello le parti minori. Discreta Paola Gardina quale Roggiero e molto brava Annunziata Vestri nei panni di Isaura, pure lei applaudita a scena aperta.
Spettacolo nel complesso molto riuscito e serata divertente ed appagante, sono contento nonostante la trasferta sia stata faticosa e assai dispendiosa (argh!).
Ex Ripley ha apprezzato pure lei, insieme al pubblico di Torino che affollava il teatro.
Un’unica nota negativa. Ancora una volta qui a Torino buona parte degli spettatori è scappata da teatro non appena è calato il sipario, neanche fossero dal medico alla fine di una visita.
Mah!
Pur economicamente acciaccato, non ho potuto resistere al richiamo della cioccolateria Gobino.
Ecchecavolo (smile).
 
 
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25 risposte a “Recensione semiseria di Tancredi al Teatro Regio di Torino.

  1. utente anonimo 4 dicembre 2009 alle 7:57 pm

    Sono sostanzialmente d’accordo, con qualche limitazione per Siragusa in questo ruolo che non è precisamente da tenore contraltino, quanto ai recitativi quelli di Jimenez erano proprio altra cosa. La Barcellona è sempre brava, peccato che sia passato un decennio dal suo splendido debutto e che sia quindi molto guardinga nelle puntature: qualche volta si desidererebbe davvero qualcosa di più, anche senza rimpiangere gli eccessi barocchi della Horne. D’accordo sulla Ciofi il cui gusto e la cui musicalità sono fuori di discussione: solo,a causa di  un repertorio in parte al di sopra delle sue possibilità naturali, la voce accusa  una certa perdita di smalto. Il direttore era del tutto inadeguato. E’ lui il responsabile del fatto che gran parte del fascino di questa straordinaria partitura sia andato perduto. Cari saluti.

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  2. amfortas 4 dicembre 2009 alle 8:06 pm

    1, mi fa piacere che si sia sostanzialmente d’accordo.
    In merito a Järni, sinceramente, m’aspettavo peggio. Non che abbia diretto sufficientemente bene, ma è stato forse più scolastico e noioso che disastroso.
    Ciao e grazie.

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  3. amfortas 4 dicembre 2009 alle 8:06 pm

    1, mi fa piacere che si sia sostanzialmente d’accordo.
    In merito a Järni, sinceramente, m’aspettavo peggio. Non che abbia diretto sufficientemente bene, ma è stato forse più scolastico e noioso che disastroso.
    Ciao e grazie.

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  4. utente anonimo 4 dicembre 2009 alle 9:25 pm

    beh, ho già commentato l’altro post ( a torino ci sono andato sabato, ho visto lo spettacolo di domenica). tutto vero, interamente d’accordo con la tua recensione. non poteva essere migliore. solo mi permetto di dissentire su del savio, a me è sembrato buono. ciofi e barcellona straordinarie comunque..

    ps. la regia secondo me era volutamente statica, direi ‘ottocentesca’..si voleva creare un contrasto con la scenografia contemporanea (ripeto, secondo me)

    saluti

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  5. utente anonimo 4 dicembre 2009 alle 9:25 pm

    beh, ho già commentato l’altro post ( a torino ci sono andato sabato, ho visto lo spettacolo di domenica). tutto vero, interamente d’accordo con la tua recensione. non poteva essere migliore. solo mi permetto di dissentire su del savio, a me è sembrato buono. ciofi e barcellona straordinarie comunque..

    ps. la regia secondo me era volutamente statica, direi ‘ottocentesca’..si voleva creare un contrasto con la scenografia contemporanea (ripeto, secondo me)

    saluti

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  6. utente anonimo 4 dicembre 2009 alle 9:38 pm

    pps. il san sebastiano era quello di antonello da messina comunque..

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  7. utente anonimo 4 dicembre 2009 alle 9:38 pm

    pps. il san sebastiano era quello di antonello da messina comunque..

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  8. amfortas 4 dicembre 2009 alle 9:45 pm

    Grazie, io ho messo un San Sebastiano a caso, perché in quel campo sono clamorosamente incompetente 🙂

    Eccolo qui!

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  9. amfortas 4 dicembre 2009 alle 9:45 pm

    Grazie, io ho messo un San Sebastiano a caso, perché in quel campo sono clamorosamente incompetente 🙂

    Eccolo qui!

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  10. utente anonimo 5 dicembre 2009 alle 4:58 pm

    CD – Abbiamo assistito alla stessa recita, e in effetti anche i giudizi sono piuttosto concordi. Mi verrebbe da chiederle quando ha fotografato lo spartito, dato che sono stato piuttosto attento e non me ne sono accorto!
    Tornando allo spettacolo… il basso avevo voce proprio… bassa, faticavo davvero a sentirlo… un vocino davvero esile, impossibile valutarne l’interpretazione. La Ganassi, secondo me, è partita benissimo, mi è parsa un pò "frettolosa" sul finale, complice la direzione non propriamente accompagnatrice dei cantanrti di Jaervi. Ottima la Ciofi, specie nel secondo atto e in particolare nella scena della prigione che secondo me è risultato essere il momento più riuscito dell’opera. Bravo Siragusa, la voce si è scurita rispetto a qualche anno fa, e si è fatta pure più potente. In bel terzetto di cantanti, di ottimo livello. Anche le 2 comprimarie mi sono sembrate all’altezza, e non a caso una di loro è stat premiata da un lungo applauso a scena aperta (pratica che non amo, ma tant’è….). Su Kokkos e Jaervi, non mi esprimo, davvero il mio giudizio sarebbe troppo simile al suo.
    Nel complesso, un altro buon spettacolo, pur con qualche punto non riuscitissimo… ma questo è il teatro, no?

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  11. utente anonimo 5 dicembre 2009 alle 4:58 pm

    CD – Abbiamo assistito alla stessa recita, e in effetti anche i giudizi sono piuttosto concordi. Mi verrebbe da chiederle quando ha fotografato lo spartito, dato che sono stato piuttosto attento e non me ne sono accorto!
    Tornando allo spettacolo… il basso avevo voce proprio… bassa, faticavo davvero a sentirlo… un vocino davvero esile, impossibile valutarne l’interpretazione. La Ganassi, secondo me, è partita benissimo, mi è parsa un pò "frettolosa" sul finale, complice la direzione non propriamente accompagnatrice dei cantanrti di Jaervi. Ottima la Ciofi, specie nel secondo atto e in particolare nella scena della prigione che secondo me è risultato essere il momento più riuscito dell’opera. Bravo Siragusa, la voce si è scurita rispetto a qualche anno fa, e si è fatta pure più potente. In bel terzetto di cantanti, di ottimo livello. Anche le 2 comprimarie mi sono sembrate all’altezza, e non a caso una di loro è stat premiata da un lungo applauso a scena aperta (pratica che non amo, ma tant’è….). Su Kokkos e Jaervi, non mi esprimo, davvero il mio giudizio sarebbe troppo simile al suo.
    Nel complesso, un altro buon spettacolo, pur con qualche punto non riuscitissimo… ma questo è il teatro, no?

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  12. amfortas 5 dicembre 2009 alle 5:13 pm

    cd, forse non mi hai visto perché a fotografare la partitura è stata mia moglie che, per sua fortuna, è avara di tratti mascolini da 54enne in disarmo fisico 🙂
    Mi fa piacere che anche tu concordi, nella sostanza, con me.
    Hai fatto un lapsus sull’interprete di Tancredi, però: ovviamente intendevi Daniela Barcellona.
    Mi ha fatto ridere, perché fisicamente sono agli antipodi, bionda e piccolina Sonia, altissima e mora Daniela!
    Ciao e grazie 🙂

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  13. amfortas 5 dicembre 2009 alle 5:13 pm

    cd, forse non mi hai visto perché a fotografare la partitura è stata mia moglie che, per sua fortuna, è avara di tratti mascolini da 54enne in disarmo fisico 🙂
    Mi fa piacere che anche tu concordi, nella sostanza, con me.
    Hai fatto un lapsus sull’interprete di Tancredi, però: ovviamente intendevi Daniela Barcellona.
    Mi ha fatto ridere, perché fisicamente sono agli antipodi, bionda e piccolina Sonia, altissima e mora Daniela!
    Ciao e grazie 🙂

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  14. utente anonimo 5 dicembre 2009 alle 5:31 pm

    CD – Ops, hai ragione… le confondo entrambe da quando le vidi insieme anni fa a Bologna…

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  15. utente anonimo 5 dicembre 2009 alle 5:31 pm

    CD – Ops, hai ragione… le confondo entrambe da quando le vidi insieme anni fa a Bologna…

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  16. mamikazen 6 dicembre 2009 alle 10:09 pm

    Antoninooooooo! Io l’amo, quel ragazzo. Mi ricordo quando capitò a Cignocittà per la prima volta che cantava il Doge nell’Otello e Pizzi gli aveva messo i trampoli sotto la tunica per renderlo un po’ più imponente che non so come sia ancora vivo… poi o stesso anno cantava nella Scala di seta che come l’ho sentito ho detto "marò che bbello, che voce dolce, intensa, come recita bene, mi piacerebbe tanto sentirlo cantare Donizetti" e lì per poco i parenti non mi si mangiavano viva. Certo adesso è cresciuto drammaticamente (ehm, in senso positivo) e secondo me gli ha anche dato giù di palestra per rinforzare la cassa di risonanza, che quando ha fatto… cos’era, Zelmira? a torso più o meno nudo ci aveva dei muscoli che lèvati.
    E la Barcellona è sempre una Signora nel canto e nei modi, che se Rossini l’avesse conosciuta pur di non farsela scappare se la sarebbe sposata, secondo me…

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  17. mamikazen 6 dicembre 2009 alle 10:09 pm

    Antoninooooooo! Io l’amo, quel ragazzo. Mi ricordo quando capitò a Cignocittà per la prima volta che cantava il Doge nell’Otello e Pizzi gli aveva messo i trampoli sotto la tunica per renderlo un po’ più imponente che non so come sia ancora vivo… poi o stesso anno cantava nella Scala di seta che come l’ho sentito ho detto "marò che bbello, che voce dolce, intensa, come recita bene, mi piacerebbe tanto sentirlo cantare Donizetti" e lì per poco i parenti non mi si mangiavano viva. Certo adesso è cresciuto drammaticamente (ehm, in senso positivo) e secondo me gli ha anche dato giù di palestra per rinforzare la cassa di risonanza, che quando ha fatto… cos’era, Zelmira? a torso più o meno nudo ci aveva dei muscoli che lèvati.
    E la Barcellona è sempre una Signora nel canto e nei modi, che se Rossini l’avesse conosciuta pur di non farsela scappare se la sarebbe sposata, secondo me…

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  18. amfortas 7 dicembre 2009 alle 11:19 am

    mami, anch’io apprezzo molto Siragusa, soprattutto perché ha saputo migliorarsi di molto, e immagino che gli sia costato molto studio e sacrificio.
    Ci sono cantanti che, dotati naturalmente, tendono a sedersi sugli allori e come sai è molto più facile.
    Daniela Barcellona, che ho il piacere di conoscere personalmente, è una persona squisita e di una gentilezza quasi imbarazzante.
    Rossini l’ha sposato ugualmente, dai, e in questo modo suo marito Alessandro non s’ingelosisce nemmeno.
    Ciao!

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  19. amfortas 7 dicembre 2009 alle 11:19 am

    mami, anch’io apprezzo molto Siragusa, soprattutto perché ha saputo migliorarsi di molto, e immagino che gli sia costato molto studio e sacrificio.
    Ci sono cantanti che, dotati naturalmente, tendono a sedersi sugli allori e come sai è molto più facile.
    Daniela Barcellona, che ho il piacere di conoscere personalmente, è una persona squisita e di una gentilezza quasi imbarazzante.
    Rossini l’ha sposato ugualmente, dai, e in questo modo suo marito Alessandro non s’ingelosisce nemmeno.
    Ciao!

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  20. utente anonimo 7 dicembre 2009 alle 4:52 pm

    "… e in  questo modo suo marito Alessandro non s’ingelosisce nemmeno"
    … sicuro?  ^_^ 
    mio marito è geloso della mia musica e dei miei cori… e ti assicuro che io sono lontana anni luce dalla Barcellona! è che quando c’è la passione… certo però che nel caso del sig. Alessandro probabilmente si può applicare il "chi è causa del suo mal…", perché se non ricordo male lui è anche il suo (di lei) maestro fin dagli inizi 🙂
    naturalmente scherzo, le passioni condivise sono bellissime. A questo proposito ti segnalo un minuscolo articolo uscito oggi a pag. 6 del corriere della sera, rubrica "idee e opinioni", a firma di Matteo Persivale, dal titolo "Giovani entusiasti alla Scala purtroppo per un solo giorno", che mi ha subito fatto pensare a te perché si parla di Carmen e perché nell’ultima riga si parla della musica che si regge "sulla passione, sempre generosa, di quei (pochi) che la ascoltano". Quanto a me, ho molto apprezzato le righe in cui deogratias sono nominate "le tremila bande civiche lasciate alla sensibilità (?!) dell’assessore di turno", e naturalmente i punti interrogativo ed esclamativo sono miei, e aggiungo per tacer dei cori.
    Buon ascolto per stasera…

    Mamikazen

    Mi piace

  21. utente anonimo 7 dicembre 2009 alle 4:52 pm

    "… e in  questo modo suo marito Alessandro non s’ingelosisce nemmeno"
    … sicuro?  ^_^ 
    mio marito è geloso della mia musica e dei miei cori… e ti assicuro che io sono lontana anni luce dalla Barcellona! è che quando c’è la passione… certo però che nel caso del sig. Alessandro probabilmente si può applicare il "chi è causa del suo mal…", perché se non ricordo male lui è anche il suo (di lei) maestro fin dagli inizi 🙂
    naturalmente scherzo, le passioni condivise sono bellissime. A questo proposito ti segnalo un minuscolo articolo uscito oggi a pag. 6 del corriere della sera, rubrica "idee e opinioni", a firma di Matteo Persivale, dal titolo "Giovani entusiasti alla Scala purtroppo per un solo giorno", che mi ha subito fatto pensare a te perché si parla di Carmen e perché nell’ultima riga si parla della musica che si regge "sulla passione, sempre generosa, di quei (pochi) che la ascoltano". Quanto a me, ho molto apprezzato le righe in cui deogratias sono nominate "le tremila bande civiche lasciate alla sensibilità (?!) dell’assessore di turno", e naturalmente i punti interrogativo ed esclamativo sono miei, e aggiungo per tacer dei cori.
    Buon ascolto per stasera…

    Mamikazen

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  22. amfortas 7 dicembre 2009 alle 11:16 pm

    mami, sì il marito Alessandro è anche il maestro di canto di Daniela Barcellona, o perlomeno ha cominciato con lui.
    Domani vedo se trovo in rete l’articolo che mi segnali, ciao e grazie 🙂
    P.S.
    Mia moglie è istruttrice di alpinismo, io ho le vertigini anche quando salgo le scale.

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  23. amfortas 7 dicembre 2009 alle 11:16 pm

    mami, sì il marito Alessandro è anche il maestro di canto di Daniela Barcellona, o perlomeno ha cominciato con lui.
    Domani vedo se trovo in rete l’articolo che mi segnali, ciao e grazie 🙂
    P.S.
    Mia moglie è istruttrice di alpinismo, io ho le vertigini anche quando salgo le scale.

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