Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione espressa del Lohengrin al Festival di Bayreuth: Jonas Kaufmann über alles.

Dopo aver pubblicato questo post, ho letto l'ultimo commento al post precedente. Ebbene, caro amico anonimo, come vedi hai perso l'occasione per tacere.

Intanto ribadisco subito che una recensione che si basa sull’ascolto radiofonico è di per se stessa incompleta: mancano troppi elementi perché il giudizio sia effettivamente affidabile.
Peraltro, una certa esperienza d’ascolto in teatro ce l’ho, quindi credo di poter esprimere valutazioni abbastanza centrate.
Inoltre, per quanto mi renda conto perfettamente che la considerazione si possa prestare a critiche, viste le foto dello spettacolo, credo che a non vedere l'allestimento ci si guadagni parecchio.

I atto

Comincio dal primo atto, perché questa recensione espressa si base sugli appunti che ho scritto durante l’ascolto in diretta dell’opera.
Già dal Preludio si capisce che il direttore Andris Nelsons non ha intenzione di raccontarci una fiaba, quanto piuttosto un fatto di cronaca, mi verrebbe da dire. Manca poesia, mistero, romanticismo. Il suono dell’orchestra sembra secco e aspro, e non mancano un paio di notevoli pasticci degli ottoni.
Il primo solista ad entrare in scena è il basso Samuel Youn (Araldo del Re), che se la cava con dignità, mentre di ben altro spessore appare, sia come voce sia come accento, il monologo iniziale di Georg Zeppenfeld (König Heinrich).
Zeppenfeld
Segnalo che alla fine del monologo si è sentito un grido, non ho capito dovuto a cosa (magari è piovuto qualcosa in testa a qualche tecnico del suono, che ne so!)
Inizio davvero difficoltoso, a voler essere generosi, per il Telramund di Hans Joachim Ketelsen: vociferante e sgraziato, calante e stonato. Il fatto che abbia sostituito il previsto Lucio Gallo non lo giustifica, perché era davvero sotto il minimo sindacale.
Arriva Elsa e subito la sensazione è che la voce di Annette Dasch sia sottodimensionata per la parte. D’accordo che deve interpretare una giovane ragazza, quindi una virago sarebbe stata inopportuna, però sembra proprio una vocina e neanche troppo educata, visti i notevoli problemi sui primi acuti della sortita (Einsam in trüben Tagen).
Finalmente arriva Jonas KaufmannKaufmann e sinceramente siamo su di un altro pianeta. Il suo “saluto al cigno” è magnifico, perché fotografa bene la natura di Lohengrin: etereo e misterioso, un essere che è ancora impalpabile. A maggior ragione s’apprezza il cambio d’accento quando, subito dopo, si rivolge al Re in modo determinato ed energico, vigoroso.
Molto bene il Coro, intanto.
Nel concertato che precede il duello tra Telramund e Lohengrin il direttore fa un po’ di confusione e ancora peggio va nel finale dell’atto, dove sembra di sentire una versione particolarmente accalorata del Verdi degli “anni di galera” invece che Wagner.
Parecchie contestazioni del pubblico all’intervallo, sicuramente dirette alla regia di Hans Neuenfels.
Topi

II atto

Ancora greve all’inizio Nelsons, che equivoca l’atmosfera misteriosa con un generico suono opprimente, pesante.  Comincia il duetto fondamentale tra Telramund e Ortrud e all’inizio tra la voce senescente di Evelyn Herlitzius e il più che mai orchesco Ketelsen possiamo parlare di un Wagner trasformato nel Mascagni della Cavalleria rusticana, sia detto col massimo rispetto per Mascagni. Nel prosieguo, se possibile, il baritono fa ancora peggio, mentre si riprende un pochino il soprano, ma un pochino pochino eh?
Altro duetto magnifico quello che segue, tra Elsa e Ortrud. Almeno le voci sono ben distinte per colore, anche se la Danch è troppo bambolina con tanto di orrendo effetto sirena stonata negli attacchi e la Herlitzius troppo strega Grimilde. Anche qui risulta evidente lo scarso peso vocale della Danch, a volte al limite dell’evanescenza e con grossi problemi pure nella gestione dei fiati.
Dal mio punto di vista riescono a rovinare il finale del duetto, aiutate da una direzione davvero pessima, lenta, mollacciona e priva di nerbo di Nelsons.
Nelle scene successive si apprezza il Coro, davvero straordinario per compattezza, intonazione e precisione.
Purtroppo la Herlitzius conferma un approccio troppo aggressivo alla parte, sicché il voltafaccia che sorprende Elsa invece di guadagnare in efficacia drammatica, perde credibilità.
Ancora Kaufmann sugli scudi, subito dopo. La vocalità del tenore è sicuramente singolare e la sensazione è che canti di gola e non sul fiato, ma senza dubbio il risultato è apprezzabile.

III atto

Cigno

Che si apre con la celeberrima marcia nuziale, scempiata da un clangore orchestrale indescrivibile. Sono davvero basito.
Il drammatico e concitato duetto tra Lohengrin e Elsa vede, dal punto di vista vocale, una prestazione del soprano un po' più pertinente e centrata, pur se gli acuti sembrano sempre al limite del grido.
Kaufmann invece è ancora molto buono per accento e non lesina mezzevoci (un po' falsettanti) suggestive.
Il direttore è di una pesantezza assurda, non capisco cosa gli sia preso. 
Si arriva poi al clou dell'aria (è improprio chiamarla così, guai se lo sapesse il buon Richard che però mi perdonerà!) di Lohengrin, In fermen Land. Kaufmann è bravissimo, generoso nelle mezzevoci e canta con un accento dolce, dolente ma fiero ed emozionante. E tutto questo nonostante l'accompagnamento orchestrale sia paradilettantesco, una volta di più.
Forzatissima nel finale la Herlitzius, che urla e basta.
Il pubblico ha apprezzato, mi è parso di capire, la compagnia di canto (qualche dissenso per la Her litius)mentre ha buato il regista.
E poi ditemi che non sono diligente eh?
Buona settimana a tutti!
 

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28 risposte a “Recensione espressa del Lohengrin al Festival di Bayreuth: Jonas Kaufmann über alles.

  1. utente anonimo 25 luglio 2010 alle 9:29 pm

      Diligentissimo. Nell'insieme sono d'accordo con la tua analisi. L'unica cosa è che la voce di Kauffman mi sembra troppo baritonale per il ruolo, per me la voce di Lohengrin deve essere una voce squillante, luminosissima. Ma appunto è una sensibilità personale.Mi taccio sulle fotografie.PS Sono orphicus di operaclick.

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  2. utente anonimo 25 luglio 2010 alle 9:52 pm

    CiaoSono Roberto/Dottorcajus.Purtroppo ho potuto ascoltare solamente l'ultimo atto e devo dire che Kaufmann mi è parso sorprendente, capace di essere tutto ed anche di più.Vi sono stati più colori nella sola grande romanza di quanti ne trovi nell'intero repertorio di altri che oggi sono ai vertici.Un salutoneRoberto

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  3. utente anonimo 26 luglio 2010 alle 7:13 am

    Ciaosono Sergio, wagneriano da una vita.Complimenti, sei molto bravo e accurato.Io sono andato a Bayreuth ininterrottamente dal 1966 al 2008.Poi ho cancellato questa meta dalle mie estati e anche l'associazione agli Amici di Bayreuth (necessaria per avere i biglietti): non c'è ragione di spendere tempo e soldi (tanti) per uscire dal teatro delusi e infuriati, specie per chi ha potuto vivere spettacoli di ben altro livello di quelli odierni.Ieri sera si salvava solo Kaufmann, bravissimo ma un po' sempre uguale: il suo Lohengrin non à molto dissimile dal recente Cavaradossi.E poi sul podio di Bayreuth resta solo Thielemann (fino a quando?).Il resto è nulla (nella migliore delle ipotesi).Bah, non c'è molto da stare allegri.Ancora un cordiale saluto

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  4. amfortas 26 luglio 2010 alle 7:30 am

    orphicus, ciao, mi fa piacere leggerti anche qui. Capisco benissimo la tua preferenza per una voce più argentina, sul genere di Konya suppongo, per me il miglior Lohengrin di sempre.Onore al bel Jonas, comunque.Ciao e grazie.Roberto, ciao anche a te. Concordo, ieri In fermen Land è stata la perla della serata proprio per la dovizia di colori e sfumature. E poi, conoscendoti, se Kaufmann ha accontentato pure te!Grazie e ciao.Sergio, grande invidia per le tue frequentazioni, accidenti!Beh con il tuo curriculum credo sia difficile apprezzare i cantanti odierni e pure gli allestimenti, ti capisco.Quanto a Kaufmann io sono sempre stato molto scettico nei suoi confronti (se leggi la precedente recensione della Tosca vedrai che non mi ha convinto per nulla) e tendo anch'io a pensare che risolva i personaggi in modo un po' monotono. Questa volta però mi ha sorpreso proprio in questo senso: ci ho sentito un impegno a cogliere i vari stati d'animo del personaggio che non gli conoscevo.Grazie per le belle parole, che fanno sempre piacere.

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  5. utente anonimo 26 luglio 2010 alle 7:33 am

    Ho purtroppo potuto ascoltare solo il primo atto, ma mi pare che la mia opinione concordi sostanzialmente con la tua. Segnalo che l’ineffabile conduttore di RadioTre ha continuato a indicare Lucio Gallo come interprete di Telramund, solo adesso ho saputo che cantava un altro.

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  6. amfortas 26 luglio 2010 alle 7:37 am

    winckelmann, non lo sapevo, perché ho ascoltato l'opera su di un'altra stazione. Peraltro della sostituzione di Gallo si sapeva da tempo, male che i cronisti di radio3 non l'abbiano segnalato.Ciao e grazie per il passaggio.

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  7. utente anonimo 26 luglio 2010 alle 8:23 am

    Personalmente sono contentissima per il mio beniamino. Kaufmann e' proprio di mio gusto. L'unica cosa che mi lascia perplessa e' che viene sempre coinvolto in recite con regie allucinanti. (Delle quali per giunta spesso non sembra contentissimo visti i commenti falsamente misurati sulle regie di Carmen alla Scala e dell'ultima Tosca). Ma perche' non si "smarca" un po'…..ora che secondo me puo' farlo?IRIS

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  8. amfortas 26 luglio 2010 alle 9:41 am

    Iris, non credo che Kaufmann abbia grande interesse a "smarcarsi" come dici tu, vedremo in futuro.Ciò che conta è che ieri abbia risolto benissimo un personaggio molto, molto difficile.Ciao e grazie.

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  9. utente anonimo 26 luglio 2010 alle 12:12 pm

    Sono ancora Sergio da Roma. La lunga frequentazione e i tanti ricordi sono il lato positivo dell'età (79). Fortunatamente mi ricordo ancora di tante emozioni, oggi ahimè alquanto rare. Per fortuna ci sono tante registrazioni e diversi video!Ma vedo con gioia che ci sono tanti wagneriani competenti (certo più di molti critici musicali e annunciatori radio italiani!!!!!!!!!!!Bravi tutti

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  10. amfortas 26 luglio 2010 alle 3:09 pm

    Sergio,  mercè, soprattutto per l'apprezzamento ai melomani italici 🙂 (ma anche a buona parte dei critici musicali dai, ché devo difendere la categoria altrimenti mi cacciano!).Ciao!

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  11. utente anonimo 26 luglio 2010 alle 3:22 pm

    Ciao Amfortas,innanzitutto mi complimento con te perchè la tua analisi di Lohengrin è perfetta e pienamente condivisibile.(sono l'utente anonimo #8 e tento di darmi un nome). Vorrei aggiungere qualche ulteriore considerazione in merito agli allestimenti scenici bayreuthiani. Penso che la celebre frase wagneriana "Bimbi! Fate cose nuove ecc…venga travisata e strumentalizzata talvolta anche in malafede per creare una sorta di giustificazione che registi folli utilizzano per sentirsi legittimati ad inscenare cose orrende. Intendiamoci, è vero che sono ultra conservatore, ma qualche lettura moderna-almeno parzialmente-l'ho apprezzata(prima fra tutte quella del Ring Valencia-Maggio musicale); il problema secondo me è la carenza di idee che affligge molti allestimenti, per cui si mette in scena qualche pallido tentativo di rileggere la rilettura della rilettura ecc…oppure si tenta di stupire la platea, ed eccovi i topi(immagino cosa debba essere stata la marcia nuziale con il corteo di roditori e mi consolo del fatto di non essere riuscito ad andare nemmeno quest'anno a Bayreuth). A molti non piacciono le regie e le scene "naturalistiche" che tennero banco dal 1876 in poi ed inoltre si considera tutto l'apparato di elmi alati ecc…come un fastidioso ed ingombrante "quid pluris" del quale disfarsi senza troppi rimpianti. L'abbandono di queste soluzioni sceniche portò, dal 1951 in poi, a quella che viene definita la Nuova Bayreuth, con regie splendide ad opera di Wieland Wagner. Certo, si trattava di allestimenti minimalistici, ma non per questo privi di fascino, anzi! Già nel 1951 nel Parsifal la sala del Graal appare immersa nel buio, con una illuminazione concentrata solo al centro del palco, ove si svolge l'agàpe, e il risultato è strepitoso perchè permette alla spettatore di concentrarsi su quanto accade e-soprattutto-sulla musica(Wagner stesso dirà che dopo aver inventato l'orchestra invisibile avrebbe dovuto creare anche la scena invisibile!). Ovviamente, questo stile creava una profonda rottura col passato, e non mancarono indignate reazioni, soprattutto quando, nel 1956, vennero allestiti i celeberrimi "Meistersinger ohne Nurnberg"(direttore Cluytens). Altra novità il sapiente uso delle luci, capaci di creare differenziazioni dei piani visivi e profondità degli spazi. Forse il più alto esito di Wieland sarà ottenuto proprio nel Lohengrin, nel quale il cigno appariva enorme e stilizzato sul fondo della scena, i cantanti erano tutti rivolti al pubblico,quasi a conferire un senso di "oratorialità" agli eventi raccontati, e su tutto e tutto troneggiava una meravigliosa luce blu (il blu Lohengrin di Mann). Queste novità vennero riprese nel Ring diretto da Levine, e ne esiste una traccia importante in dvd, che riguarda la sola Gotterdammerung, ma che consiglio caldamente proprio perchè offre la possibilità di rendersi conto della portata di tali innovazioni (anche se i costumi sono un po' bizzarri). Altro momento epocale il famoso (e per molti scellerato) Ring di Boulez-Chereau-Peduzzi, che penso abbia risvegliato in molti tedeschi un atavico e mal sopito desiderio di sterminio del popolo francese…Questa regià in fondo altro non fa che tradurre in immagini il pensiero di G.Bernard Shaw, che considerava il Ring come una sorta di condanna della rivoluzione industriale e dello sfruttamento dei lavoratori (riferendosi anche al passato quarantottesco di Wagner ed alle sue frequentazioni con Bakunin). Qui ci troviamo nell'ambito del gusto personale,in quanto tale altamente soggettivo e talvolta arbitrario ed opinabile, ma pur sempre gusto, ed è dunque superfluo cercare di convincere l'universo mondo di quanto brutto e detestabile fosse questo allestimento e di come di fatto abbia dato il la a tutto ciò che ne è seguìto(teatro di regia ed attualizzazioni fino ai topi di ieri). Vorrei ancora spendere due parole per colui che ritengo il più grande direttore wagneriano di sempre: Hans Knappertsbusch. Se è vero che la sua collaborazione col Festival durò dal 1951 fino al 1964, anno antecedente a quello della sua morte, non va dimenticato che nel 1953 per mai sopite divergenze con Wieland Wagner non diresse nulla, ed il suo posto venne preso da Clemens Krauss(beati quei tempi,quando l'alternativa a "Kna" era Krauss!!!).Motivo del contendere, la mancata discesa della colomba sul capo di Parsifal alla conclusione dell'opera. Ci pensate a cosa accadrebbe oggi tra Knappertsbusch e Katarina?(forse una singolar tenzone-tanto per restare in ambito operistico-alla Onegin…). Un'ultima considerazione: io sono di Genova(quindi molto parsimonioso, ovvero spilorcio) e non ho molte occasioni di prosciugare le mie finanze per acquistare biglietti per gli spettacoli del Carlo Felice(che tra l'altro, in questo periodo, credo abbia motivo per essere tristissimo)ma le rare occasioni di ascoltare il mio venerato Nume non me le perdo, e vi assicuro che il Parsifal di Kupfer era spaventoso, immerso in una sorta di cantiere dalle pareti di acciaio, illuminato da sciabolate di luce gelida, e con il pavimento nero laccato. La sala del Graal era il caveau di una banca, nel secondo atto le fanciulle fiore cantavano il loro meraviglioso canto di seduzione dagli schermi di piccoli televisori, e l'incantesimo del Venerdì Santo prevedeva la proiezione di immagini primaverili sempre su di una delle predette pareti di acciaio, mentre Gurnemanz gettava a terra (sempre nero laccato) manciate di fiorellini. Tutto questo per dire e ribadire che eliminare la natura ed i relativi fenomeni equivale a negare almeno la metà delle intenzioni di Wagner, oltre che inficiare pesantemente la plausibilità di ciò che si ascolta e si dovrebbe vedere. Beh, ora penso di avervi tediato abbastanza, perciò saluto tutti, vi ringrazio dell'ospitalità, e spero di intervenire di nuovo a breve ( gli interventi sono gratis, quindi…diamoci dentro).P.S. Spero che qualcuno commenti queste mie affermazioni, mi interessa un dibattito tra appassionati. Saluti da Genova. Antonio (Karfreitagszauber).

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  12. amfortas 26 luglio 2010 alle 4:22 pm

    Antonio, intanto grazie per il tuo godibilissimo intervento, che mette tanta carne al fuoco.Ho affrontato spesso il discorso sulle regie, wagneriane e non solo, perché è uno dei punti dolenti del teatro lirico dei nostri giorni: non dimentichiamoci che oltretutto sono quasi sempre regie costosissime, e oggi anche questo parametro ha la sua importanza.Io mi definirei un moderato progressista, in questo senso, perché certo non disconosco il passato e allo stesso tempo cerco di capire il presente e guardo con curiosità al futuro.E vale anche per la musica, credo che non si possa apprezzare a sufficienza un Thielemann se non si conosce Kna, ad esempio. Ecco, credo che il motivo principale delle tensioni sulle regie sia che ad un certo punto (non saprei quando individuarlo) si è perso il gusto della tradizione, lo si è demonizzato, e lo si è immolato sull'altare dell'innovazione e della provocazione a tutti i costi. Un altare sul quale sono saliti, appunto, anche i…topi!Anch'io ho apprezzato la Fura e apprezzo Carsen, il suo Ring è bellissimo!Augurissimi per il Carlo Felice, che mi pare abbia fatto un ottimo acquisto con il nuovo direttore.Ciao!

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  13. ivyphoenix 27 luglio 2010 alle 3:54 pm

    non sono in grado di interloquire con simili scritti…quindi ti lascio un saluto

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  14. amfortas 27 luglio 2010 alle 4:06 pm

    Ivy, ricambio di cuore!

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  15. utente anonimo 27 luglio 2010 alle 6:32 pm

    Ciao Amfortas, ho sbirciato le tue statistiche d'affluenza al blog e U_U!!! Un trionfo! Sono felicissima per te perchè te lo meriti :)Fatti sentire ogni tanto.Gabriella.

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  16. utente anonimo 28 luglio 2010 alle 8:05 am

    Viva la Fura e viva Carsen, è vero. Sarà un caso che nè gli uni nè l'altro sono tedeschi? Non voglio fare battute sceme, però credo che il fenomeno di certe regie possa essere in qualche modo spiegato.C'è un'attitudine tipicamente tedesca che privilegia, in teatro, l'idea che sta alla base di una regia rispetto all'impatto emotivo che nello spettatore suscita quello che effettivamente si vede. Come lo spettatore italiano si accontenta molto spesso degli strascichi ben drappeggiati di Pizzi o Gasparon, quello tedesco analizza, riflette, elabora, mette a punto una propria teoria interpretativa e di questo è soddisfatto, anche se il cigno di Lohengrin sembra un tacchino pronto per il forno o Maria Stuarda gira su una carrozzina a rotelle con un gran paio di corna dorate in testa. Berlino, Staatsoper Unter den Linden, vista io.Per quanto riguarda Wagner, poi, bisogna sempre tener presente il difficile rapporto che ogni tedesco vive col proprio recente passato, al quale purtroppo Wagner è strettamente legato. Pochi anni fa, un allestimento di "Germania" di Franchetti alla Deutsche Oper scatenò un finimondo di polemiche perchè nel finale appariva sul campo di battaglia una raffigurazione tipicamente guglielmina della Germania come donna guerriera con elmo e corazza. La stampa e una larga parte del pubblico manifestarono un enorme disagio nel vedere come si desse luogo a una rappresentazione di un ideale di nazione che con enfasi e retorica ricordava troppo da vicino quella ancora temuta (per fortuna) della Germania di Hitler.Con Wagner succede lo stesso: da qui il rifiuto di ogni soluzione che possa in qualche modo sottolineare il carattere mitologico del racconto, o l'idea degli eroi o delle divinità come superuomini, il continuo cercare soluzioni smitizzanti, ironiche, come a voler continuamente riportare il racconto su un registro che, per noi, con Wagner c'entra poco o niente. Non più di due settimane fa ho visto a Mannheim un Goetterdaemmerung in cui Waltraute arriva scendendo da una scaletta d'aereo e, nel finale, Brunnhilde incendia il Walhalla dando fuoco con un cerino a una miccia. Tutto questo in un contesto tutto sommato fedele al libretto. Come dire: stai tranquillo spettatore, che ogni tanto te lo ricordo io che non siamo qui a celebrare la grandezza della Germania.Aggiungiamo a tutto questo il ricorso ormai acritico a quello che è diventato il bagaglio dei luoghi comuni della regia "moderna" (l'estetica del brutto, i costumi contemporanei, i cappotti militari ecc.); aggiungiamo il fatto che il baccano che si fa dopo una prima contestatissima si risolve per il teatro in favolosa pubblicità e in allettanti richieste di biglietti per le repliche.Io credo che un approccio come questo sia fondamentalmente sterile e lasci, nella storia dell'interpretazione teatrale, un segno molto poco incisivo. Se mai Neuenfels farà la Tetralogia del 2013 sono pronto a scommettere che dopo il pandemonio della prima e il silenzio delle riprese cadrà nel dimenticatoio, lasciando Wieland Wagner, Patrice Chereau e, fatemelo dire, Robert Carsen, nei libri di storia del teatro.

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  17. amfortas 28 luglio 2010 alle 8:48 am

    winckelmann, anch'io ne ho viste di tutti i colori, ovunque. Sono d'accordo con la tua precisa disamina in tutto, perché credo anch'io che non sia un caso che Carsen e (a un livello inferiore, comunque) la Fura non siano tedeschi.Ti lascio qui il link a un post essenziale ma molto centrato di Daland.Ciaoe grazie, scusa per la sintesi nella risposta ma sono in ambasce con il tempo.http://proslambanomenos.blogspot.com/2010/07/il-lohengrin-di-neuenfels-perche-e.html

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  18. Moher66 29 luglio 2010 alle 1:19 pm

    Ciao Paolo,un saluto :)Elena

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  19. amfortas 29 luglio 2010 alle 6:13 pm

    Elena, che piacere! Mi spiace molto di non aver tempo per seguire il blog tuo, al pari di tanti altri…speriamo in un prossimo futuro, ok?Ciao 🙂

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  20. Moher66 30 luglio 2010 alle 8:25 am

    Non preoccuparti, anch'io arranco ultimamente..però anche così ho sempre una occhio sulle tue pagine ;-)Ciao

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  21. amfortas 30 luglio 2010 alle 2:53 pm

    Elena,  mercé! 🙂

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  22. utente anonimo 28 agosto 2010 alle 10:51 pm

    Ciao,sono reduce da Bayreuth dove ieri ho assistito all'ultima recita di Lohengrin.Leggendo la tua recensione, non posso che essere d'accordo su tutto.Molto bene le voci secondarie ( araldo e il re su tutti), Ortrude un po' troppo urlante, mentre Elsa un po'…anonima.Purtroppo Kaufmann ha dato forfait all'ultimo, per cui ho dovuto 'accontentarmi' del sostituto che, purtroppo ha l'ingrato compito di dover essere sempre raffrontato con Kaufmann!Ma una parola la devo spendere per l'allestimento. A Bayreuth ho avuto modo di vedere un Olandese, un Tannhauser e un Tristano; allestimenti moderni, mooolto avanti per i nostri standard 'zeffirelliani', ma quello a cui ho assistito ieri è stata la cosa piuù brutta che un appassionato d'opera possa immaginare di vedere. D'accordo le regie moderne, ma quando si cade nel ridicolo e soprattutto nel cattivo gusto no!!! A parte un coro di topi, attrezzisti vestiti da disinfestatori, un cigno spelacchiato che scende dall'alto, la cosa più 'vomitevole' è stato vedere  il povero Goffredo di Brabante vestito come un feto uscito da un uovo gigante che strappa il suo cordone ombellicare e, facendolo a pezzettini, lo lancia in mezzo ai coristi!!!Naturalmente il pubblico ha manifestato tutto il suo disappunto.In un teatro solenne come quello, dove regna un'atmosfera magica, rappresentare simili cose è un sacrilegio.!!!!ylenia

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  23. amfortas 29 agosto 2010 alle 7:44 am

    Ylenia, ciao e grazie per la testimonianza "in diretta".Come forse saprai su questo blog mi sono occupato spesso anche di regia e sono quindi d'accordo con te.Il fatto è che a prescindere dalla "sacralità" del tempio di Bayreuth, se una regia è idiota non dovrebbe trovare spazio neanche in oratorio :-)Peccato che ti sia persa Kaufmann, ora vado a vedere se trovo chi l'ha sostituito.Ciao e grazie per il passaggio.

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  24. utente anonimo 29 agosto 2010 alle 5:58 pm

    Sono reduce da Bayreuth, dopo aver rivisto il bellissimo Parsifal (musicalmente ineccepibile e con grandi interpreti e con una regia piena di idee forse troppe), ho dovuto vedere il più brutto spettacolo della mia ormai quarantennale frequentazione di teatri lirici. Ho duramente contestato lo spettacolo con sonori fischi negli intervalli e nel finale. Ed ho deciso di non andare più a Bayreuth perchè si può fare pure del sarcasmo e dell'ironia su Wagner e i suoi libretti ma si deve farlo manifestando intelligenza e conoscenza. Lì vi era solo presunzione e pessimo gusto. Musicalmente modesto con un direttore che ha fatto commettere errori ad un orchestra come sempre stupenda.   Felix

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  25. utente anonimo 29 agosto 2010 alle 6:00 pm

    Kaufman sostituito nell'ultima recita da  O'neil che canterà in Scala nella Walchiria. Bravo ma voce molto chiaraFelix 

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  26. amfortas 29 agosto 2010 alle 6:11 pm

    Felix, grazie per la testimonianza e le notizie. Hai fatto benissimo a fischiare la regia.O'Neill è un discreto tenore e Siegmund il "suo" personaggio. Peraltro leggo, con un po' d'apprensione, che sta per uscire un suo Otello verdiano.Ciao!

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  27. dragoval 13 giugno 2016 alle 12:39 am

    E dovevo arrivare a quarantadue anni per scoprire che il tormentone abusatissimo di tutte le cerimonie nuziali – tà-tatta-tà tà-tatta-tà – apre il terzo atto del Lohengrin ……Questo getta inquiete tenebre e lunghe sulla mia ignoranza. Sigh.
    [Che poi, l’esecuzione di coro e orchestra restituiscono al brano quel carattere quasi etereo che la riduzione per organo -se non addirittura per tastiera- fatalmente sostituisce con una insostenibile pesantezza].
    Vedi quante cose si scoprono dal tuo blog.
    Si scopre anche che la musica di Wagner ascoltata inizialmente solo con diffidente curiosità, quasi per dovere di cronaca (ah,il peso del pregiudizio!)è in realtà, contro ogni previsione, assolutamente sublime

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    • Amfortas 13 giugno 2016 alle 8:24 am

      Dragoval, ciao! Vedi le sorprese? 😉 Volendo c’è anche Mendelssohn, ma forse lo saprai già. Insomma, almeno ai matrimoni si ascolta buona musica, no?
      Comunque siamo tutti pieni di pregiudizi, l’importante è avre occasione di…redimersi.
      Ciao e grazie!

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